Archivio di marzo 2007

Massimo Fini: In Afghanistan missione incostituzionale. La rete delle bugie

massimo-fini02.jpgSul Corriere della Sera dell’11 marzo Angelo Panebianco ha scritto, papale papale: «Quella che, ancora poche settimane fa, si poteva presentare agli italiani, in un modo quasi rassicurante, come una missione di pace e di ricostruzione dell’Afghanistan, si mostra per ciò che di fatto è diventata: una missione di guerra».

Ora, questo è in patente e clamoroso contrasto con la nostra Costituzione che all’articolo 11 proclama solennemente: «L’Italia ha ripudiato la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Panebianco (e tutti quelli che la pensano come lui) si copre affermando che la missione è «benedetta dall’Onu». E qui ci sono da fare due osservazioni. Una è formale. Nessuna risoluzione Onu può superare un articolo della costituzione italiana. La seconda è sostanziale. Uno non può infischiarsene dell’Onu quando fa comodo e richiamarsi alla sua autorità quando fa altrettanto comodo. L’attacco della Nato alla Jugoslavia del 1999, cui partecipammo anche noi (governo D’Alema) avvenne contro la volontà dell’Onu e in spregio del principio di diritto internazionale, fino ad allora mai messo in discussione da nessuno, della non ingerenza degli affari interni di uno Stato sovrano. E così è stato in Iraq. Spiace dirlo, ma sono stati proprio gli Stati Uniti a distruggere ogni autorità e credibilità dell’Onu.

Panebianco afferma che un ritiro delle truppe occidentali, e quindi un successo dei Talebani, significherebbe darla vinta al terrorismo. Si può pensare quello che si vuole dei Talebani, gli ‘studenti delle Madrasse’, ma in nessun modo si può scambiare il loro movimento con un movimento terrorista. Ebbero il merito di sconfiggere i ‘signori della guerra’ che, dopo la sconfitta sovietica, spadroneggiavano in Afghanistan, ammazzando, taglieggiando, rapinando, rubando, stuprando, e di riportare la legge e l’ordine, sia pure una dura legge e un duro ordine, nel Paese.

Ed ebbero l’appoggio della stragrande maggioranza della popolazione che non ne poteva più delle prepotenze e della violenza del tutto arbitrale e senza legge (la Salaria è almeno una legge e uno può regolarsi) dei ‘signori della guerra’ molti dei quali oggi siedono nel governo Karzai che è alle dirette dipendenze della Amministrazione americana come tutti sanno e come è stato ammesso dallo stesso Karzai in un’intervista al “The New Yorker” del luglio 2005.

Non c’era un solo afghano nei commandos che attaccarono le Torri Gemelle, e non è stato trovato un solo afgano nelle cellule, vere o presunte, da Al Quaeda. Gli afghani, talebani o no, sono dei guerrieri, crudeli e feroci anche, ma alla loro cultura è estraneo il terrorismo, tanto più quello kamikaze. Nei dieci anni di guerra contro l’Unione Sovietica, pur in una lotta impari, non si è registrato un solo atto di terrorismo, né dentro l’Afghanistan né fuori. E se dal 2006 hanno cominciato anche loro ad utilizzare questi mezzi arabi, ‘iracheni’, è per l’esasperazione e la frustrazione di trovarsi davanti combattenti che non combattono, ma macchine, come gli aerei Predator e Dardo muniti di micidiali missili ma senza equipaggio perché pilota, copilota e bombardiere se ne stanno comodamente seduti davanti ad una consolle a Nellis nel Nevada.

Peraltro questi atti, se si raffronta la situazione afghana con quella irachena, sono ancora sporadici perché il mullah Omar è contrario ad attacchi “che colpiscono innocenti” (sono parole sue) e ha già degradato una volta Dudullah per esservi ricorso, così come rinunciò a colpire i seggi durante le elezoni-farsa del primo settembre 2005 perché, come fece dire ad un suo portavoce, «il rischio di colpire civili è troppo alto».

