Archive del 11 marzo 2008

Il preziario della morte

thyssen.jpg

Non c’è molto da dire, i fatti sono sotto gli occhi di tutti. Da sempre la piaga delle morti bianche è una tragedia nazionale ed entrare in fabbrica o al cantiere è, per i lavoratori italiani, un rischio non calcolato, ma «necessario». Certo, le misure di sicurezza sono sempre esistite, e gli ispettori pure, ma chiunque abbia parlato qualche volta con un operaio sa bene con quanta “distrazione” troppo spesso quelle ispezioni vengano fatte, ed anche quanto spesso siano proprio gli operai a violare volontariamente quelle norme. Stupidi? Suicidi? No: semplicemente presi per il collo, come si suol dire. Se una protezione, un paio di scarpe da lavoro, una mascherina rallentano i movimenti e dunque la produzione, certo il padrone non dirà al lavoratore di togliersele e fare più in fretta, ma sarà lui stesso a capire da solo che, se vuole tenersi il posto, gli conviene darsi una mossa, e non star lì guardar troppo per il sottile. Poi, eventualmente, la “fatalità”. Queste fatalità sono andate aumentando, in questi ultimi anni, in assoluto e in percentuale. Mano a mano che il Pil è divenuto la nuova Divinità, e l’aumento della produzione il misuratore del grado di felicità della Patria Nazionale e della Grande Patria Globalizzata, tutto il resto è passato in secondo piano, in nome appunto di un Progresso cui tutto può essere sacrificato. E così leggiamo sui giornali: sette operai fritti alla Thyssen Krupp (in una linea di produzione notoriamente vecchia ed obsoleta, sulla quale perciò non “valeva la pena” di spendere in manutenzione), cinque gasati a Molfetta (tra i quali, ironia della sorte, il padroncino, vittima della sua stessa creatura), più la minutaglia quotidiana di folgorati, caduti dalle impalcature, schiacciati dalle ruspe e via ammazzando. Le nostre care istituzioni si scandalizzano - o fingono di scandalizzarsi - e decidono di varare nuove normative, che prevedano anche solo pochi mesi di carcere per quegli imprenditori che non rispettino le norme. E qui abbiamo avuto il secondo scandalo, quello vero. Non contenti degli immensi profitti accumulati con il Progresso, impudenti di fronte a questi morti, ma soprattutto ben consci di tenere tutti quanti sotto ricatto, come un sol uomo gli imprenditori italiani si sono levati a difesa del proprio diritto all’impunità. È come se chi commette un crimine - perché questo è, praticamente sempre, un incidente sul lavoro - avesse poi il diritto di metter bocca nella legislazione che punisce quel crimine. Montezemolo si è scatenato, e pescando nel più greve immaginario berlusconiano è andato a parlare di «ultimo favore alla sinistra populista» (e bolscevica no?). E il governo, supino, lo ha ascoltato, ammorbidendo la legge. Le “istituzioni” non contano niente, e soprattutto di tutt’altro si occupano che non del “bene comune”. Sono le caste che comandano, che decidono quello che conviene a tutti - cioè a loro! – che dettano legge e leggi, che decidono della nostra vita e del nostro futuro. In questo caso, la casta di chi ha costruito questo Progresso mostruoso, questo Moloch che ci divorerà tutti. E la politica? Non aveva torto Marx, quando scriveva che «i governi sono i comitati d’affari degli imprenditori». Che ammazzano i lavoratori prima risparmiando sulla sicurezza, e una seconda volta manovrando la politica per continuare a risparmiare sulla pelle dei propri dipendenti.

Giuliano Corà
da:
www.movimentozero.org/mz

Print

Quo Vaduz

gold01.jpgFuori la lista, fuori i nomi! Un coro (quasi) unanime si leva dai palazzi della politica, dove l’autostima è talmente bassa e la coda di paglia è talmente lunga da dare per scontato che la lista dei 150 evasori italiani nel Liechtenstein sia piena di politici. Naturalmente questo improvviso afflato di trasparenza e pulizia (Tweed Berty invoca addirittura il “pubblico ludibrio”) durerà finché la lista resterà segreta. Quando sarà pubblica, esattamente come accadde nel 1981 con quella dei piduisti tenuta in cassaforte per mesi da Forlani, sarà tutto un fiorire di distinguo, alibi, bizantinismi e arrampicate sugli specchi per dire che insomma, non si possono gettare in pasto al popolino tanti benemeriti del made in Italy, che in fondo Liechtenstein o Italia pari sono, che c’è anche un’evasione di necessità, che dalle troppe tasse bisogna pur difendersi, che si fa un uso politico-elettorale del fisco, che c’è un complotto a orologeria del Liechtenstein con la Merkel. L’evasione è come la corruzione: è una brutta bestia solo finché non salta fuori il nome del primo evasore, dopodiché c’è sempre una scusa buona per tutti. Negli intervalli tra un governo Berlusconi e l’altro, quando non si fanno condoni e l’evasione viene combattuta anziché premiata, nomi di evasori ne saltan sempre fuori. Nella legislatura dell’Ulivo beccarono Tomba e Pavarotti. In quella dall’Unione han beccato Valentino Rossi, Cipollini, Del Vecchio, la Muti. E’ successo qualcosa? Gli evasori hanno subìto una sanzione sociale? Assolutamente no, tutto il contrario. Valentino Rossi non ha perduto nemmeno uno sponsor, anzi ha dedicato uno spot alle sue disavventure col fisco, riuscendo persino a lucrarci sopra. Berlusconi, titolare di aziende che corrompevano la Guardia di finanza per coprire le loro magagne anche fiscali, è sotto processo a Milano per i fondi neri di Mediaset, cioè per un presunto giro di acquisti fittizi di film dalle major americane che servivano a gonfiare i costi, a drogare le perdite e a pagare meno tasse, addirittura mentre Mediaset veniva quotata in Borsa: infatti i reati vanno dalla frode fiscale all’appropriazione indebita al falso in bilancio…

