Archivio di dicembre 2007
NYT. Accesso tutto gratis e boom dei contatti
In soli tre mesi il numero di visitatori unici del sito web del New York Times è cresciuto del 64%. Da quando tutti i suoi contenuti sono diventati pubblici e accessibili, compresi gli archivi, i visitatori unici sono cresciuti di 7,5 milioni passando da 11,8 milioni (agosto) a 19,4 milioni (ottobre). «La stampa scritta – spiega Jeff Mignon, scrittore americano esperto di nuovi media – e la stampa quotidiana in particolare, sono sedute su un grande giacimento. Noi ripetiamo, a chi vuol intendere e da diversi anni, che la messa in linea degli archivi dovrebbe essere una delle prime decisioni strategiche. Le cifre ci danno ancora una volta ragione». In soli tre mesi il numero di visitatori unici del sito web del New York Times è cresciuto del 64%. Da quando tutti i suoi contenuti sono diventati pubblici e accessibili, compresi gli archivi, i visitatori unici sono cresciuti di 7,5 milioni passando da 11,8 milioni (agosto) a 19,4 milioni (ottobre). La stampa scritta – spiega Jeff Mignon, scrittore americano esperto di nuovi media – e la stampa quotidiana in particolare, sono sedute su un grande giacimento. Noi ripetiamo, a chi vuol intendere e da diversi anni, che la messa in linea degli archivi dovrebbe essere una delle prime decisioni strategiche. Le cifre ci danno ancora una volta ragione».
da Il Corriere della Sera
http://mediablog.corriere.it
Stati alleati e stati canaglia

Stati canaglia non si nasce, si diventa. Come si diventa stati canaglia? Beh, assolutamente fondamentale, una proficua amicizia con lo zio Sam finita male: ne abbiamo conosciuti molti, a varie latitudini, piccoli tiranni di varia etnia e religione, in Africa, Asia, America Latina. Come non ricordare, banalmente, casi eclatanti di storie d’amore finite tragicamente, come quella tra i nostri cari USA e Saddam Hussein, sostenuto durante la guerra Iran-Irak? Ma il tempo passa, inesorabilmente: nascono nuove amicizie, che poi iniziano a scricchiolare. Come ad esempio quella con il Pakistan. Mentre altre sono impunemente improponibili, eppure solide, come quella con l’Arabia Saudita. L’amicizia Pakistan-Usa Un’amicizia consolidata da anni, ripagata da abbondanti donazioni pecuniarie. Malgrado il fatto che, per anni, si siano succedute sostanzialmente dittature militari. Malgrado il fatto che forze integraliste controllino ampie zone del paese. Malgrado il fatto che Bin Laden (chi scrive sostiene sia un’ologramma) risieda stabilmente entro i suoi confini, presumibilmente protetto e sovvenzionato dal regime pakistano e, quindi, per proprietà transitiva, dagli Usa. Malgrado il fatto che vi siano, al suo interno, palestre di islamismo e che questo paese sia un’autentica fucina di talenti kamikaze esportati in Europa. Malgrado il fatto che anche il Pakistan possa vantare il suo bel genocidio, quello ai danni del Bangladesh, perpetrato nel 1971 con il beneplacito dell’allora segretario di Stato americano Henry Kissinger (toh, guarda un po’), una pulizia etnica che costò la vita a 3 milioni di persone. Malgrado il fatto che sia considerato una patria del narco-terrorismo globale. Malgrado il fatto che sia un paese dove si applica la sharia in maniera integrale (a Karachi, ad esempio, ogni giorno vengono uccisi bimbi nati da relazioni illegittime). Malgrado il fatto che un paese che raggruppa una serie cosi’ impressionante di caratteristiche “sinistre”, ovviamente nell’ottica euro/Usa-centrica, abbia armamenti nucleari. Malgrado il fatto, infine, che il suo diretto confinante, il gigante India, con il quale è impegnato da anni in una guerra di confine, sia dotato di altrettanti armamenti nucleari.
Ora, quanto sopra descritto non ha costituito problema: il Pakistan resta o restava fino a poco tempo fa amico e alleato. Ma recentemente l’idillio si è spezzato. Gli Usa sembrano non aver gradito l’accordo di pace firmato tra il governo pakistano e i talebani del Waziristan , datato settembre 2006. Da allora, in una ripetizione rituale, gli Usa hanno cominciato a guardarsi altrove, con conseguente stigmatizzazione amplificata a dovere nei confronti delle azioni “anticostituzionali” di Musharraf. Perciò si è deciso di giocare la “carta” Benhazir Butto, una fedele servitrice degli interessi Usa nell’area, piu’ affidabile dello sfuggente Musharraf. Risultato: una martire in piu’ e un nuovo stato canaglia “in pectore”. Incredibilmente, si riflette,oggi, sui quotidiani sempre sul pezzo (post mortem) sul fatto che, magari, le armi nucleari vere pakistane facciano piu’ paura di quelle chimiche, inventate, di Saddam Hussein, o della” liquirizia arricchita “dell’iraniano Ahmadinejad.
