Archive del 4 aprile 2008
Veltroni, la Ederle bis e le coop rosse
Dire a Veltroni di vergognarsi è poco. Che FI sia un partito d’affari è essere gentili ma, tant’è, ti puoi aspettare di tutto (vo-gliamo parlare di Lunardi?). Ma che i finti puritani del PD vengano a far prediche fa proprio incavolare anche le persone me-no inclini all’ira. Del resto l’affidamento dell’appalto alla cordata delle coop rosse la dice lunga sui veri interessi che stanno dietro al Dal Molin. Basta pensare alla famosa telefonate tra Fassino e D’Alema (‘facci sognare’) da un lato e Consorte dall’altro per capire che a comandare non sono tanto i politici quanto i detentori dei soldi che sono i dirigenti delle coop. Ma cosa volete che interessino le migliaia di cittadini colpiti da questa scelta scellerata di fronte ai quattrini che arriveranno dai lavori da realizzare nell’ex Dal Molin. È stupefacente che il vomito non esploda dallo stomaco dei cittadini dinnanzi a que-ste vergini dai candidi manti… Hanno fregato quei poveretti del No Dal Molin giorno e notte. Hanno promesso loro che il go-verno li avrebbe protetti dell’ “invasione” statunitense e Prodi (che vergogna!) da terra straniera li ha sodomizzati alla bolognese. Hanno protestato anche con troppa civiltà e secondo il principio dell’essere forti con i deboli le forze dell’ordine han-no imposto principi normativi creati dal Duce. E quel che è più grave con il Ministro che oltre ad essere stato il braccio destro di Craxi (non proprio un bel biglietto da visita) era iscritto ai DS (ora PD), e ricoprendo la cattedra a Firenze (credo) di Di-ritto Costituzionale dovrebbe conoscere l’articolo 21 della Cos-tituzione. Scusa Amato, ma quando insegnavi, che cavolo dicevi agli studenti sull’articolo 21? La sua longa manus di Amato a Vicenza, il Prefetto, invece di essere soddisfatto perché la pro-testa per ora è molto attenuata, non li riceve dimenticando che il suo stipendio non è pagato dal Governo ma anche da quei disgraziati che protestano. Per quanto riguarda la Procura non mi pronuncio perché non conosco le car-te; ma certo il fatto che un processo relativo alla moglie del sindaco «scada» per dimenticanza (spero) dei termini delle in-dagini preliminari ed un altro sempre nei confronti della moglie di Hüllweck sia in corso d’opera da 8 anni senza una sentenza per reati non legati alla ideologia fascista quali quelli, invece che si applicano ai protestatari del No Dal Molin, ci lascia perplessi. Per principio la magistratura non deve fare politica, al-trimenti si abbia il coraggio di modificare la Costituzione. Met-tendo i magistrati sul piano di qualsiasi altro dipendente pubblico. E senza CSM alle spalle, con gli stessi stipendi, con le stesse possibilità di provvedimenti disciplinari e trasferimenti.
Dura Lex
Mi consenta

“Tutti in piedi quando entra il professore. E’ un segno di rispetto e di buona educazione” ha dichiarato Berlusconi alla videochat del Corriere. Certo che il Cavaliere ha davvero una bella faccia tosta ed è forse per questo che piace tanto a molti italiani. Chi in una riunione in Spagna di tutti i premier europei è stato pescato a fare le corna dietro la testa di un collega come uno scolaretto discolo nella foto di gruppo dell’ultimo giorno di scuola? Solo che se una birichinata del genere la fa un ragazzino, a scuola, in un giorno che è ormai di vacanza e siamo vicini al ‘rompete le righe’, è una cosa, se lo fa in un consesso internazionale un presidente del Consiglio, che rappresenta il suo Paese, è un’altra .
L’altra sera l’onorevole Fini lamentava, naturalmente in Tv (che è la principale responsabile dello sfacelo culturale del nostro Paese) che il 90% degli studenti non sa dove sia Matera. Ma chi, parlando dei mitici fondatori di Roma, li ha chiamati Romolo e Remolo? Una cosa che nella pur sgangherata scuola italiana, usata dalla nostra classe politica come area di parcheggio per precari, costerebbe a un alunno di quinta elementare un giro dietro la lavagna con un cappello con la scritta ‘asino’?
Che lezioni di buona educazione e di buon gusto possono venire da un signore che al premier norvegese Rasmussen, in visita ufficiale, fa una battuta trucida sulla propria moglie o che in quelle festicciole che la Tv organizza per autocelebrarsi fa il cicisbeo con vallette e vallettine fra le quali ci sono quelle piazzate in qualche fiction per il piacer suo o dei suoi amici?
Che credibilità può avere un signore che anche i suoi amici descrivono come bugiardo patologico (“un simpatico bugiardello”, Tiziana Maiolo; “un adorabile bugiardo”, Casini) e che, soprattutto, la Corte d’Appello di Venezia, nel maggio del 1990, quando nessun ‘accanimento giudiziario’ era ipotizzabile, ha dichiarato ‘testimone spergiuro’ (cioè ha giurato il falso in Tribunale) e che è poi stato salvato da un’amnistia voluta dai comunisti per non essere processati per i finanziamenti avuti dall’Urss?
Che rispetto per le Istituzioni e per il proprio Paese ci può insegnare un presidente del Consiglio che in terra di Spagna, davanti a tutta la stampa internazionale’ ha definito ‘Mani Pulite’, cioè inchieste e sentenze, anche definitive, della magistratura italiana “una guerra civile” e che ha delegittimato, di volta in volta, oltre la magistratura ordinaria, la Corte dei Conti, il Presidente della Repubblica?
Che senso della legalità, che ‘tolleranza zero’ può pretendere un signore che ha avuto decine di processi, che ne ha in corso uno per ‘corruzione di testimone’, che da quattro è uscito non per aver commesso il fatto ma perchè la prescrizione ha estinto il reato e che nei casi in cui non poteva proprio scapolarla ha abolito, per legge, il reato di cui era imputato come il falso in bilancio che negli Stati Uniti può costare 30 anni di reclusione?
Che coerenza dobbiamo attribuire a un signore che afferma che lui non attacca mai personalmente, dio guardi, gli avversari politici e poi definisce ripetutamente Antonio Di Pietro “un uomo che mi fa orrore”? E gli fa orrore per lo stesso motivo per cui lo fa a buona parte della classe dirigente , di destra e di sinistra: perchè, insieme al pool dei magistrati di Milano, osò richiamare per la prima volta anche la classe dirigente a quel rispetto della legge cui tutti noialtri cittadini siamo tenuti senza se e senza ma.
Il lettore dirà che sono un comunista. Io sono sempre stato anticomunista, quando i comunisti esistevano e molti di quelli che oggi se la dan da anticomunisti erano iscritti al Pci o militavano nella sinistra extraparlamentare e mi aspettavano sotto casa per darmi una lezioncina a colpi di spranga. Sono semplicemente un cittadino italiano che, passati i 60, è stufo di essere preso in giro da questa gente. Non sono gli studenti che devono alzarsi quando entra il professore, sono i nostri uomini politici che dovrebbero mettersi in ginocchio davanti al popolo italiano per averlo ridotto come l’han ridotto, in campo economico, previdenziale, sociale, morale e per avergli tolto ogni senso di onestà, di lealtà, di correttezza e persino quella buona educazione che oggi si invoca dai ragazzi.
Massimo Fini
Il Gazzettino 4 aprile 2008