Debito pubblico, Wall Street e l’ascesa di Hitler
Gli stati membri dell’Unione Europea hanno aumentato senza ritegno il proprio debito pubblico, facendo saltare il Patto di stabilità che avevano concluso. Già un ottavo delle loro risorse viene assorbito dai rimborsi dei prestiti che hanno sottoscritto. Il sistema evolve di modo che gli stati diventano macchine di drenaggio di soldi dei contribuenti verso le banche. Il 10 settembre 2009 la rivista economica tedesca Handelsblatt fece sobbalzare i suoi lettori, titolando: “Indebitamento dello Stato: l’esplosione”. Seguendo uno studio, non pubblicato, della Commissione europea, in alcuni Stati dell’Unione Europea, la crisi economica porterà ad una enorme crescita del loro indebitamento, di qui al 2020. Si valuta per la Gran Bretagna un debito che si attesterà al 180% del prodotto interno lordo. Alla fine del 2008 questo indebitamento non era che del 50% circa del PIL. Secondo l’articolo, l’indebitamento dello stato aumenterà in modo esponenziale in altri paesi dell’UE: in Francia, per esempio, del 120% del PIL, in Germania poco più del 100%.
     
     
 
Rubrica di
Alessio Mannino
     
     
     
     
     
     
     
Milioni, in Italia abbiamo avuto al governo il professor “sottile” che alla bisogna ha attinto a piene mani sulle tasche bancarie dei propri co-nazionali, analogamente se ce ne sarà necessità lo attuerà anche l’illuminato di Arcore.
Infatti il debito pubblico italiano non fibrilla o preoccupa i mercati finanziari, a differenza di quello di molte altre nazioni, perchè ampiamente coperto dai risparmi depositati sugli istituti di credito relativi.
L’abitante di palazzo Grazioli non ha urgenza di mettere le mani nelle tasche degli italiani, PRODItoriamente attingerà nei loro conti di deposito, per intanto, beatamente, riposa tra due guanciali, cullandosi in tale certezza.