Archivio di agosto 2008

Well hang: great Dante

Print

Magnifique bis

Print

Magnifique

Print

Creazzo, Vicenza, Italia

Print

Attacco solare: energia!

daitarn_sole.jpeg(m.m.) La proposta è provocatoria proprio perché è tecnicamente realizzabile in tempi ragionevoli. Ieri il gruppo berico degli amici di Beppe Grillo si è guadagnato pagine e pagine sui media locali proponendo di installare pannelli fotovoltaici al posto della costruenda Ederle 2. Il portavoce del meet up vicentino Davide Marchiani ha snocciolato dati e cifre e la notizia ha già fatto il giro della città. Il futuro ci riserverà sorprese? Il grattacapo, per chi a favore della base bis tira fuori l’argomento dei soldi, c’è e come. Fatti due conti l’energia elettrica gratis per metà delle famiglie vicentine (o a metà prezzo per tutti) è un argomento convincente per tutti gli amanti ‘dei schei’… che qui da noi abbondano, anche nelle fila del centrodestra che tanto supporta la nuova piazzaforte militare Usa.

Print

Appunti di viaggio sull’intolleranza

Domenica 10 agosto, ore 12.27. Sulle banchine assolate della stazione di Firenze Rifredi aspetto il treno che mi riporti a casa. Ho alle spalle una settimana di studio all’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia, vicino a Pisa, e mentre il calore sale a ondate dalle rotaie cerco di meditare sul principio della Compassione, “uno degli insegnamenti fondamentali del Buddhismo Mahayana” come dice il Dalai Lama, quel concetto che possiamo trovare mirabilmente espresso nella ‘Vita di Milarepa’: “La nozione del Nulla genera la pietà. La pietà abolisce la differenza tra sè e gli altri. Il confondere sè con gli altri realizza la causa altrui”. Ore 13.36: finalmente parte il treno per Padova. Sale con me un gruppo di scout, che occupa quasi tutto il vagone. Tra loro, un ragazzo sui diciassette anni, volto duro, nei cui occhi brilla non solo la presunzione tipica della sua età ma anche, soprattutto, la sicumera dell’apostolo e del martire. Illustra il giornale ad alta voce, imponendolo così a tutti i passeggeri, ma lo scopo è quello di far sapere a tutti quanto siano puri i suoi principi e salda la sua fede. Ad un certo punto legge la notizia di un gruppo di islamici, arrestati non ricordo dove per possesso di sostanze esplosive e presunti legami col terrorismo internazionale, ed alla fine commenta: “Ma andranno all’Inferno, questi bastardi!”. Ricordo di aver pensato: ‘Provo orrore per lui’. Due considerazioni mi sono venute alla mente. La prima. E’, questa, una manifestazione tipica della folle arroganza delle religioni rivelate: è probabile che uno di quei giovani islamici, ascoltandolo, avrebbe pronunciato le stesse parole. Io possiedo ‘la’ Verità, l’unica. Dio – il ‘mio’ Dio, l’Unico – me l’ha rivelata ed io, di essa armato, fendo il mondo. Tu, chiunque tu sia, poiché non la condividi, sei un nemico di Dio, e quindi mio nemico. In nome di questa Verità – in nome del mio Dio – io mi arrogo il diritto di giudicarti, e ti condanno all’Inferno, cioè ad una dannazione che sarà eterna. La seconda. Anche ammettendo l’idea di un Dio creatore ed ‘ordinatore’ del mondo, quel pensiero manifesta una concezione della religione profondamente ‘piccola’ e angusta. Paradiso ed Inferno non sono più gli elementi di un disegno divino sia pur imperscrutabile ed incomprensibile ma, per sua stessa natura, giusto e buono. Diventano elementi di una vendetta personale, armi meschine e cattive di una individuale guerra di religione in cui io, possessore della ‘vera Fede’, amministro la Giustizia in nome di Dio.

Il Defensor Fidei e i suoi amici scendono a Bologna, se non ricordo male, e qualcuno di loro dimentica sul portapacchi uno zaino: il loro Dio ha voluto punirli per il peccato di Orgoglio? Mentalmente gli chiedo scusa per i miei pensieri di orrore: ora so che provo compassione per lui.

