Archive del 16 settembre 2008

Banche: è l’ora della ribellione

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Cento miliardi di euro. È l’ammontare della iniezione di liquidità decisa dalla Banca Centrale Europea nel corso dell’ultima settimana. In pratica la Bce ha stampato carta dal valore pressocché nullo che ora diventa cartamoneta grazie al quale si cerca di arginare lo spettro di una crisi finanziaria globale. Si tratta di un giochino vecchio, ma sporco perché stampando denaro nuovo le retribuzioni perdono potere d’acquisto. Di fatto i cittadini che non hanno mai investito un quattrino in titoli o titoli spazzatura si trovano a dovere compartecipare alle perdite di colossi bancari falliti o sull’orlo del fallimento a causa di una gestione leggera, ma il più delle volte crimnale. Northern Rock, Fannie MaeFreddy Mac sono solo i casi più eclatanti. Quelli in cui le privatissime perdite (o semiprivate) di istituti finanziari sono state salvate grazie all’intervento dello Stato o comunque della collettività. Ma questo flusso di danaro dei cittadini, sotto varie forme, teso a colmare le perdite dei privati continua. A vario titolo, sino allo scorso anno, le banche europee hanno bruciato nella fornace americana dei mutui spazzatura almeno 350 miliardi di euro stando alle cifre dell’Ue, ma il dato potrebbe salire altri 120 miliardi. In più durante l’ultima settimana sempre la Bce per fronteggiare il rischio di tracollo di altri istituti statunitensi ha pompato, alias stampato, altri cento miliardi di euro. Ieri è fallita Lehman Brothers, uno dei colossi statunitensi tra le banche d’affari. Contemporaneamente tremano Goldman Sachs e Morgan Stanley. Il mix micidiale tra globalizzazione e finanza corsara ha definitivamente dimostrato che il denaro non genera denaro. Che la speculazione non crea valore solido. Semplicemente sottrae risorse e le alloca altrove, spesso le sottrae a molti e le conferisce a pochissimi. Il comunismo ha fallito, il capitalismo sta fallendo, il capitalismo comunista alla cinese, il capitalismo di Stato alla Russa e il dirigismo all’europea falliranno. Sono tutte declinazioni più o meno tollerabili dell’industrialismo. È la macchina che va cambiata (o sfasciata) e non l’idea in base alla quale la si guida. Inoltre non è più tollerabile che i padroni delle banche centrali usino grazie al signoraggio, la leva monetaria per salvare i loro amici banchieri, gestori di hedge fund o diavolerie consimili, impoverendo la gente grazie all’inflazione. Non ci sto al fatto che un gruppo ristretto di pseudo aristocratici della finanza decida dall’oggi al domani di impoverire, per salvare il culo agli amichetti che hanno investito male, milioni e milioni di persone. Gli stati o gruppi di essi e solo per conto del popolo, debbono avere il diritto di battere moneta. Inoltre questa deve avere un corrispondente in oro immodificabile e commisurato solo al valore nei mercati dell’oro stesso. Questo ladrocinio deve finire, a costo di tirare giù dalle spese i banchieri centrali, i loro lacché e tutti coloro che la pensano alla stessa maniera. Ne ho le palle piene. Dobbiamo ribellarci. Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Lor signori hanno per caso abolito anche la seconda legge della termodinamica?

