Archive del 7 agosto 2008
Nuove sul caso Wisco
Ci sono nuovi spunti sul caso Wisco. Il Gazzettino di oggi, con un bel reportage di Pietro Rossi, fa alcune rivelazioni sulla vicenda. Vengono infatti resi noti alcuni dettagli del sì di massima che la regione Veneto ha concesso ai privati per realizzare in zona Arsenale a Vicenza un mega impianto di trattamento per rifiuti tossici.
Carabinieri e questura sulla graticola: l’attacco di Rivellino e Trevisan
(m.m.) Un j’accuse neanche tanto velato alle forze dell’ordine vicentine, carabinieri in primis. Una patente antidemocratica affibiata ai tutori dell’ordine pubblico dopo le contestazioni dei ‘No Base’ della settimana passata. Disapprovazione profonda per l’accusa di vilipendio alla forze armate che le stesse forze dell’ordine satrebbero portando avanti in queste ore presso la procura della repubblica. Sono questi i punti salienti del dispaccio diramato questa mattina da Emanuele Rivellino e Mariano Trevisan, due supporter del presidio contro la costruzione della nuova caserma americana di Vicenza sul sito dell’aeroporto militare Dal Molin. Il testo del dispaccio è contenuto qui di seguito.
Si apprende da Il Giornale di Vicenza del 3 agosto che alcuni sostenitori del movimento No Dal Molin starebbero per essere denunciati per vilipendio delle forze armate. In uno Stato in cui il premier (non denunciato) dice che la magistratura è un cancro e in cui un ministro (non denunciato) fa il dito medio all’inno nazionale verrebbe solo da ridere di fronte ad una notizia del genere. Invece la cosa fa meno ridere se si pensa al fatto che il cosiddetto vilipendio delle forze armate fa riferimento, almeno così si suppone stando al pezzo pubblicato dal GdV, all’articolo 290 del codice penale. Il quale recita: «Chiunque pubblicamente vilipende la Repubblica, le assemblee legislative o una di queste, ovvero il Governo, o la Corte costituzionale, o l’ordine giudiziario è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. La stessa pena si applica a chi pubblicamente vilipende le Forze armate dello Stato o quelle della liberazione». Da un punto di vista giuridico l’articolo di legge è eredità diretta del codice penale fascista. Risulta quindi abbastanza comprensibile che personaggi delle istituzioni, evidentemente a digiuno di nozioni elementari di democrazia, chiamino in causa o pensino di chiamare in causa, una disposizione del genere. Evidentemente lorsignori, più in agio con l’eredità normativa del Ventennio o con le circolari questurine sull’ordine pubblico, ignorano l’articolo 21 della Costituzione, che soprattutto in materia di libera espressione del pensiero politico offre al cittadino una tutela assoluta. Purtroppo l’andazzo che sta prendendo piede nel Paese è lo stesso anche a Vicenza. Eliminazione progressiva del dissenso, conformismo strisciante o spinto, ossequio acritico all’ordine precostituito. Brutti segnali per una democrazia che se non già ‘antidemocratica’ si vede svuotata giorno dopo giorno nella sua stessa essenza.
Emanuele Rivellino, Mariano Trevisan