Giuliano Corà

da: http://rosadeiventi.iobloggo.com

Print

La guerra mondiale del petrolio

La Georgia ha bombardato l’Ossezia del Sud. Un piccolo Stato, una media provincia italiana. La stima è di 1300 morti. Quasi tutti civili. La Russia ha quindi invaso l’Ossezia con i suoi carri armati e bombardato Tbilisi, la capitale della Georgia. Nel frattempo Putin e Bush si scambiano convenevoli alle Olimpiadi dell’Ipocrisia e l’Unione Europea tace. E’ un’altra guerra che si combatte per l’energia. Dal Kazakistan petrolio e gas potrebbero arrivare in Europa senza passare in territorio russo. La Georgia è armata da Israele e dagli Stati Uniti. Il suo presidente si fa riprendere tra la bandiera nazionale e quella dell’Unione Europea, di cui la Georgia vuol entrare a far parte.
L’Ossezia è un episodio della guerra mondiale per il petrolio iniziata con la prima invasione dell’Iraq nel 1991. Saddam attaccò il Kuwait e Bush padre intervenne. Non per liberarlo, ma per impedire a Saddam di controllare i flussi di petrolio del Golfo Persico. Bush figlio terminò il lavoro con la panzana delle armi di sterminio di massa. Pensate che agli americani interessi il destino degli abitanti del Kuwait o dell’Iraq, quando gli Stati Uniti non hanno mosso un dito per i genocidi del Ruanda e del Darfur?
La Cina compra petrolio dall’Iran, probabilmente lo arma. L’Iran vuole imporre il petrol-euro al posto del petrol-dollaro. Israele minaccia di bombardare l’Iran per la sua politica di sviluppo nucleare. La Cecenia è strategica per gli oleodotti russi. Questo è il motivo dei massacri ceceni e della guerra permanente. Il mondo è diviso in zone d’influenza del petrolio. Dove ci sono pozzi di petrolio c’è una guerra o un’occupazione militare (quasi sempre). Dove è strategico il passaggio di petrolio c’è un conflitto armato (quasi sempre). I G8+1 (la Cina) e -1 (l’Italia) si riuniscono periodicamente per concordare le zone di influenza energetica. Tra loro la guerra non può scoppiare. Fanno massacrare i loro sudditi in guerre minori. Avamposti mascherati che comprano (anche) le loro armi. Business doppio: armi e petrolio.
Beati i popoli senza pozzi di petrolio perché erediteranno la pace.

da: www.beppegrillo.it

Print

Corruzione, l’Economist scudiscia Berlusconi. La sottile linea verde

L’Italia diventa più severa contro i crimini di strada. Ma è ancora indulgente con la corruzione. Gli artiglieri hanno reso sicura Piazza del Duomo a Milano; i paramilitari hanno preso posizione alle porte di S. Giovanni Laterano a Roma; i reggimenti degli Alpini con il caratteristico cappello piumato hanno aiutato la polizia a fare irruzione in un ritrovo abituale all’aria aperta di spacciatori a Torino. L’Italia difficilmente è come la Colombia. Non c’è il benché minimo segnale di un attacco terroristico. Dunque perché quest’atmosfera da emergenza nazionale? Il 4 agosto, il Governo di Silvio Berlusconi, Primo Ministro italiano, ha inviato l’esercito nelle strade per reprimere quella che lui definisce una crisi della sicurezza pubblica. Oltre 3.000 soldati verranno impiegati per assolvere a funzioni di ordine pubblico. La maggior parte prenderà il posto della polizia a guardia dei centri di detenzione per immigrati e di potenziali obiettivi del terrorismo come le ambasciate. Circa 1000 militari pattuglieranno le strade insieme alla polizia. Il Governo afferma che l’esercito rimarrà nelle strade per almeno sei mesi.

Un provvidenziale studio del Censis, un istituto di ricerca, mette in dubbio la premessa del governo secondo cui il crimine sarebbe fuori controllo. Nel 2006 gli omicidi in Italia sono stati meno di quelli registrati in Germania, Francia e Regno Unito; è più probabile essere uccisi a Bruxelles che a Roma.

