Archivio di aprile 2009

Il premio invisiblile

(m.m.) La teutonica quanto seriosissima DJV, l’associazione dei giornalisti di Germania ha assegnato il premio “Libertà di Stampa 2009″ al giornalista italiano Marco Travaglio. La notizia è riportata nel dettaglio qui di seguito con un lancio a cura di Hendrik Zörner. Faccio notare che nessuno tra i grandi media italiani ha dato risalto alla cosa. Ad essere onesto non ho trovato proprio la notizia… Annoto inoltre che tra le ragioni che hanno convinto la DJV a conferire il premio al columnist torinese c’è l’opposizione ai tentativi dei politici italiani, Berlusconi in primis, di ostacolare il lavoro dei media. Ma l’associazione tedesca bacchetta indirettamente anche i giornalisti italiani.

I sette membri del consiglio direttivo federale della DJV, l’associazione dei giornalisti tedeschi, hanno assegnato il premio per la libertà di stampa 2009 al giornalista e scrittore italiano Marco Travaglio. Michael Konken, presidente federale della DJV, ha motivato la decisione dichiarando: «Assegnamo il premio a Marco Travaglio, un collega che si è contraddistinto per il coraggio critico e l’impegno dimostrato nel combattere per la libertà di stampa in Italia». Travaglio ha saputo denunciare pubblicamente i tentativi dei politici italiani, in particolare di Silvio Berlusconi, di influenzare il lavoro dei media e di ostacolare lo sviluppo di un giornalismo critico. Le critiche di Travaglio si sono orientate anche ai colleghi italiani con lo scopo di incoraggiarli a non sottomettersi alla censura. «Il premio della DJV per la libertà di stampa è il riconoscimento più adatto a Marco Travaglio – ha dichiarato Konken – Travaglio deve dare coraggio ai giornalisti italiani affinché possano svolgere la loro funzione di vigilanza e non cadano vittima di intimidazioni». Il premio della DJV che ammonta a 7.500 Euro ed è stato conferito a Marco Travaglio la sera del 28 aprile alle sei e mezzo a Berlino presso la sede della DJV davanti ad un centinaio di ospiti durante una cerimonia durata un’ora. Con questo premio la DJV onora personalità o istituzioni che si impegnano in prima persona in battaglie per il mantenimento e la creazione della libertà di stampa. I precedenti vincitori sono stati il giornalista serbo Miroslav Filipovic, la giornalista russa Olga Kitowa e la redazione del giornale “Berliner Zeitung”. Filipovic ha ricevuto il premio per aver scoperto crimini di guerra serbi in Kosovo, Kitowa è stata premiata per la sua difficile battaglia contro la corruzione in Russia e la redazione del “Berliner Zeitung” per l’impegno dimostrato nel difendere la libertà di stampa in Germania e l’indipendenza editoriale da Mecom Group, la casa editrice che l’ha rilevata.

Hendrik Zörner
fonte: www.djv.de
link originale: http://www.djv.de/SingleNews.20+M580da4226aa.0.html
traduzione: http://italiadallestero.info
adattamento: Marco Milioni – www.lasberla.net