Marco Milioni

Aim, una città al palo

Che cosa sta succedendo a Vicenza attorno alla vicenda Aim? È proprio vero che al 30 settembre il sindaco Achille Variati (Pd) avrà già in mano i nomi del board di San Biagio? Ed è vero che sono ancora in corso schermaglie politiche per la nomina del nuovo consiglio di amministrazione? La situazione è di difficile lettura. Il sindaco sembra ancora in alto mare, ma stando a quanto riporta la stampa locale le schermaglie ci sono e come. Alcuni giorni fa aveva cominciato il consigliere forzista Lia Sartori che aveva chiesto alla giunta di centrosinistra non un nuovo cda ma un nuovo amministratore unico. A giro erano arrivate le indiscrezioni relative all’economista Giulio Sapelli. Quest’ultimo sino ad un mese fa sembrava in pole-position per la carica di presidente, poi le sue azioni sono scemate. Subito appresso erano seguite le indiscrezioni di una presidenza affidata al professor Renato Èllero, seccamente respinte da quest’ultimo. Passa qualche giorno e ritornano in lizza le quotazioni di Ubaldo Alifuoco (Pd) supportato da Federico Formisano, capogruppo del Pd in sala Bernarda. Alifuoco viene dato vicino al vecchio establishment dell’Assindustria cittadina, ma non ha il favore di ampi settori del suo partito. E soprattutto non ha il favore della nuova maggioranza della confindustria provinciale. Contemporaneamente si moltiplicano le voci di un Alifuoco pronto ad entrare in giunta alla guida dell’urbanistica. Ma la vicenda Aim è senza tregua. Pochi giorni fa è andato in scena un battibecco tra l’attuale amministratore unico della spa Mauro Zanguio e l’attuale direttore generale Ruggero Anfossi. Si dice a palazzo che quest’ultimo si sia avvicinato alle posizioni di Alifuoco mentre Zanguio se ne sia allontanato. Una tesi del genere la si intuisce anche dall’ editoriale al vetriolo comparso sul Corriere Veneto il 12 settembre. La firma è quella di Giuliano Zoso, il quale oggi fa il bis. E sullo stesso quotidiano frattanto viene pubblicato un attacco a freddo di Formisano nei confronti di Gianni Giglioli, attuale assessore al commercio e con delega ad Aim rimossa un paio di settimane fa durante il primo rimpasto di giunta. Formisano, de facto, riprende i il discorso critico nei confronti di Giglioli già portato avanti dalla procura della repubblica berica che sul vecchio management di Aim ha aperto un’inchiesta penale oltre un anno fa. Ma oggi è anche la giornata dei sindacati. I media oggi riportano infatti un articolato intervento di Giuliano Raimondo, di fatto il plenipotenziario in Cgil per l’Aim. Il monito è chiaro, a San Biagio non ci devono finire dei vicentini. Uscita interpretata nei corridoi del potere berico come uno stop alle ambizioni del duo Formisano Alifuoco; ma quello del sindacato pare soprattutto un invito a portare in azienda aria completamente nuova. Alifuoco peraltro non sarebbe ben visto nemmeno da Marina Bergamin, segretaria provinciale proprio della Cgil. Insomma Variati in questi giorni starebbe navigando a vista cercando di non urtare nessuna delle lobby durante le ultime settimane si sono messe a presidiare dall’esterno il fortino della multiservizio vicentina. Allo stato la società è ferma, le scadenze incombono e i bilanci sono da risanare. In questo marasma l’unico sul quale i vicentini possono fare affidamento è l’assessore al bilancio Umberto Lago, un tecnico prestato alla politica. Un paio di mesi fa il docente universitario aveva sollevato il coperchio degli scoperti del comune a beneficio di Aim. Alcuni giorni fa ha scoperchiato il calderone degli investimenti decisi dalla precente amministrazione di centrodestra senza la dovuta copertura economica. Il Pdl, tranne qualche vagito dell’ex assessore al bilancio Marco Zocca (Fi) non ha proferito parola. Così l’amministrazione comunale tira a campare con alcune scadenze importanti in agenda. La prima è quella del 30 settembre, giorno in cui il primo cittadino, secondo una scadenza che si è assegnato da solo, deciderà il nuovo cda di San Biagio. Il 5 ottobre poi si voterà per il sì o il no a Camp Ederle 2. Finora i supporter del presidio sono stati degli alleati tattici molto corretti con Variati. Ma la burrasca attorno al caso San Biagio e attorno ai rimpasti potrebbe provocare un calo di energie nella campagna che il sindaco sempre ha detto di voler condurre contro la base. Se questo impegno non ci sarà il fronte No Dal Molin, che esprime un consigiere comunale, potrebbe cominciare a mordere, deluso dalla prospettiva di una sconfitta politica determinata dal mancato raggiungimento del quorum.

Marco Milioni

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