Archive del 23 aprile 2008

Europasettete

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La stampa italiana fa schifo. A metà mese ne abbiamo avuto l’ennesima riprova. Il giorno 15 aprile, mentre i media nostrani si sbrodolavano e ci sbrodolavano di dati e commenti sul dopo voto, dall’Unione Europea arrivava una doccia fredda per il Paese ‘do sole’. «La sentenza della Corte di giustizia nella causa C-380/05 faceva seguito a una domanda di pronuncia pregiudiziale ai sensi dell’articolo 234 TCE, con cui il giudice nazionale del rinvio, il Consiglio di Stato italiano, poneva una serie di quesiti riguardo alla compatibilità con il diritto comunitario della normativa nazionale che disciplina il settore della radiodiffusione televisiva su frequenze terrestri e, in particolare, del regime transitorio in favore delle reti esistenti. Il Consiglio di Stato dovrà applicare l’interpretazione del diritto comunitario fornita dalla Corte di giustizia sui fatti della controversia in questione, che riguardano una richiesta di risarcimento del danno che la Centro Europa 7 sostiene di aver sofferto per il fatto che non le sono state assegnate, dai convenuti nella causa principale, le radiofrequenze terrestri in tecnica analogica necessarie per svolgere l’attività di diffusione di programmi radiotelevisivi. Per quanto concerne la violazione delle direttive relative al nuovo quadro normativo per le reti e i servizi di comunicazione elettronica… la Commissione ha avviato nel luglio 2006 una procedura di infrazione contro l’Italia ai sensi dell’articolo 226 TCE, relativamente alla legislazione italiana che disciplina il passaggio dalla tecnica di trasmissione terrestre analogica a quella digitale… La Commissione ha portato avanti la procedura di infrazione notificando all’Italia, nel luglio 2007, un parere motivato ai sensi dell’articolo 226 TCE. Pertanto, occupandosi delle disposizioni nazionali sopra citate nel contesto della procedura di infrazione ai sensi dell’articolo 226 TCE, la Commissione ha già intrapreso un’azione per porre termine alle violazioni e controllerà che la decisione della Corte di giu-stizia sia pienamente applicata dall’Italia». Questo il gelido linguaggio burocratico adoperato da Neelie Kroes, impassibile (e sempre elegantissima) commissaria europea per la concorrenza. Sì proprio lei. La donna d’acciaio che ha appioppato una multa miliardaria a Microsoft Europa per pratiche monopolistiche. La Kroes così, era il 15 aprile 2008, ha risposto ad una interrogazione redatta da alcuni parlamentari europei: primo firmatario Giusto Catania del gruppo Gue/Ngl. Certo la Kroes non usa il linguaggio salace tipico degli italiani, ma in modo netto ha spiegato che il Consiglio di Stato, organo della giustizia italiana chiamato a dirimere la questione Europa 7 potrà pronunciare una sentenza che dice solamente tre cose. Uno, Rete 4 sta trasmettendo illecitamente perché non ha le frequenze. Due, Rete 4 deve essere spenta e trasferita sul satellite, mentre il suo posto spetta ad Europa 7. Tre, Europa 7 dovrà percepire dallo Stato italiano (cioè noi cittadini) un maxi risarcimento per il torto subìto. Quattro, l’Unione Europea vigilerà come un mastino da guardia affinché il dettato del diritto europeo nonché le sue risoluzioni siano applicate alla lettera. Domanda: quante aperture di telegiornale avete visto il giorno 15 o il giorno 16 su questo argomento? Nessuna. Quante prime pagine di giornale? Nessuna. Quante aperture di giornale radio? Nessuna. La notizia è però comparsa su alcuni siti internete, su alcuni blog e l’ha data (onore al merito) anche l’Ansa. E poiché è stata anche la più grande agenzia di stampa italiana a riferire la notizia non si capisce il motivo del silenzio dei maggiori media. Non sarebbe argomento di interesse nazionale conoscere come il premier in pectore Silvio Berlusconi risolverà una delle più grosse grane finite tra le sue mani? Ecco perché il 25 aprile (V-day2) la gente sarà in piazza a mandare a quel paese la stampa, depandance dei politici e dei potentati economici. E da giornalista (precario) iscritto all’albo dei pubblicisti mi beccherò anch’io la mia dose di ‘vaffanculi’.

Marco Milioni

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