Archive del 29 dicembre 2007

NYT. Accesso tutto gratis e boom dei contatti

times1.jpgIn soli tre mesi il numero di visitatori unici del sito web del New York Times è cresciuto del 64%. Da quando tutti i suoi contenuti sono diventati pubblici e accessibili, compresi gli archivi, i visitatori unici sono cresciuti di 7,5 milioni passando da 11,8 milioni (agosto) a 19,4 milioni (ottobre). «La stampa scritta – spiega Jeff Mignon, scrittore americano esperto di nuovi media – e la stampa quotidiana in particolare, sono sedute su un grande giacimento. Noi ripetiamo, a chi vuol intendere e da diversi anni, che la messa in linea degli archivi dovrebbe essere una delle prime decisioni strategiche. Le cifre ci danno ancora una volta ragione». In soli tre mesi il numero di visitatori unici del sito web del New York Times è cresciuto del 64%. Da quando tutti i suoi contenuti sono diventati pubblici e accessibili, compresi gli archivi, i visitatori unici sono cresciuti di 7,5 milioni passando da 11,8 milioni (agosto) a 19,4 milioni (ottobre). La stampa scritta – spiega Jeff Mignon, scrittore americano esperto di nuovi media – e la stampa quotidiana in particolare, sono sedute su un grande giacimento. Noi ripetiamo, a chi vuol intendere e da diversi anni, che la messa in linea degli archivi dovrebbe essere una delle prime decisioni strategiche. Le cifre ci danno ancora una volta ragione».

da Il Corriere della Sera
http://mediablog.corriere.it

Stati alleati e stati canaglia

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Stati canaglia non si nasce, si diventa. Come si diventa stati canaglia? Beh, assolutamente fondamentale, una proficua amicizia con lo zio Sam finita male: ne abbiamo conosciuti molti, a varie latitudini, piccoli tiranni di varia etnia e religione, in Africa, Asia, America Latina. Come non ricordare, banalmente, casi eclatanti di storie d’amore finite tragicamente, come quella tra i nostri cari USA e Saddam Hussein, sostenuto durante la guerra Iran-Irak? Ma il tempo passa, inesorabilmente: nascono nuove amicizie, che poi iniziano a scricchiolare. Come ad esempio quella con il Pakistan. Mentre altre sono impunemente improponibili, eppure solide, come quella con l’Arabia Saudita. L’amicizia Pakistan-Usa Un’amicizia consolidata da anni, ripagata da abbondanti donazioni pecuniarie. Malgrado il fatto che, per anni, si siano succedute sostanzialmente dittature militari. Malgrado il fatto che forze integraliste controllino ampie zone del paese. Malgrado il fatto che Bin Laden (chi scrive sostiene sia un’ologramma) risieda stabilmente entro i suoi confini, presumibilmente protetto e sovvenzionato dal regime pakistano e, quindi, per proprietà transitiva, dagli Usa. Malgrado il fatto che vi siano, al suo interno, palestre di islamismo e che questo paese sia un’autentica fucina di talenti kamikaze esportati in Europa. Malgrado il fatto che anche il Pakistan possa vantare il suo bel genocidio, quello ai danni del Bangladesh, perpetrato nel 1971 con il beneplacito dell’allora segretario di Stato americano Henry Kissinger (toh, guarda un po’), una pulizia etnica che costò la vita a 3 milioni di persone. Malgrado il fatto che sia considerato una patria del narco-terrorismo globale. Malgrado il fatto che sia un paese dove si applica la sharia in maniera integrale (a Karachi, ad esempio, ogni giorno vengono uccisi bimbi nati da relazioni illegittime). Malgrado il fatto che un paese che raggruppa una serie cosi’ impressionante di caratteristiche “sinistre”, ovviamente nell’ottica euro/Usa-centrica, abbia armamenti nucleari. Malgrado il fatto, infine, che il suo diretto confinante, il gigante India, con il quale è impegnato da anni in una guerra di confine, sia dotato di altrettanti armamenti nucleari.
Ora, quanto sopra descritto non ha costituito problema: il Pakistan resta o restava fino a poco tempo fa amico e alleato. Ma recentemente l’idillio si è spezzato. Gli Usa sembrano non aver gradito l’accordo di pace firmato tra il governo pakistano e i talebani del Waziristan , datato settembre 2006. Da allora, in una ripetizione rituale, gli Usa hanno cominciato a guardarsi altrove, con conseguente stigmatizzazione amplificata a dovere nei confronti delle azioni “anticostituzionali” di Musharraf. Perciò si è deciso di giocare la “carta” Benhazir Butto, una fedele servitrice degli interessi Usa nell’area, piu’ affidabile dello sfuggente Musharraf. Risultato: una martire in piu’ e un nuovo stato canaglia “in pectore”. Incredibilmente, si riflette,oggi, sui quotidiani sempre sul pezzo (post mortem) sul fatto che, magari, le armi nucleari vere pakistane facciano piu’ paura di quelle chimiche, inventate, di Saddam Hussein, o della” liquirizia arricchita “dell’iraniano Ahmadinejad.
L’amicizia Arabia Saudita-Usa. Sul fedele alleato Arabia Saudita bastano pochi, impietosi “tratti caratteristici”. Non esistono partiti politici e sindacati. La legislazione è legata alla Sharia in maniera pressochè integrale. In Arabia Saudita si condanna a decapitazione, amputazione, lapidazione, addirittura crocifissione. Nessuna libertà religiosa o libertà di stampa. Limitazioni fortissime all’uso di internet, divieto di manifestazioni pubbliche. La condizione femminile è rigidissima, molto di più che in qualsiasi altro paese dell’area. In Arabia Saudita, di fatto, lo schiavismo è ancora vigente: gli schiavi provengono dalle Filippine, dall’Indonesia, dallo Sri Lanka, dall’Etiopia, dall’Eritrea, dalla Somalia. Fucina di terroristi, culla dell’integralismo – basta guardare la cittadinanza dei terroristi (ologramma permettendo) del famigerato 9/11. Preso atto di quanto sopra esposto, restiamo in attesa di un disegno di export dittatoriale standard, se non proprio democratico…

