Archivio di febbraio 2008
Cassonetto differenziato per i politici
Ci ha pensato Greenpeace a smontare le ampollose verità sull’immondizia sostenute dai parrucconi del ‘brucia e godi’. I tetragoni dell’inceneritore sovvenzionato dallo Stato, alias noi poveri stronzi. Un paio di condomìni a Napoli. Cinquanta famiglie, alcuni volontari di Greenpeace. Et voilà, in una settimana i condomìni interessati, hanno effettuato la differenziata porta porta con un valore del 70%. Roba che anche in Altoadige se la sognano. E siamo a Napoli… La politica fino ad oggi è stata solo un mix di ruberìe, sprechi, mafia e soprattutto incopetenza centrifugata con ignoranza e mancanza di cultura. Ci vuole un cassonetto differenziato per i politici di destra e sinistra. Ne basta uno solo, lo ‘sfaccimme’ è lo stesso. Intanto guardatevi questo video e incazzatevi un po’.
On-line l’ultimo numero de La Sberla
A Vicenza come in Italia cresce il partito del non voto. Il volto è unico, l’urlo è molteplice, mentre tra la gente si fa largo l’idea del dissenso ragionato. Grillo & friends pronti a lanciare il segnale… Scarica qui l’ultimo numero de La Sberla.
Maledetti

Sapete che cos’è il Cip6? Si tratta di uno scherzettino ordito sotto il governo di Giulio Andreotti nel 1992. Uno scherzettino in cui si decicdeva che la tranche di bolletta elettrica da dedicare allo sviluppo di energia pulita finiva nelle tasche dei petrolieri (Edison, Gruppo Moratti, Gruppo Garrone, Acea e altri…). Come? Permettendo l’acquisto, in modo indiretto, da parte dello Stato, di energia elettrica a prezzo maggiorato, prodotta con le fonti alternative o assimilate. Proprio la parola ‘assimilate’ venne introdotta sotto il governo Andreotti e di fatto autorizzò un ladrocinio di Stato che garantiva a lorsignori un gettito di 4,3 miliardi di euro all’anno. Visto che il prezzo extra per la vendita ad Enel di corrente prodotta per esempio col fotovoltaico, veniva garantito anche se la corrente la ottenevi bruciando scarti di pece petrolifera. Due piccioni con una fava per lor signori: sbarazzarsi a costo zero degli scarti di lavorazione petrolifera (inquinantissima!!!) bruciarla e beccarci pure i quattrini. Se avete un tumore, probabilmente ve lo siete beccato a causa loro. Quindi se vedete Moratti, Andreotti, un calciatore dell’Inter o qualche altro ras del petrolio sputategli pure in faccia e ditegli che il vostro non è uno sputo normale, ma un assimilabile. E dite che ne avete le palle piene che tra Ronaldo in squadra al prezzo di un tumore o l’Inter in serie B segliete la seconda… Ah dimenticavo, sputate in faccia pure a tutti quei farabutti, di destra e sinistra che dai loro scranni governativo-parlamentari, a partire dal 92 ad oggi non hanno mai abolito il Cip 6. Averlo fatto ora non cambia molto le cose…
L’origine della ‘monnezza’

(m.m.) Durante la puntata di Annozero di oggi abbiamo finalmente capito chi sono i mandanti, politicamente parlando, dello sfascio dell’immondizia campana, parte dai governi D’Alema e poi Amato che hanno dato l’ok a Fibe-Impregilo (leggi Fiat e Caltagirone, siamo tra il 1998 e il 2000) per la maxi gara dello smaltimento dei rifiuti di tutta la Campania. L’accordo disastroso è stato controfirmato dall’allora neo presidente della regione Bassolino e perfezionato nel 2002 dal governo Berlusconi. Prima c’era la camorra e i rifiuti tossici in piena campagna, ma i rifiuti per strada non c’erano. Poi è rimasta la camorra, le discariche tossico-abusive e la munnezza per strada. Poi i commissariati, i sub-commissari, gli appalti, i sub-appalti e le subladrate…
Corto circuito

