Archivio di settembre 2008
Complimenti
(m.m.) Stavolta gli enfant terrible di Vicenza Più hanno combinato un bel disastro! Passata la pausa estiva, rinnovata la grafica con una veste chiara e accattivante, l’intraprendente settinale berico ha tirato fuori dal cilindro un numero con i fuochi d’artificio (numero 118, forse perché l’overdose di scoop potrebbe rendere necessario l’intervento del Suem?). E non ci sono solo le rivelazioni di Alessio Mannino sul caso Giglioli. Il direttore Luca Matteazzi ha scritto due pezzi illuminanti, uno sulla presenza degli immigrati di religione araba a San Lazzaro, l’altro sulla cementeficazione del Veneto e relativo cahier de doleance di Italia Nostra: poi un ficcante editoriale di Giuliano Corà sulla riforma Gelmini, un corsivo tagliente di Francesco Di Bartolo sui poteri forti in città fino al servizio firmato da Andrea Alba sul caso Wisco. Come ho scritto in un altro post, sabato mattina, quando il settimanale era da poco in edicola, le copie andavano già a ruba. Quando qualcuno ha qualcosa di interessante da dire e lo dice bene la gente ti ascolta… Consiglio vivamente un salto dal giornalaio. Te quero mucho?
Hudson: negli Usa al potere ci sono i ladri. Ecco chi c’è dietro la grande crisi americana
(m.m.) Il professor Michael Hudson è un tipo scontroso. Ma di economia ne capisce, tanto che sono in pochi a criticarlo e se lo fanno la cosa avviene senza mordente. Qui di seguito ho allegato un lungo articolo di Hudson, con annessa lunga premessa redatta dal sottoscritto. So che si tratta di un papiro. Ma vi consiglio di stamparlo e di leggerlo con molta attenzione. Sempre che vi vada di scoprire che dietro il crac americano di questi mesi c’è una manovra orchestrata da tempo. Forse si tratta del più grande furto della storia dell’umanità. Almeno questa è la tesi del professore newyorkese che ha pubblicato questo articolo sul sito di Global Research il giorno 20 settembre. Da allora nessun membro dell’amministrazione Bush, nessun membro del board della Banca Centrale Americana o della commissione di vigilanza sulla borsa ha smentito le tesi di Hudson. Forse perché ci ha azzeccato?
Sono un veggente o porto jella?

O sono un veggente o porto jella. L’anno scorso avevo predetto buona parte dei nomi delle banche e delle corporation che sarebbero finite col sedere per aria. Perché ho potuto farlo io che sono un modesto blogger di provincia e non hanno potuto farlo i grandi media, magari quelli specializzati in mercato? Tutti sapevano ma tacevano perché sono corrotti o coglioni, spesso entrambe le cose. Nulla, la previsione, facile perlatro, l’ha dovuta fare un modesto blogger di provincia. Anzi vivendo a Vicenza sono un blogger della provincia della provincia. Non dico della provincia dell’impero perché quello a stelle e strisce sta colando a picco. E noi a questi terroristi della finanza mondiale dovremmo pure far costruire una base? Per caso dobbiamo pure pagargliela visto che non hanno più un centesimo? Oppure ci offriranno in cambio Vicolo Corto, Vicolo Stretto e Parco della Vittoria con tre hotel in cima? Ci pagheranno quando incasseranno 20 euro al VIA? Scusate ma da che cosa ci devono difendere i militari Usa, dai loro stessi dissesti finanziari? Scusate se mi sono autocitato, ma della buona educazione ho le palle piene. Sputi cordiali.
