Archive del 23 febbraio 2007

Consiglio comunale, la giunta vacilla

In consiglio siamo al delirio. Le opposizioni dicono di avere le prove che il progetto della base è stato consegnato ufficialmente all’amministrazione del capoluogo il 21 ottobre 2004. La giunta tace e non replica. E in aula prima durante un intervento del verde Ciro Asproso, poi durante una intervento di Franca Equizi (misto) la Sala Bernarda va in tilt. Qui di seguito è riportato il mio articolo pubblicato oggi da Il Gazzettino.

Bolgia in aula, sospensione momentanea della seduta e rivelazioni shock sulla presentazione del progetto Dal Molin. È questa la cornice entro la quale si è mosso il consiglio comunale di ieri durante la quale si è affrontato anche il tema della nuova società per il trasporto pubblico posseduta da comune e provincia.

IL PROLOGO. Così ieri l’assise è cominciata con qualche minuto
di ritardo, mentre a palazzo Trissino confluivano contemporaneamente i supporter del comitato “No Dal Molin” nonché gli agenti di municipale e Digos a presidio della sala Bernarda.
La prima zuffa verbale è andata in scena quando l’opposizione ha chiesto al presidente del consiglio (Sante Sarracco di An) spiegazioni sull’assenza del sindacoazzurro Enrico Hüllweck, giustificato per «impegni istituzionali». La sala ha così rumoreggiato per la prima volta. Ma la tensione è salita subito dopo quando al consigliere Franca Equizi è stata cassata una domanda di attualità nella quale si denunciava «il conflitto di interessi tra il primo cittadino e la moglie (Lorella Bressanello, direttrice del territorio)». Dipartimento accusato unitamente all’assessorato alla mobilità di avere nascosto le carte sul Dal Molin. La Equizi se l’è presa col sindaco assente ed ha citato, a margine della seduta una intervista rilasciata dall’ex consigliere politico del primo cittadino (il professor Renato Èllero). Quest’ultimo prima della manifestazione del 17 a Vicenza, ripreso da vari media nazionali, aveva parlato di «vulnus istituzionale non risolto tra i coniugi Hüllweck». Quando la questione è stata riproposta in aula dai banchi di Fi sono partiti cori all’indirizzo della Equizi che replicato attaccando: «vergognatevi».

LA NOTIZIA SHOCK. Così la vicenda Dal Molin è rimasta al centro dell’attenzione. Il consigliere Ciro Asproso, sempre durante il question time si è scagliato contro i banchi della giunta della Cdl: «L’esecutivo berico ha tenuto nascoste le carte sul Dal Molin». Replica dell’assessore al traffico Claudio Cicero (An) e dello stesso Sarracco: «Non è vero, le carte le abbiamo date tutte» citando gli atti del 2006.
Poi è arrivato il nuovo turno della Equizi: «Mentite spudoratamente, ho la prova che l’ammnistrazione è entrata in possesso del progetto Ederle 2 il 21 Ottobre 2004. C’è addirittura una foto ricordo conservata in comune che celebra l’evento».

Così il pubblico sollevando cartelli e striscioni è esploso davanti alle telecamere della Rai e di tutte le emittenti locali: «Dimissioni, dimissioni. Il primo cittadino ha svenduto la città. Fate schifo». Il presidente Sarracco ha così chiesto di sgombrare l’aula e ha sospeso la seduta. Poi si è scagliato contro la Equizi al grido di «vergognati, vergognati». Replica secca: «Siete dei “cagasotto” perché il sindaco non affronta chi non la pensa come lui». Fuori dall’aula le urla si moltiplicavano. Il consigliere Emilio Franzina (Misto) parlava di giunta caratterizzata da un comportamento fascista». Per cinque minuti la gazzarra si è spostata sui banchi della giunta mentre il segretario comunale Angelo Macchia cercava di proteggere Sarracco dagli zoom delle telecamere. In antisala il pubblico ha protestato così ancora per una decina di minuti.
L’EPILOGO. A tarda sera poi si è parlato anche di Aim e di Fiera. Argomenti che hanno diviso la maggioranza della Cdl e attorno ai quali sono previste prese di posizione durante le prossime ore.

