Archivio di aprile 2008

La giornata di Achille Variati

Un ribaltone come da tempo non accadeva a Vicenza. La città viene consegnata al centrosinistra, dopo dieci anni di strapotere del centrodestra. Achille Variati (Partito democratico, lista Variati sindaco, Vicenza capoluogo) vince contro ogni pronostico della vigilia e ribalta il risultato del primo turno che lo dava in svantaggio di otto punti percentuali rispetto a Lia Sartori, candidata del Pdl. Il democratico è il nuovo sindaco di Vicenza. Questo l’esito del ballottaggio. Una vittoria al cardiopalma, sempre in bilico fino all’ultimo seggio. Il nuovo primo cittadino ha infatti vinto al foto-finish, con uno scarto di voti davvero minimo. Il Pd si impone con il 50,5 per cento delle preferenze, Lia Sartori si ferma al 49,5 per cento. Un punto percentuale che tradotto in numeri significa un vantaggio per Variati di soli 527 voti. Una manciata di preferenze che permette però a Variati di strappare Vicenza dalle mani del centrodestra, nel regno della Lega con il suo Parlamento del Nord e in quella città così amica al presidente del Consiglio in pectore Silvio Berlusconi che aveva ‘adottato in più occasioni’. Il film della giornata: le urne sono state chiuse alle tre di ieri pomeriggio (affluenza totale in forte calo rispetto al primo turno: 63,6 per cento contro l’81 per cento). Subito dopo è iniziato lo spoglio delle schede. I primi dati sono arrivati attorno alle 15.20 e davano già Variati in vantaggio (anche se di poco) su Lia Sartori. Lo spoglio è stato veloce, già attorno alle quattro di ieri pomeriggio le sezione scrutinate erano 84 su 112. Da qui in poi è iniziato il thrilling per il neo-sindaco Variati. I voti di vantaggio si sono man mano assottigliati sempre di più, fino ad arrivare a quel minimo di cinquecento voti. Troppo pochi per cantare già vittoria, anche se il pensiero aveva già fatto capolino in molti dei candidati che affiancavano Variati nel suo ufficio elettorale in piazza dei Signori. Alle 16.54 è arrivato l’esito finale, quando tutte le 112 sezioni elettorali avevano concluso lo spoglio delle schede. Il neo-sindaco ha strappato la città con quei 540 voti di vantaggio che è riuscito a mantenere fino all’ultimo. L’astensionismo dei cittadini per questo ballottaggio ha influito parecchio sull’andamento del risultato. All’appello è mancato il diciotto per cento degli aventi diritto. Si sono così avverati i timori del centrodestra. Variati non solo ha ricucito e superato il gap dell’8 per cento, ma ha surclassato il centrodestra che con gli apparentamenti con Udc e Cicero era avanti di molti più punti.

Mattia Sopelsa
da: Il Vicenza del 29-04-2008; pagina 20

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Sartori sconfitta. Variati: pulizia, trasparenza e lealtà saranno le mie guide

Lia Sartori, blindatissimo candidato sindaco del centrodestra a Vicenza, ha perso. Ha perso la corsa a due con Achille Variati, che in due settimane ha recuperato poco meno di dieci punti percentuali di distacco. Il Pdl aveva i numeri dalla sua parte perché al primo turno partiti e movimenti che orbitano nel centrosinistra andavano ben oltre il 50%. Ma al ballottaggio le cose sono andate diversamente. Il candidato del Pd ha vinto per mezza incollatura overo 527 voti: 50,5% contro 49,5%. In queste ore sono in corso i festeggiamenti in seno al centrosinistra. Determinanti, secondo i maggiorenti del Pd, anche la scemata affluenza alle urne rispetto alla prima tornata, nonché la disaffezione verso Sartori di molti elettori di destra. Queste le prime parole pronunciate dal nuovo sindaco sui gradini del Caffé Garibaldi in piazza dei Signori alle 18.15: «Pulizia, trasparenza e lealtà saranno le mie guide».