Vicenza, manovre e scenari

In questi giorni a Vicenza si stanno giocando alcune partite incrociate che riguardano il comune ma anche altri centri di potere locali. Si tratta di partite delicate in cui gli schieramenti non sono necessariamente quelli dei partiti tradizionali.
SAN BIAGIO E IL BUDGET COMUNALE. Qualche settimana fa l’amministrazione comunale di Vicenza è uscita sui media facendo, parlo per figura retorica, i salti di gioia. Sì perché sembra che il futuro di Aim sia ben più roseo del previsto. Si parla già di possibili conti non più in rosso già dal prossimo bilancio. Possibile dopo il massacro targato Beppe Rossi, almeno stando alla vulgata del centrosinistra? Il nuovo presidente di Aim Bob Fazioli è davvero così bravo? Stando a sentire le voci di corridoio che arrivano da San Biagio sembra di sì. Si dice che Fazioli stia facendo lavorare l’azienda. E bene. Anche i dirigenti che prima erano un po’ troppo polentoni sono stati rivitalizzati. Ma c’è un ma che pesa come un macigno. Dove li trovano tutti d’un colpo i soldi per riportare in nero (che significa attivo per i non addetti al gergo dei contabili) le cifre della ex municipalizzata? Io una mia idea ce l’ho. Si chiama trasferimento ad Aim dei cosiddetti cespiti municipali (parcheggi, immobili, reti e quant’altro) oggi ancora in capo al comune. Di più. Si conferisce ad Aim (qualcuno mi corregga se sbaglio) la manutenzione delle strade. San Biagio diventa quindi de facto monopolista in materia di scavi sulla pubblica via. Ambito nel quale un tempo lavoravano ditte e dittarelle con addentellati più o meno evidenti nella politica locale. Quindi saremmo di fronte ad una novità. La cosa è buona, ovviamente se si garantisce la uniformità e la qualità media dei lavori; anche pagando un pochino di più per carità. La cosa diventa cattiva se il pochino diventa sproposito rispetto ai prezzi di mercato dei lavori stradali. Rimane un fatto però. Il passivo di Aim rischia così di caricarselo sul groppone il comune. E la cosa non ha fatto fare i salti di gioia a all’assessore al bilancio Umberto Lago. In questo contesto sembra comunque che il primo cittadino Achille Variati (PD) non affonderà il colpo più di tanto su certe responsabilità personali sia della vecchia giunta della Cdl sia del vecchio board aziendale; si parla ovviamente dello sbrindellamento della spa municipale proprio durante l’era dell’azzurro Enrico Huellweck. In cambio il forzista Giancarlo Galan, ecumenico governatore Veneto, potrebbe allentare i cordoni della borsa regionale proprio a favore del capoluogo berico. Fantapolitica? Pazientare, poi si vedrà.
LA FIERA DELLE NOVITÀ. Anche in Fiera si annunciano novità di non poca portata. I libri di via dell’Oreficieria sono da portare se non in tribunale di sicuro a Lurdes. La gestione del duo Lillo Menarin e Maurizio Castro, ideologicamente uomini di centrodestra, è stata più ispirata a Paolo Cirino Pomicino che a Marco Minghetti, tanto per rimanere in quell’area. Insomma hanno speso forte tanto che hanno fatto incavolare il sindaco che in aula ha sciorinato cifre preoccupanti. E proprio in virtù di performance da VII governo Andreotti che sembra che il nuovo maxi ampliamento da 70 milioni di euro non si farà. Anzi il Corriere Veneto di ieri a pagina 10 parla di possibile affossamento. Ed è una cosa che fa riflettere perché passi Variati, ma il presidente della provincia Attilio Schneck (Lega) e il presidente della Camera di Commercio Vittorio Mincato non sono certo uomini ostili a Lia Sartori, forzista doc considerata la madrina dell’ampliamento targato studio Altieri, poi surgelato dal Tar Veneto. A palazzo Trissino peraltro corre voce che al di là di ogni manovra strategica i tre azionisti-dominus della Fiera (Variati, Schneck e Mincato) abbiano semplicemente dovuto prendere atto che non ci sono più soldi. Così l’attuale cda sarà presto azzerato. Con grande rammarico di Mick Amenduni, rampollo di belle speranze nonché primogenito di Nicola, tycoon dell’acciao berico.
IL GIORNALE DI VICENZA. Frattanto c’è un’altra partita che si gioca a Vicenza e a Verona. Riguarda Athesis, compagnia che possiede Il Giornale di Vicenza nonché L’Arena di Verona. Nel capoluogo berico si sa quanto il GdV conti per gli equilibri di potere tra politica e impresa. Athesis come tutti sanno è di proprietà appunto di Assindustria Vicenza e Verona. Invito tutti a leggere il dispaccio (di fuoco per gli standard berici) del comitato di redazione sul GdV di ieri a pagina 11. A memoria d’uomo non era mai successo che sindacato e redattori prendessero così di petto “i paroni”. Il dispaccio lamenta possibili tagli al personale nonché riduzione delle pagine. I giornalisti parlano di vendite e raccolta pubblicitaria che vanno bene. Radio scarpa dice il contrario. Ad ogni buon conto il processo di riduzione dei costi imputato all’editore puzza di manovra che potrebbe procedere ad un accorpamento o ad una vendita. Al GdV si parla di fusione con Il Gazzettino o di più probabile cessione al gruppo Repubblica-L’Espresso. Fantanotizie? Basta attendere. Ma le voci che arrivano dalla redazione del maggior quotidiano berico vanno correlate con quelle che arrivano da Assindustria. In piazza Castello si sussurra che il giornalone stia diventando un costo. E che la fazione dei piccoli industriali dell’Alto Vicentino, decisivi per la nomina dell’attuale presidente Robero Zuccato, abbiano chiesto al presidente di disfarsi del GdV quando questo è ancora vendibile sul mercato. chiaramente i big sarebbero contrari, a partire dagli Amenduni per passare al Gruppo Mastrotto. Ma nessuno in questo momento sembra avere la grana per reggere il quotidiano sulle sue uniche spalle. I chiari di luna macchiati di crisi potrebbero farlo diventare un costo sul groppone dell’associazione e con l’attuale congiuntura la cosa non sembra allettante per la base della Confindustria locale. A dire il vero la storia de Il Giornale di Vicenza che finisce alla Finegi-L’Espresso è un tormentone che torna ciclicamente senza mai verificarsi… Leggeremo Antonacci, Mancassola, Smiderle e Giorgio Bocca negli elzeviri del GdV? Che figata la crisi!