La percentuale degli omicidi non è uguale a quella dei crimini, comunque. Le cifre fornite dal governo mostrano che il numero complessivo dei reati aumenta del 6-7% ogni anno. Quello che sembra crescere più rapidamente è l’apprensione pubblica. Un altro studio pubblicato il 27 luglio da una fondazione di una compagnia assicurativa, Unipolis, ha scoperto che gli italiani ritengono il crimine la fonte principale della loro insicurezza, e quasi la metà associa i reati con gli stranieri.

Il Governo attribuisce la propria vittoria elettorale di aprile all’impegno di Berlusconi di essere intransigente sul crimine. L’invio delle truppe nelle strade costituisce un messaggio per gli elettori che intende tenere fede a quella promessa. Alcune testimonianze aneddotiche suggeriscono che la maggior parte degli italiani percepisce come rassicurante la presenza dell’esercito. Se questo riuscirà a contenere il crimine è un altro discorso. Il Generale Mario Buscemi, che ha guidato l’ultimo dispiegamento delle forze armate nelle città italiane, per fronteggiare la mafia negli anni ‘90, fa notare che all’epoca disponeva di 20000 uomini solo per la Sicilia. L’attuale operazione, egli dichiara, è “sostanzialmente simbolica”. I soldati non hanno il potere di effettuare arresti, né sono debitamente addestrati ed equipaggiati per condurre operazioni di polizia.

Uno dei timori ampiamente esternati è che la vista dell’esercito potrebbe spaventare i turisti. Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, membro del Polo della Libertà di Berlusconi, ha condotto una lotta serrata per tenere i soldati in divisa fuori dal centro storico. L’Italia forse non è la Colombia, ma potrebbe cominciare ad assomigliarle.

In mezzo a questo melodramma – che comprende “l’emergenza” dei barconi di immigrati provenienti dal Nord Africa e lo sfratto degli zingari – c’è una domanda persistente. Perché il Governo è così intransigente sul crimine e così indulgente con la corruzione? I primi provvedimenti di Berlusconi al governo sono stati la chiusura degli uffici di alte commissioni contro la corruzione e l’approvazione di una legge in base alla quale egli stesso non dovrà rispondere alle accuse di corruzione.

da: http://italiadallestero.info

Print

Rivellino contro Dal Lago e Corriere Veneto

md01.jpg(s.v.) Due staffilate senza esclusione di colpi. La prima contro l’onorevole Manuela Dal Lago, messa sulla graticola dopo che quest’ultima sul Corriere Veneto aveva messo in cattiva luce la consultazione pro o contro il raddoppio del Dal Molin alla periferia nord di Vicenza. Poi un’altra staffilata al Corriere Veneto accusato di non avere dato spazio per le repliche al popolo dei No Base e di avere fatto da scudo allo stesso esponente del Carroccio. È questo in sostanza il contenuto di una nota al vetriolo diramata oggi in tarda mattinata da Emanuele Rivellino, ex consigliere comunale del Carroccio, da mesi attivista del presidio No Dal Molin. Il doppio intervento è riportato integralmente in questo post.

Lettera aperta al direttore del Corriere Veneto
per conoscenza alla città di Vicenza e alle testate giornalistiche nazionali