Giuliano Ferrara ha tanto carattere da non andare mai in riserva. Ignora la gran parte del genere umano, ma ama indistintamente tutti gli embrioni che ne costituiscono l’ampia radice. Elogia la guerra a Oriente e a Sud del nostro Occidente. Non si lascia commuovere dalle vittime collaterali dei bombardamenti che di solito muoiono al centro dei bombardamenti. Ma è capace di singhiozzare in memoria delle blastocisti disperse. È contrario all’aborto. Ci farà una intera campagna elettorale, maneggiandolo in esclusiva come se il resto del mondo si divertisse a praticarlo. Giuliano Ferrara ha un suo labirinto psicologico che un recente corto circuito ha reso materno verso i bambini non nati, pur mantenendolo indifferente a quelli veri e qualche volta addirittura ostile ai corpi delle donne adulte che contribuiscono più di lui a fabbricarli. E’ una ostilità che condivide con altri naufraghi del semplice volersi bene, amare, toccarsi, godere, fronteggiare il dolore della vita, talvolta procrearla, che sono altrettanti maschi adulti e illibati come il cardinale Tarcisio Bertone o sua Eminenza Camillo Ruini. I quali hanno saputo abituarsi allo scandalo della fame nel mondo, ma non al corpo nudo di una donna. Che di solito intravedono persino al cinema, magari intrecciato alla geometria non altrettanto impura di un corpo maschile che suda, come quello di Nanni Moretti, che arranca, che soffia, che si aggrappa, mentre risuonano tutte la campane dell’immaginazione, ai poveri capezzoli di Isabella Ferrari. Senza neppure supporre che sia proprio quella (anche in una circostanza così comica) la più promettente musica della vita. La quale chiede accoglienza e consapevolezza. E non il rigore chimico di una antica religione fondata sulla vendetta prima che sul perdono, tramandata nel sangue. Da maschi adatti a lapidare donne, innalzare primogeniti, vincere elezioni.
Pino Corrias
da: www.voglioscendere.ilcannocchiale.it
Il caso ‘Europa7′ visto da Travaglio
La giustizia a orologeria valica ormai i confini nazionali e dilaga, come un’inarrestabile cancrena, fino al Lussemburgo. Lì la Corte Europea di Giustizia ha stabilito che le norme italiane che consentono a Rete4 di trasmettere via etere senza concessione su frequenze spettanti a Europa7 che la concessione vinse in una regolare gara nel 1999 mentre Rete 4 la perse, sono “contrarie al diritto comunitario”, dunque illegali. A partire dalla legge Maccanico gentilmente offerta dal centrosinistra al Cavaliere nel 1997, per proseguire col decreto salva-Rete4 e con la legge Gasparri varati dal governo Berlusconi II tra il 2003 e il 2004. Giusto in tempo per il suo probabile ritorno a Palazzo Chigi, dunque, si ripropongono intatti i nobili moventi della sua “discesa in campo” del ‘94: salvare le sue televisioni da una qualunque legge antitrust e salvare se stesso dai processi (a Milano stanno per chiudersi quelli per i fondi neri Mediaset e per la corruzione del testimone David Mills, a Napoli sta per aprirsi quello per la tentata corruzione di Agostino Saccà e di alcuni senatori). La soluzione ideale sarebbe depenalizzare anche la corruzione e trasferire la Corte europea da Lussemburgo a Brescia, o ad Arcore, per legittimo sospetto. Nell’attesa, va detto che non sarebbe occorso scomodare l’Europa se l’Ulivo prima e l’Unione poi avessero fatto il proprio dovere: tradurre in legge le sentenze della Corte costituzionale del 1994 e del 2002 che fissano per Mediaset un tetto invalicabile di due reti. Ma, nei quasi sette anni in cui ha governato, il centrosinistra – che secondo l’ex senatore Franco Debenedetti, sempre spiritoso, sarebbe affetto da inguaribile antiberlusconismo – le diede tutte vinte al Cainano. Costringendo Francesco Di Stefano a un’estenuante battaglia legale prima al Tar, poi al Consiglio di Stato, infine alla Corte europea. L’anno scorso si arrivò all’incredibile: già regnante l’Unione, l’Avvocatura dello Stato seguitò a difendere la legge Gasparri alla Corte di Lussemburgo contro le legittime richieste di Europa7. Ieri il ministro Gentiloni l’ha parzialmente ricordato, facendo notare di aver invitato Palazzo Chigi a modificare le regole d’ingaggio all’Avvocatura rispetto a quelle dettate dal governo Berlusconi. Ma la sua missiva al sottosegretario