Archivio di marzo 2008

Grillo a Vicenza

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Ora è ufficiale. Beppe Grillo sarà a Vicenza sabato 5 aprile. L’appuntamento è alle 20.00 al palazzetto del Centro Sport Palladio in via Cavalieri di Vittorio Veneto 29 a Vicenza, zona Cattane-Auchan (l’ingresso è gratuito). Grillo parlerà delle ultime novità sul versante della politica nazionale proseguendo il suo tour a sostegno delle liste civiche locali, tra cui quella di Vicenza. La notizia è comparsa ieri sul sito del gruppo berico degli amici del popolare comico genovese.

I Grilli di Vicenza contro la procura: «Da noi ci vorrebbe De Magistris»

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(m.m.) «La magistratura vicentina ha toccato un punto bassissimo». È cominciato così stamani il lungo j’accuse davanti alla sede della procura della repubblica di Vicenza: protagonista Davide Marchiani, candidato sindaco per la lista civica Vicenza comune a cinque stelle. Formazione che è in lizza per le amministrative del 13 aprile e che fa riferimento diretto alla galassia dei gruppi locali di Beppe Grillo. Marchiani, in un doppio esposto (uno indirizzato alla procura generale del Veneto, l’altro indirizzato alla procura generale presso la Cassazione a Roma) fa una analisi rapida del comportamento dei magistrati di Santa Corona. Cita il potenziale conflitto di interessi del pm Paolo Pecori, padre di un candidato a sindaco per l’Udc. Cita i procedimenti ‘lumaca’ istruiti dallo stesso pm nei confronti dei notabili locali, inclusa Lorella Bressanello, moglie del sindaco uscente Enrico Huellweck, nonché potentissima direttrice del dipartimento territorio: tessera di Fi come il marito. Ma Marchiani va oltre. Prende di mira anche il capo della procura, Ivano Nelson Salvarani, per fare quindi una serie di riferimenti precisi ad alcuni comportamenti irrituali dello stesso Salvarani. Sia nell’ambito della inchiesta per il sit-in dei No Dal Molin in prefettura, sia per l’inchiesta sul presunto attentato incendiario contro l’oleodotto Usa. Contestualmente il leader dei ‘grilli’ vicentini punta l’indice sulla celerità dei procedimenti a carico dei ‘No Base’ nonché sulla lentezza di quelli che coinvolgono i notabili vicentini. Alla fine dei due documenti si chiede ai destinatari di valutare anche eventuali azioni disciplinari. Marchiani ha chiuso il suo intervento oggi pomeriggio (armato di megafono, striscione e bocciolo di rosa a simboleggiare «il lutto per la giustizia a Vicenza») proprio nel centralissimo Corso Palladio, davanti la sede della procura della repubblica. Frattanto nel dispaccio allegato agli esposti i supporter di Grillo a Vicenza lanciano una provocazione e chiedono la nomina di Luigi De Magistris come capo della procura locale. L’intervento di Marchiani per di più arriva dopo un week-end che per la magistratura berica era stato all’insegna della burrasca.

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«La procura ha toccato il fondo». J’accuse a tre