Marco Milioni

Massimo Fini: diario di un manifestante

Tutti e due gli schieramenti politici hanno cercato di dare alla manifestazione di Vicenza un connotato ‘di sinistra’. La sinistra per mettere il suo marchio su una manifestazione che, a dispetto delle prefiche di sventura, si è svolta nel più pacifico dei modi. La destra per sottolineare le divisioni all’interno della sinistra, quella governativa che ha dato il suo benestare all’allargamento della base americana, e quella di piazza che è contraria. Poichè a Vicenza c’ero anch’io, non come giornalista ma a capo del mio piccolo gruppo che si chiama ‘Movimento Zero‘, che non è nè di destra nè di sinistra, ma oltre queste due categorie che, vecchie di due secoli, non considero più adeguate a comprendere le esigenze più profonde dell’uomo contemporaneo, che non sono nè economiche nè economiciste, vorrei dire la mia. Noi, con il nostro striscione (“Cittadini, non sudditi”), eravamo il primo gruppo dietro quello del Comitato organizzatore. Davanti a noi i vicentini, soprattutto donne (donne, non ragazze) che tutto avevano fuorchè l’aria delle ‘pasionarie’ ma piuttosto quella delle casalinghe, bambini, anche in passeggino, e poi la cosiddetta ‘gente comune’, fra cui parecchi piccoli imprenditori, cui è difficile dare una precisa connotazione politica.

Dietro di noi molti cani sciolti, quindi lo sterminato corteo dei ‘No Tav’ che sarebbe azzardato definire ‘di sinistra’. Altri cani sciolti. Quindi i “centri sociali”, la Cgil e rappresentanti dei partiti della sinistra, sia moderata che radicale. Molti striscioni di protesta avevano in effige sia il faccione di Prodi che quello di Berlusconi. E il significato più profondo e più vero della manifestazione di Vicenza è, a mio avviso, lo scollamento che si sta creando fra una parte consistente di cittadini e rappresentanti, di destra e di sinistra, da cui non si sentono più rappresentati.

E il fatto che costoro cerchino ora di strumentalizzare, a proprio uso e consumo, la manifestazione non farà che approfondire questo solco. Noi cittadini siamo stanchi di essere considerati pura massa di manovra ad uso delle eterne diatribe fra le oligarchie di destra e di sinistra o interne all’una e all’altra. A Vicenza, sbiancando chi, come Amato, come Rutelli e come i Pierluigi Battista del Corriere della Sera, si era permesso di fare dei vergognosi e gravissimi collegamenti fra una manifestazione della gente comune e i neobrigatisti, ci siamo ripresi, pacificamente, quella voce cui abbiamo diritto.Ma a qualcuno non va bene lo stesso. Il Giornale, in un editoriale a firma Mario Cervi, ci definisce ‘melassa buonista’. Fateci capire. Se la manifestazione è violenta va, giustamente, condannata, se è pacifica viene invece disprezzata, come accadde per i ‘girotondi’.

Ederle 2 comunque si farà. Perchè, come scriveva l’altro giorno il nostro Direttore, ‘pacta sunt servanda’. Ed è vero. Ma tutti i patti internazionali contengono una clausola che recita ‘rebus sic stantibus’, se le cose restano immutate. E le cose dal 1949, quando fu firmato il Patto Atlantico, sono mutate. Eccome. L’alleanza sperequata con gli Stati Uniti (e quindi la presenza di loro basi militari in vari Paesi europei, fra cui l’Italia) era indispensabile fino a quando è esistita l’Unione Sovietica, perchè solo gli americani avevano il deterrente atomico necessario per scoraggiare l’ ‘orso russo’ dal tentare avventure militari in Europa Ovest.

E gli Stati Uniti, giustamente dal loro punto di vista, hanno fatto pagare all’Europa questa loro protezione con una sudditanza militare, politica, economica e, alla fine, anche culturale. Questo pesante pedaggio, oggi, non ha più alcuna ragione d’essere. Inoltre, nel tempo, la Nato ha cambiato, surrettiziamente, la sua natura, trasformandosi da Patto difensivo in offensivo. L’esempio classico è quello della Jugoslavia. La Jugoslavia di Milosevic non minacciava alcun Paese dell’Alleanza Atlantica ma fu attaccata dalla Nato.

Mi pare evidente che tutta la questione Nato vada rivista. Questo, naturalmente, non può farlo solo l’Italia (che si cuccherà, comunque, Ederle 2 anche se una buona parte della cittadinanza, di Vicenza e non solo di Vicenza, non la vuole), ma deve farlo l’Europa. E’ ‘bolso antiamericanismo’ questo, come scrive sempre Mario Cervi sul Giornale? A me sembrano argomenti. In ogni caso l’antiamericanismo che sempre ci viene sbattuto in faccia, non è un reato. E’ una posizione politica legittima.E forse non peggiore di certo filoamericanismo acritico che, pur di compiacere gli Stati Uniti, è disposto a calpestare sovranità e dignità nazionali.

Massimo Fini; www.massimofini.it

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