Mauro Maggiora
da: www.movimentozero.org/mz

Balle padane su Alitalia

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Basta bugie per favore. La Lega che da un decennio gestisce Malpensa e che ha contribuito al dissesto di Alitalia quando ne ha espresso il Presidente, oggi minaccia i blocchi autostradali se non verrà mantenuta l’italianità di Alitalia e se la compagnia di bandiera passerà ai francesi. Noi del Fronte Indipendentista Lombardia, prima delle elezioni provinciali di maggio, abbiamo fatto un ampio giro della Provincia e parlato di Malpensa con migliaia di persone che hanno confermato una nostra convinzione: Malpensa ha portato inquinamento, lavoro precario e sfruttamento, ma dei milioni di euro che ogni giorno lo scalo introita, sul territorio non c’è traccia e di una benefica ricaduta a pioggia sulla comunità neppure. Di conseguenza nel nord della Provincia di Varese, Malpensa è un’illustre sconosciuta e nel centro-sud è vissuta, invece, con disagio e dispetto da una comunità che anziché essere servita dallo scalo ne è stata asservita e ne subisce solo le tante ricadute negative. A questa gente, dunque, non interessa nulla dell’italianità di Alitalia, ma vorrebbe uno scalo, magari ridimensionato (no alla terza pista) ma efficiente e non più gestito da lobby partitiche autoreferenziali che hanno fatto di Malpensa una cosa loro. Ancor di più, questa gente, che con Malpensa non solo non si è arricchita, ma non ha neppure trovato lavoro, non ne vuole sapere di passare dalla sovvenzione di un carrozzone italiano ad un altro e teme fortemente che AirOne, tra un anno o due, torni a bussare a Roma e chiedere aiuti statali (cioè quattrini nostri). Quando poi sentiamo Calderoli o Maroni che esaltano la soluzione AirOne spiegando che dietro c’è il supporto delle banche, beh… ci vengono i brividi, ricordando come fu gestita la vicenda della Banca della Lega e rammentando le peripezie del salvataggio fatto da Fiorani e company e l’improvviso amore leghista per l’italianità delle banche. Noi del Fronte Lombardia, ci chiediamo come una piccola compagnia come AirOne possa riuscire là dove ha fallito Alitalia ampiamente supportata dallo Stato e crediamo che al fine di evitare nuovi esborsi e nuovi impegni statali, sia giusto fare una VERA privatizzazione e vendere a un consorzio serio come AirFrance-KLM che garantirà l’introduzione della compagnia e dello scalo in un circuito internazionale serio ed efficiente e magari porterà anche un po’ d’aria fresca a Malpensa ridiscutendo appalti, subappalti, gestioni e gestioncine varie. Comprendiamo che questa ipotesi rovini la digestione dei cenoni di fine anno a chi finora si è veramente arricchito con Malpensa e ha gestito lo scalo fuori da ogni regola, ma è tempo di cambiare e di controbattere a quegli ipocriti che tentano di contrabbandare i loro interessi di consorteria ristretta con quelli del NORD. Il Nord che lavora sta con AirFrance, non certo con i leghisti e i loro alleati romani il cui unico scopo è difendere le loro posizioni di rendita.

