Archivio di giugno 2008

Crepa Italia

La stampa di oggi riportava le dichiarazioni del premier Silvio Berlusconi riguardo il penoso malessere che, poverino, lo affligge in questa tormentata attesa di rinvii a giudizio e sentenze giudiziarie: “ho barche sulle quali non ho quasi mai messo piede, case che ho visto una volta sola, una famiglia che si gode la vita. Sono l’unico costretto a non avere tempo libero” (Corriere della Sera).
Intanto un ramo del parlamento ha approvato l’ignobile legge che rende immune lui e le più alte cariche dello Stato dalle indagini della magistratura (ignobile non perchè sia tale l’istituto dell’immunità in sè, ragionevole e necessario quando il potere politico poteva essere messo sotto ricatto da giudici asserviti al governo, roba dell’Ottocento; ignobile e inaudita perchè fatta su misura per salvare Silvio dai suoi guai di disinvolto imprenditore, lui che ora vorrebbe asservire le toghe all’esecutivo separando le carriere).

È in ballo un’altra, vergognosa legge-bavaglio contro le intercettazioni, fatta apposta per nascondere i traffici da consorteria e da bordello che allignano copiosi nelle foresterie di potenti, e che va a genio a quella classe, irresponsabilizzata e predonesca, di banchieri e uomini d’affari che lucrano, manovrano e inciuciano coi “rappresentanti del popolo”, servendosene come paggi di un potere senza controllo. Si profila una sospensiva dei processi che, in un colpo solo, mette uno sfacciato frego alle tonnellate di retorica sulla “sicurezza” che ci hanno propinato in tutte le salse, mai includendovi quei reati come la corruzione, gli abusi e le scelleratezze dei colletti bianchi non meno odiosi di scippi, furti, rapine e immigrazione clandestina di criminali comuni e stranieri dipinti come emergenza sociale (e Silvio, come prima di lui quello statista al caviale di Giuliano Amato, va ossequioso da Gheddafi a sborsare altri soldi che il Colonnello libico s’intasca senza diminuire di un sol uomo gli sbarchi sulle nostre coste). Il dipendente della congrega bancaria internazionale, l’integerrimo presidente di Bankitalia Mario Draghi, continua senza sosta a sommergerci d’inviti alla crescita economica spiegando gli effetti nefasti della crisi dei mutui Usa, omettendo però di dirci che quella crisi e il marasma finanziario in cui perennemente viviamo sono il frutto purissimo delle scelte fatte da lui e dai suoi colleghi di Francoforte, Washigton e Pechino.

Il capo dello Stato Giorgio Napolitano, bontà sua, “si preoccupa” della “mancanza di dialogo” nel Paese. Ma quale dialogo, dio buono, quando nella penisola si moltiplicano le rivolte contro basi Usa, inceneritori, grandi opere devastatrici, Gomorre, abusivismi palazzinari, specchiati professionisti che fanno affari sulla pelle della gente (letteralmente: lo scandalo della clinica Santa Rita di Milano è l’ultimo della serie), interi pezzi della società civile lottizzati da camorre private e partitiche, fino allo sfascio generalizzato di un senso comune velinaro e puttaniere che produce giovani la cui massima aspirazione è un posto da tronista in televisione. Ci spremono perchè il petrolio sale. Ci rimproverano, neanche tanto velatamente, con servizi televisivi e articoli di giornale in cui gridano al declino perchè non riempiamo gli alberghi, non facciamo man bassa nei supermercati, non consumiamo abbastanza, non facciamo girare l’economia. Ci pisciano in testa ogni santo giorno blaterando di pace, democrazia universale, diritti del cittadino, nuovo ordine globale, Europa dei consumatori, deserto dei valori, sviluppo dei paesi poveri, libertà d’informazione, rispetto della natura e tutto il caravanserraglio di buonismi e ipocrisie che sono un modo per occupare la scena affogandoci di parole al vento. Questa è l’Italia. Questo è il mondo in cui siamo avviluppati e che ogni persona sana di mente non può sentire come proprio. Questo è l’iceberg di un disagio profondo e capillare di cui a bagliori intermittenti ogni povero cristo si rende conto ma contro cui ci sentiamo impotenti. E questo è l’ennesimo articolo che scrivo con la penna intinta in una stanca e sudata indignazione. Gl’Italiani si meritano tutto questo. Così come i loro simili di un pianeta plasmato tutto sull’unico modello con l’unico ordine di massa “taci, lavora e non pensare”. Il senso è morto. Non resta che il sesso, il gossip, i soldi e il miraggio della vita facile. Sapete che vi dico? Crepa, Italia.