Poi le esigenze della guerra contro forze occupanti così superiormente armate hanno preso il sopravvento (il settore dove i Talebani hanno riscosso il maggior successo è proprio quello comandato da Dudullah). La colpa dei Talebani è di essersi trovati in casa, al momento dell’attacco alle Torri Gemelle, Bin Laden, che peraltro era stato messo lì e foraggiato dagli americani in funzione antisovietica. Ma questo ricchissimo ed ambiguissimo califfo saudita era un problema anche per loro. Tanto è vero che quando Bill Clinton propose ai Talebani di ucciderlo si dimostrarono disponibili. Il braccio destro di Omar, Wakij Ahmed, incontrò segretamente due volte, il 28 novembre e il 18 dicembre del 1998, Bill Clinton e gli propose di fornirgli le coordinate esatte del luogo dove si trovava Bin Laden. Ma la responsabilità, spiegò Wikij, dovevano assumersela gli americani, lasciando fuori il governo di Kabul, perché Osama aveva costruito ospedali, scuole, strade, ponti, godeva quindi di grande prestigio fra la popolazione che non avrebbe accettato la sua uccisione per mano talebana. Ma all’ultimo momento Clinton, che pur aveva preso l’iniziativa, rinunciò.

In ogni caso sono passati sei anni, Bin Laden non è stato preso, e non è più decente dire che gli americani e i loro alleati sono ancora in Afghanistan per dargli la caccia. Sono truppe di occupazione, così li considera l’88% dei maschi afghani interpellati dal britannico Senlis, uno dei più importanti centri studi di politica internazionale. Né è lecito dire che, Bin Laden o no, stiamo facendo la guerra ad Al Quaeda. Secondo lo stesso Senlis «nel movimento insurrezionale afghano Al Quaeda non riveste un ruolo significativo». E non è più nemmeno una questione talebana, ma è la rivolta di un popolo fiero ed orgoglioso che non ha mai accettato occupazioni di stranieri, che li ha sempre cacciati come fece con gli inglesi e, recentemente, con gli invasori sovietici.
Non è più una guerra talebana, è una guerra di popolo; dove i Talebani si mischiano a coloro che talebani non sono mai stati. Questo è quello che abbiamo ottenuto dopo sei anni di un’occupazione non meno vergognosa di quella sovietica: far diventare talebano anche chi talebano non lo è mai stato ed anzi i Talebani li detestava. Davvero una bella performance. E noi italiani, che abbiamo fatto della nostra Resistenza un mito, anche eccessivo per la verità, in nome di schemi mentali che sono nostri, di istituzioni che sono nostre, di una concezione della vita e della morte che è nostra, di un modo di concepire la famiglia e il ruolo che in essa vi ha la donna che è nostro, ma che non è loro, dovremmo far la guerra ad un popolo che lotta per la propria libertà dallo straniero quando la Costituzione scrive che «l’Italia ripudia la guerra come strumento di offeso alla libertà degli altri popoli»? Ma lasciamola stare, quella gente. Lasciamola stare.

Massimo Fini

Banca della Lega: botta e risposta Tra Filippi e la Sapori

bossi02.jpgIl 23 marzo La Padania pubblica un pezzo di Matteo Mauri. Nell’articolo si apprende che l’onorevole del Carroccio Alberto Filippi, pupillo del senatore Stefano Stefani, devolverà in beneficenza una delle mensilità percepite come parlamentare. A distanza risponde Rosanna Sapori, una delle punte di diamante di Telenordest, che invia ai media una lettera aperta molto circostanziata. Qui di seguito pubblichiamo entrambi gli interventi.

