Archive del 3 aprile 2008

On line l’ultimo numero

Sei anni per rinviare a giudizio la moglie del sindaco. Poche settimane per gli ‘avvisi’ ai No Base. Presidio, RD e ‘grilli’ ora accusano la procura berica di usare due pesi e due misure. E coi potenti… Scarica qui l’ultimo numero de La Sberla.

Disinformatzja

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(m.m.) Estrapolo dal sito Italians di Beppe Severginini su www.corriere.it. Questa lettera aperta è la dimostrazione di come la disinformazione e la mollezza dell’intelletto abbiano abbiano pervaso l’Italia. Se potessi parlare con chi firma la lettera direi: Cara Martinelli quella in Iraq non è una missione di pace. Si tratta di una missione di guerra con finalità strategico-petrolifere. Che in Iraq non ci fossero armi di distruzione di massa lo ha scoperto definitivamente il Guardian. Le ammissioni nelle carte del Pentagono ne sono l’ennesima prova provata. Ergo lì i nostri soldati non ci dovevano andare. Punto. I morti di Nassiria sono dei disgraziati, caduti in una guerra che non apparteneva loro. Instillata nelle loro teste con balle colossali. Ad ammettere che gli USA hanno attaccato Saddam solo per l’oro nero è stato anche l’ex capo della Federal Reserve. Cara Martinelli, le cose stanno diversamente.

Buongiorno Beppe,
Ho visto la foto-lettera dedicata al monumeto ai caduti di Nassiriya (L. Rendina, 1° aprile) e sono rimasta di stucco. Entrambe le cose mi fanno tristezza. Il monumento in sé e la freddezza della gente. Per il monumento non mi stupisco più di tanto. Dati i capolavori che offre l’architettura moderna (vedi progetti recenti di costruzioni civili e commerciali, ponti, chiese) è normale che anche i monumenti commemorativi si siano adeguati ai tempi. Per quanto riguarda la solitudine e la freddezza le posso dire che penso sia frutto di quell’anti-patriottismo dilagante che ha travolto l’Italia oramai da anni. Negli anni Cinquanta si leggeva Cuore di De Amicis nelle scuole. Forse un po’ stucchevole e melenso, ma ai ragazzi veniva data almeno la possibilità di imparare ad apprezzare i valori del sacrificio e della patria. Adesso tutto ciò che riguarda la patria, le gesta dei soldati che combattono, le medaglie al valore puzza di stantio e vagamente di monarchico/fascista (pensiero che NON condivido), per cui la gente in generale ne sta alla larga. Si vedono centinaia di persone in pellegrinaggio sui luoghi dei delitti più efferati, a mettere fiori davanti alle porte delle case in cui sono avvenuti i massacri, decine di giovani coronano di sciarpe colorate le bare e i posti dove sono deceduti i loro compagni ultrà, ma solo pochi trovano opportuno commemorare con un piccolo gesto chi ha perso la vita in una missione di pace. Ci si indigna per un gol convalidato in fuorigioco (non me ne voglia non ce l’ho con l’Inter) ma nessuno si indigna per le scritte orripilanti comparse sui muri il giorno dopo il massacro (10,100,1000 Nassirya). Chissà se chi le ha scritte sa di non aver scritto nulla di originale, ma di aver semplicemente scimmiottato gli slogan che i propri padri scrivevano 40 anni fa, cambiava solo la guerra. Non so che altro dire.
 

Alessandra Martinelli , a_majo@yahoo.it

Vicentini e bolognesi

Se i vicentini avessero un quinto degli attributi dei bolognesi nella città del Palladio certe porcherie non ci sarebbero mai state. Vedere, per credere, l’operato dei cives felsinei ieri in piazza Maggiore…

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