Enrico Letta rimase lettera morta e il governo dell’Unione continuò a schierarsi pro Gasparri e contro Di Stefano. Ora il Consiglio di Stato dovrà risarcire l’editore di Europa7 per i danni subiti dal 1999 a oggi e, possibilmente, levare le frequenze occupate da Rete4 grazie a una serie di proroghe legislative compiacenti, per assegnarle finalmente al legittimo beneficiario e consentirgli di accendere, con nove anni di ritardo, la sua emittente nazionale. Mediaset, in un comunicato spiritoso almeno quanto Debenedetti, sostiene che “Rete4 è pienamente legittimata all’utilizzo delle frequenze su cui opera. Quindi nessun rischio per Rete4”. In realtà non spetta a Mediaset, ma al Consiglio di Stato, decidere se assegnare a Di Stefano il solo risarcimento pecuniario, o anche le frequenze finora negate. Intanto l’Europa, che ha aperto una procedura d’infrazione contro l’Italia per l’illegittimità della Gasparri, potrebbe presto condannare il nostro Paese a versare una multa di 400 mila euro al giorno. Risarcimento a Di Stefano ed eventuale multa saranno, ovviamente, a spese dei contribuenti. Secondo l’infallibile pratica del “ridi e fotti”, per 15 anni il Cavaliere ha imposto al Parlamento gli affari suoi come affari di Stato. Mantenendo Rete4 sull’analogico terrestre, ha incamerato introiti pubblicitari da favola che non avrebbe mai visto se l’emittente fosse finita sul satellite. E ora chi paga i danni? Lo Stato. Cioè, pro quota, ciascun contribuente. Se esistesse un’informazione decente, da oggi tutti i giornali e le tv dovrebbero annunciare agli italiani una nuova tassa: la “tassa Berlusconi”. Se esistesse un centrosinistra decente, dovrebbe promuovere una gigantesca class action di 58 milioni di italiani per chiedere i danni a Silvio Berlusconi. Il quale intanto, se tornerà al governo, sarà chiamato ancora una volta a risolvere ciò che i suoi presunti avversari non hanno mai voluto nemmeno sfiorare. Come diceva Sabina Guzzanti nei panni di Massimo D’Alema,“io a Silvio Berlusconi ho fatto un discorso chiarissimo sul conflitto d’interessi. Gli ho detto: Silvio Berlusconi, il conflitto d’interessi è tuo? Risolvitelo da te!”.
Marco Travaglio
www.voglioscendere.ilcannocchiale.it
Europa7, una storia incredibile

I legali di Europa7 hanno approntato una richiesta danni a carico dello Stato italiano di ben 3 miliardi di euro, se la tv del finanziere Francesco Di Stefano non otterrà le frequenze di Rete 4. Obbligo, quello relativo alle frequenze, peraltro già sancito dalla Consulta. Qualora invece l’emittente romana otterrà dal governo quanto domandato, il risarcimento richiesto si limiterà, si fa per dire, ad 800-900 milioni di euro. La notizia circola ormai da settimane sui media ma solo sul web è stata approfondita a dovere (www.corriere.it, www.youtube.com, www.ansa.it, tra i tanti). Molto efficace anche un editoriale inserito sul blog di Marco Travaglio. Diversi addetti ai lavori tra i quali Beppe Giulietti, Piero Ricca, lo stesso Travaglio hanno gridato allo scandalo, anche perché la vicenda ha radici quasi antiche. Già nel 1994 infatti la Corte Costituzionale aveva decretato che un privato non poteva possedere, su scala nazionale, più di due emittenti tv in chiaro. Con questa premessa nel 1999 (il premier è Massimo D’Alema) il governo manda a gara le concessioni per l’utilizzo dell’etere. Di Stefano, finanziere abruzzese, ma romano d’adozione, vende le quote delle sue tante partecipazioni, smobilita i suoi assett mobiliari e con altri soci in cordata mette insieme un capitale di 10 miliardi di euro. Fonda la Tv Europa7. A Roma mette in piedi un parco di ‘studios’ tra i più grandi del continente. Ha intenzione di fare le cose in grande, pensa ad una tv vera, con molte inchieste e molte trasmissioni a servizio del cittadino. E poiché in tv la pubblicità paga bene, è pronto ad investire tanti soldi, che fra l’altro non gli mancano. Ma gli eventi si incartano. Il governo