Marco Milioni
Mercati: trema Unicredit, paura per le altre big

(m.m.) Una batosta per le borse Usa. Una batosta per le borse europee. Una batosta per la borsa italiana. Una batosta per Unicredit. Può essere questo il sunto di una giornata assai negativa durante la quale proprio Unicredit è stata più volte sospesa dalle contrattazioni borsistiche per eccesso di ribasso. Il mercato teme che nella pancia di uno dei più grandi istituti di credito del Paese possano nascondersi porcherie e patacche finanziarie in arrivo dagli Usa (anche l’America ha la sua cleptocrazia). Voci che circolano sul web, nei blog e in parte negli ambienti finanziari, parlano di brutti chiari di luna per Banca Intesa, Gruppo Monte dei Paschi di Siena e Gruppo Mediolanum. Oltre a Unicredit ovviamente, in difficoltà più delle altre sorelle italiane. Sarà vero? Io dico solo che il Governatore della Banca d’Italia e gli amministratori delegati delle grandi spa bancarie dovrebbero scrivere nero su bianco che i loro istituti sono puliti, aprire i loro libri contabili e spiegare pubblicamente che la situazione è sotto controllo. Se ciò non avviene vuol dire che i rischi rimangono altissimi. Frattanto le nazionalizzazioni o gli aiuti di Stato a grossi gruppi privati continuano sia negli Usa sia in Europa. Per chi come me ha sempre visto nella borsa una volgare catena di Sant’Antonio, dove i piccoli vengono spennati e pesci grossi salvati, non c’è nulla di nuovo sotto il sole. Per le banche che sono l’altro pilastro su cui poggia l’architrave marcia del mercato inteso come lo è oggi, il giudizio è più o meno lo stesso. Con l’aggravante che le banche centrali continuano a stampare moneta (ricordo che da decenni la parità aurea è stata abolita) creando quella inflazione che diminuisce il potere d’acquisto della gente, in special modo quello dei più deboli. Se io avessi tanti soldi investiti qua e là oggi come oggi comprerei oro, ma non in banca. Direttamente al banco metalli, cioè comprerei oro fisico, non certificati di possesso aureo, che possono sempre volatilizzarsi.
Vicenza scoop!

Quando si profilò lo scenario di una secca bocciatura per il piano gas caro a Valbruna e affini Gianni Giglioli fu oggetto di «minacce» e pedinamenti. Lo rivela lo stesso Giglioli, dimessosi pochi giorni fa dalla carica di assessore al commercio dopo che poco prima aveva rinunciato alla delega alle Aim. Lo scoop è del settimanale berico Vicenza Più. Il numero, da stamani nelle edicole, sta andando già a ruba e contemporaneamente sta scatenando un vespaio politico nella città del Palladio. Ma c’è dell’altro. Vicenza Più punta i riflettori su una lobby politico-affaristica già descritta dai media locali più ’scomodi’: famiglia Amenduni, Gruppo Ingui, concerie Mastrotto, acciai Beltrame, cartiere Marchi tra gli altri. Per la prima volta un politico con alti incarichi di governo, ex solo da qualche giorno, ammette de facto l’esistenza di questo gruppo trasversale, che secondo Vicenza Più avrebbe cercato di silenziare la polemica anche grazie al controllo sul maggior quotidiano locale, Il Giornale di Vicenza. Ma non è finita. Giglioli identifica in Marco Zocca (attualmente consigliere azzurro a palazzo Trissino, fino a pochi mesi fa potentissimo assessore comunale al bilancio e al territorio) la longa manus di un altro protagonista della vita economica vicentina, la Maltauro Costruzioni. Come se non bastasse il consigliere forzista Maurizio Franzina, intervistato sempre sullo stesso numero da Vicenza Più riconosce in Manuela Dal Lago (consigliere comunale del Carroccio e parlamentare), Ubaldo Alifuoco (ex consigliere comunale del Pd e responsabile dell’Ufficio Area Balcanica della Camera di Commercio), Maurizio Borra (avvocato nonché consulente del Gruppo Ingui, e secondo Giglioli, del Gruppo Valbruna) e lo stesso Zocca come «ambasciatori» del raggruppamento «trasversale» capeggiato dagli Amenduni. Raggruppamento che fino a poco tempo fa aveva anche le redini dell’Assindustria provinciale e nel quale, anche se indirittamente proprio Franzina ci colloca pure il Gruppo Ferretto, altra nota impresa berica.
