Archive del 24 febbraio 2007
Rebesani, versus Sbrollini e Alifuoco. Comincia la bufera nei Ds berici
Nei Ds la guerra è alle porte. Il segretario provinciale Daniela Sbrollini, in una lunga intervista su Il Giornale di Vicenza di oggi accusa l’ala sinistra del partito di aver fatto parte di quella onda anomala che in qualche maniera ha causato le dimissioni del premier Romano Prodi. La sinistra Ds, replica con Tomaso Rebesani. Nei prossimi giorni lo scontro è destinato a crescere di intensità. Ma a far discutere nel partito e nel centrosinistra berico è anche la lunga lettera la quale viene pubblicata oggi sempre sul GdV, a firma di Ubaldo Alifuoco.
Fa molto riflettere il dibattito avviato in questi giorni da alcuni dirigenti dei DS vicentini. Questi vogliono accreditare la tesi che sarebbe stata la mobilitazione contro la nuova base al Dal Molin a provocare la caduta di Prodi, mentre tutti erano da tempo consci della mancanza di un vera e propria maggioranza al Senato. La politica estera, su cui il governo aveva lanciato importanti segnali di discontinuità, è stato solo l’argomento che ha fatto emergere una debolezza cronica a Palazzo Madama fin dal 10 aprile.
In una situazione in cui tutte le componenti dell’Unione fanno ogni sforzo possibile per recuperare compattezza ed unità d’intenti, dirigenti con importanti responsabilità nei Democratici di Sinistra di Vicenza non trovano nulla di meglio che usare la stampa per strumentalizzare la vicenda in corso per scopi di bottega. La cosa è particolarmente grave quando l’iniziativa è della segretaria provinciale di questo partito, che evidentemente non è in grado di valutare le conseguenze delle proprie iniziative.
Per la verità l’inadeguatezza politica di questa segretaria è nota da tempo a molte parti del partito vicentino della più diversa collocazione politica. Esattamente un anno fa due suoi noti esponenti, Diego Bardelli ed Ubaldo Alifuoco, si erano fatti promotori di un documento dove esprimevano “un forte disagio politico rispetto alla conduzione della Federazione”, tant’è che la stampa locale parlava di un duro documento contro la segretaria provinciale.
Da allora questo disagio diffuso nel partito, invece che attenuarsi, si è ulteriormente approfondito per la totale incapacità di conduzione politica su questioni fondamentali.
A proposito del sostegno al governo, nel periodo più delicato del dibattito sulla Finanziaria, la segretaria Sbrollini non ha trovato nulla di meglio da fare che attaccare il governo, dichiarando in un’ intervista sulla stampa locale che la finanziaria non andava bene e conteneva purtroppo molte cose negative. Aggiungeva poi, a proposito dell’imminente manifestazione nazionale della Casa delle Libertà a Vicenza contro Prodi, che “è indubbiamente una manifestazione politicizzata, ma non posso dire di non condividere alcune giuste richieste che vengono dal mondo delle nostre imprese”.
Totalmente inadeguata è stata, e rimane, la gestione dell’imminente appuntamento elettorale provinciale. Negli ultimi 6 mesi sono state discusse, purtroppo spesso sui giornali, formule tra le più fantasiose, partorendole al di fuori degli organismi dirigenti competenti. La costante, delle varie soluzioni proposte, era la distruzione dell’Unione, visto che a priori si escludevano i partiti al di fuori dell’Ulivo dalla gestazione del programma e del regolamento delle primarie, per coinvolgerli solamente all’ultimo momento, perché senza possibilità di modifica accettassero i contenuti loro proposti.
Ancora più carente è stata la direzione politica nel trovare con la Margherita un accordo per le candidature all’elezione del consiglio provinciale. A tutt’oggi si continua ad oscillare tra un patto sancito con la Margherita, secondo cui le realtà locali dei due partiti (circoli e sezioni), collegio per collegio, dovrebbero fare le proposte di candidature, ed un impellente bisogno del gruppo dirigente provinciale dei DS di decidere dall’alto i nomi da collocare nei collegi dov’è reale la possibilità di successo.
E quindi la vicenda Dal Molin. Il più importante confronto politico vissuto dalla città di Vicenza nella sua storia recente. Un progetto che ha scosso l’intera città dalle sue fondamenta e su cui migliaia di vicentini stanno discutendo e si stanno mobilitando da mesi. Nella prima fase c’è stata la totale incapacità di capire la portata dell’evento, culminata, in occasione della prima grande manifestazione del 3 luglio 2006, nella decisione di dare un’adesione senza partecipazione, formula sulla quale a tutt’oggi ci si interroga.
La segretaria ha poi proseguito sui media con interviste successive dando per decisa la nuova base americana e lasciando alla politica il solo spazio della riduzione dell’impatto ambientale. Per la verità era questa una posizione sostenuta fin da subito da altri rappresentanti dei DS anche a livello istituzionale locale, ma non solo. Poi, per la pressione della base del partito, si arriva il 27 luglio 2006 ad una posizione netta di contrarietà alla nuova base al Dal Molin da parte dei DS provinciali nel loro organismo più importante, la Direzione. In occasione della successiva grande manifestazione del 2 dicembre, la segretaria rifiuta l’adesione perché pensa che “nessun esponente politico di governo possa permettersi di scendere in piazza accanto a questi delinquenti”, riferendosi a promotori ed organizzatori. La manifestazione è un successo, 15-20.000 persone sfilano pacifiche e festose per Vicenza. Nuovamente molti iscritti chiedono di attenersi all’ordine del giorno della Direzione provinciale, ma quando non ci sono interviste inopportune, c’è il silenzio.
