Archivio di maggio 2008

La selva delle leggi

Dio sa quanto bisogno c’è di disboscare la selva imbrogliatissima di norme dal nostro come dicono i tecnici ordinamento (ci vuole coraggio per chiamare così il disordine o forse è solo ironia travestita). Sì, perché il nostro è un paese che ha un singolare primato quello di vantare il parco leggi più grande d’Europa, calcolato per difetto intorno alle 250mila disposizioni. Più leggi che trattano lo stesso argomento, l’una all’insaputa dell’altra e spesso in contrasto tra loro, ciascuna pretendendo l’esclusiva, accampando chi titoli di priorità, chi la specialità, il riordino o la sostituzione e via elencando. Perciò quanta confusione! Quante discussioni tra gli addetti ai lavori, operatori, funzionari, giudici, avvocati; che se non è facile metterli tutti d’accordo non si può dire che la colpa sia tutta loro; il fatto è che le troppe leggi (pensate che soccorrono ancora i principi dell’antico diritto romano) si prestano a interpretazioni divergenti perfino opposte perché se una legge dice sì e l’altra sullo stesso terreno dice no, quale potrà essere la soluzione giusta e condivisa? Buona dunque la trovata del nuovo governo che per rispondere ad un’esigenza largamente invocata ha previsto il ministero della semplificazione delle leggi. Solo che alla prova dei fatti e proprio nel primo giorno di attività, con il pacchetto sicurezza lo stesso governo ha approvato, udite, un decreto legge, due disegni di legge e tre decreti delegati, tutti sulla sicurezza. Non vi sembrano troppi? Ed ancora ripetendo il vizio di tutti i governi anche questo introduce nuove leggi da sventolare come bandiere da propaganda, incurante sia del numero che della qualità del prodotto. In faccia alla semplificazione e ad ogni buona tecnica legislativa che richiedono invece l’utilizzo dei materiali esistenti, se del caso il loro aggiornamento e sempre il coordinamento con le nuove disposizioni. Contro la regola del niente spreco di norme che per esperienza rende un cattivo servizio alla collettività in termini di ritorno. Perché una ridondante e già per questo negativa normazione crea incertezze nell’individuazione precisa del precetto e non poche perplessità circa le conseguenze in caso di inosservanza. Troppo diritto nessun diritto; l’inflazione normativa genera ingorghi e intasamenti nei meccanismi di funzionamento dello stato: forze di polizia, tribunali, carceri e istituzioni collaterali. Per un buon governo non sono né il numero di leggi, né la previsione di nuovi reati, né gli aumenti di pena che cambiano o migliorano la vita. Fanno sorridere quei nuovi interventi normativi urlati alla Tv all’indomani di fatti con forte impatto sull’opinione pubblica. Quello che conta veramente non è avanzare e neppure approvare altre leggi che creano solo confusione e tanta disapplicazione, ma il ripristino della legalità. In una parola il ritorno dello stato ai compiti di applicazione quotidiana della legge meno appariscenti ma più utili anche se meno remunerativi nel breve per la politica. Di questo ora ha bisogno il cittadino che lo stato ritorni a fare lo stato non solo nelle sedi politiche o alla Tv ma e soprattutto nelle scuole, negli uffici, nei tribunali, nei trasporti, sulle strade, tutti i giorni. Questo è lo stato dei cittadini.

Giovanni Bertacche

Berlusconi e il cervello

Ricevo e pubblico integralmente. 