Marco Milioni

Un appello a Variati, Schneck e Mincato

Lettera aperta ed appello

- al sindaco di Vicenza
- al presidente della provincia di Vicenza
- al presidente della camera di Commercio di Vicenza

Il nostro comune, come anche il resto del Vicentino, sta vivendo un periodo delicato. La città è alla ricerca di un’idea di sé stessa nonché di una vera identità. Una identità comunque fragile perché a differenza di altri centri del Paese la storia ha fatto sì che fossero le cittadine della provincia a plasmare il capoluogo. Non è un male e non è un bene. È un dato storico che non dobbiamo dimenticare. Contestualmente il nostro territorio soffre un deficit di cultura e di pianificazione strategica. Di più, il territorio stesso si presenta compromesso anche da insediamenti produttivi che stanno mostrando i limiti strutturali che il tempo economico della vacche grasse aveva nascosto. E che ora la crisi evidenzia senza pietà.

In queste settimane sul capo di molti decisori, dalle istituzioni alle rappresentanze sindacali, dalle categorie economiche sino alla cosiddetta società civile passando per il cittadino comune, sta come una spada di Damocle l’incertezza per il futuro. Gli squilibri e le scelte sbagliate fatte negli ultimi quarant’anni cominciano a toccarci da vicino. Insomma i nodi vengono al pettine. Si può pensare a reagire? Io credo di sì, a patto di essere animati da uno spirito nuovo e giusto.

Per cercare di trovarlo però occorrono persone che abbiano una visione chiara degli eventi passati e presenti. Che sappiano leggere in superficie ed in filigrana il vissuto del territorio. Alcuni enti come il comune stanno adottando il piano strategico. Insomma verrebbe da dire che ora è il tempo delle scelte. Ma la visione che dovrebbe caratterizzare il Vicentino è chiara? Abbiamo chiaramente in mente che tipo di futuro territoriale, economico, sociale e culturale vogliamo? Direi più no che sì. Questa purtroppo è la mia opinione. E qui per ragioni di tempo tralascio ogni analisi. Se però Vicenza vuole guardare al futuro in modo sereno e saggio allora è giusto che gli enti si parlino. La creazione di un tavolo unico tra comune, provincia e camera di commercio vicentina è un passo interessante. Ma credo sia arrivato il momento di dare la zampata. E così lancio un appello “scieto” al sindaco di Vicenza Achille Variati, al presidente della provincia Attilio Schneck e al presidente della camera di commercio Vittorio Mincato. Occorre qualcuno che tracci una strada rispetto ad istanze care ai nostri concittadini. La gente ormai cheide le stesse cose da tempo. Una certa sicurezza sociale, la possibilità di migliorarsi, di vivere serenamente in un tessuto culturale vivo e in un territorio sano, valorizzato, che non offuschi i valori migliori che si sono stratificati in millenni di storia; un tessuto economico vivace e rispondente alle esigenze locali.