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V-day II a Torino: Beppe Grillo

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Gianni Riotta e il V-day

Spiaceva quasi, il 25 aprile al V-day di Torino, sentire l’intera piazza San Carlo che sfanculava ogni dieci minuti Johnny Raiotta, il direttore del Tg1 che fa rimpiangere Mimun. Troppi vaffa per un solo ometto. Poi però uno rincasava, cercava il servizio del Tg1 di mezza sera su una manifestazione criticabilissima come tutte, ma imponente, che in un giorno ha raccolto 500mila firme per tre referendum. Invece, sorpresa (si fa per dire): nessun servizio, nessuna notizia, nemmeno una parola. Molti e giusti servizi sul 25 aprile dei politici, sulle elezioni a Roma, sul caro-prezzi, sul ragazzino annegato, poi largo spazio alle due vere notizie del giorno: le torte in faccia al direttore del New York Times e la mostra riminese su Romolo e Remo (anzi, per dirla col novello premier, Remolo). Seguiva un pallosissimo Tv7 con lo stesso Raiotta, Tremonti, la Bonino e Mieli che discutevano per ore e ore di nonsisabenechecosa. Raiotta indossava eccezionalmente una giacca, forse per riguardo verso il direttore del Corriere. Questo sì che è servizio pubblico. Così, nel tentativo maldestro di contrastare – oscurandolo – il V-Day sull’informazione, Johnny Raiotta del Kansas City ne confermava e rafforzava le ragioni.

Marco Travaglio
da:
www.voglioscendere.it

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La Sberla del 24 aprile

È on line La Sberla del 24-04-2008. Scarica qui il numero in formato pdf.

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Il V-day2 di Grillo

Il V2-day è stato un successo perché quasi 500 piazze in Italia e all’estero hanno partecipato, perché sono state raccolte 1.300.000 firme in un giorno, perché 120.000 persone hanno ascoltato per sei ore in piedi sotto un caldo estivo economisti, ambientalisti, operai, matematici e anche Beppe Grillo. Ma il V2-day è stato un successo enorme, straordinario soprattutto per la reazione dell’informazione. Per il silenzio della informazione. Per la comicità dell’informazione con i telegiornali che hanno dedicato tre minuti all’orango Petronilla di Roma e neppure un secondo al V2-day. Cinque minuti allo squalo bianco della California e neppure un secondo a due milioni di persone che sostenevano un referendum popolare.
L’informazione di regime è stata il miglior sponsor del V2-day. Imperdibili alcune mie inquadrature dal basso in modo da non far vedere la gente. E’ la stessa tecnica usata dal regime comunista polacco per la visita di Giovanni Paolo II nella sua prima visita in Polonia. C’erano milioni di persone, ma sembrava che parlasse al vuoto. Ragazzi, se non ci foste voi mi sentirei un po’ a disagio, un po’ solo. Comincerei a pensare che il pazzo sono io. Che è giusto che un politico possieda tre televisioni nazionali. Che l’Italia sia considerata semilibera per l’informazione da istituti internazionali. Che in Parlamento ci siano70 tra condannati, prescritti e rinviati a giudizio. Si, il pazzo sono io e lo siete anche voi che siete scesi in piazza in questo bellissimo, solare, 25 aprile.