È entrato in carica il nuovo governo Berlusconi con il suo stuolo di servi e di lacché, alcuni dei quali in forte odore di collusione o amicizia con la mafia (vedi Schifani e altri) e con qualche leghista. Berlusconi e il suo governo hanno subito affrontato l’emergenza dei rifiuti in Campania e il tema dell’immigrazione clandestina. Subito è scoppiato il clamore sulla decisione di introdurre il reato di immigrazione clandestina da parte della sinistra e a livello europeo (nonostante tale reato sia già previsto dal codice penale francese e tedesco). Berlusconi ha però subito pensato anche di salvare Rete4 e il suo più fido lacchè Emilio Fido (scusate, Emilio Fede), il portavoce della bella italietta berlusconiana patinata e artefatta, dove tutto va sempre bene e dove i conflitti di interessi sono soltanto una invenzione! Povero Berlusconi! Se Emilio Fede dovesse andare sul satellite, come aveva già decretato l’Unione Europea, chi continuerà a lobotomizzare i cervelli già lesi da anni di stupidaggini e di falsità? Come faremo senza le buffonate per cerebrolesi di “Lucignolo, Amici, Il grande Fratello” e soprattutto senza Emilio Fede, che loda ogni sera il suo Dio, l’unto dal Signore che, grazie al suo stalliere mafioso Mangano, ha fatto i suoi intrallazzi e sperperato denaro pubblico a iosa? Come faremo senza uno che offende giornalisti e politici come Travaglio e Di Pietro, che grida al complotto delle sinistre e dice che tutti ce l’hanno con lui e con il suo padrone? Come faremo senza uno che è stato graziato da Berlusconi, visto che era pieno di debiti fino al collo, il quale lo ha poi usato come suo portavoce mediatico? Staremo benissimo! È ora che cominci il vero giornalismo dei fatti supportati dalle prove, come quello di Travaglio, e non delle buffonate scritte per compiacere il potere politico (come quelle dell’Insetto Scoppiettante Vespa!). È ora che la finiamo di salvare Rete4 e di finirla con il monopolio televisivo e le puttanate propinate dai servitori di Testa d’Asfalto. Viva Grillo, la libertà d’informazione e la democrazia! Abbasso i programmi quotidiani di lobotomizzazione pubblica di Rai e Mediaset! Cittadini italiani, svegliatevi dal torpore e spegnete il televisore! Cominciate a fare delle sane letture, tipo Travaglio, Saviano, Stella; guardate come i governi berlusconiani precedenti ci hanno ridotto. Finitela di farvi rincoglionire il cervello!

Raf Perugini

Iraq e Twin Tower, burrasca negli Usa

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Il ruolo del governo americano nelle ultime vicende belliche sta scatenando un pandemonio mediatico. I maggiori ingredienti sono l’Iraq e l’attacco alle Torri Gemelle. Nel primo caso tutto, o molto, si deve a Scott McClellan. Questo signore di mezz’età, già portavoce del presidente George Bush sino al 2006 ha appena pubblicato un libro shock nel quale sostiene che la guerra in Iraq non è stata mossa dagli americani per la presenza di armi di distruzione di massa a disposizione di Saddam Hussein. L’altro ‘affaire’ è invece frutto della iniziativa del blog americano Aftermath News, il quale a sua volta ha fatto circolare negli Usa un lungo articolo del quotidiano pakistano Pakistan Daily pubblicato il 22 maggio. Nel pezzo si fa riferimento ad una serie di affermazioni molto pesanti da parte di una ventina di ex generali delle forze armate americane statunitensi. Alcuni con ruoli passati anche ai massimi vertici dell’intelligence. Tutti in coro sostengono la falsità della versione ufficiale dell’amministrazione Bush per i fatti dell’11 settembre. La cosa ha gettato scompiglio anche nelle alte sfere della politica americana in un Paese a poche settimane dalle elezioni presidenziali. Il sito Effedieffe ha tradotto integralmente in Italiano l’articolo estratto dal quotidiano pakistano.

