Archive del 4 marzo 2008

Vicenza, Campania e Cassiopea

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(m.m.) Ai primi di agosto del 2003 i media nazionali e locali danno ampio risalto ad una maxi-inchiesta della magistratura di Santa Maria Capua Vetere nel Casertano. Gli investigatori scopriranno quello che gli inquirenti e i media definiscono il più grande traffico di rifiuti pericolosi mai scoperto tra Nord Italia e Mezzogiorno, dove il materiale veniva illecitamente scaricato. L’operazione è ribattezzata Cassiopea. Gli stessi media tra i quali il mensile romano Lo Straniero parlano di una inchiesta che senza dubbio odora di «camorra». Secondo la pubblica accusa il geometra vicentino Carlo Valle è uno dei pezzi da novanta di una organizzazione che gli stessi inquirenti definiranno una «grande famiglia». Mentre Valle, uomo da sempre vicinissimo ad An e all’onorevole Giorgio Conte, è rinviato a giudizio per l’affaire Cassiopea, proprio con lui Aim comincia a disegnare l’accordo con il quale la municipalizzata berica rileverà dallo stesso Valle la ‘piattaforma rifiuti speciali’ di Marghera, già oggetto di una seconda inchiesta della magistratura veneziana. Domanda, perché il vertice di San Biagio (in quegli anni numero uno dell’azienda era Beppe Rossi, altro fedelissimo di Conte) decide di mettersi in affari con un personaggio del genere? Inoltre, appurato che i rifiuti partivano anche da Vicenza quali erano le aziende che si affidavano al circuito di Valle? I politici vicentini hanno mai letto l’articolo de Il Giornale di Vicenza allegato a questo post? Io non pretendo che la giunta uscente (si rivota ad aprile) fosse obbligata a scandagliare il web per scoprire le attività di Valle, ma almeno il Giornale di Vicenza potevano leggerlo. Ma c’è di più. La Rai nel aveva già mandato in onda un famoso reportage proprio sull’affaire Cassiopea. Traffico che la Tv di Stato definisce in mano alle «ecomafie» campane. Le immagini dei camion che sversavano illegalmente nel Casertano fecero il giro del Paese, anche perché firmate da Sigfrido Ranucci, uno dei reporter di punta di Rai News 24. Proprio Rai News 24, tra l’altro, nel novembre 2003 riprende la notizia. Nonostante tutto questo can can mediatico a Vicenza si rimaneva in silenzio e la municipalizzata Aim cominciava a dialogare con Valle & Co. Proprio quando a San Biagio non c’era un cda. Proprio quando a San Biagio amministratore unico era Beppe Rossi di An. Uomo vicinissimo allo stesso Valle nonché all’allora coordinatore provinciale del partito, l’onorevole Giorgio Conte. Enrico Huellweck, sindaco azzurro (uscente) di Vicenza fornirà mai una sua spiegazione, visto che a capo della municipalizzata fu proprio lui a mettere lo stesso Rossi?

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Gomez: strano questo 2008

gomez1.jpgStrano questo 2008. Nasce il il Pd. Nasce il Pdl. E all’improvviso risorge il partito azienda. Ma non quello «monarchico», la definizione è sua, di Silvio Berlusconi. Il nuovo partito azienda è invece il Movimento per l’autonomia (Mpa) di Raffaele Lombardo che, rispetto a Forza Italia delle origini, presenta un’importante differenza: non si basa su un azienda privata (la Fininvest), ma su più aziende pubbliche. La potenza elettorale di Lombardo, che assieme a Totò Cuffaro è stato negli anni ‘80 il pupillo dell’ex ministro, sotto processo per mafia, Calogero Mannino, si basa infatti sulle prebende che gli enti regionali, provinciali e comunali, più le società da loro controllate o partecipate, riescono ad elargire. Per raccogliere voti Lombardo garantisce posti di lavoro e poltrone. Il Corriere della Sera, per esempio, ha raccontato come la provincia di Catania, guidata fino a pochi giorni fa da Lombardo, nel corso di tre anni abbia assunto circa 500 persone nella Publiservizi, una società a capitale privato controllata però dal pubblico.

Dal punto di vista elettorale questo modus operandi paga: alle ultime regionali l’Mpa ha incassato in Sicilia il 13 per cento dei voti. Il problema è che il giochetto ha il fiato corto. Proprio a Catania, per esempio, la disastrosa amministrazione del medico personale di Berlusconi, il sindaco Umberto Scapagnini, ha lasciato vuote le casse del municipio già impoverite dal suo predecessore Enzo Bianco. Il debito ha raggiunto livelli tali da spingere l’Enel a staccare la luce a interi quartieri e Scapagnini è stato costretto a dimettersi. A soli due anni dalla sua rielezione il medico del Cavaliere era ormai divenuto talmente impopolare da correre il rischio di essere menato se solo si fosse messo a camminare per strada da solo. Stessa storia, o quasi, in Campania dove gli uomini del centrosinistra governano tra i rifiuti spesso utilizzando metodi alla Lombardo (o se preferite alla Mastella).

Berlusconi però ha 72 anni, di quello che può accadere da qui al 2013, non gliene importa un fico secco. L’Mpa è utile per vincere e quindi porte aperte a Lombardo. Ma il peso del tempo non si può nascondere. E si vede anche se si guarda al Popolo della Libertà: con l’ingresso di An e di tutti i funzionari e i colonnelli di Gianfranco Fini anche il Pdl è destinato a cambiare volto. Non appena An si scioglierà, le truppe di Fini, molto più radicate sul territorio rispetto a quelle di Forza Italia, chiederanno che vengano fatti i congressi, che vengano eletti i segretari. Insomma il Pdl sarà sempre meno azienda e sempre più partito. Peccato che tutto questa avvenga lentamente e solo a causa del trascorrere degli anni. Non per scelta. Il tempo infatti stringe: per far crescere l’Italia, la destra (come la sinistra) serve. Ma deve essere normale.

Peter Gomez

da: www.vogliosendere.it

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Asso di picche
                  Rubrica di Alessio Mannino                                          


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