Il giorno 8 agosto 2008 Il Corriere Veneto, nelle sue pagine vicentine, ha pubblicato una dura presa di posizione di Manuela Dal Lago, deputata leghista e punta di diamante del Carroccio nel consiglio comunale di Vicenza. Al di là degli addebiti della Dal Lago verso Variati, che non ci riguardano, la stessa deputata si è espressa in modo molto pesante nei confronti della consultazione vicentina pro o contro la Ederle bis. Parole che ovviamente hanno tirato in ballo tutto il popolo dei ‘No Base’ al quale appartengo. Così il giorno 8, lette le esternazioni della consigliera leghista, ho acceso il computer e ho scritto una replica per il Corriere Veneto. Dopodiché ho informato la giornalista che si occupa della vicenda, la quale con molta cortesia e professionalità mi ha riferito che il mio intervento sarebbe stato pubblicato solo previa autorizzazione dei suoi superiori. All’oggi di quell’intervento non c’è traccia. Debbo arguire quindi che ai massimi livelli della redazione centrale della testata si è deciso di far calare il silenzio sulla questione, evidentemente perché la signora Dal Lago non deve essere disturbata. Così deve pensare qualche alto papavero del Corriere Veneto, forse perché si rende conto che la parlamentare vicentina sarebbe stata a corto di argomenti in una eventuale contro-replica. Ma non vorrei mai che la materia sia più complessa. Non vorrei mai che quell’attacco a freddo a Variati non abbia nulla a che fare in realtà col Dal Molin. Non vorrei mai che si trattasse di un avvertimento trasversale, di un gioco di sponda. Un gioco che suona più o meno così: stai attento che se non fai le nomine giuste in Aim o le scelte giuste in urbanistica ti atteccheremo dove sei più vulnerabile. Purtroppo Il Corriere del Veneto ha perso una grande occasione per comportarsi da giornale autorevole. Nonostante questo continueremo a leggerlo sperando che chi di dovere impari dai propri errori. Qui di seguito riporto integralmente il testo dell’intervento inviato al quotidiano.

Vicenza, 11-08-2008
Emanuele Rivellino

*** *** ***

L’onorevole leghista Manuela Dal Lago ha perso una grande occasione per tacere. Solo il vuoto pneumatico infatti può essere il corredo delle dichiarazioni del deputato del Carroccio comparse il giorno 8 agosto 2008 sulle pagine del Corriere Veneto. Pianto e riso non sono sufficienti a descrivere il balzano percorso mentale di una sedicente liberale la quale espressamente dice: «Il sindaco di Vicenza Achille Variati è l’unica persona in Italia che crede che la consultazione possa bloccare la base USA… c’è una sentenza del Consiglio di Stato… la materia non è mai stata del consiglio comunale… E se Variati vuole interessarsi di Dal Molin lo faccia sulle cose serie, battendosi per le compensazioni…». Anzitutto farei rilevare alla Dal Lago, la quale strombazza ad ogni pie’ sospinto d’essere figlia d’avvocato, che in Italia, almeno fino a quando i suoi alleati di governo non avranno portato a compimento il vecchio progetto della P2 , ad essere sovrano è il popolo Italiano in tutte le sue espressioni, locali in primis. Fa ridere che una sedicente federalista come la Dal Lago getti alle ortiche le istanze della gente del Nord, che è gente del Nord anche in zona Sant’Antonino. A troppi raduni del Carroccio ho visto la signora Dal Lago riempirsi la cavità orale del famoso slogan ‘paroni a casa nostra’. Evidentemente tale slogan deve averlo ingoiato e digerito durante qualche sagra padana. E poi che cosa significa asserire che la decisione è già stata presa? Se la decisione è sbagliata è sbagliata e basta. I vertici politici della Germania tra il ‘43 ed il ‘44 avevano già deciso per la soluzione finale. Se estendo il ragionamento della Dal Lago arguisco quindi che lei non si sarebbe mai opposta alla costruzione dei lager nazisti, sempre in ossequio al principio gerarchico dell’autorità statuale, che fa dell’onorevole leghista un paladino dello stato etico hegeliano piuttosto che della liberal-democrazia occidentale.

