Archivio di marzo 2008

Equizi, petizione contro l’impianto Wisco

«Un impianto di smaltimento di rifiuti speciali all’Arsenale sarebbe un danno urbanistico e ambientale insopportabile».
Franca Equizi, candidato sindaco di Riscossa Democratica, va all’attacco del progetto di impianto di smaltimento rifiuti speciali che la Wisco, azienda partecipata da Enel e Fs, vorrebbe realizzare nell’area dell’Arsenale in zona Ferrovieri. Ieri, ha convocato un incontro con la stampa proprio davanti alla struttura dando il via ad una raccolta firme per chiedere alla Regione di fermare il progetto. La petizione proseguirà nei giorni di mercato in centro, il sabato e il lunedì in circoscrizione 7. «Non vogliamo un altro caso Dal Molin – ha aggiunto – cioè che Vicenza, nel silenzio, si ritrovi sulla testa una scelta devastante». Equizi ha ricostruito le fasi principali di questo progetto che, a regime, prevede lo smaltimento di 250 tonnellate di rifiuti speciali al giorno: dalla prima bocciatura del Consiglio comunale del 2005, al parere contrario della Provincia, al nuovo “no” dell’assemblea civica di febbraio 2007. «Eppure la commissione regionale Via ha dato il suo benestare al progetto», ricorda Equizi. È un “sì” tecnico, non politico; ma Equizi tiene alta la guardia. «Non è pensabile che un impianto per rifiuti speciali sorga in questa zona urbana. Inoltre, per portare qui tutti quei rifiuti ci sarebbe un traffico pesante insostenibile. E che ne sarebbe dei 270 dipendenti, più i 150 esterni, che lavorano all’Arsenale? Questo progetto va fermato».

da: www.ilgiornaledivicenza.it; 26-03-2008

Il tesoretto di Vicenza e il peccato originale da 1.000 miliardi

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Un paio d’anni fa su Il Gazzettino di Vicenza scrissi un servizio che conteneva alcuni interventi di Fulvio Rebesani, presidente berico del sindacato degli inquilini, il Sunia. Rebesani fece una dichiarazione sconvolgente: il comune di Vicenza avanza dai costruttori un tesoretto di 500 milioni di euro, cifra fortemente sottostimata. Si tratta di soldi che i privati non hanno reso alla municipalità per oneri di costruzione, non corrisposti, mal calcolati dal comune, evasione dell’Ici e altre voci più o meno amene. Questo salasso a danno delle tasche dei cittadini, sosteneva Rebesani, va avanti da una ventina d’anni. Ricordo inoltre che ai primi anni 2000 il comune affidò un incarico speciale ad un consulente del sindaco: tra i compiti primari c’era quello di rintracciare i crediti del comune. Operazione lunga, noiosa, ma non difficile. Il consulente speciale si chiamava Carlo Lòro, professione ingegnere. Tra i risultati della liason sentimentale tra l’allora primo cittadino Enrico Huellweck e l’allora direttrice del territorio Lorella Bressanello, vi fu proprio quello di mandare a casa il consulente Lòro con i suoi accertamenti. L’ingegnere segnalò anche una cospicua dose di magagne giudiziarie presso la procura della repubblica: l’ex consulente del primo cittadino però, passati sei anni, deve ancora essere ascoltato dai magistrati berici (tra le tante vanno incluse le segnalazioni dell’ingegnere sugli illeciti penali relativi al cosiddetto Pp12). Perché? Se qualche candidato riflettesse seriamente sull’argomento si domanderebbe: dove vado a prendere i soldi per Vicenza? La risposta è banale: c’è un tesoretto da 500 milioni di euro sotto le macerie dell’urbanistica vicentina, basta scavare. Aggiungo alla cosa un secondo spunto. Quando Rebesani fece quelle dichiarazioni non ci furono reazioni. Il comune restò in silenzio. Il sindaco pure, i costruttori pure. Gli ordini degli architetti, degli ingegneri e dei geometri pure. Nessuna smentita. Sapete quante cose si fanno con un migliaio di miliardi di vecchie lire? Vorrei sapere perché nessun candidato ne parla. Per caso qualche mollica di quel tesoretto ha finanziato qualche campagna elettorale?