Beppe Grillo
da:
www.beppegrillo.it

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Europasettete

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La stampa italiana fa schifo. A metà mese ne abbiamo avuto l’ennesima riprova. Il giorno 15 aprile, mentre i media nostrani si sbrodolavano e ci sbrodolavano di dati e commenti sul dopo voto, dall’Unione Europea arrivava una doccia fredda per il Paese ‘do sole’. «La sentenza della Corte di giustizia nella causa C-380/05 faceva seguito a una domanda di pronuncia pregiudiziale ai sensi dell’articolo 234 TCE, con cui il giudice nazionale del rinvio, il Consiglio di Stato italiano, poneva una serie di quesiti riguardo alla compatibilità con il diritto comunitario della normativa nazionale che disciplina il settore della radiodiffusione televisiva su frequenze terrestri e, in particolare, del regime transitorio in favore delle reti esistenti. Il Consiglio di Stato dovrà applicare l’interpretazione del diritto comunitario fornita dalla Corte di giustizia sui fatti della controversia in questione, che riguardano una richiesta di risarcimento del danno che la Centro Europa 7 sostiene di aver sofferto per il fatto che non le sono state assegnate, dai convenuti nella causa principale, le radiofrequenze terrestri in tecnica analogica necessarie per svolgere l’attività di diffusione di programmi radiotelevisivi. Per quanto concerne la violazione delle direttive relative al nuovo quadro normativo per le reti e i servizi di comunicazione elettronica… la Commissione ha avviato nel luglio 2006 una procedura di infrazione contro l’Italia ai sensi dell’articolo 226 TCE, relativamente alla legislazione italiana che disciplina il passaggio dalla tecnica di trasmissione terrestre analogica a quella digitale… La Commissione ha portato avanti la procedura di infrazione notificando all’Italia, nel luglio 2007, un parere motivato ai sensi dell’articolo 226 TCE. Pertanto, occupandosi delle disposizioni nazionali sopra citate nel contesto della procedura di infrazione ai sensi dell’articolo 226 TCE, la Commissione ha già intrapreso un’azione per porre termine alle violazioni e controllerà che la decisione della Corte di giu-stizia sia pienamente applicata dall’Italia». Questo il gelido linguaggio burocratico adoperato da Neelie Kroes, impassibile (e sempre elegantissima) commissaria europea per la concorrenza. Sì proprio lei. La donna d’acciaio che ha appioppato una multa miliardaria a Microsoft Europa per pratiche monopolistiche. La Kroes così, era il 15 aprile 2008, ha risposto ad una interrogazione redatta da alcuni parlamentari europei: primo firmatario Giusto Catania del gruppo Gue/Ngl. Certo la Kroes non usa il linguaggio salace tipico degli italiani, ma in modo netto ha spiegato che il Consiglio di Stato, organo della giustizia italiana chiamato a dirimere la questione Europa 7 potrà pronunciare una sentenza che dice solamente tre cose. Uno, Rete 4 sta trasmettendo illecitamente perché non ha le frequenze. Due, Rete 4 deve essere spenta e trasferita sul satellite, mentre il suo posto spetta ad Europa 7. Tre, Europa 7 dovrà percepire dallo Stato italiano (cioè noi cittadini) un maxi risarcimento per il torto subìto. Quattro, l’Unione Europea vigilerà come un mastino da guardia affinché il dettato del diritto europeo nonché le sue risoluzioni siano applicate alla lettera. Domanda: quante aperture di telegiornale avete visto il giorno 15 o il giorno 16 su questo argomento? Nessuna. Quante prime pagine di giornale? Nessuna. Quante aperture di giornale radio? Nessuna. La notizia è però comparsa su alcuni siti internete, su alcuni blog e l’ha data (onore al merito) anche l’Ansa. E poiché è stata anche la più grande agenzia di stampa italiana a riferire la notizia non si capisce il motivo del silenzio dei maggiori media. Non sarebbe argomento di interesse nazionale conoscere come il premier in pectore Silvio Berlusconi risolverà una delle più grosse grane finite tra le sue mani? Ecco perché il 25 aprile (V-day2) la gente sarà in piazza a mandare a quel paese la stampa, depandance dei politici e dei potentati economici. E da giornalista (precario) iscritto all’albo dei pubblicisti mi beccherò anch’io la mia dose di ‘vaffanculi’.