D’Alema e quello Amato si rifiutano di assegnargli le frequenze di spettanza dopo che Di Stefano ha battuto all’asta Rete 4 per l’assegnazione della concessione statale. Silvio Berlusconi nel 2001 va al governo. Nel 2002 il Tar dà ragione ad Europa7. Nel 2003 viene firmato il decreto ‘Salva Rete 4′. Nello stesso periodo viene redatta la legge Gasparri che dimentica ancora Europa7. Di Stefano però da abruzzese duro e tignoso non molla. Amplia il suo staff legale e ricorre al Consiglio di Stato. Quest’ultimo, che si dovrà pronunziare con sentenza immediatamente esecutiva, chiede un parere alla Corte Europea, la quale non solo dà ragione a Di Stefano ma mette pure in mora l’Italia, che se inadempiente sarà costretta a pagare una multa alla Ue di 400.000 euro al giorno. La cosa singolare è che avanti la corte del Lussemburgo l’avvocatura dello Stato, istruita dal governo Prodi, difende le ragioni della legge Gasparri, imputata (e poi giudicata) di essere contraria alle direttive comunitarie sulla concorrenza pure dai magistrati europei. E poco importa che prima di cadedre il governo guidato da Romano Prodi, caldeggia ed ottiene una proroga che salva la posizione di Rete4. Ora però è il consiglio di Stato a doversi pronunciare. Il parere della Ue pesa come un macigno. La magistratura amministrativa dovrà decidere se spegnere Rete 4 e affidare le frequenze a Europa7. In questo caso lo stato dovrà a Di Stefano un risarcimento di 800 milioni di euro. Se il Consiglio di Stato invece non toglierà le frequenze a Rete4, allora il risarcimento sarà di 3 miliardi di lire più interessi vari, più la mora di 400.000 euro al giorno da versare a Bruxelles. Un bel conto. E non si tratta di indennizzi ipotetici, ma di cifre vergate dalla Ue, la quale così ha delimitato nettamente la cornice dell’intervento amministrativo della magistratura italiana.
Marco Milioni
Bòttene e Variati: accordo in vista
Una serie di indiscrezioni, non confermate, sono filtrate stasera in consiglio comunale. Ci sarebbe un accordo top-secret tra Cinzia Bòttene ed Achille Variati. La prima è la portavoce del presidio No Dal Molin, il secondo è il candidato in pectore del centrosinistra alle prossime municipali di aprile. Nel quadro dell’accordo sarebbe compresa la creazione di una lista da parte dei ‘No Base’, lista che potrebbe correre alleata al centrosinistra già dal primo turno. Variati avrebbe ipotizzato anche di dare ai rappresentanti del presidio un ruolo chiave nella amministrazione, come la presidenza del consiglio o la presidenza della commissione territorio, forse un assessorato direttamente interessato ai lavori già autorizzati dal governo. L’iniziativa, secondo voci circolate a palazzo Trissino, avrebbe il placet silenzioso della diocesi. E che la curia, in silenzio, abbia già optato per il centrosinistra come schieramento di riferimento, potrebbe essere dimosrato dal fatto che Variati ha scelto di sciogliere le sue riserve sabato a Monte Berico, poprio a pochi passi dal santuario Mariano.
Marco Milioni
Cari leghisti…

«Neppure Mussolini aveva un monopolio televisivo della diversione come quello di Berlusconi». Chi può avere detto tante nefandezze nei confronti di Silvio da Arcore? Di sicuro un nemico del Nord, vero leghisti d’antan? Chi sarà lo scellerato che ha insultato il principale alleato del Carroccio? Uno sciagurato? Beh queste parole sono di Umberto Brave Hart Bossi. Un dettaglio, le pronunciò durante un intervento di 15 anni fa. Quale Bossi aveva ragione?
Magistrale Travaglio
Lo scandalo dell’informazione serva e silenziosa allo stesso tempo non è più uno scandalo; la situaizone è ormai cronica. Marco Travaglio, durante la puntata del 14 febbraio 2007 di Anno Zero, ha messo definitivamente i puntini sulle “i”. Ha tappato la bocca ai sostenitori di una informazione italiana libera. Ma la disamina di Travaglio è così spietata da lasciare poche speranze per il futuro nel nostro Paese.