Per fare questo, soprattutto in un contesto a rischio come il nostro, occorre gente fuori dal comune, saggia e geniale al contempo. Così per il rilancio di Vicenza mi sono venuti in mente tre nomi. Tre consulenti che dovrebbero essere ingaggiati da comune provincia e camera di commercio. Il primo con competenze culturali, antropologiche e paesaggistiche. Il secondo con competenze urbanistiche e di gestione del territorio. Il terzo con competenze di programmazione strategica, industriale e territoriale. Tre competenze distinte ma in parte sovrapponibili per ovvie ragioni. Questi nomi sono nell’ordine Philippe D’Averio, Mario Botta e Roberto Vacca. Non hanno bisogno di presentazioni. Sono probabilmente il meglio che l’Italia oggi possa offrire (Botta sarebbe ticinese di nascita ma è accademicamente veneziano). Facciamo qualche piccolo sacrificio. Pensiamo a qualche spreco in meno e proviamo a fare un piccolo miracolo con l’aiuto di questi tre fuoriclasse che al momento non hanno incarichi del genere, a quanto io ne sappia. Ma facciamo in fretta. La finestra temporale per agire non è ampia e sarebbe sciocco, prima che da irresponsabili, aspettare il baratro o la deriva facendo finta di cercare una soluzione che si sa già inadatta.

Spero di avere una replica da ciascuno di Voi; bastano anche due o tre righe perché più che repliche in questo periodo c’è bisogno di risposte.

Vicenza, 29 aprile 2009

Marco Milioni
www.lasberla.net; lasberla@email.it

La pellicola è quasi alla fine

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Fra i venti capi di Stato o premier che hanno partecipato al summit di Londra mi pare che solo Silvio Berlusconi, battute e gaffe a parte, abbia dimostrato di aver percepito, col suo intuitaccio che oserei definire animale, il pericolo. A rischio non è solo il sistema economico mondiale, a rischio sono anche le leadership che lo guidano. E poco importa che alcuni leader, come Obama che è appena arrivato all’onor del mondo, non siano personalmente responsabili della crisi. Anche Luigi XVI pagò gli errori di Luigi XIV, il Re Sole.

La gravissima responsabilità delle leadership dei Paesi industrializzati è aver continuato a puntare su un modello di sviluppo basato sulle crescite esponenziali che non poteva durare all’infinito. Di aver puntato, illudendo le proprie popolazioni, su un futuro orgiastico che non si è mai realizzato, che anzi si è man mano allontanato. Ora questo sistema è arrivato al suo limite e questo futuro non esiste più. L’errore dei leader oggi è di perseverare sulla vecchia strada. Cosa sono questi trilioni di dollari che si stanno immettendo nel sistema? Sono il tentativo disperato di drogare ulteriormente il cavallo sfinito sperando che riesca a fare ancora qualche passo. È denaro inesistente. Altrimenti non si capisce perché non lo abbiano usato prima. È denaro tossico non diversamente dai «titoli tossici», gli hedge fund, perché come questi scommette su un futuro iperbolico, su un futuro che non c’è. L’inevitabile che ci aspetta è la decrescita. Ma sarebbe bene che fossimo noi a governarla, guardandola, invece di aspettare supinamente il collasso finale, che sarà quasi istantaneo. Sono due secoli e mezzo, dall’inizio della Rivoluzione industriale, che avviò l’attuale modello di sviluppo, che noi stiamo accumulando denaro, cioè futuro, ma adesso la pellicola è quasi alla fine.