Alessio Mannino
da: www.movimentozero.org/mz

Grane giudiziarie per Huellweck

Segnalo e riporto qui di seguito un articolo interessante di Ivano Tolettini pubblicato oggi da Il Giornale di Vicenza.

Quando nel primo pomeriggio la polizia tributaria consegna l’avviso di garanzia all’ex sindaco Hüllweck come nono indagato del caso Aim la notizia è di dominio pubblico da ore. E non certo perché ci sia stata la fuga di notizie dagli ambienti giudiziari. È il palazzo della politica che rumoreggia dopo che Hüllweck, uomo trasparente e sulle spine, ha informato gli amici della telefonata ricevuta dagli inquirenti a metà mattinata che gli annunciavano di dovergli consegnare qualcosa e in un men che non si dica la “soffiata” è circolata.
Il procuratore Salvarani e il sostituto Falcone ipotizzano che l’ex primo cittadino abbia favorito il Comune a danno di Aim, i cui conti negli ultimi due anni non sono stati positivi, ordinando di trasferire in maniera irregolare alcuni milioni di euro al municipio. Una tesi, questa, che il legale di Hùllweck Lorena Puccetti dello studio Ambrosetti definisce infondata e appoggiata sulle sabbie mobili.
A non pensarla così, invece, sono i finanzieri del tenente colonnello Gianquinto che per mesi hanno analizzato vari filoni d’inchiesta che vedono indagati da una parte per truffa, false comunicazioni sociali e falso in bilancio l’ex presidente di Aim Giuseppe Rossi e i sei componenti del Cda Silvio Fortuna, Renato Bertelle, Sandro Bordin, Bruno Carta, Alessandro Moscatelli e Giuliano Tricarico, e dall’altra il geometra Carlo Valle per essere riuscito a vendere ad Aim grazie ai buoni uffici di Rossi (e alla tenuta di Scansano) la piattaforma di Servizi Costieri per 5,5 milioni di euro. Il coinvolgimento di Hüllweck è articolato perchè la procura ritiene che abbia violato le regole della contabilità degli enti pubblici sul trasferimento di soldi da una tasca pubblica all’altra. Può essere così? La questione è sì tecnica ed ha inevitabili risvolti amministrativi-politici. La premessa è che il sindaco di Vicenza è il proprietario di Aim come socio unico. Ma l’accusa sostiene che dopo che il Consiglio comunale ha incaricato una commissione di controllare l’andamento di Aim, Hüllweck non le avrebbe fornito gli strumenti per eseguire un adeguato controllo del Cda. Inoltre, l’ex sindaco avrebbe imposto all’assessore Maggadino, delegato ai rapporti con le società controllate, di non raccogliere informazioni su Aim e sulle scelte strategiche, così come sui progetti di aggregazione con altre società pubbliche o private. L’assunto delle fiamme gialle è che Hüllweck avrebbe accentrato su di sè ogni potere di controllo aumentando in maniera arbitraria per il biennio 2002-2003 gli importi dovuti da Aim per i servizi di depurazione, fognatura, gas e altro ancora per recuperare i soldi che non erano entrati sotto forma di bollette elettriche. Lo stesso sarebbe successo nel 2004 e nel 2007 quando il sindaco avrebbe preteso ingenti somme pur conoscendo la situazione di indebitamento della società. Così avrebbe imposto all’amministratore unico Zanguio il riconoscimento di un trasferimento di 1,4 milioni di euro senza considerare che questa somma sarebbe stata versata una volta per tutte nel settembre 2007.
Inoltre, anzichè rimborsare le perdite del settore trasporti, come sarebbe stato concordato, il Comune avrebbe prorogato di 3 anni la concessione del servizio di sosta facendo lievitare da 214 mila a 1,230 milioni il corrispettivo annuo. Per questo Hüllweck avrebbe violato le norme amministrative aumentando i trasferimenti in base alle esigenze del bilancio comunale trascurando quelle di Aim che era in difficoltà finanziarie. Di qui il presunto vantaggio illegittimo arrecato al Comune ai danni della società controllata. Fin qui la ricostruzione della procura, che, a onor del vero, non ha molti precedenti giudiziari perchè Hüllweck quando decideva era supportato da organi tecnici che approvavano il suo operato e i soldi rimanevano in ambito comunale. I soldi di Aim il Comune, dunque l’indagato Hüllweck, li ha usati per iniziative collettive su mandato popolare che altrimenti non ci sarebbero state oppure per finanziarle avrebbe dovuto andare in prestito pagando gli interessi.
Per la difesa di Hüllweck non solo non c’è stato alcun abuso d’ufficio, ma un uso legittimo delle risorse pubbliche rimaste sempre in casa.