salvarani02.jpgSconforto, delusione e rabbia nei confronti della magistratura vicentina, accusata senza mezzi termini di essere forte coi deboli e debole coi forti. Un fuoco di fila nei confronti della procura della repubblica messa sulla graticola per essere morbida nei confronti del palazzo e intrasingente nei confronti di chi critica in modo radicale «l’andazzo della politica locale, fatto di sprechi, menzogne e spregio alla res publica».
È questo il j’accuse rivolto durante l’ultima settimana da tre diversi soggetti. Il presidio No Dal Molin, la civica Riscossa Democratica nonché la lista Vicenza a Cinque Stelle che rappresenta i candidati berici che fanno riferimento a Beppe Grillo. Ovviamente la vicinanza del voto amministrativo del 13 aprile ha finito per incendiare una atmosfera che per vero era rimasta tranquilla sino a pochi giorni fa.
NO DAL MOLIN. I primi a muoversi sono stati, la settimana passata, gli aderenti dei comitati che si battono contro la realizzazione della nuova base Usa di Vicenza. Era stato Olol Jackson (uno dei leader dei no base) infatti a lanciare un proclama incendiario proprio davanti a palazzo Negri, sede della procura. Un proclama che aveva collegato quattro argomenti bollenti: «la sospetta rapidità e pretestuosità» delle perquisizioni contro esponenti del fronte no base per la vicenda del presunto attentato incendiario contro l’oleodotto militare Usa. «Le indebite pressioni del capo della procura sulla questura affinché mostrasse i muscoli» nei confronti del presidio. «Il monumentale conflitto di interessi del pm Paolo Pecori, padre di uno dei candidati a sindaco (Massimo in quota Udc, Ndr). L’appalto per i lavori alla Ederle 2, vinto da due coop rosse vicine agli ex Ds». Un j’accuse ad alzo zero che vede dietro gli ultimi eventi una unica regìa politica «tesa a contrastare in modo vergognoso chi si batte per la difesa di Vicenza».
EQUIZI. Non bastassero le bordate dei ‘No Base’, nel week-end è stato il turno di Franca Equizi, candidato sindaco per Riscossa Democratica, la quale ha preso carta e penna diramando una lettera aperta al vetriolo. Una missiva nella quale si fa un confronto «impietoso dell’operato della procura la quale ha impiegato sei anni per ottenere il rinvio a giudizio della moglie del sindaco Enrico Hüllweck rimasta invischiata nell’affaire Ponte Alto; mentre si è mossa di scatto per istruire i fascicoli contro i No Base». Ma Equizi è scatenata: «In sala Bernarda un esponente dei ‘Sì Base’ si è permesso di darmi della puttana davanti a decine di presenti. L’ex assessore Linda Favretto anni fa ha fatto lo stesso quando ero nel Carroccio. Ho pure fornito i dettagli del caso agli inquirenti. L’amministrazione comunale da mesi mi nega documenti che mi spettano di diritto. E la procura che fa? Non mi pare di avere letto sulla stampa di passi sostanziali circa queste indagini. Segno evidente che a Vicenza c’è una procura per i paria e una per i bramini». Ed Equizi aggiunge: «Il fatto che Giornale di Vicenza e Corriere Veneto abbiano dedicato ampio spazio ad una sorta di difesa d’ufficio nei confronti di Nelson Salvarani (il procuratore berico, nel riquadro, Ndr) e di Paolo Pecori (de facto il suo vice, Ndr) la dice lunga anche sul ruolo che certi media stanno assumendo nella vicenda. La cosa per di più è indice di grande debolezza e insicurezza da parte di certi magistrati, i quali oggi non sanno più che pesci pigliare per giustificare il loro comportamento».
BEPPE GRILLO. Così in questo clima infuocato è stato Davide Marchiani a dare l’ultima stoccata indirizzando un doppio esposto proprio oggi. Uno alla procura generale del Veneto. L’altro alla procura generale presso la cassazione a Roma. Due paginette nelle quali si mette sulla graticola l’operato di Ivano Nelson Salvarani nonché quello di Pecori. Nello stesso contesto si arriva a ipotizzare persino di possibili azioni disciplinari nei confronti dei magistrati. Insomma da oggi, in ambito giudiziario-politico, è esploso un vero e proprio caso Vicenza e le frizioni sembrano destinate ad acuirsi.

Marco Milioni

Dirigenti, indagati, candidati… e magistrati

Riceviamo da Franca Equizi (candidato sindaco al comune di Vicenza) e pubblichiamo integralmente. Per esigenze di spazio i collegamenti ipertestuali sono a cura della redazione.  