Sullo sfondo della vicenda rimane ovviamente l’inchiesta penale aperta l’anno scorso sulla gestione della multiservizo berica. In questo senso al waltzer di bordate degli ultimi giorni si aggiungono le critiche all’operato della procura berica da parte di Giuliano Zoso, editorialista del Corriere Veneto nonché il j’accuse ad alzo zero di Franca Equizi, ex consigliere comunale del gruppo misto da anni impegnata contro le malversazioni nella pubblica amministrazione: «Nella vicenda Aim e nella vicenda Borra-Franzina la procura più che perseguire reati si è limitata a fare da cassa di risonanza della lobby che fa riferimento all’onorevole Dal Lago». Altra benzina sul fuoco. La settimana prossima si annuncia un consiglio comunale esplosivo. Il sindaco Achille Variati del Pd frattanto non parla, ma potrebbe dire la sua già da lunedì.
Marco Milioni
Mafie e Nordest
(m.m.) Terreno di caccia per affari illeciti, traffico di droga in primis, ma anche riciclaggio di danaro sporco. Il Nordest comincia ad essere terreno dell’infiltrazione mafiosa. Lo dicono gli inquirenti, lo riporta la stampa. In questo post riporto alcuni pezzi usciti sui giornali veneti. Il primo riguarda una maxi operazione antidroga di livello internazionale che ha coinvolto anche il Vicentino. Il secondo, il terzo e il quarto, riguardano invece una presunta infiltrazione della mafia siciliana per riciclare danaro sporco in provincia di Venezia. C’è una curiusità da segnalare: il calabrese Vincenzo Varamo (proprietario di una panetteria molto conosciuta a Trissino e residente a Cornedo), già condannato per reati di droga, è ben noto alle forze dell’ordine vicentine. Suo fratello Domenico, accusato di sfruttare manodopera clandestina nel forno di famiglia, secondo gli inquirenti, avrebbe ospitato un affiliato alla ‘ndrangheta proprio nella sua abitazione di Cornedo. Da anni la zona tra Montecchio, Trissino, Arzignano, Cornedo e Castelgomberto è al centro delle cronache dei giornali. Si tratta di paesi ricchi in cui la cocaina gira a fiumi. Tra gli abituali consumatori ci sarebbero imprenditori e artigiani molto in vista.
MODIFICATO IL GIORNO 26 OTTOBRE 2008 ALLE ORE 18.28
Caso Giglioli, i No Base prendono posizione
Prima l’ok sostanziale del Tar Veneto alla consultazione del 5 ottobre. Poi il durissimo dispaccio nei confronti dei referenti o presunti tali della lobby politico-affaristica che starebbe pensando di fare fuori il sindaco del Pd Achille Variati con l’obiettivo a medio termine di rimpiazzarlo con la leghista Manuela Dal Lago. Oggi con due mosse improvvise nel volgere di un pomeriggio Cinzia Bottene ed il presidio No Dal Molin sono entrati con le truppe schierate nell’agone politico dell’affaire Giglioli a poche ore dal consiglio comunale di domani che si preannuncia di fuoco. L’opposizione di centrodestra infatti scalpita per mettere in difficoltà la giunta di centrosinistra, ma si tratta solo di un aspetto della partita che domani si gioca in sala Bernarda. Forza Italia ed An infatti sono pronte a rendere le botte alla corrente che nel Carroccio fa capo a Manuela Dal Lago. Botte patite dagli azzurri quando nel 2005 una combine tra Lega e Ds disarcionò l’azzurro Maurizio Franzina dalla carica di assessore all’urbanistica sostituendolo proprio con Zocca.
Ma da stamani le cose si stanno complicando. Quando in città si è diffusa la voce del piano per silurare Variati, ipotizzato sul Corriere Veneto tra i No Base è cominciato il tam tam telefonico. Il timore che una giunta indebolita possa rendere meno compatto il fronte contro la base al momento della consultazione si è materializzato il comunicato della Bottene che non va per il sottile: «Il Sindaco però non può rimanere con le mani in mano. Deve esplicitare con chiarezza la sua posizione, ma soprattutto non deve cedere alle indebite pressioni della lobby che fa riferimento a Ubaldo Alifuoco. Lobby della quale, per di più, parla lo stesso Giglioli. Non possiamo, a pochi giorni dalla consultazione sul Dal Molin, ignorare la questione della nuova base Usa. Dimenticarci della mobilitazione. Non è pensabile ipotizzare che la giunta, nei confronti della quale noi di Vicenza Libera ci siamo comportati sempre con correttezza, accolga Alifuoco o personaggi che come lui la pensano. Ricordo a Variati che Alifuoco tra il 2007 e il 2008 fu quello che tirò, nel centrosinistra, la volata per un accordo per la candidatura a sindaco della Dal Lago in una ipotetica lista civica. Una Dal Lago che da sempre si è schierata a favore della base Usa, sconfessando la politica di difesa del territorio, portata avanti per anni dal suo partito al grido del motto “paroni a casa nostra”». E così mentre veleni, voci di corridoio e colpi incrociati si moltiplicano tra gli schieramenti, Variati rimane al centro del ring. Le sue mosse al momento non si conoscono, bisognerà attendere il pomeriggio di domani.