Ivano Tolettini

da: www.ilgiornaledivicenza.it 

Gli spettri secondo D’Avanzo

Berlusconi andrà fino in fondo senza curarsi degli inviti del Capo dello Stato a trovare in Parlamento soluzioni condivise – almeno per materie come la sicurezza e la giustizia. Non si attarderà ad ascoltare le perplessità del suo alleato (la Lega). Non presterà alcuna attenzione alle sollecitazioni di un’opposizione moderata e ragionevole (Udc, Pd). Non stringerà la mano tesa di una magistratura che, stanca di guerra, vuole almeno tutelare – in questa temperie – una decente funzionalità dell’amministrazione giudiziaria, un’accettabile efficacia del processo penale, la concretezza della pena. Venisse giù il cielo, Berlusconi andrà fino in fondo per due ragioni che sono indivisibili nella indefinitezza che ha sempre separato il suo privato dalla responsabilità pubblica che (legittimamente) interpreta. Deve proteggersi da un presente penale e rimuovere ogni incognita dal futuro. La sua urgenza personale (non essere processato) è diventata pubblica necessità come la diffusa percezione d’insicurezza, come la crisi della “monnezza” a Napoli. Oscurità che chiedono di essere rimosse presto, con un’immediata decisione, rapida come un lampo di luce, anche a costo di violare lo Stato di diritto – anche in quest’occasione, come nelle altre – di separare lo Stato dal diritto. Diventata estrema e improrogabile la necessità di fermare il suo processo e di scongiurare la possibilità che ce ne siano in futuro, vengono congelati per un anno i processi per i reati commessi fino al 30 giugno del 2002, in attesa di approvare un nuovo “lodo” immunitario. Berlusconi è imputato di corruzione in atti giudiziari. È un reato rarissimo, in Italia. Si celebrano meno di due processi all’anno per quel delitto. È questa trascurabile presenza statistica che rende indispensabile fermare per un anno migliaia di processi per i più diversi reati. La decisione paralizza una macchina giudiziaria già inceppata e caccia l’esecutivo in una contraddizione irrisolvibile e irragionevole, se ci fosse ancora spazio per la ragione. Da un lato, definisce un catalogo di reati di grave allarme sociale e ne irrobustisce le pene; dall’altra, per gli stessi reati (stupro, usura, traffico di rifiuti, sfruttamento della prostituzione, omicidio colposo per i pirati della strada…) li dice irrilevanti, marginali e dappoco fino allo spartiacque del 30 giugno 2002. In nome di una personale sicurezza e impunità, il capo del governo accetta di mettere in tensione la sicurezza di tutti. Racconta di voler rendere più sicuro il Paese e lo rende disarmato. Chiede alla magistratura di fronteggiare le minacce diffuse e l’azzoppa irrimediabilmente. Il metodo può apparire incoerente per il senso comune, per la più fragile delle decenze istituzionali. È, al contrario, ragionevolissimo per un esecutivo e una maggioranza iperpersonalizzati che presentano il premier come un sovrano, come il solo salvatore capace di risolvere i problemi del Paese, il solo uomo in cui la maggior parte degli italiani ha “fiducia”. Salvare da ogni controllo di legalità Berlusconi, trasformato