Archive del 26 marzo 2008
Omertà elettorale

A Crotone sta scoppiando la guerra di mafia. Da tre giorni una bambina di quattro anni, incolpevole nipote di un capobastone, è in coma. È stata colpita dai proiettili che hanno ucciso suo padre, Luca Megna, e ferito sua madre. Poche ore fa, un nuovo agguato: questa volta a cadere è stato un ragazzo di 27 anni sposato con una donna imparentata con un clan rivale a quello dei Megna. Ora si attendono altri morti. E lo si fa in silenzio, perché la politica tace. Del resto tra i candidati ve ne sono molti amici e parenti di boss. In Calabria il Pdl, per esempio, ha presentato al senato Franco Iona, cugino primo di Guirino Iona, arrestato qualche mese fa dopo molti anni di latitanza. Alla camera, invece, c’è Gaetano Rao, nipote di Peppino Pesce, celebre pezzo da novanta dell’omonima potentissima cosca di Rosarno. In Sicilia, se è possibile, la situazione è ancora peggiore. E coinvolge pure il Pd che in lista si ritrova l’ex vicepresidente della commissione antimafia Peppe Lumia e il suo storico avversario Mirello Crisafuli, filmato e intercettato mentre discuteva di appalti e di favori con il boss di Enna, Raffaele Bevilacqua, più un ex sindaco di un comune messinese sciolto a causa delle infiltrazioni della criminalità organizzata. Parlare è insomma per tutti rischioso. E intanto nel sud si continua a morire.
Peter Gomez
da: www.voglioscendere.it
Extracomunitari e beffe Inps

Il Gazzettino ha lanciato l’allarme il 15 marzo con un articolo di Gigi Bignotti. Ieri Rosanna Sapori su TNE ha approfondiro la questione. Una legge del 2001 consente ai genitori degli stranieri di ricongiungersi ai familiari presenti regolarmente in Italia. E fin qui nulla di strano. Però, una volta ottenuto dalla pubblica amministrazione il ricongiungimento a tempo indeterminato lo Stato assicurerà a questi anziani una pensione sociale che con voci varie può toccare 550 euro mensili. Paradossalmente più di quanto percepiscono molti pensionati che hanno versato i contributi; la pensione sociale è, per definizione, a contributi zero ovviamente. Beffa nella beffa l’Inps ha il forte sospetto che molti anziani extracomunitari, una volta ottenuto l’assegno, se ne tornino al loro Paese. O di più, una volta morti, c’è la probabilità che i figli continuino illecitamente a percepire l’emolumento. Ciò detto rimane da capire il dato politico. La norma è stata inserita dal governo di centrosinistra nel 2001. Il premier era Giuliano Amato. In cinque anni di governo di centrodestra la legge non è stata modificata. Né dal semi-divino Berlusconi, né dal superpadano Bossi, né dal nazionalista Fini. Ora a pensare semplice si direbbe che Amato ha fatto una regalìa agli extracomunitari. Ma essendo il suo soprannome dottor Sottile la cosa è assai più sottile, appunto. E così il sospetto diventa legittimo. Questo è lo scenario. L’assegno ‘post ricongiungimento’ non è altro che un contributo aggiuntivo indiretto agli stipendi delle famiglie degli extracomunitari, ma a carico dell’Inps. Così badanti e lavoratori stranieri, al posto di chiedere (in modo sacrosanto) compensi meno da fame ai loro datori di lavoro, si beccano i soldi della previdenza sociale, mentre il regalo fatto ai datori di lavoro permette di avere braccia da fabbrica, da cantiere e da badante a prezzo ridotto. Ovviamente paga Pantalone. Risultato: la colf albanese della ricca moglie del costruttore padano costa meno alla signora stessa, mentre il marito si può permettere di pagare meno l’operaio albanese che ha sposato quella colf, il tutto ottenuto decurtando le pensioni dei vecchi nostrani che non arrivano a fine mese; pur avendo questi ultimi versato i contributi. In questo quadretto i sindacati, zitti e buoni, al posto di denunciare la cosa facilitano le pratiche per gli stranieri, sperando così di incamerare un po’ di soldi per l’istruzione della pratica, magari con la prospettiva di tesserare nuovi iscritti. E la giustizia sociale? Se nella pastoia ci sono politici, imprenditori e sindacati nessuno romperà i coglioni. Se lo fa è un oltranzista, un antisistema, un anti-industrialista, un razzista, un massimalista, un antipolitico, un qualunquista, un nazista, un comunista, un anarcoinsurrezionalista e forse anche un gommista.
Marco Milioni
Q8. Variati contro Sartori
«Non si sono mai viste tanta rapidità e tanta solerzia da parte della Regione Veneto nel dirimere una questione urbanistica. È una fretta sospetta». Achille Variati, candidato sindaco e consigliere regionale del Partito democratico, ha improvvisato ieri una conferenza stampa davanti all’area dell’ex Q8. All’incontro hanno partecipato anche Ubaldo Alifuoco, ex presidente della commissione Territorio del Comune, l’avv. Mario Allegra, candidato nella lista “Variati sindaco”, ed esponenti del comitato S. Lucia. Variati in serata ha incontrato il commissario prefettizio Vincenzo Madonna, al quale ha chiesto «di impugnare l’atto con un ricorso al Tar. Il commissario si è riservato di approfondire la questione e di fare verifiche», afferma Variati, che sottolinea come «trattandosi di una nuova realizzazione, il progetto avrebbe dovuto passare attraverso il consiglio comunale con la presentazione di un apposito piano urbanistico. E invece Venezia manda un giovane commissario che effettua un vero e proprio colpo di mano». Variati cita la sua lettera di invito alla collaborazione inviata agli 11 candidati sindaco e lancia la stoccata: «Peccato che Lia Sartori, di cui sono noti i rapporti con il governatore Giancarlo Galan, non abbia accolto la mia offerta di collaborazione. Denuncio la grave responsabilità della giunta regionale, che mostra disprezzo per le indicazioni del consiglio comunale, e chiamo in causa Sartori, esponente e candidata di quelle stesse forze politiche che governano la Regione». Dura anche la reazione di Ciro Asproso, candidato sindaco della Sinistra arcobaleno, sin dall’inizio contrario al progetto della palazzina: «Da parte del commissario regionale c’è stato un comportamento scandaloso, poiché non sono state tenute in considerazione le osservazioni dei cittadini e di Italia Nostra». Asproso entra poi nel merito del parere: «Citare un vecchio parere dell’Edilizia privata per la creazione di un’autorimessa interrata è sbagliato, perché questo progetto prevede un fabbricato ex novo. Faremo un esposto alla Provincia perché faccia valere i suoi poteri annullando il permesso di costruire e sicuramente verrà fatto un ricorso al Tar. Non solo: ho chiesto anche un incontro al commissario prefettizio Vincenzo Madonna, che potrebbe agire in autotutela presentando un ricorso per conto del Comune».
da: www.ilgiornaledivicenza.it; 26-03-2008
Equizi, petizione contro l’impianto Wisco
«Un impianto di smaltimento di rifiuti speciali all’Arsenale sarebbe un danno urbanistico e ambientale insopportabile».
Franca Equizi, candidato sindaco di Riscossa Democratica, va all’attacco del progetto di impianto di smaltimento rifiuti speciali che la Wisco, azienda partecipata da Enel e Fs, vorrebbe realizzare nell’area dell’Arsenale in zona Ferrovieri. Ieri, ha convocato un incontro con la stampa proprio davanti alla struttura dando il via ad una raccolta firme per chiedere alla Regione di fermare il progetto. La petizione proseguirà nei giorni di mercato in centro, il sabato e il lunedì in circoscrizione 7. «Non vogliamo un altro caso Dal Molin – ha aggiunto – cioè che Vicenza, nel silenzio, si ritrovi sulla testa una scelta devastante». Equizi ha ricostruito le fasi principali di questo progetto che, a regime, prevede lo smaltimento di 250 tonnellate di rifiuti speciali al giorno: dalla prima bocciatura del Consiglio comunale del 2005, al parere contrario della Provincia, al nuovo “no” dell’assemblea civica di febbraio 2007. «Eppure la commissione regionale Via ha dato il suo benestare al progetto», ricorda Equizi. È un “sì” tecnico, non politico; ma Equizi tiene alta la guardia. «Non è pensabile che un impianto per rifiuti speciali sorga in questa zona urbana. Inoltre, per portare qui tutti quei rifiuti ci sarebbe un traffico pesante insostenibile. E che ne sarebbe dei 270 dipendenti, più i 150 esterni, che lavorano all’Arsenale? Questo progetto va fermato».
da: www.ilgiornaledivicenza.it; 26-03-2008
Il tesoretto di Vicenza e il peccato originale da 1.000 miliardi

