Archive del 8 febbraio 2010
In corsa alle regionali
Dopo una attenta riflessione, non esageratamente lunga peraltro, ho deciso di accettare la proposta dell’Idv e di molte altre persone per una mia candidatura da indipendente alle prossime elezioni regionali nel Veneto. Tornerò in seguito sulle ragioni di fondo e su quelle contingenti che mi hanno spinto in questa direzione. Vorrei comunque sottolineare che la mia richiesta per la più ampia autonomia di giudizio e di movimento è stata accolta senza problemi dall’Idv che per questo ringrazio. So che la competizione elettorale è una missione quasi impossibile per coloro che non rientrano nel solito giochino della democrazia rappresentativa, sui paradossi della quale continuerò a puntare l’indice. Ma vorrei che questi mesi di campagna elettorale fossero utili in primis a fare capire che non tutti si uniformano al coro del pensiero unico. Senza testimonianza non esiste memoria. E senza memoria non esistono idee ed azioni. Giuste o sbagliate che siano.
Marco Milioni
Tredici cave sotto inchiesta Salvarani: «Ambiente violato»

Tonnellate di materiale estratto in maniera superiore al consentito e modalità di ripristino irregolari, almeno secondo quello che erano i piani autorizzati dalla regione e suoi quali avrebbe svolgere il controllo la Provincia. Sono tredici le cave al centro delle indagini della magistratura vicentina per le violazioni penali di carattere ambientale.
Cavazzale. Ex Sivi, Comune a patti
Il futuro dell’area industriale dell’ex General Electric di Cavazzale, azienda dismessa da alcuni anni, continua a tenere banco. Se da un lato un comitato di ex dipendenti chiede al Comune di non modificare la destinazione d’uso per evitare speculazioni edilizie, dall’altra l’amministrazione mantiene un profilo pragmatico. «Quell’area va riqualificata, impensabile mantenere un tale stato di abbandono nel centro di Cavazzale. E con l’azienda dobbiamo trattare, magari ottenendo la nuova piazza e una pista ciclabile».
Il sindaco sa bene che una speculazione edilizia nuda e cruda non porterebbe a nulla, va da sè dunque che se la multinazionale ha bisogno di quell’area, potrebbe pagare un prezzo a favore di Cavazzale. Questa la linea di Alessandro Zoppelletto che ribadisce: «Dai problemi è preferibile ricavarne delle opportunità, anziché farne fonte di polemiche e contrasti che non giovano a nessuno». Uno dei cavalli di battaglia del comitato riguarda invece l’acquisto dell’area ex Sivi, una sorta di risarcimento pubblico a fronte delle centinaia di casse integrazioni firmate ai danni delle famiglie di Monticello prima della dismissione. Ma anche su questo punto Zoppelletto è chiaro: «È un’operazione colossale per le finanze di un piccolo Comune. Dovremmo reperire diversi milioni di euro per un area di circa 42 mila metri quadrati, dei quali circa 24 mila coperti da capannoni. Una simile liquidità assorbirebbe tutte le risorse di un triennio di investimenti in opere pubbliche, paralizzando, di fatto, l’intera attività pubblica. E l’ipotesi di indebitamento attraverso il ricorso a mutui o all’emissione di Boc (buoni ordinari comunali) causerebbe lo sforamento del patto di stabilità anche per gli anni a venire».
A questo punto per Zoppelletto non resta che trattare con la General Electric: «Dobbiamo puntare ad avere delle compensazioni adeguate, come una piazza davanti la chiesa e magari una pista ciclopedonale lungo l’Astichello. Tutto questo senza avventurarci in operazioni finanziarie che costringerebbero a tassare per anni i cittadini di Monticello».
Ma il comitato che ieri sera ha affrontato la questione in un’assemblea pubblica punta i piedi su alcune questioni. «Cinque anni fa la giunta Zoppelletto ha votato contro l’ipotesi di un cambio di destinazione – spiega Enzo Magnaguagno -. Se il sindaco cambia idea lo faccia con una atto formale in Consiglio. L’indebitamento inoltre si può fare, chiedendo prestiti e pagando mutui come fanno tutte le amministrazioni locali. Quanto al patto di stabilità, ricordo al sindaco che è già stato sforato l’anno scorso».
Eugenio Marzotto
da Il Giornale di Vicenza del 6 febbraio 2010; pagina 35
Lanerossi a Schio. «Cancellare i macro-privilegi»
Il piano di recupero dell’ex Lanerossi di via Pasubio a Schio, che prevede la realizzazione di circa 300 mila metri cubi di edilizia tra residenziale e commerciale, da anni pubblicizzato anche con enormi e costosi cartelloni dal comune di Schio, ha subìto, dalla società gestore del patrimonio immobiliare della Marzotto, Pirelli Real Estate e Telecom, in corso d’opera, il rifiuto repentinamente di firmare l’accordo del progetto da anni studiato e condiviso con il comune. Un colpo devastante per la città; un de profundis per il suo futuro urbanistico. L’azione dei responsabili politici scledensi, che nel frattempo nei confronti dei proprietari dell’ex complesso laniero s’erano prodigati con l’anticipo di “regali e privilegi”, ora si dimostra una colossale ingenuità amministrativa.
Il comune di Schio, infatti, in occasione dell’approvazione dell’attuale piano regolatore generale, in riferimento allo storico complesso, ha regolamentato che il nuovo intervento edificatorio derivi esclusivamente attraverso il recupero della cubatura esistente e visto che la normativa cogente vieta l’abbattimento della «Fabbrica Alta» della grandezza di circa 30 mila metri cubi, per la stessa, ha pensato “male” di regalare pari volume recuperabile come nuova edificazione. Vale a dire che l’accordo produrrà, rispetto allo stato attuale, un aumento di cubatura di circa 30 mila metri cubi e un pedissequo “regalo” di circa 3,5-4 milioni di euro. Ma non è finita qui. L’amministrazione scledense, inoltre, attribuendo allo storico fabbricato, ancorché di proprietà della “Marzotto & C” lo status di interesse pubblico, ha di fatto esentato la stessa dall’afferente pagamento dell’imposta comunale sui fabbricati (Ici). Altro bel regalo, non vi pare?
A questo punto corre l’obbligo di considerare se la società Aree Urbane di Marzotto & C s’è sottratta alla sottoscrizione della convenzione, perché il Comune di Schio non fa altrettanto e almeno per ora si svincola dall’impegno? Lo può fare? Sì, oltretutto ora è libero anche moralmente. Perché non tornare quindi allo status quo, allo zero assoluto, cancellando i macro privilegi di cui sopra già concessi almeno fino a quando “Aree Urbane” e comune non manifestino insieme una concreta intenzione di riprendere il percorso? Al momento sarebbe l’unico modo per non dimostrare sottomissione e di governare nell’esclusivo interesse economico della città.
Guido Toniolo, Schio (VI)
da Il Giornale di Vicenza del 5 febbraio 2010; pagina 55
     
     
 
Rubrica di
Alessio Mannino