Marco Milioni

I punti mancanti…

(m.m.) Sarebbe interessante che nella campagna elettorale per le municipali a Vicenza si parlasse anche di ciò che Giulietto Chiesa ha recentemente detto durante un forum nella fiera del capoluogo berico. Purtroppo sono moltissimi i partiti che considerano lo scenario internazionale come una variabile indipendente rispetto alla quale il livello locale non ha voce in capitolo o peggio deve adeguarsi. In fondo è lo stesso scenario che per l’Italia è già stato delineato dai soliti club del potere, nel Belpaese come nei club del potere atlantico, a partire da Washington. Ormai è abbastanza facile capire che i gruppi politici che hanno retto le sorti nazionali dopo la II repubblica non siano più presentabili ad una opinione pubblica pur offuscata dai mezzi di distrazione di massa, ma stufa. Tempo quattro cinque anni la crisi si aggraverà. L’Italia sarà investita da una burrasca politico-mediatica-giudiziaria. Ci sarà la solita cabina tecnica. Poi (o in contemporanea) i partiti, specie Lega, Pd e Pdl, saranno attraversati da scandali finanziari o sessuali. Bossi sarà fatto fuori e gli succederà il fido Bobo Maroni (non si diventa ministro degli interni se non si ha il placet silenzioso degli Usa). Gianfranco Fini, che ha intensificato i suoi contatti col mondo israeliano troverà nuova linfa, magari dopo uno sgambetto a Silvio Berlusconi che sarà costretto a fare un passo indietro, perché è troppo gradasso, ma non gli saranno toccate le tv. Il Pd nella sua componente di maggior potere (D’Alema, Letta e Veltroni) pur nelle sue divisioni interne obbedirà al gotha finanziario. I rutelliani pure. Formigoni e Cl pure. Santa romana chiesa sarà “l’azionista spirituale di riferimento”. Sotto l’alto patrocinio di Giorgio “stars and stripes” Napolitano si creerà un centrone istituzionale che coinvolge tutti i soggetti nominati che sarà spalmato di nuovo con qualche capetto fighetto tipo il presidente della provincia di Firenze Teo Renzi, oppure un Luca Cordero di Montezemolo, un Diego Della Valle, un Teo Colanninno di turno. Idv, leghisti estromessi, berlusconiani sbandati, pezzi della sinistra arcobaleno, avranno invece il parterre dell’opposizione. A qualcuno converrà perché tanto anche all’opposizione si può campare bene. Incognita Vendola… Farà il fiancheggiatore del sistema alla Bertinotti o traccerà una sua strada? Si sa come la penso. Scenario immaginario? Mica tanto, e a Vicenza e nel Veneto, come in fisica succede coi frattali, sarà più o meno la stessa solfa. Vinca chi vinca, vincerà il partito della pastasciutta: unica incognita. Quella vera. La torta sarà sufficiente per tutti? Questo è il pensiero che spaventa tutti quanti, anche in alto. Poiché se crolla la base della piramide sociale perché troppo impoverita, cascano pure gli attici e i bordelli sistemati in cima.