Marco Milioni
Il complotto: i dubbi di Zoso e la ‘caduta’ di Variati
(m.m.) È in atto una manovra di corridio ad altissimo livello per far cadere Achille Variati, primo cittadino di Vicenza? La domanda se la pone Giuliano Zoso, editorialista del Corriere Veneto, con un corsivo pubblicato stamani a pagina 9. L’ex onorevole mette i suoi ‘puntini sulle i’ rispetto ad una vicenda in cui ne escono malconci in molti, da destra a sinistra. Ma Zoso punta pure la sua attenzione su quella che lui chiama triade (e non voglio spiegare a nessuno che cosa evochi questo nome, specie in Asia): Ubaldo Alifuoco, Marzo Zocca e Manuela Dal Lago. Parla di incontri alla Confesercenti (si tratterà proprio di Confesercenti o di Confcommercio?) e di una manovra in corso per far cadere Variati per sostituirlo con una candidata (il riferimento alla Dal Lago è puramente voluto). Zoso fa pure balenare l’ipotesi che assieme ai tre agisca anche un potentato economico che in soldoni fa riferimento al Gruppo Ingui e al Gruppo Amenduni. Il corsivista del Corriere Veneto non si discosta dalla mia ricostruzione della vicenda fatta ieri su questo blog. Almeno per quanto concerne la similitudine tra il caso Giglioli e il caso Borra. Invito tutti a leggere l’editoriale di Zoso; è scritto molto bene e contiene spunti interessanti.
Mannino e la cenrale del risentimento
Alessio Manino, cronista di Vicenza Più, mi ha inviato una lettera aperta che pubblico integralmente. Mannino replica ad alcuni commenti sulla sua condotta giornalistica apparsi su questo blog.
Caro direttore,
sapevo da un pezzo di stare sulle balle a molti, a Vicenza. Nessun problema, fa parte del gioco. Non sapevo però di far parte di una “centrale del risentimento”, di tifare per il “tanto peggio tanto meglio”. Nè, francamente, di coltivare oscuri “doppi fini”. Ora, grazie agli affezionati commentatori dei Tuoi articoli, lo so.
Ti dico la verità: leggendo divertito le stroncature che da alcuni Tuoi lettori per mesi sono piovute addosso a me, a Te e a una decina di altre persone (in passato tirando in ballo persino Marco Travaglio, Beppe Grillo e Massimo Fini, che delle beghe della nostra città, buon per loro, non sanno nulla), mi sono sempre astenuto dal replicare. Sai, sono rimasto ancora a quella basilare regoletta della buona educazione secondo la quale si risponde a chi ti parla dopo che questi si è presentato con nome e cognome. Qui invece i codardi abbondano.
E poi, su, come si fa a ribattere a critici di tal vaglia, le cui serrate argomentazioni, sempre uguali per ogni tema, ogni fatto, ogni vicenda, fluttuano da un nulla all’altro? Perchè Tu e, nel mio piccolo, il sottoscritto, portiamo fatti, nomi, circostanze. I nostri sagaci esegeti, invece, si limitano a suonare sempre gli stessi ritornelli. Consiglio loro l’uso del copia-incolla, fanno prima.
Si va da quello per cui può accadere di tutto – inchieste giornalistiche, indagini giudiziarie, assessori che cadono uno dopo l’altro, figuracce, ammissioni e dimissioni – basta che non gli si tocchi il Pd (o il Pdl, è lo stesso). Che è un po’ il modo di ragionare, da schietto familismo amorale, di chi difende il parente deliquente solo perchè gli è parente: lo considera innocente fino a quando non se lo ritrova a rubare a casa sua, suppongo. E poi c’è chi, a macchinetta, ripete solo insulti. Ma con questi non mi abbasso.