Marco Milioni

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Domani è un altro giorno

Il teatrino dei pupi ha calato il sipario sullo spettacolo elettorale, momento culminante e legittimante della baracca “democratica”. Scartati i manifesti e ripiegati gli striscioni da circo, da oggi si torna alla normalità: i commedianti dei partiti a occupare la scena e le poltrone, e i loro pupari e compagni di merende – grande industria, sistema bancario, media di regime – a tenere saldamente in mano le leve del potere reale. Il nemico rimane sempre lo stesso: uno Stato affamatore, centralizzatore, ostaggio delle cosche politiche ed economiche. Nulla cambia, dunque. Perchè la regola prima di questo sistema montecitoriesco è: tutto cambi perchè nulla cambi. E infatti, è proprio così. Ma noi siamo contenti. Sì: contenti. Perchè c’è un quarto degli italiani che non ha creduto alla votocrazia – questo il nome più adatto al regime di saltimbanchi che in giro chiamano “democrazia”. Questa è la forza da cui cominciare. Questa è la nostra – anche nostra – vittoria.
E per noi ce ne sono altre, di soddisfazioni. La Lega Nord ha fatto il pieno di voti di chi non si fida più di destra e sinistra, di chi cerca la facile certezza di un’identità territoriale, di chi si rifugia nella parvenza di un partito anti-sistema ben inserito nel sistema. In realtà il Carroccio è un cadavere tenuto in vita dall’inarrestabile tendenza al bipartitismo, ai due maxi-partiti fotocopia, al Veltrusconi (e dai soldi del Berluskaz). La Lega è un morto che cammina e che vince. Per ora. Dopo altri cinque anni di cura romana, a meno che Bossi non subisca un elettroshock e s’inventi l’ennesimo ribaltone, la ragion d’essere leghista sarà scomparsa. Per sopravvivere e ingrassarsi, l’immaginaria Padania non deve realizzare il federalismo di cui ciancia da ormai trent’anni. E questa volta, se non lo attuerà anche in minima parte, sarà spacciata. Altro motivo di allegria è la cancellazione dal parlamento della sinistra paleomarxista, verdognola e cadregara. Gli avanzi non pentiti del vecchio Pci saranno costretti, poverini, alla lotta extraparlamentare. Lo stalinista del gruppo, Oliviero Diliberto, ha detto a caldo due cose che sarebbe bene segnarsi. Una, che il nuovo ideale rosso sarà la sobrietà, la rielaborazione del modello di vita. L’altra, che sarà imprescindibile riscoprire l’orgoglio della falce e martello. Cari italiani che avete voltato le spalle ai sinistri dell’ultim’ora, ci rivolgiamo a voi: se darete ancora credito a questi sopravvissuti del Novecento (anzi dell’Ottocento), finirete punto e daccapo. Vi ritroverete in un batter d’occhio a braccetto col partito delle banche (il Pd, no?). Vi confonderanno con grandi sventolìi di bandiere rosse e vi stordiranno con la ritrovata retorica della “sinistra dei lavoratori e dei deboli, della sinistra che fa la sinistra” e altra paccottiglia simile. Vi parleranno persino di decrescita, di opposizione allo Sviluppo. In realtà, vorranno solo tornare ai loro comodi posti nella cabina di comando coi compari con cui erano al governo fino a due mesi fa. L’eclissi della sinistra cosiddetta radicale e il montante voto di “diversità” elargito a mani basse alla Lega significano questo: si apre da oggi uno spazio potenzialmente molto ampio per chi ha le idee e il coraggio di battersi contro lo Stato usuraio e antidemocratico, contro il sistema in quanto tale. Sempre che si abbia anche la capacità di porsi fin da subito come testa di ponte per quando la crisi economica prossima ventura inizierà a scardinare la fiducia di massa (80% di votanti) che ancora sussiste in mezzo al popolo. (Per piacere, non prendiamocela con la gente. Che i servi e sciocchi siano maggioranza, questa non è una novità. Ma perchè capisca anche il più beota credente che la sua fede lo sta distruggendo, è necessario che un fatto, possibilmente grave, meglio se epocale, preferibilmente economico e sociale, incrini le sue certezze corroborate dal consumo quotidiano di merci inutili e disinformazione onnipresente). L’astensione voleva essere solo un segnale. Oggi è il terzo partito in Italia. Ma ciò che occorre da domani è organizzare la delusione, lo scetticismo, la consapevolezza, l’avversione, la frustrazione  e il senso di esclusione – patrimonio variegato di sentimenti e pensieri che si estende anche a chi ha votato: non sottovalutiamo questo aspetto. Il dovere di ieri era non votare. La missione di domani sarà infondere un’anima e indicare battaglie a chi vuole ribellarsi. Senza più delegare alla votocrazia la propria libertà.

Alessio Mannino

da: www.movimentozero.org/mz

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Il partito che non c’è

Il partito che non c’è. Queste le cifre. Camera: italiani aventi diritto di voto: 47.126.326. Voti validi: 36.452.305. Astenuti + schede bianche e nulle: 10.674.021, il 22,6%. Senato: italiani aventi diritto di voto: 43.133.946. Voti validi: 32.771.227. Astenuti + schede bianche e nulle: 10.362.719, il 24%. La diminuzione più importante, rispetto alle elezioni del 2006, meno 2.109.734, si è avuta al Senato. Quasi un italiano su quattro ha rifiutato le elezioni incostituzionali. Il terzo partito italiano. Gli anni ’90 hanno visto la fine delle ideologie, oggi assistiamo alla fine dei partiti. Uno alla volta ci stanno lasciando. Cadono come le foglie di un platano d’autunno. Lente, ma con volo sicuro. Partito comunista, partito socialista, partito (fuso) radicale, Democrazia Cristiana, Verdi, Alleanza (fusa) nazionale. Ne mancano pochi all’appello. I pidini sono mimetici, ad ogni elezione cambiano identità per non farsi impallinare dagli elettori. Sono carne e pesce, riso e formaggio, zuppa di fagioli e di tartaruga. Un bollito misto. Una Walterloo. Gli altri partiti non esistono. Sono voti nominali. Un nome per tutti e tutti i voti per uno. Ci sono Azzurro Caltagirone e Testa d’Asfalto. Boss(ol)i e la kriptonite Di Pietro. Sono partiti ad personam. Il futuro che ci aspetta è Highlander. Ne rimarrà solo uno. O forse nessuno. Basta aspettare sulla riva del fiume. Le liste civiche del blog crescono. Consiglieri comunali, per ora, a Treviso e a Roma. Sonia Alfano consigliere regionale in Sicilia. Risultati ottenuti senza pubblicità, senza fondi pubblici, senza televisioni, senza giornali. Ma con l’onestà, con il porta a porta, con la Rete. 407 città hanno già aderito ai referendum per una libera informazione in un libero Stato. V2 Day. V2 Day. 25 aprile.

da: www.beppegrillo.it

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Asso di picche
                  Rubrica di Alessio Mannino                                          


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