Lo stipendio del mese di marzo devoluto a Don Gelmini e alla sua associazione che si occupa del recupero dei tossicodipendenti. Alberto Filippi, deputato vicentino della Lega Nord, sceglie un gesto nobile e provocatorio per sollecitare ad un maggior impegno lavorativo la Camera dei Deputati e i suoi illustri ospiti. In sostanza, in questa legislatura si lavora troppo poco. «È una iniziativa mia personale, parallela a quella presa dall’onorevole Daniela Santanchè», afferma Filippi.

Il motivo di questa decisione, onorevole Filippi?
«Deriva da una riflessione su come stanno procedendo le cose. Non faccio tanto un’analisi quantitativa sul numero dei provvedimenti approvati da questa maggioranza, rispetto a quanto realizzato dal governo Berlusconi. Valuto la qualità: che mi pare davvero scarsa, in questa legislatura».

Poco lavoro, quindi niente stipendio?
«Come parlamentare mi sono sentito inutilizzato, inutile nella mia funzione. Fin dall’inizio questa maggioranza ha deciso di non far lavorare il Parlamento. Hanno abusato dell’istituto della fiducia. I numeri risicatissimi al Senato hanno influenzato anche l’andamento dei lavori alla Camera. Così i provvedimenti non vengono discussi, ma imposti: visti, piaciuti e approvati, senza che possano essere modificati e rimandati all’altro ramo del Parlamento».

Insomma, la sua è una critica alla maggioranza di sinistra che rallenta l’andamento dei lavori?
«Respingono continuamente ogni proposta della minoranza, indipendentemente dal contenuto. Tanto per fare un esempio, nel corso della conversione in legge del decreto-Bersani-due, sono stati respinti tutti gli emendamenti della Lega, che con buon senso e spirito di collaborazione, volevano migliorare il testo».

Però la Lega è stata accusata di fare ostruzionismo.
«Non mi sembra proprio. Quando vogliamo, sappiamo fare bene ostruzionismo, ne conosciamo le tecniche e blocchiamo i lavori dell’Aula. Non è questo il caso, però. Il gruppo della Lega Nord sta invece collaborando con buon senso rispetto al Bersani2. Basti ricordare l’intervento dell’onorevole Garavaglia».

Prego?
«Garavaglia ha confermato la nostra linea, evidenziando che all’articolo 5 la Lega non si sarebbe opposta, condividendo il contenuto dello stesso».

Tornando alla sua iniziativa, perché è stato scelto proprio Don Gelmini?

«Ci sarebbe una lista infinita di soggetti che meriterebbero un’azione di solidarietà. Don Gelmini va bene, come potevano andare bene tanti altri. L’iniziativa non è di Daniela Santanchè. Io ho preso spunto dall’idea della collega di An per attuarne una mia parallela, che però non è lo stesso. I motivi nascono dalla insoddisfazione di non poter realizzare quanto i cittadini della mia Vicenza ogni volta che mi vedono mi domandano quale contributo in questi mesi sono riuscito a dare all’interno di un’istituzione così importante. Siccome non c’è mai la possibilità di poter incidere a causa dell’atteggiamento della maggioranza, ecco il gesto clamoroso».

Tradotto in soldoni, onorevole Filippi, quanto le costa questa iniziativa?
«L’idea di lasciare per questo mese lo stipendio da parlamentare e devolverlo in beneficenza può sensibilizzare tutti i colleghi. Non tanto a copiare o a condividere questa iniziativa, quanto a pungolare maggioranza e governo a lavorare di più, utilizzando anche il contributo positivo dell’opposizione. Il gruppo della Lega sta dimostrando di essere propositivo e concreto. Chiediamo solo di essere ascoltati e di non essere superficialmente e ingiustamente trascurati».

Onorevole Filippi, nel corso del dibattito sulla Finanziaria, il presidente Bertinotti l’aveva censurata per alcune sue espressioni: episodio chiuso?
«Il presidente Bertinotti mi ha ripreso, criticato e censurato perché avevo definito “africano” colui che proviene dall’Africa. Sono ancora in attesa di conoscere le motivazioni di questa censura e di questa critica. Mi pare una situazione che palesa un pregiudizio nei confronti della Lega Nord. A volte un po’ di umiltà e di disponibilità al dialogo anche da parte dei professori della sinistra non guasterebbe».