I doppi fini, infine. Se ho capito bene, se io, pazzo estremista, scrivo che esistono una o più lobby peritandomi di spiegare il perchè e il per come (i fatti!), chi non sa che dire ne deduce che, automaticamente, sarei al servizio di un’altra lobby. Cioè: se c’è qualcuno che lavora per interessi economici e politici precisi, significa che chi lo denuncia deve essere messo sul suo stesso piano. La possibilità che uno sia intellettualmente onesto non viene neppure presa in considerazione. E se malauguratamente alle mie esiziali cronache arrivano pure le conferme, niente da fare: i nostri cari accusatori fanno muro, allergici a ogni prova e controprova. Ora scommetto diranno che anche Giglioli, a cui sia io che te abbiamo fatto le pulci a suo tempo, si è aggiunto alla nostra potente armata brancaleone. (Che, ahimè, non viene pagata da nessuno. Perchè non esiste. Altrimenti io non sarei un precario quale sono, e Tu non saresti stato cortesemente sbattuto fuori dal Gazzettino).
Il problema è che, portando alle estreme conseguenze il sillogismo demenziale “lobby tu che lobby anch’io”, un povero giornalista che voglia ancora fare il suo mestiere con un briciolo di coscienza non dovrebbe mai denunciare alcunchè. Perchè, come anche un bambino capisce, dietro ogni affare politico o economico c’è un interesse, che lo si voglia o no. E intendiamoci, è naturale e legittimo che ci sia. Ciò che non è naturale, nè per niente legittimo, è che un interesse particolare, di partito o privato, si arroghi il diritto di far suo quello pubblico, il bene di tutti. In soldoni: esiste il dovere, da parte di un giornalista libero, di mettere a conoscenza dell’opinione pubblica quello che sa su chi beneficia di appalti, nomine, contratti, equilibri di potere e via discorrendo. Perchè è l’unico sistema sicuro e collaudato per avere un’idea del perchè viene presa una certa decisione piuttosto che un’altra. A me non sembra complottismo, questo. Mi sembra semplicemente buon senso, appena un po’ smaliziato.
Una battuta, per concludere. Oltre a uno standard minimo di buone maniere verbali, a me hanno insegnato anche qualche rudimento di logica. Aristotele ne riassunse così la base: “Tutti gli uomini sono mortali. Tutti i Greci sono uomini. Tutti i Greci sono mortali”. Ecco, non è che un allievo di Aristotele con la fissa che il Maestro parlasse per conto di qualche potere occulto si alzava e tutto indignato gli dicesse “eh no, mortale sarà lei, menagramo nichilista!”. Perchè non era un argomento, per l’appunto, logico. Era solo il sintomo di una triste pochezza. Da compatire, come si fa con lo studente ostinato nel non voler imparare nè capire un accidente.
Alessio Mannino
Giglioli si dimette. Botto in giunta, veleni a palazzo
Mesi fa criticai Gianni Giglioli per i suoi trascorsi legami con Aim, con il faccendiere Carlo Valle e per la susseguente nomina ad assessore comunale con delega proprio alle partecipazioni municipali. Oggi invece a Giglioli faccio i complimenti. Dopo settimane di esposizione mediatica e di bordate politiche, soprattutto in seno alla maggioranza di centrosinistra, l’assessore ha deciso di levare le tende per essere libero, sostiene egli stesso, di rispondere ad una serie di attacchi personali. Comportamento corretto, plauso garantito. È inutile che mi soffermi sui fatti di cronaca perché la stampa locale oggi ne ha parlato abbondantemente. Tra i servizi più completi ce n’è uno di Roberta Labruna su Il Gazzettino il quale è affiancato da un dettagliato approfondimento. Il Giornale di Vicenza da parte sua pubblica, sembrerebbe, l’intera missiva dell’assessore dimissionario, il cui abbandono era nell’aria da tre settimane almeno.
