Archive del 27 marzo 2008

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Sartori, il ‘no global’

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Libero mercato uguale democrazia? Falso. Democrazia rappresentativa uguale impiego saggio delle risorse del pianeta? Falso. Crescita demografica, sviluppo industriale ed inquinamento uguale pericolo per la specie umana? Vero. Non si tratta di una serie di affermazioni di qualche visionario ‘no global’. Si tratta dei pensieri di una persona critica verso l’establishment ma mai ostile: il professor Giovanni Sartori; docente universitario, politologo di rango, nonché editorialista del Corsera. Ed è proprio alle pagine el Corsera che ieri Sartori ha affidato ad un lungo articolo il succo del suo nuovo saggio che esce oggi in libreria. ‘La democrazia in trenta lezioni’ è il titolo. In pratica una summa degli interventi dedicati all’argomento su Rai Sat in forma di lezione divulgativa. Sartori si scaglia contro l’idea della crescita senza fine. Se la prende con la maggior parte degli economisti ai quale non riconosce la capacità di avere una visione del mondo. Sartori così infilza impietosamente il modello del pensiero unico nato negli USA e poi globalizzato, compiendo una operazione paragonabile a quella condotta da Sergio Romano nella analisi della politica estera, americana in primis. Che due esponenti di spicco delle elite intellettuali del Paese, mai ostili all’establishment, critichino tanto duramente l’apparato politco economico e concettuale sul quale lo stesso establishment poggia deve fare riflettere. Sartori e Romano affondano le loro radici culturali nell’800 e nel ‘900. Uno è un progressista moderato, l’altro un liberal conservatore moderato. Hanno nel passato una matrice ben riconoscibile, ma la loro straordinaria cultura, la loro competenza, le loro conoscenze, credo, che abbiano indicato ai due una cosa chiara. Il sentiero che il mondo sta imboccando probabilmente è assai simile a quello descritto da personaggi più «ribelli» come Giulietto Chiesa, Naom Chomsy, Massimo Fini, Naomi Klein. Universi distanti tra loro quelli degli ultimi quattro. Su un’altra dimensione rispetto a Sartori e Chiesa, eppure accomunati da un timore simile. Io ritengo che questo fil rouge esista e rigetto la palla in mezzo all’arena del web, pronto ad ascoltare nuovi spunti. A questo aggiungo un altro aspetto mai sufficientemente ricordato. Da mesi l’ex capo della banca centrale americana (Alan Greenspan) se ne va in giro per gli Sati Uniti con un libro nel quale, de facto, si scusa per avere permesso l’introduzione nel mercato bancario di una grande quantità di spazzatura finanziaria che ha solo accelerato la crisi dell’economia americana. Recentemente sempre Greenspan (non Luca Casarini) ha ammesso che la guerra in Iraq «è stata fatta solo per il petrolio». Che c’entra con il professor Sartori, direte voi? Rilancio la palla e attendo fiducioso.

Marco Milioni

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Asso di picche
                  Rubrica di Alessio Mannino                                          


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