2001 odissea nel cemento

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Anno 2000: i Comuni possono spendere i soldi delle licenze edilizie SOLO a fronte di investimenti. Anno 2001, ottobre: i Comuni sono autorizzati a spendere i soldi delle licenze edilizie per fare quello che gli pare, grazie al nuovo Testo Unico sull’edilizia. Arriva il boom edilizio. Anno 2000: 159.000 abitazioni costruite. Anno 2007: 298.000 abitazioni costruite e 38.000 ampliamenti di abitazioni. Le licenze raddoppiano in 7 anni, il territorio italiano viene cementificato da palazzine, nano grattacieli, hangar, seconde, terze, quarte ville, parcheggi, garage. I Comuni raddoppiano gli incassi senza alcun obbligo di destinazione d’uso. Hanno la licenza di uccidere il territorio. Il territorio comunale, lo dice la parola stessa, è patrimonio “comune” dei cittadini che lo abitano. Appartiene a loro. Il bosco, il prato, la vista panoramica, un posto per passeggiare o far giocare i propri figli, il parco, i giardini o, anche, un semplice spazio vuoto per vedere l’orizzonte. Chiarito che il territorio è dei cittadini e non del sindaco fasciato a festa e dei suoi assessori che sono SOLO dipendenti comunali facciamoci qualche domanda. Dove sono finiti i soldi delle licenze edilizie concesse senza più l’obbligo di investimento? Nuovi servizi, asili, piste ciclabili, trasporti pubblici non si sono visti. Farei un’indagine, Comune per Comune. Quanto ancora si può cementificare il paesaggio italiano? Si può solo tornare indietro, decementificare. Il turismo sta morendo di cemento. Quali sono le maggiori imprese edili che hanno ottenuto le licenze? I costruttori comandano ormai più del sindaco Moratti e del sindaco Topo Gigio, devono uscire dai consigli comunali. Sono lì, anche se non sono stati eletti. Il processo infernale messo in moto dal Testo Unico del 2001 va fermato. Bisogna riportare le lancette al 2000. Meno cemento, meno soldi per i partiti, i veri padroni dei Comuni. I cittadini devono presentarsi in consiglio comunale per chiedere i motivi dello scempio edilizio e documentare l’incontro con una telecamera. Il Bel Paese è nostro, riprendiamocelo.

da: www.beppegrillo.it 

On-line l’ultimo numero

(m.m.) Ora è ufficiale. Gli Usa sapevano: niente legami tra Al Qaida e Saddam. Ma in guerra ci siamo andati lo stesso. Ora c’è l’Iran. Le truppe partiranno dal Dal Molin? Un’altra bugia italo-americana. Scarica l’ultimo numero de La Sberla. Approfitto di questo post per un’altra news. Caso Ponte Alto. Le voci che circolano a palazzo Trissino coincidono con quelle già giunte al mio orecchio. Per l’affaire di palazzo Oro non solo Lorella Bressanello (deglie dell’ex sindaco e direttrice del dipartimento territorio), ma tutti gli imputati saranno assolti. Al di là del tempo biblico impiegato dalla magistratura berica per istruire il processo, con relativi problemi di prescrizione, rimane una cosa agli atti della storia di questa città. Come è possibile che il pm che segue la pubblica accusa (Paolo Pecori) sia il padre del difensore civico Massimo Pecori? Come giudicheranno i posteri il fatto che Huellweck abbia sponsorizzato l’elezione di Massimo a tale carica, facendo quindi una cortesia alla sua famiglia? Non è assolutamente inopportuna la posizione del pm? Con quale spirito il pm Pecori ha condotto la pubblica accusa sapendo che il figlio, dal primo cittadino, aveva ricevuto questa cortesia politica? Io sono pessimista per natura. La democrazia e la giustizia in Italia mi mettono solo tristezza. Giulio Andreotti diceva che a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. Ecco io azzeccherei che il processo di Ponte Alto finirà con un diluvio di assoluzioni. Se mi sbaglio farò pubblica ammenda in mutande in piazza dei Signori a Vicenza. Se indovino qualcuno si dovrebbe preparare a ricevere dei gran calci nel culo.