L’amicizia Arabia Saudita-Usa. Sul fedele alleato Arabia Saudita bastano pochi, impietosi “tratti caratteristici”. Non esistono partiti politici e sindacati. La legislazione è legata alla Sharia in maniera pressochè integrale. In Arabia Saudita si condanna a decapitazione, amputazione, lapidazione, addirittura crocifissione. Nessuna libertà religiosa o libertà di stampa. Limitazioni fortissime all’uso di internet, divieto di manifestazioni pubbliche. La condizione femminile è rigidissima, molto di più che in qualsiasi altro paese dell’area. In Arabia Saudita, di fatto, lo schiavismo è ancora vigente: gli schiavi provengono dalle Filippine, dall’Indonesia, dallo Sri Lanka, dall’Etiopia, dall’Eritrea, dalla Somalia. Fucina di terroristi, culla dell’integralismo – basta guardare la cittadinanza dei terroristi (ologramma permettendo) del famigerato 9/11. Preso atto di quanto sopra esposto, restiamo in attesa di un disegno di export dittatoriale standard, se non proprio democratico…
Mauro Maggiora
da: www.movimentozero.org/mz
Balle padane su Alitalia

Basta bugie per favore. La Lega che da un decennio gestisce Malpensa e che ha contribuito al dissesto di Alitalia quando ne ha espresso il Presidente, oggi minaccia i blocchi autostradali se non verrà mantenuta l’italianità di Alitalia e se la compagnia di bandiera passerà ai francesi. Noi del Fronte Indipendentista Lombardia, prima delle elezioni provinciali di maggio, abbiamo fatto un ampio giro della Provincia e parlato di Malpensa con migliaia di persone che hanno confermato una nostra convinzione: Malpensa ha portato inquinamento, lavoro precario e sfruttamento, ma dei milioni di euro che ogni giorno lo scalo introita, sul territorio non c’è traccia e di una benefica ricaduta a pioggia sulla comunità neppure. Di conseguenza nel nord della Provincia di Varese, Malpensa è un’illustre sconosciuta e nel centro-sud è vissuta, invece, con disagio e dispetto da una comunità che anziché essere servita dallo scalo ne è stata asservita e ne subisce solo le tante ricadute negative. A questa gente, dunque, non interessa nulla dell’italianità di Alitalia, ma vorrebbe uno scalo, magari ridimensionato (no alla terza pista) ma efficiente e non più gestito da lobby partitiche autoreferenziali che hanno fatto di Malpensa una cosa loro. Ancor di più, questa gente, che con Malpensa non solo non si è arricchita, ma non ha neppure trovato lavoro, non ne vuole sapere di passare dalla sovvenzione di un carrozzone italiano ad un altro e teme fortemente che AirOne, tra un anno o due, torni a bussare a Roma e chiedere aiuti statali (cioè quattrini nostri). Quando poi sentiamo Calderoli o Maroni che esaltano la soluzione AirOne spiegando che dietro c’è il supporto delle banche, beh… ci vengono i brividi, ricordando come fu gestita la vicenda della Banca della Lega e rammentando le peripezie del salvataggio fatto da Fiorani e company e l’improvviso amore leghista per l’italianità delle banche. Noi del Fronte Lombardia, ci chiediamo come una piccola compagnia come AirOne possa riuscire là dove ha fallito Alitalia ampiamente supportata dallo Stato e crediamo che al fine di evitare nuovi esborsi e nuovi impegni statali, sia giusto fare una VERA privatizzazione e vendere a un consorzio serio come AirFrance-KLM che garantirà l’introduzione della compagnia e dello scalo in un circuito internazionale serio ed efficiente e magari porterà anche un po’ d’aria fresca a Malpensa ridiscutendo appalti, subappalti, gestioni e gestioncine varie. Comprendiamo che questa ipotesi rovini la digestione dei cenoni di fine anno a chi finora si è veramente arricchito con Malpensa e ha gestito lo scalo fuori da ogni regola, ma è tempo di cambiare e di controbattere a quegli ipocriti che tentano di contrabbandare i loro interessi di consorteria ristretta con quelli del NORD. Il Nord che lavora sta con AirFrance, non certo con i leghisti e i loro alleati romani il cui unico scopo è difendere le loro posizioni di rendita.