Marco Travaglio
da:
www.voglioscendere.ilcannocchiale.it

Print

Le bufale di Silvio

berlusconi_pinocchio_4.jpg

Al momento ci limitiamo ad una delle tante bugie dette da Berlusconi. Sia chiaro che ci dedicheremo durante la campagna elettorale anche a quelle dette da Veltroni. Noi, non elettori,  siamo lo specchio vivente della par condicio! Ebbene l’omino dai tacchi alti,  dai capelli non tinti, e dall’età giovanile senza rughe, dopo aver fatto mister muscolo facendo a pezzi il programma (peraltro sottile) con grande ed appalesato sforzo fisico di Veltroni, ci ha detto che bloccherà totalmente l’ingresso dei clandestini in Italia. Non ci ha detto come perché gli avremmo sganasciato in faccia. Quello che facciamo notare soprattutto ai beoti che presenti con sguardo idiota (in senso etimologico, ovviamente!) applaudivano entusiasticamente, che quel signore fino ad un anno e mezzo fa era il capo del Governo con una maggioranza parlamentare senza precedenti. Ed in quel posto è rimasto cinque anni senza fermare un clandestino che fosse uno. Crediamo che Berlusconi non debba usare la lampada per avere la faccia «abbronzata»? Il punto è che lui vuole tornare il quel posto e che se ci riesce, in quel posto l’abbiamo noi.

L’eminenza grigia

Print

Oleodotto Nato

falla01.jpg

Ieri alle 19.00 il sito del Corsera riportava il lancio di agenzia che segue: «Disastro ambientale nel Vicentino dove un oleodotto militare che trasporta il cherosene alla base Usa di Aviano ha scaricato carburante, attraverso una falla, in diversi corsi d’acqua. La rottura dell’impianto è avvenuta nel comune di Monticello Conte Otto, nella frazione di Cavazzale. La macchia di cherosene è arrivata in città, interessando anche la zona di Ponte degli Angeli e viale Giuriolo, vicino allo stadio. Poco dopo il sito del presidio No Dal Molin diramava questo dispaccio: «Un vero disastro ambientale, l’ha definito l’assessore provinciale alle risorse idriche; dimenticandosi di specificare che questo disastro – la fuoriuscita di una quantità enorme di cherosene dall’oleodotto Nato – è stato prodotto da un’installazione militare. Due fiumi gravemente inquinati, il terreno di ricarica della falda acquifera più grande del nord Italia imbevuto di cherosene, fauna e vegetazione minacciati dalla chiazza inquinante rilasciata dall’oleodotto che porta il carburante per gli aerei militari da Camp Darby ad Aviano. Ma non dicevano che le installazioni militari sono sicure e non danneggiano il territorio? Più di qualcuno deve delle spiegazioni ai cittadini; a partire dal commissario Costa, che ha lasciato Vicenza per le sue “vacanze elettorali” ribadendo che le installazioni militari Usa non hanno alcun impatto sul territorio. E ora, cosa ha da dire il primo sponsor della nuova base Usa al Dal Molin? E tutti coloro che hanno sempre sbeffeggiato le paure e le preoccupazioni dei vicentini? Nessuno venga più a portarci rassicurazioni: le installazioni militari sono pericolose per l’ambiente e la salute pubblica. Se verrà realizzata, lo sarà anche la base statunitense al Dal Molin, situata proprio sopra la nostra falda acquifera e nei pressi di una zona naturale protetta; cosa potrebbe avvenire se, in un giorno disgraziato, dovesse verificarsi un incidente all’interno della nuova base o della Ederle? Siamo esterrefatti che la notizia sia stata diffusa soltanto dodici ore dopo l’incidente e non sia stata mobilitata la Protezione Civile; come è avvenuto per l’approvazione della nuova base Usa al Dal Molin, si è agito nella più totale oscurità. Ora più che mai è chiara la pericolosità delle installazioni militari: Vicenza libera dalle basi Usa».

Print
Asso di picche
                  Rubrica di Alessio Mannino                                          


LEGGI LA RUBRICA

Cerca
Calendario
marzo: 2008
L M M G V S D
« feb   apr »
 12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31  
Archivio