Appunti di viaggio sull’intolleranza
Domenica 10 agosto, ore 12.27. Sulle banchine assolate della stazione di Firenze Rifredi aspetto il treno che mi riporti a casa. Ho alle spalle una settimana di studio all’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia, vicino a Pisa, e mentre il calore sale a ondate dalle rotaie cerco di meditare sul principio della Compassione, “uno degli insegnamenti fondamentali del Buddhismo Mahayana” come dice il Dalai Lama, quel concetto che possiamo trovare mirabilmente espresso nella ‘Vita di Milarepa’: “La nozione del Nulla genera la pietà. La pietà abolisce la differenza tra sè e gli altri. Il confondere sè con gli altri realizza la causa altrui”. Ore 13.36: finalmente parte il treno per Padova. Sale con me un gruppo di scout, che occupa quasi tutto il vagone. Tra loro, un ragazzo sui diciassette anni, volto duro, nei cui occhi brilla non solo la presunzione tipica della sua età ma anche, soprattutto, la sicumera dell’apostolo e del martire. Illustra il giornale ad alta voce, imponendolo così a tutti i passeggeri, ma lo scopo è quello di far sapere a tutti quanto siano puri i suoi principi e salda la sua fede. Ad un certo punto legge la notizia di un gruppo di islamici, arrestati non ricordo dove per possesso di sostanze esplosive e presunti legami col terrorismo internazionale, ed alla fine commenta: “Ma andranno all’Inferno, questi bastardi!”. Ricordo di aver pensato: ‘Provo orrore per lui’. Due considerazioni mi sono venute alla mente. La prima. E’, questa, una manifestazione tipica della folle arroganza delle religioni rivelate: è probabile che uno di quei giovani islamici, ascoltandolo, avrebbe pronunciato le stesse parole. Io possiedo ‘la’ Verità, l’unica. Dio – il ‘mio’ Dio, l’Unico – me l’ha rivelata ed io, di essa armato, fendo il mondo. Tu, chiunque tu sia, poiché non la condividi, sei un nemico di Dio, e quindi mio nemico. In nome di questa Verità – in nome del mio Dio – io mi arrogo il diritto di giudicarti, e ti condanno all’Inferno, cioè ad una dannazione che sarà eterna. La seconda. Anche ammettendo l’idea di un Dio creatore ed ‘ordinatore’ del mondo, quel pensiero manifesta una concezione della religione profondamente ‘piccola’ e angusta. Paradiso ed Inferno non sono più gli elementi di un disegno divino sia pur imperscrutabile ed incomprensibile ma, per sua stessa natura, giusto e buono. Diventano elementi di una vendetta personale, armi meschine e cattive di una individuale guerra di religione in cui io, possessore della ‘vera Fede’, amministro la Giustizia in nome di Dio.
Il Defensor Fidei e i suoi amici scendono a Bologna, se non ricordo male, e qualcuno di loro dimentica sul portapacchi uno zaino: il loro Dio ha voluto punirli per il peccato di Orgoglio? Mentalmente gli chiedo scusa per i miei pensieri di orrore: ora so che provo compassione per lui.
Giuliano Corà

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