Archive del 23 settembre 2008
Giglioli si dimette. Botto in giunta, veleni a palazzo
Mesi fa criticai Gianni Giglioli per i suoi trascorsi legami con Aim, con il faccendiere Carlo Valle e per la susseguente nomina ad assessore comunale con delega proprio alle partecipazioni municipali. Oggi invece a Giglioli faccio i complimenti. Dopo settimane di esposizione mediatica e di bordate politiche, soprattutto in seno alla maggioranza di centrosinistra, l’assessore ha deciso di levare le tende per essere libero, sostiene egli stesso, di rispondere ad una serie di attacchi personali. Comportamento corretto, plauso garantito. È inutile che mi soffermi sui fatti di cronaca perché la stampa locale oggi ne ha parlato abbondantemente. Tra i servizi più completi ce n’è uno di Roberta Labruna su Il Gazzettino il quale è affiancato da un dettagliato approfondimento. Il Giornale di Vicenza da parte sua pubblica, sembrerebbe, l’intera missiva dell’assessore dimissionario, il cui abbandono era nell’aria da tre settimane almeno.
LA NOVITÀ. Giglioli però, che si è dimesso in modo irrevocabile ieri, ha fatto di più. Ha allegato alle sue dimissioni scritte una lunga lettera aperta al sindaco Achille Variati (Pd). Lettera aperta inviata anche alla stampa. Si tratta di tre cartelle dattiloscritte in cui l’ex assessore decide di spiegare quelli che a suo giudizio sono i retroscena della vicenda. Si tratta di un j’accuse ad alzo zero nel quale Giglioli identifica in Ubaldo Alifuoco (Pd), Marco Zocca (Fi ex assessore al bilancio e all’urbanistica) e soprattutto in Manuela Dal Lago (consigliere comunale leghista, deputato ed ex presidente della provincia) i referenti di una lobby trasversale di interessi, gruppo che più e più volte era stato descritto dalla ’stampa scomoda’ e dai consiglieri comunali ’scomodi’, soprattutto durante la scorsa consiliatura. I nomi più invista di questa lobby sono noti, almeno agli addetti ai lavori: Gruppo Ingui, Valbruna, Gruppo Mastrotto, Beltrame e poi pezzi della nomenklatura della Camera di Commercio di Vicenza, nonché pezzi della nomenklatura in seno al raggruppamento cittadino della Confindustria berica.
LO SCONTRO E LE SIMILITUDINI. Tant’è che Giglioli ha alzato i toni dello scontro. Ha identificato nel modus operandi di Alifuoco, Zocca e Dal Lago, molte similitudini rispetto agli attacchi mediatici patiti nel 2005 da Maurizio Franzina. Tre anni fa Franzina, all’epoca assessore forzista all’urbanistica, fu fatto fuori grazie ad una lunga intervista rilasciata da Maurizio Borra, uomo di secondo piano in Fi, ma consulente del Gruppo Ingui. Il maxi servizio fu pubblicato a tutta pagina da Il Giornale di Vicenza a firma del direttore Giulio Antonacci, altro personaggio considerato vicino al costruttore Gaetano Ingui e a Nicola Amenduni, patron delle Acciaierie Valbruna. In questi mesi Giglioli ha dovuto contrastare una manovra congegnata con modalità simili. A impersonare il ruolo dell’oppositore interno (il Borra di turno) è stato Federico Formisano, persona vicinissima ad Alifuoco. La Dal Lago e Zocca a ruoli invertiti hanno impersonato la parte che fu di Alifuoco, mentre quest’ultimo starebbe premendo o per la presidenza di Aim o per l’assessorato alle Aim o per l’assessorato all’urbanistica. Tra l’altro proprio nel periodo in cui Franzina era in grande difficoltà come assessore al territorio, la procura della repubblica di Vicenza apriva una indagine esplorativa proprio sulla gestione dell’urbanistica. Una «circostanza-coincidenza» che fu sottolineata a più riprese dall’ex consigliere comunale del Carroccio Franca Equizi, poi finita nel gruppo misto.
COLPI RECENTI. Tant’è che la tela delle contrapposizioni e delle bordate incrociate si infittisce. Giglioli, in una intervista a Vicenza Più di un paio di mesi fa, attaccò proprio Borra, accusandolo in sostanza di avere preparato un piano industriale per la ex municipalizzata col quale svendere il ramo gas di Aim alla lobby di ‘Amenduni & Co’. Poco dopo partì la sarabanda delle indiscrezioni su Il Giornale di Vicenza che ebbe stranamente accesso ad alcuni fascicoli sull’inchiesta di Aim, ma solo quelli che riguardano Giglioli. Della «porcheria sulla spartizione del ramo energia (come ebbe a dire l’ex consigliere Equizi, Ndr) non solo non ci furono indiscrezioni, ma nemmeno si sa di indagini della magistratura vicentina». Ingui, Amenduni, Dal Lago, Alifuoco, pezzi importanti de Il Giornale di Vicenza, Borra. Tranne Formisano (tra i padri del Partito Democratico a Vicenza assieme ad Alifuoco), i protagonisti della manovra mediatico-politica sono gli stessi.