I servi del potere

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Gli Amenduni, la potente e ammanigliata famiglia oleario-acciaiera di Vicenza, sono finiti nel magma della black-list dei presunti evasori con capitali in Lichtenstein. La notizia ieri era stata riportata da La Repubblica. Oggi da Il Corriere del Veneto con ampio risalto. E per forza, si tratta di una notizia bomba per la città berica. Ieri però il telegiornale di Tva Vicenza non ha nemmeno sfiorato l’argomento. Oggi Il Giornale di Vicenza ha taciuto ugualmente la notizia. Perché? Forse perché gli Amenduni sono nell’azionariato delle due testate? Immagino lo stato d’animo ieri di Luca Ancetti e Giulio Antonacci. Rispettivamente direttore di Tv e quotidiano. Si saranno fatti un esame di coscienza o si saranno fatti un esame al portafogli? Ma c’è di più. I conti segreti del Lichtenstein sono saltati fuori, molti lo ricordano, perché il servizio segreto tedesco, ha pagato un altissimo funzionario della maggiore banca del principato alpino; il quale ha spifferato i nomi dei presunti evasori e li ha messi in un dvd. In Germania quando la cosa si è saputa i politici tedeschi, di tutti i partiti e di tutti i livelli istituzionali, unitamente con la popolazione, hanno gridato allo scandalo ed hanno chiesto senza indugio inasprimenti di pena per l’evasione fiscale. La stessa domanda ora andrebbe girata ai candidati sindaco di Vicenza. E poi c’è un’altra domanda da porsi. Vista la condotta dei reucci dell’acciaio berico è lecito chiedersi se lor signori abbiano in corso o abbiano portato a termine operazioni immobiliari a Vicenza? In tal caso è lecito domandarsi se lorsignori abbiano pagato correttamente tutti i tributi comunali relativi, a partire dagli oneri di urbanizzazione? Sarebbe lecito domandarsi se nella commissione speciale per la valutazione degli oneri di urbanizzazione, azzoppata anni fa dalla moglie del sindaco, ci fosse qualche big dell’economia locale? Chi farà queste domande ai candidati sindaco?

P.S. Se nelle prossime ore Tva o il GdV daranno la notizia già riportata da Repubblica, la cosa non sarà valida al fine di riabilitare la loro onestà intellettuale, perché l’evento ormai è già di dominio pubblico.

Marco Milioni

Quo Vaduz Amenduni?

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La famiglia Amenduni (Acciaierie Valbruna Vicenza, tra i proprietari de Il Giornale di Vicenza) è nella black list dei servizi segreti tedeschi, settore italiani che hanno portato i soldi in Lichtenstein per ripararsi dal fisco italiano. La notizia è stata diffusa oggi dal quotidiano La Repubblica. Attendiamo con ansia la copertura che i media locali daranno in questi giorni dopo il mini scoop del quotidiano del gruppo l’Espresso.