Elezioni amministrative al comune di Vicenza. Non si capisce la ragione del silenzio sul caso Ponte Alto. Si tratta di una delle operazioni più oscure dell’urbanistica a Vicenza negli ultimi anni. Ci sono decine di milioni di euro in ballo, potenziali danni ambientali e all’erario municipale. Abusi edilizi già accertati perché condonati. Eppure Achille Variati, candidato più accreditato in quota centrosinistra e Lia Sartori, candidato più accreditato in quota centrodestra non ne parlano. Come mai? Se andiamo a scorrere la lista degli indagati ci troviamo Lorella Bressanello, dirigente del dipartimento territorio; Roberto Pasini, direttore del settore edilizia privata del capoluogo berico; poi Gianni Bressan già dirigente comunale del settore lavori pubblici oggi a riposo. In ultimo Silvano Gianello, geometra comunale. Per pura casualità l’architetto Bressanello, forzista doc, è moglie del sindaco uscente, l’azzurro Enrico Hüllweck. Sempre la Bressanello è data in ottimi rapporti, per il tramite del marito, proprio con Lia Sartori, punta di diamante di Fi nel Veneto. E sempre la Bressanello, proprio per l’affaire Ponte Alto è finita pure sotto processo. Gianni Bressan (a meno di un formidabile caso di omonimia in questo articolo del GdV) è invece tra i candidati della lista che supporta il candidato sindaco Achille Variati. Ora, non si pretende che in consiglio comunale ci sia il coro dei cherubini, ma un po’ di pulizia nelle liste elettorali non fa mai male. Evidentemente l’affaire Ponte Alto brucia sia agli amici della Cdl, sia agli amici del Pd. In quest’ultima formazione, ironia della sorte, militano esponenti che hanno combattuto strenuamente il ‘mostro di vetro’ a Ponte Alto. E ora, ironia della sorte bis, si trovano alleati a quei dirigenti le cui prodezze autorizzative avevano combattuto con tanta costanza. Da anni a palazzo Trissino ci sono consiglieri i quali sostengono che negli uffici dell’urbanistica sia giunto il momento di fare piazza pulita. E invece la cosa non avviene. Ci sono coperture da nascondere? A cornice di tutto ciò rimane una triste considerazione da fare. Stavolta sulla efficienza della procura della repubblica berica. I primi esposti alla magistratura sul caso Ponte Alto sono, badate bene, del 1999. In quattro anni di tempo, era il 2003, la procura è stata in grado solo di indagare i presunti responsabili. In pratica gli esposti sono stati redatti all’inizio del primo mandato Hüllweck. Durante l’arco di una intera consiliatura la magistratura berica non è nemmeno stata in grado di scrivere una sentenza di primo grado. Gli inquirenti sono stati capaci di pervenire solo ad una richiesta di rinvio a giudizio, datata giugno 2005. E intanto la prescrizione galoppa veloce. A questo punto è lecito o no interrogarsi sulle capacità e sui comportamenti dei magistrati e degli investigatori che fino ad oggi hanno seguito le sorti della pubblica accusa nel caso di via Vecchia Ferriera? Faccio notare che il magistrato che ha sorretto la pubblica accusa nella vicenda Cofinmar è Paolo Pecori, padre di Massimo ex difensore civico. Paolo Pecori è lo stesso magistrato che ha deciso l’intervento al fulmicotone nei confronti dei presunti responsabili della azione incendiaria contro l’oleodotto a Polegge. Per Ponte Alto l’azione giudiziaria ha avuto i tempi della lumaca, per i No Dal Molin l’azione giudiziaria ha il guizzo della lepre. Per il caso Ponte Alto si è istruito un processo farsa che finirà nelle secche della prescrizione, nel caso dei No Dal Molin il capo della procura, Ivano Nelson Salvarani, ignora il monumentale conflitto di interessi che grava sul capo del suo pm, il numero due della procura. Il padre di un candidato sindaco. È ora che la gente sappia. È ora che le autorità competenti sappiano.

Franca Equizi

candidato sindaco per il comune di Vicenza

Perquisizione tra i No Dal Molin

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La notizia della perquisizione a casa di alcuni esponenti del presidio No Dal Molin ha fatto il giro della città. Ecco come la riporta Il Vicenza con un articolo a pagina due ed un altro a pagina seguente.

On line l’ultimo numero

Il tracollo dell’economia Usa annuncia la morte del capitalismo, ma il dopo crisi potrebbe generare conseguenze ancor più gravi. Mentre al’orizzonte non si vedono soluzioni pronte. Scarica l’ultimo numero de La Sberla.

Sartori, il ‘no global’

