Archive del 30 maggio 2008
La selva delle leggi
Dio sa quanto bisogno c’è di disboscare la selva imbrogliatissima di norme dal nostro come dicono i tecnici ordinamento (ci vuole coraggio per chiamare così il disordine o forse è solo ironia travestita). Sì, perché il nostro è un paese che ha un singolare primato quello di vantare il parco leggi più grande d’Europa, calcolato per difetto intorno alle 250mila disposizioni. Più leggi che trattano lo stesso argomento, l’una all’insaputa dell’altra e spesso in contrasto tra loro, ciascuna pretendendo l’esclusiva, accampando chi titoli di priorità, chi la specialità, il riordino o la sostituzione e via elencando. Perciò quanta confusione! Quante discussioni tra gli addetti ai lavori, operatori, funzionari, giudici, avvocati; che se non è facile metterli tutti d’accordo non si può dire che la colpa sia tutta loro; il fatto è che le troppe leggi (pensate che soccorrono ancora i principi dell’antico diritto romano) si prestano a interpretazioni divergenti perfino opposte perché se una legge dice sì e l’altra sullo stesso terreno dice no, quale potrà essere la soluzione giusta e condivisa? Buona dunque la trovata del nuovo governo che per rispondere ad un’esigenza largamente invocata ha previsto il ministero della semplificazione delle leggi. Solo che alla prova dei fatti e proprio nel primo giorno di attività, con il pacchetto sicurezza lo stesso governo ha approvato, udite, un decreto legge, due disegni di legge e tre decreti delegati, tutti sulla sicurezza. Non vi sembrano troppi? Ed ancora ripetendo il vizio di tutti i governi anche questo introduce nuove leggi da sventolare come bandiere da propaganda, incurante sia del numero che della qualità del prodotto. In faccia alla semplificazione e ad ogni buona tecnica legislativa che richiedono invece l’utilizzo dei materiali esistenti, se del caso il loro aggiornamento e sempre il coordinamento con le nuove disposizioni. Contro la regola del niente spreco di norme che per esperienza rende un cattivo servizio alla collettività in termini di ritorno. Perché una ridondante e già per questo negativa normazione crea incertezze nell’individuazione precisa del precetto e non poche perplessità circa le conseguenze in caso di inosservanza. Troppo diritto nessun diritto; l’inflazione normativa genera ingorghi e intasamenti nei meccanismi di funzionamento dello stato: forze di polizia, tribunali, carceri e istituzioni collaterali. Per un buon governo non sono né il numero di leggi, né la previsione di nuovi reati, né gli aumenti di pena che cambiano o migliorano la vita. Fanno sorridere quei nuovi interventi normativi urlati alla Tv all’indomani di fatti con forte impatto sull’opinione pubblica. Quello che conta veramente non è avanzare e neppure approvare altre leggi che creano solo confusione e tanta disapplicazione, ma il ripristino della legalità. In una parola il ritorno dello stato ai compiti di applicazione quotidiana della legge meno appariscenti ma più utili anche se meno remunerativi nel breve per la politica. Di questo ora ha bisogno il cittadino che lo stato ritorni a fare lo stato non solo nelle sedi politiche o alla Tv ma e soprattutto nelle scuole, negli uffici, nei tribunali, nei trasporti, sulle strade, tutti i giorni. Questo è lo stato dei cittadini.
Giovanni Bertacche
Berlusconi e il cervello
Ricevo e pubblico integralmente.
È entrato in carica il nuovo governo Berlusconi con il suo stuolo di servi e di lacché, alcuni dei quali in forte odore di collusione o amicizia con la mafia (vedi Schifani e altri) e con qualche leghista. Berlusconi e il suo governo hanno subito affrontato l’emergenza dei rifiuti in Campania e il tema dell’immigrazione clandestina. Subito è scoppiato il clamore sulla decisione di introdurre il reato di immigrazione clandestina da parte della sinistra e a livello europeo (nonostante tale reato sia già previsto dal codice penale francese e tedesco). Berlusconi ha però subito pensato anche di salvare Rete4 e il suo più fido lacchè Emilio Fido (scusate, Emilio Fede), il portavoce della bella italietta berlusconiana patinata e artefatta, dove tutto va sempre bene e dove i conflitti di interessi sono soltanto una invenzione! Povero Berlusconi! Se Emilio Fede dovesse andare sul satellite, come aveva già decretato l’Unione Europea, chi continuerà a lobotomizzare i cervelli già lesi da anni di stupidaggini e di falsità? Come faremo senza le buffonate per cerebrolesi di “Lucignolo, Amici, Il grande Fratello” e soprattutto senza Emilio Fede, che loda ogni sera il suo Dio, l’unto dal Signore che, grazie al suo stalliere mafioso Mangano, ha fatto i suoi intrallazzi e sperperato denaro pubblico a iosa? Come faremo senza uno che offende giornalisti e politici come Travaglio e Di Pietro, che grida al complotto delle sinistre e dice che tutti ce l’hanno con lui e con il suo padrone? Come faremo senza uno che è stato graziato da Berlusconi, visto che era pieno di debiti fino al collo, il quale lo ha poi usato come suo portavoce mediatico? Staremo benissimo! È ora che cominci il vero giornalismo dei fatti supportati dalle prove, come quello di Travaglio, e non delle buffonate scritte per compiacere il potere politico (come quelle dell’Insetto Scoppiettante Vespa!). È ora che la finiamo di salvare Rete4 e di finirla con il monopolio televisivo e le puttanate propinate dai servitori di Testa d’Asfalto. Viva Grillo, la libertà d’informazione e la democrazia! Abbasso i programmi quotidiani di lobotomizzazione pubblica di Rai e Mediaset! Cittadini italiani, svegliatevi dal torpore e spegnete il televisore! Cominciate a fare delle sane letture, tipo Travaglio, Saviano, Stella; guardate come i governi berlusconiani precedenti ci hanno ridotto. Finitela di farvi rincoglionire il cervello!
Raf Perugini