Un paio d’anni fa su Il Gazzettino di Vicenza scrissi un servizio che conteneva alcuni interventi di Fulvio Rebesani, presidente berico del sindacato degli inquilini, il Sunia. Rebesani fece una dichiarazione sconvolgente: il comune di Vicenza avanza dai costruttori un tesoretto di 500 milioni di euro, cifra fortemente sottostimata. Si tratta di soldi che i privati non hanno reso alla municipalità per oneri di costruzione, non corrisposti, mal calcolati dal comune, evasione dell’Ici e altre voci più o meno amene. Questo salasso a danno delle tasche dei cittadini, sosteneva Rebesani, va avanti da una ventina d’anni. Ricordo inoltre che ai primi anni 2000 il comune affidò un incarico speciale ad un consulente del sindaco: tra i compiti primari c’era quello di rintracciare i crediti del comune. Operazione lunga, noiosa, ma non difficile. Il consulente speciale si chiamava Carlo Lòro, professione ingegnere. Tra i risultati della liason sentimentale tra l’allora primo cittadino Enrico Huellweck e l’allora direttrice del territorio Lorella Bressanello, vi fu proprio quello di mandare a casa il consulente Lòro con i suoi accertamenti. L’ingegnere segnalò anche una cospicua dose di magagne giudiziarie presso la procura della repubblica: l’ex consulente del primo cittadino però, passati sei anni, deve ancora essere ascoltato dai magistrati berici (tra le tante vanno incluse le segnalazioni dell’ingegnere sugli illeciti penali relativi al cosiddetto Pp12). Perché? Se qualche candidato riflettesse seriamente sull’argomento si domanderebbe: dove vado a prendere i soldi per Vicenza? La risposta è banale: c’è un tesoretto da 500 milioni di euro sotto le macerie dell’urbanistica vicentina, basta scavare. Aggiungo alla cosa un secondo spunto. Quando Rebesani fece quelle dichiarazioni non ci furono reazioni. Il comune restò in silenzio. Il sindaco pure, i costruttori pure. Gli ordini degli architetti, degli ingegneri e dei geometri pure. Nessuna smentita. Sapete quante cose si fanno con un migliaio di miliardi di vecchie lire? Vorrei sapere perché nessun candidato ne parla. Per caso qualche mollica di quel tesoretto ha finanziato qualche campagna elettorale?
Marco Milioni
I punti mancanti…
Vorrei che nella campagna elettorale per le politiche si parlasse di ciò che viene descritto n questo video. Vorrei che alle comunali di Vicenza si dibattesse di quanto descritto in qusto video. La parola a Giulietto Chiesa.