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Libero mercato uguale democrazia? Falso. Democrazia rappresentativa uguale impiego saggio delle risorse del pianeta? Falso. Crescita demografica, sviluppo industriale ed inquinamento uguale pericolo per la specie umana? Vero. Non si tratta di una serie di affermazioni di qualche visionario ‘no global’. Si tratta dei pensieri di una persona critica verso l’establishment ma mai ostile: il professor Giovanni Sartori; docente universitario, politologo di rango, nonché editorialista del Corsera. Ed è proprio alle pagine el Corsera che ieri Sartori ha affidato ad un lungo articolo il succo del suo nuovo saggio che esce oggi in libreria. ‘La democrazia in trenta lezioni’ è il titolo. In pratica una summa degli interventi dedicati all’argomento su Rai Sat in forma di lezione divulgativa. Sartori si scaglia contro l’idea della crescita senza fine. Se la prende con la maggior parte degli economisti ai quale non riconosce la capacità di avere una visione del mondo. Sartori così infilza impietosamente il modello del pensiero unico nato negli USA e poi globalizzato, compiendo una operazione paragonabile a quella condotta da Sergio Romano nella analisi della politica estera, americana in primis. Che due esponenti di spicco delle elite intellettuali del Paese, mai ostili all’establishment, critichino tanto duramente l’apparato politco economico e concettuale sul quale lo stesso establishment poggia deve fare riflettere. Sartori e Romano affondano le loro radici culturali nell’800 e nel ’900. Uno è un progressista moderato, l’altro un liberal conservatore moderato. Hanno nel passato una matrice ben riconoscibile, ma la loro straordinaria cultura, la loro competenza, le loro conoscenze, credo, che abbiano indicato ai due una cosa chiara. Il sentiero che il mondo sta imboccando probabilmente è assai simile a quello descritto da personaggi più «ribelli» come Giulietto Chiesa, Naom Chomsy, Massimo Fini, Naomi Klein. Universi distanti tra loro quelli degli ultimi quattro. Su un’altra dimensione rispetto a Sartori e Chiesa, eppure accomunati da un timore simile. Io ritengo che questo fil rouge esista e rigetto la palla in mezzo all’arena del web, pronto ad ascoltare nuovi spunti. A questo aggiungo un altro aspetto mai sufficientemente ricordato. Da mesi l’ex capo della banca centrale americana (Alan Greenspan) se ne va in giro per gli Sati Uniti con un libro nel quale, de facto, si scusa per avere permesso l’introduzione nel mercato bancario di una grande quantità di spazzatura finanziaria che ha solo accelerato la crisi dell’economia americana. Recentemente sempre Greenspan (non Luca Casarini) ha ammesso che la guerra in Iraq «è stata fatta solo per il petrolio». Che c’entra con il professor Sartori, direte voi? Rilancio la palla e attendo fiducioso.

Marco Milioni

Omertà elettorale

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A Crotone sta scoppiando la guerra di mafia. Da tre giorni una bambina di quattro anni, incolpevole nipote di un capobastone, è in coma. È stata colpita dai proiettili che hanno ucciso suo padre, Luca Megna, e ferito sua madre. Poche ore fa, un nuovo agguato: questa volta a cadere è stato un ragazzo di 27 anni sposato con una donna imparentata con un clan rivale a quello dei Megna. Ora si attendono altri morti. E lo si fa in silenzio, perché la politica tace. Del resto tra i candidati ve ne sono molti amici e parenti di boss. In Calabria il Pdl, per esempio, ha presentato al senato Franco Iona, cugino primo di Guirino Iona, arrestato qualche mese fa dopo molti anni di latitanza. Alla camera, invece, c’è Gaetano Rao, nipote di Peppino Pesce, celebre pezzo da novanta dell’omonima potentissima cosca di Rosarno. In Sicilia, se è possibile, la situazione è ancora peggiore. E coinvolge pure il Pd che in lista si ritrova l’ex vicepresidente della commissione antimafia Peppe Lumia e il suo storico avversario Mirello Crisafuli, filmato e intercettato mentre discuteva di appalti e di favori con il boss di Enna, Raffaele Bevilacqua, più un ex sindaco di un comune messinese sciolto a causa delle infiltrazioni della criminalità organizzata. Parlare è insomma per tutti rischioso. E intanto nel sud si continua a morire.