in icona e pietra angolare del sistema; proteggere il suo potere e – con esso – la possibilità stessa di una “decisione” libera dai consueti legacci o dai “costituzionali” contrappesi vuol dire – in questo nuovo, artificioso stato di necessità – tutelare non Berlusconi, ma il governo del Paese, la sola via d’uscita dalle molte crisi che lo affliggono. In questo slittamento di significato dal privato al pubblico, dalle ragioni di uno alle necessità di tutti, si deve cogliere uno dei segni distintivi di questa stagione politica. Bisogna cominciare a fare i conti con gli esiti. Occorre iniziare a cogliere, dietro la retorica berlusconiana, le tecniche che la sostengono. È necessario prendere atto, oggi e innanzitutto, dello svuotamento funzionale del potere del Parlamento. C’erano molte ragioni per una valutazione attenta del Senato dei pericoli, contraddizioni e debolezze del provvedimento con forza di legge approvato dal governo. Le circostanze aggravanti da infliggere a chi “si trova illegalmente sul territorio nazionale” rispettano il dettato costituzionale o danno vita a un doppio binario di giudizio per il cittadino italiano e lo straniero? La sospensione incondizionata dei processi migliora davvero il “servizio giustizia” nell’interesse del cittadino – sia esso imputato o vittima – o ne pregiudica in modo grave il lavoro? Un’immunità che garantisca le alte cariche dello Stato deve davvero passare attraverso lo strappo violento del precetto che rende tutti uguali davanti alla legge? C’era anche “materia” politica e istituzionale da sorvegliare dopo le aperture della Lega, le proposte di Udc e Partito democratico, le prudenti riflessioni dell’Associazione nazionale magistrati. Il Senato (e alla Camera non andrà in modo diverso) si è mostrato del tutto indifferente a ogni questione; disinteressato a ogni distinzione tra utile e dannoso, necessario e arbitrario, giusto e ingiusto; neutrale anche rispetto ai valori costituzionali interpellati dal decreto del governo e dagli emendamenti imposti dal presidente del Consiglio. Affiora un metodo. Il Parlamento (un Parlamento non di eletti, ma di “nominati”) rinuncia a elaborare “politiche”, le subisce. Non le discute, le approva a occhi chiusi consegnandosi, come fosse un involucro vuoto, a una impotente autoemarginazione. Libera dalla presenza del potere legislativo, la retorica “anti-sistema” di Berlusconi potrà muoversi senza ostacoli – se quel che si è visto finora è soltanto un saggio del futuro della legislatura – lungo i confini disegnati dalle tre strategie finora messe in campo. Istituzionale: coinvolge il capo dello Stato nelle sue iniziative, salvo imbrogliarlo nel merito; mima il dialogo con le opposizioni, salvo affondarlo secondo convenienza. Extra-istituzionale: con una comunicazione manipolata e sovrattono, abusa della “fiducia” che il Paese gli concede a piene mani per compilare un’agenda di governo che ne trascura i problemi più autentici. Anti-istituzionale: aggredisce con sistematicità le istituzioni di controllo, subito la magistratura. È un’agevole previsione credere che molto presto toccherà all’informazione.