Max Ferrari
Fronte Indipendentista Lombardia
da: www.movimentozero/org/mz

Sogni e pensieri

Lo scenario descritto da Ferrari è assai credibile. Ma una serie di dubbi mi attanaglia. Ieri notte ho fatto un sogno. Nel sonno un mio amico che fa il consulente aziendale a Milano mi sussurava che il boccone di Alitalia è troppo ghiotto. Ci saranno gruppi che cercheranno di rilevarlo, ma la politica (destra e sinistra), i sindacati e un pezzo di poteri forti della nostra imprenditoria si metteranno di traverso. La cessione ad Air France, della quale si vocifera da anni, salterà. Alitalia sarà divisa in due tronconi. Una compagnia ferrovecchio oberata dai debiti e dal personale in eccesso e una nuova sana, con le rotte migliori e con possibilità di profitto. La baracca se la terrà lo Stato, l’azienda neonata sarà affidata alla solita compagnia di giro: possibili candidati Ligresti, Banca Intesa, Mediobanca, Colaninno e maramaldi vari. Chissà se la profezia del mio amico, materializzatasi nella mia testa mentre ero tra le braccia di Morfeo, si avvererà. Se così sarà vorrà dire che quello non era un sogno. Non era una premonizione. No era un incubo nel quale paga sempre Pantalone.

Marco Milioni

Scusate la pausa

(m.m.) Scusate la pausa, ma sono mezzo malato… da stasera ricomincio ad inserire un po’ di post. E ce n’è bisogno. La situazione è fluida. Sui media non si dice molto ma le amministrative per il capoluogo berico intanto si avvicinano. I primi punti interrogativi sono per il centrodestra. Alla fine correrà veramente unito? E se correrà unito la Lega come si comporterà di fronte ad un candidato, eventualmente o no, non leghista? Lo sosterrà solo sulla carta? E quanto peserà la vicenda Ederle bis? E nel centrosinistra come sono i rapporti con l’Idv? Ci sono accordi precisi o si brancola nel buio? Come si comporterà la galassia verde? E la galassia che fa riferimento a Gianni rolando? Sul versante dei movimenti cosiddetti minori frattanto si procede barra a dritta verso il voto. Il movimento che fa riferimento a Silvano Giometto parrebbe definitivamente pronto a scaldare i motori. Il gruppo dei grilli berici da un pezzetto ha imbastito intensi rapporti diplomatici con un’altra la formazione di rottura, la compagine della “mezza grillina” Franca Equizi (joint venture assai temuta in ambito centrosinistra, tanto che qualcuno avrebbe segnalato ai grillini la Equizi come una sorta di soggetto da black-list ). La stessa Equizi e lo stesso Davide Marchiani però confermano «lo scambio approfondito di idee e il confronto sui programmi» che in politichese si chiama trattativa; ma di certo non c’è nulla. A destra come a sinistra come negli schieramenti alternativi sherpa, pontieri e guastatori, come al solito sono all’opera. Sarà una campagna elettorale di lettura non facile. Almeno sulle prime.

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