Ma la faccia tosta dell’onorevole raggiunge vertici siderali quando si intima a Variati di occuparsi delle compensazioni. Ma come, era stato il consiglio comunale di centrodestra due anni fa a condizionare il sì alla base alla presenza certa di compensazioni multimilionarie, vedi tangenziale. In quel consiglio comunale il capogruppo del Carroccio, se non sbaglio era tale Dal Lago Manuela. Si tratta di omonimia? E perché ora i cani da compagnia dell’amministrazione americana che siedono a Montecitorio o a palazzo Madama non fanno il diavolo a quattro per ottenere quanto (per finta?) promesso dalgli Usa e dal governo della Cdl nel lontano 2006? E la cosa diventa ridicola, facendo assomigliare l’agone politico italiano ad una sputacchiera, se si va a vedere chi riveste il ruolo di presidente della commissione esteri del Senato. Sì è lui! Il leghista Stefano Stefani, cantore di rutti tedeschi e altre gassose amenità. Ma dannazione, perché Stefani non è in prima linea affinché il governo di Silvio Berlusconi non ottenga da Bush e soci quanto pattuito? Ma Stefani e la Dal Lago si parlano quando sono nella capitale o sono impegnati ad imbolsirsi nei tanto (un tempo) vituperati salotti romani? Per questo motivo la Dal Lago doveva tacere. Avrebbe dato all’opinione pubblica una possibilità in meno di capire l’essenza di certi ‘capetti’ leghisti: politicamente sbruffoni, digiuni di diritto costituzionale, digiuni di fondamentali democratici, digiuni di buona educazione, digiuni di memoria storica anche a breve termine, digiuni di reali ambizioni federaliste; ma satolli di ‘ossi de mascio’ e di mediocri deliri di onnipotenza. Cara Dal Lago i veri leghisti sono fuggiti dai salotti padano-romani. I veri leghisti oggi sono sulle barricate della Val di Susa, nella battaglia contro l’inceneritore di Verona, impegnati nella lotta contro le leggi ad personam. E anche al presidio di strada Sant’Antonino.

Emanuele Rivellino ex consigliere comunale della Lega Nord
Vicenza, 8 agosto 2008

Print

Ordinanze e puttane

rihanna8march2008.jpg

Oggi ho deciso di andare in discoteca, vorrei vestirmi in modo molto grintoso. Poiché sono una fan sfegatata di Rihanna ho deciso che mi vestirò come la mia popstar preferita, sì proprio come nella foto. Gnocca da paura vero? Ma con la nuova ordinanza anti-lucciole del sindaco Achille Variati però rischio qualcosa, devo stare attenta. Sì perché stando a quello che si legge sulla stampa non si possono indossare vestiti che offendono il comune senso del pudore. Beh una microgonna di Dolce e Gabbana mette ugualmente in vista il fondoschiena di tutte coloro che la indossano, basta guardare le ragazze che escono dal Villa Bonin per esempio. Ora delle due l’una; o sono tutte zoccole (cosa non improbabile) oppure c’è qualcosa di strano nel lasciare giudicare ad un vigile urbano che cosa sia pro o contro il comune senso del pudore. E cito testualmente l’ordinanza. In pratica se vado così vestita a Villa Bonin molto probabilmente rimorchierò più di qualcuno, sicuramente dotato di almeno una Bmw sotto il culo. Se vestita così vado invece a mangiare un kebab lungo viale Verona la municipale mi carica su come una puttana di strada. Professione per molte disgraziate, indigesta, e che rende le poverette, quando sono obbligate, delle vere e proprie schiave. Ma di bloccare la tratta delle schiave però non se ne parla. Eppure loro sono lì. Sui marciapiedi. Basterebbere mandare un agente provocatore. Basterebbe seguirle, basterebbe intercettare i loro telefoni per risalire agli sfruttatori. Forse però si scoprirebbe che a tirare le fila ci sono degli insospettabili, rumeni, croati, italiani: affermati professionisti in contatto con le organizzazioni mafiose. Uomini senza scrupoli pronti a lavare il denaro sporco. Ecco perché la polizia e i carabinieri non si spingono mai oltre il Rubicone. Più in là ci sono i soldi e il potere, ma quelli veri, quelli che contano. Molto meglio prendersela con le puttane di strada e i vestiti scosciati esibiti lungo la Statale 11. Di sicuro qualche titolo sul giornale arriverà. Mentre le veline, le vippine, le trendyne, insomma le puttane con la patente fashion quelle non si mettono in discussione. Quelle hanno l’emblema di Ricci e Striscia la Notizia. Quelle sono un specie protetta. Terreno di caccia per imprenditori di provincia, maxi-evasori, politici dalla riga bianca facile e dal deretano ben frequentato.

Silvia Venturini

Print
Asso di picche
                  Rubrica di Alessio Mannino                                          


LEGGI LA RUBRICA

Cerca
Calendario
agosto: 2008
L M M G V S D
« lug   set »
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031
Archivio