Zoso, Zanguio, il Pd, Aim e Assindustria

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Sulla stampa locale l’operato di Mauro Zanguio continua ad essere oggetto di una disputa al calor bianco tra Giuiano Zoso e una serie di esponenti politici che ruotano attorno al Partito Democratico. Zoso (nella foto è ritratto mentre chiacchiera con Renato Èllero a palazzo Trissino; i due erano spettatori all’ultimo consiglio comunale) aveva puntato la sua attenzione su Zangio (attuale amministratore unico pro-tempore di Aim) in un lungo corsivo del 21 maggio pubblicato su Il Corriere Veneto. Il 25 maggio su Il Giornale di Vicenza era arrivata una sorta di difesa d’ufficio di Zanguio. Si tratta di una lunga lettera aperta sottoscritta da Patrizia Pira, Marina Cenzon, Lucio Zaltron, Antonio Baldo, Lino Ferrin, Stefano Giusto, Diego Bardelli ed Adriano Verlato. Tutti di area Pd, tutti vicinissimi a Ubaldo Alifuoco, ex consigliere dello stesso partito, oggi tra i più accreditati alla presidenza di Aim e con ottime credenziali presso i big della Confindustria cittadina. Zoso però non è rimasto a guardare ed è nuovamente tornato a sparare. Il 28 maggio, sempre sul Corveneto è uscito un altro editoriale al curaro in risposta alla lettera aperta pubblicata dal Gdv. Come mai questo andirivieni di bordate così strano per il capoluogo berico?Io avrei un’ipotesi. Gli assetti in seno ad Assindustria Vicenza sono cambiati. Da alcune settimane c’è un nuovo presidente (il thienese Roberto Zuccato). Aim, in primis nel ramo gas, è una azienda che fa gola. Da molti mesi alcuni grossi gruppi vicentini (Valbruna, Marchi, Beltrame e altri) guardano a San Biagio. Si tratta di gruppi inseriti in quel Gotha confindustriale che comprende anche la Incos di Gaetano Ingui e il gruppo conciario Mastrotto. Un raggruppamento influente che controlla Il Giornale di Vicenza e Tva. I pesi massimi dell’Assindustria locale però hanno perso le recenti elezioni di categoria. La nuova cabina di regìa targata Zuccato non gradisce le mire su Aim da parte della vecchia guardia di Assindustria; i piccoli in più sono pronti a chiedere la testa di Giulio Antonacci (direttore del GdV) per far pesare la loro voce in seno al maggior quotidiano berico, poi stessa sorte dovrebbe toccare a Tva, sempre controllata dagli industriali. Tra i deus ex machina di questa rivolta dei piccoli contro i grandi ci sarebbe Gianni Zonin, notissimo imprenditore vinicolo e influentissimo presidente della Banca Popolare di Vicenza. Zonin tra le altre ha un peso consistente proprio in quel Corriere Veneto dal quale Zoso spara le sue bordate. Per di più la cosiddetta compagine dei ‘piccoli’ non avrebbe gradito, tra le altre, il danaro speso da Il Giornale di Vicenza per l’acquisto della nuova sede, realizzata proprio da Gaetano Ingui. Fantapolitica? Può essere, ma i fatti cominciano a prendendere una piega precisa. Allo stato non si conosce la mappa completa delle alleanze in seno ad Assindustria, ma le voci che arrivano da palazzo Bonin Longare parlano di guerra di posizione in corso. Se le cose stanno così chi la spunterà?