LE OMBRE SU ZOCCA. Ma la querelle non si esaurisce perché nella lunga missiva affidata al sindaco, Giglioli fa un’altra rivelazione. Quando la contestatissima piattaforma per rifiuti tossici di Marghera entrò nell’orbita di Aim, la municipalizzata berica fu costretta de facto ad accaparrarsi gran parte della posizione debitoria della compagnia che la gestiva. Compagnia nella quale figurava la spa vicentina Maltauro. Di più nella sua missiva Giglioli afferma che Zocca all’epoca era un collaboratore personale proprio del presidente della Maltauro.
Si tratta di un’ombra lunga gettata sulla politica vicentina. Ma non si tratta di una novità perché in consiglio comunale sino alla fine del 2007 sempre la Equizi aveva evidenziato tale conflitto di interessi. Conflitto che ha riguardato «non solo la vicenda Marghera ma pure ogni delibera di urbanistica in cui erano coinvolti interessi immobiliari della Maltauro». Come mai all’epoca l’opposizione di centrosinisra, a partire da Alifuoco che era presidente della commissione territorio, non attaccò Zocca? Nelle repliche affidate a Il Giornale di Vicenza Zocca, Alifuoco e Dal Lago rispediscono le accuse al mittente ma non le smentiscono e soprattutto i tre interessati non dicono espressamente che si tratta di affermazioni false. Come mai?
Ormai il disegno è chiaro. Se qualcuno dei referenti vicini ad Alifuoco, o Alifuoco stesso, entrassero in giunta o in Aim, l’indipendenza dalle consorterie degli affari, tanto sbandierata da Variati durante la campagna per le municipali di primavera, sarebbe finita. Il sindaco in questi mesi può essere accusato di immobilismo. Ma non essendosi mosso non ha ancora potuto (spero voluto) assecondare la causa di questa o quella lobby. Detto in termini brutali, se Alifuoco ed affini entrano in giunta o in Aim significa che ‘i furbetti del vicentino’ rimasti per sbaglio fuori dalla porta di palazzo Trissino dopo le elezioni di maggio, ci rientreranno dalla finestra.
PALAZZO NEGRI. Per di più le novità uscite ieri da palazzo Trissino hanno scatenato la reazione della Equizi che ha puntato l’indice contro palazzo Negri: «Durante i due mandati in cui sono stata consigliere mi sarei aspettato un comportamento rigoroso da parte della procura. Invece ho notato che le grane che hanno coinvolto i big sono finite o stanno finendo nel nulla. C’è poi un punto importante. Sia per quanto concerne la vicenda Aim sia per quanto concerne le vicende dell’urbanistica ho sempre parlato di due comitati d’affari che si contrappongono. Da una parte i sodali della forzista Lia Sartori dall’altro il gruppo che fa riferimento alla Dal Lago. Bene nella vicenda Aim e nella vicenda Borra-Franzina la procura più che perseguire reati si è limitata a fare da cassa di risonanza della lobby che fa riferimento all’onorevole Dal Lago». Poi Equizi aggiunge: «Per anni i vari Alifuoco, Dal Lago, i lacché di turno e con loro l’ex sindaco azzurro Enrico Huellweck, mi hanno praticamente dato della matta. Ora Giglioli conferma ciò che ho detto più volte in consiglio. Mi verrebbe da salutarli col motto di Beppe Grillo».
ASSINDUSTRIA. Ma un ultimo ragionamento va speso su Assindustria. Roberto Zuccato è stato eletto di recente nuovo presidente. In piazza Castello tutti sanno che soprattutto i piccoli, lo hanno eletto proprio perché l’associazione rimanesse fuori dalle beghe di palazzo Trissino. Beghe nelle quali da anni i capoccia cittadini mettono becco per fare affari e gestire potere. In questo contesto Il Giornale di Vicenza, che è della confindustria berica, risponde ancora ai vecchi ‘paroni’ Ingui e Amenduni o Zuccato si impunterà e farà capire che l’aria è cambiata (sempre che o sia veramente). Se Il Giornale di Vicenza farà una campagna aggressiva a favore di Alifuoco, Dal Lago e Formisano significa che Zuccato non ha in mano il timone della barca. Se nelle posizioni chiave del comune arriva qualche referente della lobby raccontata con varie sfumature da La Sberla, Vicenza Più, Equizi, Giuliano Zoso sul Corriere Veneto, assieme a diversi altri, allora le cose in questa città non cambieranno. I vicentini che cosa ne pensano? Il Partito Democratico che cosa ne pensa? E la lista Variati?
Marco Milioni

     
     
     
Rubrica di
Alessio Mannino