LA NOVITÀ. Giglioli però, che si è dimesso in modo irrevocabile ieri, ha fatto di più. Ha allegato alle sue dimissioni scritte una lunga lettera aperta al sindaco Achille Variati (Pd). Lettera aperta inviata anche alla stampa. Si tratta di tre cartelle dattiloscritte in cui l’ex assessore decide di spiegare quelli che a suo giudizio sono i retroscena della vicenda. Si tratta di un j’accuse ad alzo zero nel quale Giglioli identifica in Ubaldo Alifuoco (Pd), Marco Zocca (Fi ex assessore al bilancio e all’urbanistica) e soprattutto in Manuela Dal Lago (consigliere comunale leghista, deputato ed ex presidente della provincia) i referenti di una lobby trasversale di interessi, gruppo che più e più volte era stato descritto dalla ’stampa scomoda’ e dai consiglieri comunali ’scomodi’, soprattutto durante la scorsa consiliatura. I nomi più invista di questa lobby sono noti, almeno agli addetti ai lavori: Gruppo Ingui, Valbruna, Gruppo Mastrotto, Beltrame e poi pezzi della nomenklatura della Camera di Commercio di Vicenza, nonché pezzi della nomenklatura in seno al raggruppamento cittadino della Confindustria berica.
LO SCONTRO E LE SIMILITUDINI. Tant’è che Giglioli ha alzato i toni dello scontro. Ha identificato nel modus operandi di Alifuoco, Zocca e Dal Lago, molte similitudini rispetto agli attacchi mediatici patiti nel 2005 da Maurizio Franzina. Tre anni fa Franzina, all’epoca assessore forzista all’urbanistica, fu fatto fuori grazie ad una lunga intervista rilasciata da Maurizio Borra, uomo di secondo piano in Fi, ma consulente del Gruppo Ingui. Il maxi servizio fu pubblicato a tutta pagina da Il Giornale di Vicenza a firma del direttore Giulio Antonacci, altro personaggio considerato vicino al costruttore Gaetano Ingui e a Nicola Amenduni, patron delle Acciaierie Valbruna. In questi mesi Giglioli ha dovuto contrastare una manovra congegnata con modalità simili. A impersonare il ruolo dell’oppositore interno (il Borra di turno) è stato Federico Formisano, persona vicinissima ad Alifuoco. La Dal Lago e Zocca a ruoli invertiti hanno impersonato la parte che fu di Alifuoco, mentre quest’ultimo starebbe premendo o per la presidenza di Aim o per l’assessorato alle Aim o per l’assessorato all’urbanistica. Tra l’altro proprio nel periodo in cui Franzina era in grande difficoltà come assessore al territorio, la procura della repubblica di Vicenza apriva una indagine esplorativa proprio sulla gestione dell’urbanistica. Una «circostanza-coincidenza» che fu sottolineata a più riprese dall’ex consigliere comunale del Carroccio Franca Equizi, poi finita nel gruppo misto.
COLPI RECENTI. Tant’è che la tela delle contrapposizioni e delle bordate incrociate si infittisce. Giglioli, in una intervista a Vicenza Più di un paio di mesi fa, attaccò proprio Borra, accusandolo in sostanza di avere preparato un piano industriale per la ex municipalizzata col quale svendere il ramo gas di Aim alla lobby di ‘Amenduni & Co’. Poco dopo partì la sarabanda delle indiscrezioni su Il Giornale di Vicenza che ebbe stranamente accesso ad alcuni fascicoli sull’inchiesta di Aim, ma solo quelli che riguardano Giglioli. Della «porcheria sulla spartizione del ramo energia (come ebbe a dire l’ex consigliere Equizi, Ndr) non solo non ci furono indiscrezioni, ma nemmeno si sa di indagini della magistratura vicentina». Ingui, Amenduni, Dal Lago, Alifuoco, pezzi importanti de Il Giornale di Vicenza, Borra. Tranne Formisano (tra i padri del Partito Democratico a Vicenza assieme ad Alifuoco), i protagonisti della manovra mediatico-politica sono gli stessi.
LE OMBRE SU ZOCCA. Ma la querelle non si esaurisce perché nella lunga missiva affidata al sindaco, Giglioli fa un’altra rivelazione. Quando la contestatissima piattaforma per rifiuti tossici di Marghera entrò nell’orbita di Aim, la municipalizzata berica fu costretta de facto ad accaparrarsi gran parte della posizione debitoria della compagnia che la gestiva. Compagnia nella quale figurava la spa vicentina Maltauro. Di più nella sua missiva Giglioli afferma che Zocca all’epoca era un collaboratore personale proprio del presidente della Maltauro.
