Archive del 1 agosto 2008
Un nuovo Padre Pio?
Montecorvino. Nel piccolo paesino sulle alture intorno a Salerno, a sud di Napoli, nulla fa pensare ad un miracolo. Eppure Montecorvino potrebbe presto diventare meta dei pellegrini che vogliono conoscere il “nuovo Padre Pio”: il fruttivendolo Giulio Massa, al quale sei anni fa, improvvisamente, sono comparse le stigmate.
Per molti ricorda Padre Pio (1887-1968), il guaritore miracoloso dichiarato santo, che in Italia è una specie di santo popolare e le cui stigmate si sono chiuse poco prima della morte.
Fino a tre mesi fa le autorità ecclesiastiche erano riuscite a tenere segreto il caso del padre di famiglia con le stigmate,; ma da quando un giornalista italiano ha reso pubblica la storia di Giulio Massa il 38enne è assediato da credenti e curiosi. Forse è per questo che non si lascia fotografare. Le autorità ecclesiastiche stanno verificando la veridicità delle stigmate.
Al primo sguardo l’uomo dalla corporatura sportiva dietro il bancone del negozio di frutta e articoli vari non ha molto del santo. In jeans e camicia a quadri serve i suoi clienti con un sorriso amichevole. Tutti in paese conoscono la storia di Giulio Massa, alcuni di loro partecipano con lui ai periodici incontri di preghiera. Anche lui sembra vivere serenamente la sua popolarità.
Fino a sei anni fa Massa era un cattolico mediamente praticante, come tutti a Montecorvino. Ma dal 2002 è indicato nel suo paese come “segnato dal Signore”, da quando sono comparse sul suo corpo delle ferite nei punti in cui Cristo fu inchiodato alla croce. Sulla spalla destra, sulla quale secondo la tradizione Gesù portò la croce, si era formata una ferita da cui colava sangue.
Invece che a un miracolo, per prima cosa il fruttivendolo pensò, più concretamente, ad una malattia della pelle e si rivolse ad un dermatologo. Pochi giorni dopo cadde più volte in stati di estasi della durata di circa dieci minuti, durante i quali parlava una lingua misconosciuta. Né il dermatologo né lo psichiatra consultato nel frattempo scoprirono indizi di una malattia. Solo allora Massa si rivolse con la moglie ad un prete considerato un esperto di miracoli. Don Luigi Maione registrò Massa durante i continui stati di estasi e mostrò i filmati alla congregazione vaticana per le cause dei santi. Così si scoprì che mentre era in estasi Massa parlava in aramaico, la lingua in cui si esprimevano Gesù e gli Apostoli.
Tre anni fa, inoltre, una statua della Madonna e una foto di Padre Pio nell’appartamento della coppia di fruttivendoli iniziarono a “lacrimare”, raccontano i vicini. Tuttavia il 38enne Massa cerca di condurre una vita normale. “Il giovedì pomeriggio e la domenica mi dedico al Signore”, spiega l’uomo, padre di due figli, un maschio e una femmina, come se questo fosse ovvio.
Risultati sotto esame
L’arcivescovo di Salerno, Gerardo Pierro, ha dato incarico di condurre un’indagine sul fenomeno, per il momento privo di spiegazione. I risultati non sono però ancora stati resi noti. L’arcivescovo Pierro cerca di frenare la crescente adorazione per il padre di famiglia. “Questo giovane uomo mi è stato presentato una volta in occasione di un evento ufficiale” spiega con prudenza. Gli esperti della congregazione per le cause dei santi potrebbero però essere i più preparati per valutare se si tratti o meno di un miracolo. “So fin troppo bene che i confini tra la malattia psichiatrica e il sovrannaturale non sono netti”, conclude l’arcivescovo.
da: http://italiadallestero.info
Scajola e la favola del carbone pulito
Bruttissima giornata quella di ieri l’altro per i cittadini di Civitavecchia, costretti ad assistere all’inaugurazione della nuova centrale a carbone di Torre Valdaliga Nord, nonché a subire le stonate parole del maldestro ministro Scajola che presenziando alla cerimonia è incorso in un’imbarazzante gaffe avente per oggetto gli operai morti durante la costruzione dell’opera, da lui trattati con sufficienza alla stessa stregua di un qualsiasi sopportabile effetto collaterale.
Esternazioni fuori luogo di Scajola a parte, il vero dramma è costituito dalla centrale Enel di TVN, entrata oggi provvisoriamente in funzione a metano anziché a carbone in quanto tuttora priva dell’Autorizzazione Integrata Ambientale. Un vero mostro destinato a bruciare 600 tonnellate di carbone l’ora, rilasciando 6.300.000 metri cubi di fumo carico d’inquinanti, nonostante l’Enel, la “buona stampa” ed un folto stuolo di esperti compiacenti le abbiano attribuito impropriamente la patente di “centrale a carbone pulito”. La centrale di TVN pulita non lo è affatto in quanto adotta il tradizionale sistema di Combustione del Carbone Polverizzato (PCC) che determina il rilascio di emissioni nocive costituite da metalli pesanti e nanopolveri, in grado di elevare il tasso di mortalità nella popolazione esposta fino a 300 km dal punto di emissione degli inquinanti, e non la tecnologia sperimentale di Ciclo Combinato di Gassificazione Integrata del Carbone” (IGCC) che una volta perfezionata potrebbe essere definita a basso impatto ambientale. Ed in quanto sporco, così come il carbone che utilizzerà, l’impianto di TVN metterà seriamente a rischio la salute delle popolazioni residenti nell’area soggetta alla ricaduta delle sostanze inquinanti (come numerosi studi medici stanno a dimostrare) danneggerà l’agricoltura compromettendo lo stato dei terreni e contribuirà allo sforamento del protocollo di Kyoto determinando un aggravio di circa 500.000 euro delle sanzioni a carico dell’Italia.
La favola della centrale a carbone pulito di TVN, pubblicizzata in TV e sui giornali come un capolavoro di tecnologia ed innovazione, ma in realtà priva di qualunque velleità ecologica e tecnologicamente non proprio all’avanguardia, non sembra comunque avere convinto molti fra i cittadini che saranno costretti a subire sulla propria pelle le conseguenze nefaste dell’impianto. Un folto gruppo di contestatori, costituito da coloro che da anni si battono contro la costruzione della centrale, ha infatti accolto la cerimonia d’inaugurazione organizzando un vero e proprio corteo funebre con tanto di bare e donne vestite di nero, per celebrare neppure troppo metaforicamente il funerale di un intero territorio e dei suoi abitanti, immolati sull’altare della sete di profitto dell’Enel e probabilmente giudicati dal ministro Scajola come l’ennesimo sopportabile effetto collaterale di un progresso che annerisce i polmoni, come il carbone.
Marco Cedolin
da: http://marcocedolin.blogspot.com