Marco Milioni

I figli so’ piezze ‘e core

Ma insomma, che c**** di Paese è quello in cui una macellaia di bambini (adesso si può dire: è stato sancito dalla giustizia degli uomini. Che è senz’altro fallibile, e magari ha anche fallito: ma per ora nostro Signore non ha smentito, almeno lui) da sei anni passa da un talk show all’altro, da una poltrona all’altra, da un riflettore all’altro (le è mancato solo di fare un calendario, ma non scommetterei un euro sul fatto che qualcuno non ci abbia pensato. E a quando una grafic novel?) proponendosi come Vittima Sacrificale, Capro Espiatorio di giudici pazzi e prevenuti (questa l’abbiamo già sentita: magari ha imparato da qualcuno), e – sarebbe assurdo se non fosse grottesco e ignobile – modello inimitabile di Madre Amorosa? Che c**** di popolo è, questo, che per tutti questi anni l’ha accompagnata nel suo ‘Calvario’, facendo salire il tasso d’ascolto delle trasmissioni cui partecipava, facendo aumentare le vendite dei giornali con la cronaca delle udienze dei processi; assalendo le aule dei tribunali per assistervi di persona, esprimendo i propri sentimenti sotto forma di un nauseante mix tra morboso richiamo dell’odor di sangue e un altrettanto malato e viscerale senso della famiglia e della maternità? Che c**** di sinistra è questa, che, sulle pagine di Liberazione, il giorno dopo la condanna, spende una pagina intera (ma allora ha ragione Grillo ad incazzarsi coi finanziamenti pubblici alla stampa di Partito!) in un peana alla Mater Dolorosa, chiedendone la grazia subito? Perché, a quella pagina, non ne sono seguite altre centinaia, una per ogni giorno, che chiedessero la grazia per tutte le centinaia di carcerati che a casa hanno moglie e figli anche loro? Ma davvero, in questo Paese, che sta diventando la sentina di ogni vergogna, davvero anche il senso del pudore, se non quello del grottesco, sono morti? Ma insomma, chi è, cos’ha fatto (oltre a spaccare la testa ad un bambino), quali meriti ha (oltre ad una famiglia ricca e potente e a parentele altolocate, cosa su cui, chissà perché, si è sempre discretamente glissato? Perché ricordate: in Italia un finanziere può anche morire in miseria, come Ambrosio, ma un politico, anche se è caduto dalla poltrona, rimane sempre ‘uno che conta’, e può sempre tornar buono) questa donna, perché una nazione intera si stracci le vesti chiedendone la liberazione? Perché nessuno dei cialtroni bipartisan che in queste settimane cianciano di certezza della pena si scandalizza perché un’assassina di bambini – che pervicacemente si ostina a negare la sua colpa – condannata a sedici anni è già in predicato di farne al massimo solo qualcuno? “I campi d’Italia son seminati a retorica” ha scritto Flaiano, e pare che nella Patria del Diritto questa mala erba cresca florida. ‘Tante domande/nessuna risposta’, parafrasando Brecht.

Giuliano Corà

On line l’ultimo numero

L’ultino numero de La Sberla è on-line. Scaricalo in formato pdf.

Variati e le partenze sbagliate

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Non abbiamo mai parlato, in campagna elettorale, né nel bene né nel male di Achille Variati. Eravamo troppo presi a delineare la figura della Sartori e mai ci pentiremo di quel nostro lavoro. La personalità sospettosa, tipica della mediocrità politica, avvolge Variati dalla testa ai piedi. Eletto per caso, con l’esperienza di un quinquennio desolante, conscio di essere limitato tanto da aver per anni precluso la Margherita a chiunque avesse un livello intellettuale tale da farlo vedere nella sua pochezza, Achille Variati ha avuto la possibilità di fare un salto di qualità. Ma come, manzonianamente, il coraggio uno non se lo può dare, così la stoffa o c’è o non c’è. E qui la stoffa manca. Su AIM ha subito dimostrato che sa solo pronunciare parole senza dar loro sostanza. Pensate che criticò il vertice AIM, dove il «braccio armato» è il Direttore Generale, cioè Vianello, che fu proprio lui, Variati, a raccomandare a Rossi. A dimostrazione che Rossi aveva ragione e che  Variati non sa quel che dice, questi nomina Vianello Direttore Generale del Comune. Altra spesa! Ma Variati non è contento: verrebbe anche lui il portavoce perché a lui non bastano  tre, ben tre, addetti stampa. E poi si lamenta del taglio dell’ICI. Ovvio che uno come Rolando che ha polemizzato a ripetizione con Hüllweck per il re dell’allegria che si era nominato,  faccia fuoco e fiamme perché il Variati ci ripensi. Ma lo vedete il Rolando spiegare agli elettori che lo scuolabus non c’è perché Berlusconi taglia l’ICI mentre Variati si nomina il «portavoce»? Pensi a Genova, Variati, e vedrà che di portavoce si può anche morire! Non vogliamo soffermarci sulla giunta, per ora, ma solo su Giglioli. A nome dei cittadini avevamo posto delle domande al Sindaco su Giglioli  e lui non ha risposto. Sapete perché? Perché sa che noi abbiamo le prove di quanto abbiamo affermato e non può mentire perché noi lo smentiremmo. Certo che sono ben miseri personaggi quelli che ci governano (!?!) privi di quegli attributi minimi che dovevano avere coloro che amministravano la collettività. Che uomo senza spessore è questo Variati vero discendente di quello degli anni novanta che ha lasciato di sé e di quei cinque anni il nulla. O meglio qualche costruttore che grazie a quel nulla ha fatto i soldi  continuando grazie a  quell’altro nulla, l’attore dai boccoli biondi Enrico Hüllweck. In verità Hüllweck qualcosa ha lasciato alla città: i debiti! Un ultima osservazione: gli unici a 360 gradi siamo noi perché gli altri sono tutti  a 90 gradi.