Max Ferrari
Fronte Indipendentista Lombardia
da: www.movimentozero/org/mz
Sogni e pensieri
Lo scenario descritto da Ferrari è assai credibile. Ma una serie di dubbi mi attanaglia. Ieri notte ho fatto un sogno. Nel sonno un mio amico che fa il consulente aziendale a Milano mi sussurava che il boccone di Alitalia è troppo ghiotto. Ci saranno gruppi che cercheranno di rilevarlo, ma la politica (destra e sinistra), i sindacati e un pezzo di poteri forti della nostra imprenditoria si metteranno di traverso. La cessione ad Air France, della quale si vocifera da anni, salterà. Alitalia sarà divisa in due tronconi. Una compagnia ferrovecchio oberata dai debiti e dal personale in eccesso e una nuova sana, con le rotte migliori e con possibilità di profitto. La baracca se la terrà lo Stato, l’azienda neonata sarà affidata alla solita compagnia di giro: possibili candidati Ligresti, Banca Intesa, Mediobanca, Colaninno e maramaldi vari. Chissà se la profezia del mio amico, materializzatasi nella mia testa mentre ero tra le braccia di Morfeo, si avvererà. Se così sarà vorrà dire che quello non era un sogno. Non era una premonizione. No era un incubo nel quale paga sempre Pantalone.
Marco Milioni
Scusate la pausa
Scusate la pausa, ma sono mezzo malato… da stasera ricomincio ad inserire un po’ di post. Buone feste da Marco Milioni.
Lettera aperta di AS
In merito alle polemiche sorte a margine delle recenti dichiarazioni del vice-sindaco Sorrentino, il quale si è espresso contro un’eventuale quarta manifestazione dei No base, è bene fare alcune precisazioni. La nostra formazione politica considera inalienabile il diritto di manifestare. Tanto è vero, che pur non condividendo la data fissata per il corteo di sabato scorso, non ci siamo accodati a coloro che ne chiedevano il divieto. Il diritto di manifestare le proprie idee, in una democrazia che si considera matura, non dovrebbe essere subordinato al colore politico di un governo, come invece accade troppo spesso nel nostro amato Bel Paese. Ciò premesso, agli esponenti del Partito democratico (sic), che ora si stracciano le vesti per le dichiarazioni di Sorrentino, vogliamo ricordare il comportamento assunto dal sindaco scledense Luigi Dalla Via, oltre che da tutto il centro sinistra vicentino, nei confronti dell’annuale cerimonia organizzata da Continuità Ideale per ricordare le 54 vittime dell’eccidio di Schio e di tutti i Caduti della Repubblica Sociale Italiana. Il signor Poletto ci deve spiegare la ragione per la quale Sorrentino va accusato di “squadrismo da operetta”, mentre quando a chiedere i divieti sono i suoi compagni di partito la cosa non gli provoca la stessa indignata reazione. Che sia il solito giochetto delle parti? Pare proprio di si! Comunque sia, visto che la sinistra vicentina si è tanto impegnata per difendere il proprio diritto di manifestare, ci aspettiamo un comportamento coerente – e democratico – anche per la cerimonia di Schio dell’anno venturo.
Alex Cioni
Coordinatore regionale del Veneto
Azione Sociale con Alessandra Mussolini
Il gerontoligio Sarracco
Alcune settimane fa è capitato che i ragazzi del meetup vicentino di Beppe Grillo cominciassero a riprendere una seduta del consiglio comunale di Vicenza con una webcam collegata ad un pc portatile. Apriti cielo. Come uno stuka alimentato a pernacchie, il nostro littorino d’antan, presidentissimo del consiglio comunale, colonnello Sante Sarracco (An) si è avventato sui ‘grilli filmanti’ intimando loro di fare le valigie perché il regolamento non lo prevede. Eh sì… I 10.000 euro con i quali si potrebbe installare la webcam, già sollecitata dall’aula, non si trovano. Se ne trovano 83.000 l’anno per pagare il portaborse del sindaco, ma non 10.000 per una webcam. Probabilmente la gerontoferocia del colonnello Sarracco era tutta mirata ad impedire ai cittadini di vedere come un assise municipale si sia trasformata in un mercato delle vacche dove l’urbanistica e l’Aim sono le pezzate e le chianine più ricercate. Ma c’è di più. Il draconiano Sarracco tutto legge e fierezza si è fatto scudo del regolamento cacciando via i grilli con una interpretazione personalissima e forzata. Come mai il paleozoico Sarracco durante la seduta dell’8 marzo 2007 non intervenne quando i puffi azzurri di Fi invasero la sala Bernarda e filmarono ampli stralci consiliari? Preché il campione del regolamento à la carte non impose agli azzurrini di rimuovere le insegne di partito che in sala consiliare sono vietate? In questo video c’è la prova provata dell’elasticità da sgratto di un presidente le cui sinapsi mostrano segni evidenti di una letargìa ormai inarrestabile. Ricordiamo al sempre ligio Sarracco, l’uomo che non va al gabinetto perché gli scappa ma perché ci va d’imperio, che la procura ha già aperto un fascicolo su di lui. Un fascicolo sull’annullamento creativo della seduta del 13 settembre 2007. Comportamento per il quale, don Sante di Sicilia, è stato indagato. Caro Sarracco cerchi di limitare gli eccessi del suo senile livore, altrimenti potrebbe essere invitato a fare un uso poco ortodosso dei fogli del ‘suo’ regolamento.