Pubblicato da La Padania il 23 Marzo 2007

***

Egregio Onorevole Filippi,
sono una giornalaia di provincia. Ho letto della sua lodevole iniziativa volta a devolvere lo stipendo di marzo in beneficenza. Le ricordo che lo stipendio glielo pago anch’io con le mie tasse e per cui diciamo che questo mese ho fatto pur io una piccola buona azione.

Però, c’è sempre un però… mi rivolgo a Lei per chiederLe che fine ha fatto quel fondo che doveva essere istituito per restituire i risparmi ai sottoscrittori del pacchetto aziuonario di Credieuronord, la cosiddetta ‘Banca della Lega’. Ricorda? Se n’è strombazzato un po’ sui giornali ma credo di essermi persa qualche puntata. Volevo sapere perchè, nel suo atto “nobile” di versare in beneficenza lo stipendio, non ha pensato ai sottoscrittori della Credieuronord che sono rimasti senza una lira di quanto avevano sottoscritto ai tempi?

Proprio a Vicenza, sua terra natale, ci sono tanti poveretti (pensionati e operai) che hanno visto andare in fumo i risparmi di una vita. Certo Don Gelmini è ispirato da nostro Signore Gesù Cristo per carità, aiuta i tossicodipendenti per l’amor di Dio. Ma ai poveretti della Credieuronord non pensa proprio nessuno?
Sono sicura che la prossima volta non mi deluderà caro Filippi e devolverà lo stipendio di aprile agli ex soci, vero che lo farà?

Rosanna Sapori
inviato da Rosanna Sapori il 24 Marzo 2007

Sapori & Dissapori di Rosanna Sapori

rosanna-sapori04.jpg

Rosanna Sapori due settimane fa scriveva quanto riportato qui di seguito. Parole profetiche si potrebbe dire… 

Silvio Sircana, portavoce di Prodi, è dovuto ricorrere alle cure mediche a seguito delle dichiarazioni di un paparazzo che diceva di avere sue fotografie con un transessuale. Solidarietà e attestati di stima si sono sprecati. Sircana però non ha fatto (subito) ciò che invece sarebbe stata la cosa più normale: querelare per calunnia ed affrontare a viso scoperto il suo accusatore, altro che coliche addominali! La calunnia,caro Sircana, è un venticello sottile che va smorzata sul nascere senza mezzi termini. Solo così si riacquista la propria dignità! (Sempre però che ciò di cui si è accusati non sia vero…)

*** *** *** ***

Caro Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia. In una sua recente lettera lei scrive: i lettori voltano le spalle ai giornali e scelgono la tv la radio e il web, perchè? La tv? Direi che se i lettori scelgono la tv è perchè ci sono trasmissioni demenziali come il Grande Fratello, L’Isola dei famosi, Domenica In, Amici, Porta a Porta (con il processo di Cogne e il plastico) e dove imperano trasmissione dove Sgarbi, Cecchi Paone, Giurato e tanti altri litigano si insultano e tanto altro… esempi di buon giornalismo? Quali? Quelli del collega Vespa che va avanti una settimana con la storia del “Santo subito” aspettanto che il Papa muoia per essere il primo a dare la notizia del trapasso? Caro Presidente, tutti devono fare un passo indietro non solo i giornali. Quali sanzioni sono state date a Vespa? Quello del collega citato lo ritiene un giornalismo da insegnare nelle scuole? O forse preferisce i programma televisivi del pomeriggio, dica la verità quale preferisce?