Peter Gomez
da:
www.voglioscendere.it

Extracomunitari e beffe Inps

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Il Gazzettino ha lanciato l’allarme il 15 marzo con un articolo di Gigi Bignotti. Ieri Rosanna Sapori su TNE ha approfondiro la questione. Una legge del 2001 consente ai genitori degli stranieri di ricongiungersi ai familiari presenti regolarmente in Italia. E fin qui nulla di strano. Però, una volta ottenuto dalla pubblica amministrazione il ricongiungimento a tempo indeterminato lo Stato assicurerà a questi anziani una pensione sociale che con voci varie può toccare 550 euro mensili. Paradossalmente più di quanto percepiscono molti pensionati che hanno versato i contributi; la pensione sociale è, per definizione, a contributi zero ovviamente. Beffa nella beffa l’Inps ha il forte sospetto che molti anziani extracomunitari, una volta ottenuto l’assegno, se ne tornino al loro Paese. O di più, una volta morti, c’è la probabilità che i figli continuino illecitamente a percepire l’emolumento. Ciò detto rimane da capire il dato politico. La norma è stata inserita dal governo di centrosinistra nel 2001. Il premier era Giuliano Amato. In cinque anni di governo di centrodestra la legge non è stata modificata. Né dal semi-divino Berlusconi, né dal superpadano Bossi, né dal nazionalista Fini. Ora a pensare semplice si direbbe che Amato ha fatto una regalìa agli extracomunitari. Ma essendo il suo soprannome dottor Sottile la cosa è assai più sottile, appunto. E così il sospetto diventa legittimo. Questo è lo scenario. L’assegno ‘post ricongiungimento’ non è altro che un contributo aggiuntivo indiretto agli stipendi delle famiglie degli extracomunitari, ma a carico dell’Inps. Così badanti e lavoratori stranieri, al posto di chiedere (in modo sacrosanto) compensi meno da fame ai loro datori di lavoro, si beccano i soldi della previdenza sociale, mentre il regalo fatto ai datori di lavoro permette di avere braccia da fabbrica, da cantiere e da badante a prezzo ridotto. Ovviamente paga Pantalone. Risultato: la colf albanese della ricca moglie del costruttore padano costa meno alla signora stessa, mentre il marito si può permettere di pagare meno l’operaio albanese che ha sposato quella colf, il tutto ottenuto decurtando le pensioni dei vecchi nostrani che non arrivano a fine mese; pur avendo questi ultimi versato i contributi. In questo quadretto i sindacati, zitti e buoni, al posto di denunciare la cosa facilitano le pratiche per gli stranieri, sperando così di incamerare un po’ di soldi per l’istruzione della pratica, magari con la prospettiva di tesserare nuovi iscritti. E la giustizia sociale? Se nella pastoia ci sono politici, imprenditori e sindacati nessuno romperà i coglioni. Se lo fa è un oltranzista, un antisistema, un anti-industrialista, un razzista, un massimalista, un antipolitico, un qualunquista, un nazista, un comunista, un anarcoinsurrezionalista e forse anche un gommista.

Marco Milioni

Q8. Variati contro Sartori

«Non si sono mai viste tanta rapidità e tanta solerzia da parte della Regione Veneto nel dirimere una questione urbanistica. È una fretta sospetta». Achille Variati, candidato sindaco e consigliere regionale del Partito democratico, ha improvvisato ieri una conferenza stampa davanti all’area dell’ex Q8. All’incontro hanno partecipato anche Ubaldo Alifuoco, ex presidente della commissione Territorio del Comune, l’avv. Mario Allegra, candidato nella lista “Variati sindaco”, ed esponenti del comitato S. Lucia. Variati in serata ha incontrato il commissario prefettizio Vincenzo Madonna, al quale ha chiesto «di impugnare l’atto con un ricorso al Tar. Il commissario si è riservato di approfondire la questione e di fare verifiche», afferma Variati, che sottolinea come «trattandosi di una nuova realizzazione, il progetto avrebbe dovuto passare attraverso il consiglio comunale con la presentazione di un apposito piano urbanistico. E invece Venezia manda un giovane commissario che effettua un vero e proprio colpo di mano». Variati cita la sua lettera di invito alla collaborazione inviata agli 11 candidati sindaco e lancia la stoccata: «Peccato che Lia Sartori, di cui sono noti i rapporti con il governatore Giancarlo Galan, non abbia accolto la mia offerta di collaborazione. Denuncio la grave responsabilità della giunta regionale, che mostra disprezzo per le indicazioni del consiglio comunale, e chiamo in causa Sartori, esponente e candidata di quelle stesse forze politiche che governano la Regione». Dura anche la reazione di Ciro Asproso, candidato sindaco della Sinistra arcobaleno, sin dall’inizio contrario al progetto della palazzina: «Da parte del commissario regionale c’è stato un comportamento scandaloso, poiché non sono state tenute in considerazione le osservazioni dei cittadini e di Italia Nostra». Asproso entra poi nel merito del parere: «Citare un vecchio parere dell’Edilizia privata per la creazione di un’autorimessa interrata è sbagliato, perché questo progetto prevede un fabbricato ex novo. Faremo un esposto alla Provincia perché faccia valere i suoi poteri annullando il permesso di costruire e sicuramente verrà fatto un ricorso al Tar. Non solo: ho chiesto anche un incontro al commissario prefettizio Vincenzo Madonna, che potrebbe agire in autotutela presentando un ricorso per conto del Comune».

da: www.ilgiornaledivicenza.it; 26-03-2008

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