Cavazzale. Ex Sivi, Comune a patti

Il futuro dell’area industriale dell’ex General Electric di Cavazzale, azienda dismessa da alcuni anni, continua a tenere banco. Se da un lato un comitato di ex dipendenti chiede al Comune di non modificare la destinazione d’uso per evitare speculazioni edilizie, dall’altra l’amministrazione mantiene un profilo pragmatico. «Quell’area va riqualificata, impensabile mantenere un tale stato di abbandono nel centro di Cavazzale. E con l’azienda dobbiamo trattare, magari ottenendo la nuova piazza e una pista ciclabile».

Il sindaco sa bene che una speculazione edilizia nuda e cruda non porterebbe a nulla, va da sè dunque che se la multinazionale ha bisogno di quell’area, potrebbe pagare un prezzo a favore di Cavazzale. Questa la linea di Alessandro Zoppelletto che ribadisce: «Dai problemi è preferibile ricavarne delle opportunità, anziché farne fonte di polemiche e contrasti che non giovano a nessuno». Uno dei cavalli di battaglia del comitato riguarda invece l’acquisto dell’area ex Sivi, una sorta di risarcimento pubblico a fronte delle centinaia di casse integrazioni firmate ai danni delle famiglie di Monticello prima della dismissione. Ma anche su questo punto Zoppelletto è chiaro: «È un’operazione colossale per le finanze di un piccolo Comune. Dovremmo reperire diversi milioni di euro per un area di circa 42 mila metri quadrati, dei quali circa 24 mila coperti da capannoni. Una simile liquidità assorbirebbe tutte le risorse di un triennio di investimenti in opere pubbliche, paralizzando, di fatto, l’intera attività pubblica. E l’ipotesi di indebitamento attraverso il ricorso a mutui o all’emissione di Boc (buoni ordinari comunali) causerebbe lo sforamento del patto di stabilità anche per gli anni a venire».
A questo punto per Zoppelletto non resta che trattare con la General Electric: «Dobbiamo puntare ad avere delle compensazioni adeguate, come una piazza davanti la chiesa e magari una pista ciclopedonale lungo l’Astichello. Tutto questo senza avventurarci in operazioni finanziarie che costringerebbero a tassare per anni i cittadini di Monticello».

Ma il comitato che ieri sera ha affrontato la questione in un’assemblea pubblica punta i piedi su alcune questioni. «Cinque anni fa la giunta Zoppelletto ha votato contro l’ipotesi di un cambio di destinazione – spiega Enzo Magnaguagno -. Se il sindaco cambia idea lo faccia con una atto formale in Consiglio. L’indebitamento inoltre si può fare, chiedendo prestiti e pagando mutui come fanno tutte le amministrazioni locali. Quanto al patto di stabilità, ricordo al sindaco che è già stato sforato l’anno scorso».

Eugenio Marzotto
da Il Giornale di Vicenza del 6 febbraio 2010; pagina 35

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              Rubrica di Alessio Mannino                                          


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