Beppe D’Avanzo

da: www.repubblica.it del 25 giugno 2008

Costa nel mirino del presidio

«Il commissario Costa si è sempre presentato come una persona di garanzia; ci sembra strano che, ora che il Tar impone il blocco dei lavori al Dal Molin, non si impegni per il rispetto della legalità»; a dichiararlo sono stati Cinzia Bottene, consigliera comunale di Vicenza Libera – No Dal Molin, e Olol Jackson del Presidio Permanente. «In un intervista – continuano i due – il commissario Costa, tramite una dichiarazione diramata dal ufficio stampa, dichiara che i lavori propedeutici alla nuova installazione militare non si fermeranno; ma il Tar inibisce “nei confronti di chicchessia l’inizio di ogni attività diretta a realizzare l’intervento”. Di fatto, con le sue parole, il commissario Costa si pone in una situazione di palese illegalità». La consigliera comunale Cinzia Bottene ha immediatamente consegnato una segnalazione al Sindaco di Vicenza, responsabile legalmente del rispetto della sentenza del Tar. Nei giorni scorsi il Presidio Permanente aveva chiesto le dimissioni di Costa, accusato di aver mentito alla cittadinanza e di aver nascosto le irregolarità del progetto statunitense. «Vigileremo sul rispetto della sentenza – ha concluso Jackson. Per quel che ci riguarda non una zolla di terra deve essere toccata».

Vicenza, 25 giugno 2008

da: www.nodalmolin.it

Stampa estera, figuraccia italiana

Stampa straniera, premier italico

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Un lettore ci segnala gentilmente un post scritto sul suo blog (interessanti entrambi). Tanto per cambiare si parla ancora di Silvio Berlusconi e di come la stampa straniera lo stia letteralmente facendo a pezzi (e con lui pure noi). Ancora grazie ad Alessio ed al suo blog Alessio in Asia che consiglio di visitare.

Stampa tedesca, premier italiano

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«Il solito vecchio Berlusconi». Titola così ieri la tedesca Suddeutsche Zeitung in un lungo articolo firmato da Stefan Ulrich. Il quotidiano di Monaco di Baviera è uno dei più prestigiosi in Europa e non credo si possa tacciare di condotta giustizialista o comunista (è pur sempre il giornale della città della Bmw). Ma si occupa del nostro premier con un titolo che letto in Tedesco ci gela: «Ganz der alte Berlusconi». Facile indovinare che Ulrich si occupa delle ultime novità della politica italiana che in Tedesco fanno rima con le grane giudiziare del premier Silvio Berlusconi, guarda caso. Cito letteralmente alcuni passaggi del pezzo «… mentre Berlusconi si rende responsabile di una nuova era glaciale della politica, egli ingaggia nuovamente la sua battaglia contro la giustizia… In parlamento egli vuole fare approvare una norma che lo libera dai suoi personali guai giudiziari». Sempre Ulrich poi descrive Berlusconi impegnato a strigliare i magistrati definiti dallo stesso cavaliere «di estrema sinistra» accusati di istruire processi «fittizi». Ma non è finita. Per la Suddeutsche Berlusconi ha messo in piedi una iniziativa «contro la giustizia» tesa a fornirgli quella «immunità  che mai sarebbe ben accetta in qualsiasi democrazia occidentale».  Ecco, abitando a Vicenza io faccio prima ad andare a Monaco di Baviera che a Roma o a Napoli. Forse sono un po’ più fortunato di altri perché abito un po’ più vicino all’Europa. Ma perché una volta lì io devo correre il rischio di venire additato come il cittadino di una repubblica delle banane? Perché è questo il senso, e a ragione, del pezzo di Ulrich. Ovviamente non so quanto questo articolo pubblicato dalla stampa tedesca farà parlare in Italia. Mi aspetterei lo stesso clamore che ha suscitato il servizio pubblicato dal Financial Times e che i media italiani, specie quelli di Berlusconi hanno ripreso con grande risalto. Se ciò non avvenisse, paradossalmente, significherebbe che le conclusioni di Ulrich sono scontate, che il pezzo non fa notizia perché è il cane che ha morso l’uomo e non il contrario. E allora significa che veramente l’Italia è avviata sul viale delle banane e del tramonto. Faccio solo notare il tenore dell’articolo della Suddeutsche per confrontarlo con quello dei maggiori quotidiani nostrani. Ancora meglio sarebbe raffrontare il servizio di Ulrich con il corsivo di Bruno Vespa, decano del giornalismo all’italiana. Amen.