Marco Milioni
Il sindaco, il teatro e la vanità dei vip
Il sindaco di Vicenza, Enrico Hüllweck, ha finalmente soddisfatto la sua vanità attorea costruendo il mausoleo-teatro a spese e sulle spalle dei cittadini di Vicenza. A dimostrazione di quanto costui sia un ectoplasma politico-amministrativo, lo ha inaugurato invitando quelli che secondo lui contano. Che gli Amenduni, gli Zonin e compagnia bella contino può anche essere vero visto che i cittadini di Vicenza sono solo le servili sagome senza spessore poste dal sindaco davanti al teatro; ma non appartenendo noi a tale schiera di domestici e ritenendo costoro persone irrilevanti per la nostra vita, esprimiamo uno sprezzante dissenso. Questi sono nessuno perchè quel teatro è il frutto del patrimonio di centomila vicentini sperperato dal semprebiondo e inciuffato Hüllweck. Neppure nell’ultimo momento del suo mandato questi riesce ad avere uno scatto di orgoglio ed a raddrizzare la spina dorsale. È il teatro dei vicentini? Ebbene doveva per la prima, per rispetto a coloro che lo hanno pagato e che, purtroppo, lo hanno eletto, estrarre a sorte novecento nomi di vicentini indipendentemente dal loro lavoro e dal loro conto in banca. L’industriale accanto all’impiegato, il professionista accanto all’operaio, e così via. Questa era la Vicenza che aveva pagato le scelte della megalomania teatrale. Alternativa era predisporre i biglietti con fini di assistenza a persone bisognose, proprio in prossimità del Natale, facendoli pagare mille euro l’uno. Conoscendo la nota generosità dei tanti signorotti locali avremmo probabilmente avuto il teatro mezzo vuoto, ma avremmo anche potuto beneficare qualcuno che veramente aveva bisogno. Ma anche in questo costui ha fallito nell’ambito di una amministrazione tesa solo ad accontentare stupidi bustarellai, e che pur sapendo che non si dovrebbero costruire nuove case, essendo già il settore in crisi, prevede ulteriori allargamenti costruttivi inventandosi nel 2020 la città da centoventimila abitanti. Ma se non sono capaci di prevedere il lunedì ciò che accadrà martedì, cosa vogliono prevedere cosa accadrà tra dodici anni! Quanto ad Enrico Hüllweck si vergogni! Glielo possiamo dire, cari vicentini, quanto vogliamo perchè lui ben sa che potremmo anche dire molto altro. Provi a reagire se per caso sa cos’è il testosterone dandoci l’occasione natalizia di raccontare pregi (nessuno) e difetti (un oceano!). Ma credetemi anche questa volta fuggirà davanti alla sfida che gli lanciamo, perchè sa che può essere tritato come la carne e che quando ci incontra deve oltre al silenzio fare quello che ha sempre fatto in questi anni: abbassare la testa con gli occhi chini a terra, ed arrossire.
L’eminenza grigia
On line l’ultimo numero de La Sberla
Mezza città è in piazza contro la base. L’urbanistica è vinta dalle scorribande dei poteri forti. Aim è sul baratro e Lui (il primo cittadino)… Si lamenta dei pennarelli sulle piastrelle del nuovo teatro. E a maggio si vota. Scarica qui l’ultimo numero de La Sberla in formato pdf. Per il periodo festivo viene sospesa la diffusione del numero cartaceo che riprenderà il 20 gennaio 2007.