Rosanna Sapori

Franca Equizi contro gli intrecci tra politica, media e affari

carraro031.jpgGuardate bene questo intervento perché non lo troverete su nessun giornale vicentino. Su nessuna tv. Forse su qualche sito web. Sicuramente su La Sberla. Noi non censuriamo le verità scomode. Noi non siamo schierati né a destra né a sinistra. Noi bastoniamo ovunque ci sia da bastonare. E diamo spazio a chi fa altrettanto (nella foto Fabio Carraro. Ex giornalista di Tva, ora portavoce del sindaco a 82 mila euro l’anno). A breve posteremo altri video. Stay tuned!

presidio01.jpgNUOVO VIDEO. AGGIORNAMENTO  DI SABATO 24 MARZO. Come promesso continuano gli aggiornamenti dei filmati relativi al consiglio del 22 marzo.  In questo clip ho ripreso i comitati No Dal Molin mentre protestano in aula contro la giunta della Cdl.

Il silenzio di Hüllweck, lo zelo sciocco di Sarracco

huellweck03.jpgIl primo cittadino di Vicenza, il forzista Enrico Hüllweck continua a tacere sul caso Dal Molin. E ormai siamo arrivati alla patologia, perché non conosco altri termini. È successo in consiglio comunale giovedì. Il verde Ciro Asproso ha posto una domanda di attualità scomoda. Il sindaco, presente in aula, imbarazzato per il quesito ha delegato al suo vice, che è arrivato solo dopo molto tempo. Una cosa ridicola, giustificata solo dalla paura di chi non ha nemmeno il coraggio di difendere le proprie idee in un contraddittorio. A breve arriveranno altri video.

“While My Guitar Gently Weeps”

lukather01.jpgCome promesso. Ecco una meravigliosa versione di “While My Guitar Gently Weeps” (Beatles, The White Album), eseguita da Steve Lukather e dai Toto. Qualità video e audio assai buona per gli standard di You Tube… A tutti gli appassionati. Il 30 marzo i Toto suonano a Torino. Info su: www.ticketone.it

A quale sedia ambisce Hüllweck?

sedia011.jpgHüllweck, da Annozero allo zero assoluto. Un distillato di nulla sotto vuoto spinto

“Faccia conto che io non ci sia”. Se fossimo nei panni dell’opposizione – che pare sempre soffrire di problemi di erezione politica – stamperemmo sui muri della città questa sbiascicata frasetta uscita dalla bocca di un Hullweck impaurito, con tanto di faccione imbarazzato davanti al pressing dell’inviato di Santoro (Anno Zero, 15 marzo 2007).

Non sono parole dovute alla difficoltà del momento: sono la pura e semplice rivelazione dell’essenza di questo sindaco. Quando c’è da decidere e assumersi la responsabilità delle decisioni, lui non c’è. Quando c’è da spiegare ai suoi concittadini, scimmie ammaestrate dalla disinformazione imperante, i motivi reali di queste decisioni, lui non c’è. Persino quando ci sono discussioni decisive sul futuro della città, come in quel fatale 26 ottobre del sì alla base Usa, lui c’era e non c’era. Praticamente, come non ci fosse stato, appunto. Lui c’è alle premiazioni di vecchiette centenarie, alle pose delle prime pietre, alla consegna delle sue care, carissime (per noi contribuenti) penne d’oro.

E c’è, eccome se c’è, quando non ci deve essere: come in quella folgorante uscita da consumato attore (comico?) sul caso Dalla Negra: “dura lex sed lex”, avrebbe telefonicamente ricordato all’improvvido assessore-avvocato filo-Bisazza. Da morire dal ridere. Bene, anzi male: possibile che ci siamo dovuti sorbire 9 anni, diconsi 9 lunghi anni, di un signore chiomacrinito e dal panciotto d’ordinanza che alla vista di un giornalista “straniero”, non uno di quei galletti da pollaio che preparano cronachine addomesticate sui giornali locali, scappa con la coda fra le gambe e l’unica cosa che sa dire è “sono l’uomo invisibile”? Chi non sa e non vuole rispondere ai giornalisti non è un politico, è una maschera del solito teatrino, l’ennesima controfigura manovrata da chi invece rispondere sa ma si guarda bene dal farlo. Diciamolo una buona volta chi c’è dietro Enrico Bellachioma Hullweck: c’è una partita a scacchi fra Manuela Dal Lago, che lo tiene per gli attributi con alterno successo, e Lia Sartori, la Richelieu in gonnella che ha in pugno Forza Italia nel Vicentino.