Marco Milioni

Senato romano

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Pochi minuti fa il senato ha detto sì alla norma salva Berlusconi, quella che gli consentirà, per intenderci, di rinviare il processo Mills a Milano. Processo che vede il premier Silvio Berlusconi indagato per corruzione in atti giudiziari. L’iter non è finito, manca un altro passaggio alla camera dei deputati, ma il senso del provvedimento è arcinoto. Tra i motivi per i quali siamo arrivati sino a questo punto c’è anche il comportamento del centrosinistra, che a parole osteggia il premier quando calpesta le basi della democrazia, mentre in realtà con Mr. B. inciucia e come. Volete una pezza d’appoggio (citando i fatti) per questa tesi? Basta leggere un illuminante pezzo di Marco Travaglio pubblicato oggi sul sito www.voglioscendere.it

Sicurezza

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Comunque la si calcoli la contabilità sulla Sicurezza non torna mai. In Italia ci sono 600 omicidi l’anno, più o meno quanti nella sola città di Los Angeles. Eppure la sensazione diffusa è l’assedio, il campo di battaglia, la perpetua notte dei morti viventi che ci aspetta al di là della soglia di casa, appena oltrepassate le telecamere che ci sorvegliano e ci proteggono. Il volto del sindaco Letizia Moratti, prosciugato dalla tensione, non fa che confermare l’allarme. Non bastano più i 100 mila poliziotti, né i 100 mila carabinieri. Ci vuole l’esercito: 2.500 ragazzi ben armati. Da distribuire come? Uno ogni 3 comuni (che sono 8 mila)?  Ma allora perché non arruolarne 25 mila? Eppure. Se è davvero la sicurezza a ossessionarci, come mai non altrettanta attenzione è dedicata a quella sul lavoro? Nelle fabbriche e nei cantieri si muore più del doppio, 1300 salme l’anno, con fiammate anche spettacolari, come l’anno scorso alla Thyssen e l’altra settimana a Catania, con i telegiornali che lacrimano e i politici che portano i fiori della solidarietà e dell’indignazione da prima serata. Come mai il ministro Ignazio La Russa non ha ancora proposto l’impiego dei Bersaglieri a vigilanza dei cantieri? O quello dei Lagunari per stanare i reclutatori di manodopera clandestina? Gli operai liquidati per asfissia valgono meno di un tabaccaio ucciso per rapina? E la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta? Perchè ci spaventano meno dei nomadi che lavano vetri, chiedono l’elemosina, rubano qualche portafoglio? E perché non ci allarma, ma anzi incassa consensi crescenti, un governo che organizza leggi contro i magistrati, dimezza i tempi delle prescrizioni, allestisce trappole contro le intercettazioni? Dovrebbero essere le incongruenze (e la potenza della propaganda) a farci un po’ di paura.

Pino Corrias

da: Vanity Fair del 19 giugno 2008

www.voglioscendere.it

Il baratro dietro l’angolo

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(m.m.) C’è qualcosa che non mi piace nell’aria. Anzi secondo me tira una brutta aria. Il caso ‘intercettazioni’ è solo un piccolo antipasto. La situaizone sta scivolando via. Dietro l’angolo c’è una deriva autoritaria. E Berlusconi non è il colpevole ma solo il tassello più visibile. Clicca qui per leggere per intero il mio post pubblicato su www.movimentozero.org/mz.

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