Dalla padella alla brace

Tira un’aria strana a Vicenza. L’assessore azzurrognolo Marco Zocca, vero sindaco ombra, spinge perché sia approvato un piano regolatore cucito addosso all’Assindustria vicentina. Leggi regalìa. Aim, divorata dalle fauci degli aficionados di Giorgio Conte (An) e Lia Sartori (Fi) viene lentamente sosopinta verso quelle di Assindustria dalla nuova maggioranza che regna a palazzo Trissino: Pd, Lega, Fi (gli antisartoriani), Vicenza Capoluogo e Udc. Sul Corriere Veneto, Giuliano Zoso fa carne da macello (giustamente) del fu azzurro Enrico Hüllweck, e di sua moglie Lorella Bressanello definita ingorda mangiatrice di «babà» urbanistici. Bravo Giuliano, ma ti dimentichi però le marachelle Sartoriane, marachelle che pesano come l’euro-onorevole. A partire dall’affaire Ponte Alto caso tutto vicentino e criptocomico dove la Lorellona tuttofare è sotto processo e dove il sindaco che l’ha sempre tutelata in aula durante i dibattiti consiliari, le si mette contro (?!) nominandosi parte civile nel processo. Poi arriva Gianfranco Galan, mastro d’intelletto e sagacia che ce l’ha col GdV di Confindustria. E come lo attacca? Mica gli dice che è fazioso, che nasconde le notizie, che liofilizza sempre d’incanto le notizie scomode per Manuela Dal Lago (Lega o giù di lì) il capo della nuova maggioranza. Con lei il sottocapo (così lo definisce il Corriere Veneto) Ubaldo Alifuoco, indefesso ex comunista di fede confindustriale. Galan è un tordo… con tutte le censure de Il Giornale di Vicenza se la prende col direttore per l’unica cosa per la quale il quotidiano più venduto di Vicenza non è attaccabile: quella di essere antiamericano. Chiedere al futuro direttore Marino Smiderle per conferma. E così man mano che le ore passano il piano si materializza. Come farà il partito di Assindustria a sbaragliare la flotta Sartoriana? L’impresa è ardua, l’euro-onorevole ha dalla sua il galeone del doge forzista Giancarlo Galan, mentre Manuela deve accontentarsi solo di alcune galere confindustriali, tra queste la meglio armata per il misero stagno vicentino è proprio il GdV. E allora? Il commodoro Dal Lago così sta tentando l’ultima carta: chiedere al GdV di dare un po’ di spazio a «a quelli straccioni del No Dal Molin» come li definisce un ossuto consigliere del Carroccio. In modo da farli sentire un po’ importanti. Convincere anche la Sd, poi la Cosa Rossa e poi Achille Variati. Quest’ultimo non è già stato chiamato in causa da OScar Mancini su Il Vicenza di lunedì (i maligni diranno: per bruciarlo)? Sì proprio Variati! Quel Variati, quello che ha lanciato il palazzinaro Tano Ingui nell’empireo immobiliare berico. Poi qualcuno suggerirà di cercare un contatto anche con i tanto vituperati i Grilli locali: ci sta provando Vicenza Capoluogo, tanto per la cronaca. E tac! Ecco pronta la Santa Alleanza contro i voraci forzisti. Peccato però che i comandanti delle galere di Assindustria sono altrettanto voraci. I vicentini hanno una grandissima scelta o finire nella padella sartoriana o sulla brace confindustriale, bella prospettiva… forse i vicentini se la meritano. Se però ci sono persone che non hanno intenzione di cedere alle lusinghe dell’una o dell’altra parte facciano un fischio. Dagli altri si attendono solo rutti o scoregge.
Marco Milioni
Corteo di Vicenza, contestata Rifondazione e Sinistra Arcobaleno. Ecco i video
La manifestazione di oggi è filata sostanzialmente tranquilla, ma nel popolo della sinistra, vicentino e non, durante tutto il percorso serpeggiava il malcontento nei confronti del governo dell’Unione, accusato di avere dato l’ok definitivo agli Usa «in modo supino e mortificando gli accordi elettorali scritti prima delle ultime elezioni politiche». E a soffrire di più è l’ala sinistra della coalizione che regge l’esecutivo a Roma. Un piccolo segnale è arrivato proprio durante il corteo quando alcuni supporter toscani vicini al Centro Popolare Autogestito di Firenze Sud se la sono presa con chi sfilava con i vessilli del Prc e con quelli della Sinistra Democratica. Una contestazione breve ma molto animata. È qui disponibile un primo frammento della bagarre scoppiata attorno alle 18 in campo Marzo, punto di arrivo del corteo di oggi.
Marco Milioni