La segretaria si è infatti asserragliata nel “bunker” fino alla decisione di Prodi, momento in cui inizia, in nutrita compagnia, la fase del ” ve l’avevo detto”. Tuttavia, le proteste della base del partito spingono il partito regionale e nazionale ad intervenire: il coordinatore della segreteria nazionale Migliavacca di fronte alla Direzione provinciale appoggia la prosecuzione della battaglia per il NO alla base, ed il segretario regionale sostiene la partecipazione alla nuova manifestazione indetta per il successivo 17 febbraio.
Il segretario regionale Naccarato, che è persona coerente, ha tenuto fede al proprio impegno, tant’è che vi è stata l’adesione dei Ds regionali con la partecipazione personale dello stesso Naccarato alla manifestazione. Nel corteo del 17 febbraio scorso c’era anche la segretaria Sbrollini che ora viene a lanciare accuse a chi è sceso in piazza. Forse le accuse sono rivolte contro sé stessa?
Ecco ciò che dà la misura dell’ incapacità politica nel gestire una forza importante per l’Unione vicentina, come i Democratici di Sinistra.Ora ci sarà un congresso, in cui è auspicabile che i DS di Vicenza trovino la forza e gli spazi democratici per confrontarsi sul tema del Dal Molin, ma non solo. È ora di decidere se per essere dirigenti politici basti avere una carica e una foto sui giornali, se sia sufficiente attribuirsi da sé il titolo di dirigente responsabile e di governo per poter guidare o rappresentare un partito.
I DS di Vicenza devono scegliere se preferiscono galleggiare nelle acque loro offerte da parte del centro-destra e soprattutto dalla Presidente della provincia, oppure se vogliono chiedere il consenso perché hanno qualcosa di nuovo da dire in questa città ed in questa provincia. Un partito della buona ordinaria amministrazione non serve, Hullwech e la Dal Lago con le loro giunte riescono a imbandire bene le cene in corso Palladio e le sagre in giro per la provincia anche senza i DS.
Se invece i DS insieme all’Unione vogliono discutere di come cambiare la gestione del territorio in città e provincia; di come ripensare lo sviluppo economico in una realtà dove la politica quando si parla di impresa, capisce sempre e solo impresa edile; di come trovare e gestire risorse per un welfare personalizzato come chiede una realtà ricca e progredita; di come porre Vicenza al centro delle direttrici della cultura e del turismo, invece che trasformarla in città di guarnigione; allora ci sono le condizioni perchè il partito dei Democratici di Sinistra a Vicenza possa avere un senso ed un ruolo. Se queste saranno le sfide che i Ds vorranno affrontare insieme ai compagni di coalizione, sarà bene che pensino anche ad un gruppo dirigente autorevole ed adeguato allo scopo.
Tommaso Rebesani, membro della segreteria provinciale dei Ds
Scavi, Dal Molin e telefoni: misteri in procura
Alla procura di Vicenza le acque si stanno intorbidendo. Vorremmo capire perché. Pubblichiamo qui di seguito un comunicato diramato dal consigliere comunale Franca Equizi. Solo Il Gazzettino oggi, nella edizione locale di Vicenza ha dato notizia della cosa. Intanto la Rete Liliput fa bloccare i lavori in strada Sant’Antonino perché sono senza autorizzazioni. La giunta non fornisce spiegazioni in perito. Perché?
La procura della repubblica di Vicenza ha intenzione di fiancheggiare il comune nell’occultamento della verità sul caso Ederle 2? I magistrati non hanno intenzione di pretendere dalla giunta le carte negate a noi consiglieri in violazione alla legge. A palazzo Negri non hanno intenzione di intervenire presso l’amministrazione comunale affinché siano forniti ai consiglieri atti che ci spettano di diritto, come i conti telefonici e i tabulati, nonché tutta la documentazione sugli scavi segreti di via Sant’Antonino. C’è qualcosa di molto, molto strano sotto. Una stranezza che puzza di bruciato. Ho dovuto constatare tutto ciò stamani, quando mi sono recata a colloquio con il procuratore Ivano Nelson Salvarani il quale al limite della maleducazione, mi ha dato ad intendere che su determinati atti comunali, come quelli relativi alle spese telefoniche, ci sarebbero non ben precisati vincoli di privacy. Atti che ho chiesto parecchie settimane fa e che per legge mi debbono essere dati in copia, pena lo svilimento delle facoltà politiche e ispettive del consigliere. Non so se il dottor Salvarani faccia riferimento al diritto italiano o a quello marziano, ma sono decisa ad attivarmi presso tutte le sedi per scoperchiare questa pentola. Ovviamente dell’accaduto sarà informato il presidio permanente contro il Dal Molin 2 del quale faccio parte.
Franca Equizi