Dietro a loro, gli interessi di imprenditori e lobby di potere che sulla Sberla denunciamo una settimana sì e un’altra pure. Sopra di loro, la di lui augusta consorte, la Hillary Clinton del sacco edilizio Lorella Bressanello, direttrice del Territorio. Ma di suo, Enrico Hullweck in Bressanello, conta poco, anzi niente. C’è, ma è come se non ci fosse. Quindi, cari lettori, d’ora in avanti fate come me: seguiamo il suo stesso consiglio. Facciamo conto che non ci sia. Quali sedie sono rimaste libere per il sindaco dopo che il suo mandato sarà terminato?

L’àpota

On line il nuovo numero & altre novità

la-sberla-22-03-2007.jpgGood night everybody! È on-line il nuovo numero de La Sberla. Potete scaricarlo in formato pdf. Presto saranno disponibili anche le immagini del consiglio comunale di Vicenza di ieri… tenetevi forte perché ci sono alcune chicche simpatiche. Altra piccola nota di servizio. A giorni cominceremo a recensire anche i video musicali che si trovano su Youtube. Se per caso non vi piacciono le nostre inchieste potrete consolarvi con la musica. Le nostre recensioni sono a cinque stelle. Proporremo grandi classici, inediti e stranezze varie. Keep in touch!

La strana storia di Paolo Scaroni. Il vicentino tangentaro finito all’Eni

scaroni.jpgLa storia è strana è bizzarra. Un vicentino passato per le forche caudine di Tangentopoli, si riabilita durante il governo berlusconiano. Viene messo a capo dell’Enel, poi dell’Eni, la più importante azienda del Paese. Ovviamente pubblica.

Ovviamente con l’Unione la corsa del pregiudicato Scaroni non si arresta, né tanto meno i suoi lauti compensi. Faccio notare che sulla stampa locale il vicentinissimo Scaroni… è stato vezzeggiato riverito e rispettato con addobbo di titoloni a go-go. Leggete invece questo edificante articolo di Travaglio. Come mai non è stato mai pubblicato da Il Giornale di Vicenza? Come mai Tva non ha mai dedicato uno special rispetto a quanto detto da Travaglio?

Èllero e Milioni a TNE dalla Sapori. Puntata a mille sui compensi dei boiardi di stato

tne01.jpgParlare di sè non è mai elegante. Ma stavolta il contenuto sovrasta la forma. Ieri su Pronto Chi Parla, il magazine di Rosanna Sapori in onda su TNE-Telenordest si è parlato di compensi da favola, di inciuci tra destra e sinistra. Di politici che fingono di volere risolvere questi problemi… e poi una arringa del professor Renato Èllero sulla storia di Paolo Scaroni, suo compagno di scuola, finito da Tangentopoli all’Enel, poi all’Eni e poi nominato cavaliere del lavoro dall’emerito presidente Azeglio Ciampi. Il tutto condito dai commenti sulle inchieste di Report e dal botta e risposta con gli ascoltatori coordinato dalla Sapori, presente in studio assieme a Marco Milioni e a Èllero.

Da questa settimana Rosanna cura una rubrica su La Sberla. Si chiama Sapori e Dissapori. Il suo intervento viene inserito al giovedì, in concomitanza con l’uscita cartacea del nostro settimanale. Come per il resto del blog, anche per gli interventi della Sapori è possibile inserire commenti o domande.

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