L’inno minato

Berlusconi, il venditore di nulla

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Sulle discariche non ci pronunciamo al momento. Certo che se un partito infarcito di fascisti ricorre all’esercito, la situazione si fa pesante. Vedremo e commenteremo i fatti. Tra i fatti c’è il tentativo di un governo senza dignità di violare la legge e le sentenze pur di fare gli interessi di Berlusconi. Ci riferiamo a Rete quattro, la buffonata italiana a livello europeo. Crediamo, se dovremo pagare i 300.000,00 euro al giorno dal 2006 per favorire il portafoglio del piccolo Silvio (è più grande solo di Brunetta!) che sia diritto di chi non  lo ha votato di prelevare agli elettori di costui la parte che graverà sul singolo cittadino. La misura è colma e quella specie di parlamentare che corrisponde al nome di Bocchino, pensi a sé ed a quello che rappresenta prima di dire bestemmie giuridiche e costituzionali al limite del ricovero in ospedale psichiatrico. Per i mutui poi Berlusconpalla si è superato. La rinegoziazione gratuita è una delle previsioni normative del cosiddetto pacchetto Bersani. Che le banche abbiano fatto i cavoli propri è oggetto di critica pesante nei confronti del mai troppo vilipeso governo Prodi. Ma che il  piccoletto venga a rompere le scatole col prolungamento del mutuo «contrattato» con l’ABI quando da due anni, in tutte le salse e tutte le trasmissioni, consulenti più o meno ignoti lo ipotizzano per ridurre l’entità della singola rata, è fatto che rasenta la truffa politica. Non lo sopportiamo, ma,  ancor più non sopportiamo gli imbecilli che credono (pazienza!), ma pretendono che noi crediamo in questo ometto che,  se privato delle televisioni, avrebbe lo stesso suffragio popolare dei socialisti. Ci mettiamo le mani nei capelli e pensiamo con desolazione a che livello di idiozia è sceso questo paese al quale non riusciamo a riconoscere la  “P” maiuscola.

L’emineza grigia

Schermaglie su Giglioli

Le buone maniere della campagna elettorale sono già un ricorso. Centrodestra e centrosinistra hanno già cominciato a suonarsele a colpi di interrogazioni e repliche. Ora però i ruoli sono invertiti perché il Pd è al governo della città di Vicenza. Il casus belli continua ad essere Aim. La nomina di Gianni Giglioli come assessore alle partecipazioni municipali ha mandato in fibrillazione il Pdl che ha sparato una bordata a firma di Valerio Sorrentino e Marco Zocca: nel dettaglio si tratta di una interrogazione a risposta urgente indirizzata alla giunta capitanata da Achille Variati (Pd). La replica è stata affidata ad un lungo dispaccio di Federico Formisano, capogruppo dello stesso Pd in sala Bernarda.