Vieira – Dalai Lama 1-0

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Il massacro dei tibetani è sulle prime pagine dei più importanti giornali del mondo libero. Da noi è un po’ meno presente. Questione di priorità. In Italia l’informazione è serva, ma in modo comico, surreale, cialtronesco. Gli articoli sono palle colorate lanciate in aria dai clown dell’informazione assunti come direttori di giornali. Il Corriere della Sera di ieri. Prima pagina. Foto centrale con “Vieira fa gol per Mancini” , 12 cm x 14,5, e sulla destra un titolo “Marina fa l’elogio di Luxuria, 2 cm x 11,5. In alto a destra un richiamo al Dalai Lama, 5 cm x 5,5 titolo e inizio articolo compresi e subito sotto un lancio dell’intervista a Andrè Glucksmann “Boicottare i Giochi non serve a nulla”, 6,5 cm x 5,5: un centimetro più del Dalai Lama. Il lettore che ripone la sua fiducia in Paolo Mieli e nel “salotto buono” del Corriere si inoltra a questo punto nella lettura delle pagine interne. Cerca, come è naturale, la notizia del giorno. Tibet, Lhasa, Dalai Lama, Cina, Giochi Olimpici. Pagina 2 e 3 sono dedicate alle amministrative in Francia. Certo, sono importanti, ma il Tibet? Sfogliamo. A pagina 5, dopo la pubblicità, c’è una foto di Testa d’Asfalto, 13 cm x 13,5, sotto il titolo “Protesta sulle pensioni, Berlusconi frena”, 28,5 cm x 1,5. Andiamo avanti. Pagina 6 è dedicata a “La cura Air France all’esame del governo”, titolo da 29,5 cm x 1 e due foto 2 cm x 2 della coppia Formigoni – D’Alema con le loro dichiarazioni in box virgolettati da 7 cm x 2. Dopo le fondamentali opinioni dei nostri statisti Lhasa può sempre attendere. Doppia pagina 8/9 sul servizio “Emergenza imballaggi”, titolo monstre 24,5 cm x 2,5 e una foto con gli ortaggi di stagione 37 cm x 24. Pagina 10 e 11 a questo punto non ci deludono. Della repressione cinese ancora non c’è una riga, ma le interviste riportate sono fondamentali. Titoli: “Veltroni sfida il Cavaliere. Siete voi che copiate” 17 cm x 3, “Capotondi: non corro, vorrei Silvio e Walter insieme” 26 cm x 1, “Mussi, il trapianto e la politica. Mi ha salvato mia moglie”, 17 cm x 3. E’ presente in una colonna personale di 33 cm x 4 anche l’immancabile monito dal Colle “Napolitano: politica urlata un danno alle istituzioni”. Sfinito, anche il più accanito lettore di Romano e Severgnini non si aspetta più nulla sul Dalai Lama e, infatti, lo accolgono a pagina 12 la pubblicità e a pagina 13 a famiglia Berlusconi, mezza pagina a testa per il papà Silvio e la figlia Marina. In alto: “Berlusconi: urne, c’è il rischio di brogli”, 25 cm x 1,5 e, sopra il titolo, “Per vigilare sulle elezioni ci sarà l’esercito dei difensori della libertà. E ricorda la prima fidanzata” 23 cm x 0,5. Sotto: “Marina a sorpresa: mi piace Luxuria è preparata e spiritosa” 9,5 cm x 4. Le foto del papà con folla adorante, 26, 5 cm x 7,5, e della figlia, 15 cm x 9,5, completano la pagina. Ma non bisogna mai disperare. Infatti, a pagina 14 c’è il Tibet con il titolo su due righe “In Tibet genocidio culturale. Ma no al boicottaggio dei Giochi” 21, 5 cm x 3 e a pagina 15, a fronte l’intervista a Glucksmann “Disertare Pechino? Così non serve” 20,5 cm x 1,5. Il messaggio di pagina 14 e 15 è quello di non disertare i Giochi. La libertà del Tibet può attendere. Per curiosità ho confrontato il Corriere con il Financial Times di ieri.

da: www.beppegrillo.it

18 marzo 2008

Silent lucidity

Non c’è due senza tre… Visto che si parla di hard rock degli anni Novanta-2000 ecco una canzone stupenda in stile Pink Floyd. Loro sono gli americani Quennsryche della rossa Seattle. Una bellissima city della West Coast settentrionale. Questa band, sempre molto critica verso l’establisment della città (Boeing e Microsoft in primis) non è molto conosciuta in Italia. E così ci penso io. La canzone Silent lucidity è un piccolo di trattato di filosofia. Notevole.

Hunting hi and low

Visto che siamo in tema di videoclip inserisco un simpatico video di una band Finlandese assai in voga in Nord Europa, gli Stratovarius. Il video, metaforicamente, parla della ribellione di un top-manager al suo stile di vita. Sebbene la Finlandia sia la patria della Nokia gli Yuppie man fighetti all’italiana non sono molto ben visti. E da noi? Basta guardare una puntata di Amici della de Filippi.

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