Si tratta di un’ombra lunga gettata sulla politica vicentina. Ma non si tratta di una novità perché in consiglio comunale sino alla fine del 2007 sempre la Equizi aveva evidenziato tale conflitto di interessi. Conflitto che ha riguardato «non solo la vicenda Marghera ma pure ogni delibera di urbanistica in cui erano coinvolti interessi immobiliari della Maltauro». Come mai all’epoca l’opposizione di centrosinisra, a partire da Alifuoco che era presidente della commissione territorio, non attaccò Zocca? Nelle repliche affidate a Il Giornale di Vicenza Zocca, Alifuoco e Dal Lago rispediscono le accuse al mittente ma non le smentiscono e soprattutto i tre interessati non dicono espressamente che si tratta di affermazioni false. Come mai?
Ormai il disegno è chiaro. Se qualcuno dei referenti vicini ad Alifuoco, o Alifuoco stesso, entrassero in giunta o in Aim, l’indipendenza dalle consorterie degli affari, tanto sbandierata da Variati durante la campagna per le municipali di primavera, sarebbe finita. Il sindaco in questi mesi può essere accusato di immobilismo. Ma non essendosi mosso non ha ancora potuto (spero voluto) assecondare la causa di questa o quella lobby. Detto in termini brutali, se Alifuoco ed affini entrano in giunta o in Aim significa che ‘i furbetti del vicentino’ rimasti per sbaglio fuori dalla porta di palazzo Trissino dopo le elezioni di maggio, ci rientreranno dalla finestra.
PALAZZO NEGRI. Per di più le novità uscite ieri da palazzo Trissino hanno scatenato la reazione della Equizi che ha puntato l’indice contro palazzo Negri: «Durante i due mandati in cui sono stata consigliere mi sarei aspettato un comportamento rigoroso da parte della procura. Invece ho notato che le grane che hanno coinvolto i big sono finite o stanno finendo nel nulla. C’è poi un punto importante. Sia per quanto concerne la vicenda Aim sia per quanto concerne le vicende dell’urbanistica ho sempre parlato di due comitati d’affari che si contrappongono. Da una parte i sodali della forzista Lia Sartori dall’altro il gruppo che fa riferimento alla Dal Lago. Bene nella vicenda Aim e nella vicenda Borra-Franzina la procura più che perseguire reati si è limitata a fare da cassa di risonanza della lobby che fa riferimento all’onorevole Dal Lago». Poi Equizi aggiunge: «Per anni i vari Alifuoco, Dal Lago, i lacché di turno e con loro l’ex sindaco azzurro Enrico Huellweck, mi hanno praticamente dato della matta. Ora Giglioli conferma ciò che ho detto più volte in consiglio. Mi verrebbe da salutarli col motto di Beppe Grillo».
ASSINDUSTRIA. Ma un ultimo ragionamento va speso su Assindustria. Roberto Zuccato è stato eletto di recente nuovo presidente. In piazza Castello tutti sanno che soprattutto i piccoli, lo hanno eletto proprio perché l’associazione rimanesse fuori dalle beghe di palazzo Trissino. Beghe nelle quali da anni i capoccia cittadini mettono becco per fare affari e gestire potere. In questo contesto Il Giornale di Vicenza, che è della confindustria berica, risponde ancora ai vecchi ‘paroni’ Ingui e Amenduni o Zuccato si impunterà e farà capire che l’aria è cambiata (sempre che o sia veramente). Se Il Giornale di Vicenza farà una campagna aggressiva a favore di Alifuoco, Dal Lago e Formisano significa che Zuccato non ha in mano il timone della barca. Se nelle posizioni chiave del comune arriva qualche referente della lobby raccontata con varie sfumature da La Sberla, Vicenza Più, Equizi, Giuliano Zoso sul Corriere Veneto, assieme a diversi altri, allora le cose in questa città non cambieranno. I vicentini che cosa ne pensano? Il Partito Democratico che cosa ne pensa? E la lista Variati?
Marco Milioni

     
     
     
Rubrica di
Alessio Mannino