Aim: trame e colpi di scena

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La bagarre mediatica di questi giorni attorno al caso Aim è strana. Il Corriere del Veneto, solitamente molto understatement, è partito all’attacco con un paio di pezzi. Uno è di Andrea Priante, l’altro, quello più polemicamente avvelenato tra quelli del Corveneto è a firma di Giuliano Zoso. Il bersaglio è multiplo. Da una parte c’è il quotidiano innominato, ovvero Il Giornale di Vicenza, il quale senza che ne sia fatto il nome, è inserito dallo stesso Zoso tra i fogli «amici» della procura berica. L’altro bersaglio degli strali di Zoso è proprio Ivano Nelson Salvarani, capo degli uffici di palazzo Negri. Invito a leggere gli articoli appena citati. Che ci siano pesantissime responsabilità da accertare sul conto del vecchio cda di Aim è assodato. Ma la vicenda di San Biagio è più complicata. E le incongruità abbondano. Sul finire della precedente consiliatura della Cdl c’era stata una netta presa di posizione di Mauro Zanguio, attuale amministratore pro-tempore di Aim. La situazione aziendale era stata descritta in termini negativi. Le voci provenienti dal consiglio comunale («170 milioni di euro di esposizione finanziaria») erano state confermate da Zanguio, chiamato dalla vecchia giunta a fotografare lo stato di un’azienda malconcia. Poi è arrivato Achille Variati, nuovo sindaco di centrosinistra. La sua volontà di fare chiarezza ostentata in campagna elettorale è andata via via scemando. Basta leggere un ficcante articolo di Pietro Rossi su Il Gazzettino di ieri per capire la portata dei silenzi di Variati. Quest’ultimo non solo non è riuscito a diradare le ombre sulla figura del neo assessore alle Aim Gianni Giglioli, ma non è nemmeno riuscito a diradare le ombre su Zanguio ben descritte dal pezzo di Zoso. Variati e Salvarani peraltro non hanno nemmeno risposto alle domande pubblicate su La Sberla del 22 maggio che qui riporto: «È vero che Giglioli ebbe ad intrattenere un rapporto economico personale con Valle? È vero che Giglioli ebbe a partecipare ad un ‘affare’ con Valle ricavandone dell’utile? È vero che nessuno si è preoccupato di indagare a quanto ammontasse l’utile di tale affare? È vero che nessuno si è preoccupato di indagare per conoscere quale fosse quell’affare?». A questo punto mi torna in mente quanto già ribadito a più riprese su La Sberla. C’è una guerra in corso per accaparrarsi il settore più ghiotto di Aim, l’energia (gas in primis). All’epoca, era la fine del mandato della vecchia giunta, descrissi due cordate. Una vicina all’azzurra Lia Sartori, pronta a far entrare Aim-gas nell’orbita della regione Veneto. La seconda, orbitante attorno alla Valbruna e ai potentati della confindustria cittadina, incluso Il Giornale di Vicenza, pronta a mettere gli artigli sul ramo energetico di San Biagio (prospettiva ben descritta dal magazine Vicenza Più). Così in quest’ottica è utile citare una recente presa di posizione dell’ex consigliere comunale Franca Equizi: «È lecito domandarsi se qualcuno abbia inteso approfittare delle indagini della procura berica? Che quest’ultima abbia agito dietro determinati input non voglio nemmeno pensarlo; ma a questo punto mi torna in mente la freddezza con la quale gli inquirenti mi hanno accolto nel momento in cui, da consigliere, ho chiesto di aprire tutti cassetti di Aim. Non vorrei mai che qualcuno abbia pensato di ostacolarmi perché c’era l’interesse a rivelare solo alcune verità scomode. Alcune ma non tutte? Saranno gli eventi a dare risposta».

Marco Milioni

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