E proprio come la pellicola di un film ci mette un certo tempo a svolgersi ma arrivata alla conclusione si riavvolge quasi fulmineamente, così accadrà al nostro modello di sviluppo se le leadership non cominceranno a riavvolgere loro la pellicola prima che arrivi alla fine, ma si affideranno agli automatismi del meccanismo o, peggio, faran di tutto, come stan facendo, per accelerarlo, accelerandone così la fine. Se ciò dovesse accadere queste leadership e le stesse democrazie verrebbero spazzate via. Le democrazie sono nate su bagni di sangue perché le aristrocrazie che per diversi secoli avevano garantito alle proprie popolazioni certi equilibri non erano più in grado di farlo. Quando centinaia di milioni di persone inurbate si accorgeranno che non possono mangiare l’asfalto della città faranno fare alle leadership democratiche la stessa fine che queste riservarono a quelle aristocratiche.

Massimo Fini
da “Il Giorno” del 24 aprile 2009

Decrescita, tra incomprensioni e mistificazioni

La crisi economica mondiale sta producendo una recessione che diviene ogni giorno più profonda. Stando alle stime dell’Ocse il Pil italiano scenderà del 4,3% (il calo medio previsto per l’area euro è del 4,1%) nel corso del 2009. La produzione industriale nel mese di marzo è diminuita del 20,1% rispetto a marzo 2008. Il tasso di disoccupazione è previsto in crescita nell’anno in corso dal 6,8 al 9,2%, per arrivare al 10,7% nel 2010. Perfino l’ottimismo modello Unieuro di Silvio Berlusconi sembra venire meno, di fronte al fatto che durante il G8 di Roma è stata ventilata la perdita di 20 milioni di posti di lavoro a livello mondiale entro il 2010. Consumi che si contraggono notevolmente, fabbriche che chiudono o delocalizzano la produzione nei paesi a basso costo di manodopera, opportunità di lavoro che si riducono drasticamente, tenore di vita di molte famiglie in caduta libera, insofferenza sociale che in alcuni paesi (non l’Italia) sta iniziando a raggiungere il livello critico, sono tutti elementi di una nuova realtà, per molti versi antitetica rispetto a quella degli ultimi decenni del secolo scorso, vissuti all’insegna della crescita e dello sviluppo.

LEGGI L’INTERO POST

Formisano e Franzina

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(m.m.) In attesa che Federico Formisano accolga la mia sfida (fare i nomi delle eminenze grigie attorno alle quali io ruoterei) allego a questo post 17 domande indirizzate sia a Formisano (Pd) sia a Maurizio Franzina (Pdl). Sono domande un po’ scomode, almeno per gli standard vicentini. Comunque i due sappiano che non censurerò alcunché. Se però non rispondono davanti alla città faranno la figura dei codardi. Politicamente si intende. Se risponderanno senza tentennamenti ed in modo diretto, tributerò loro il dovuto. Ad majora.

Federico Formisano/3

Per completare la panoramica sul Formisano pensiero allego a questo post le critiche rivolte al sottoscritto dallo stesso Formisano. Il fatto che per 24 ore circa io non abbia avuto accesso a internet dipende dal fatto che facendo il giornalista freelance (non assunto da alcun giornale di regìme, locale o non) sono spessissimo in giro per guadagnare la pagnotta . Da settimane sto realizzando un videoreportage sulla crisi nel Vicentino. I miei post li scrivo quasi sempre dal mio pc-portatile seduto in un bar, in auto o sulla panchina di in un parco pubblico. La chiavetta internet che mi assicura il collegamento al web non ha funzionato proprio a ridosso della giornata in cui Federico Formisano mi ha inviato i suoi commenti. Una volta tornato a casa mi sono fatto i cavolacci miei fregandomene anche del mio blog. Claro? Ciò detto, ribadisco che una mia replica arriverà a brevissimo; frattanto sfido Federico Formisano, se ha gli attributi, a fare il nome dei «personaggi esclusi per mancanza di consensi dalla vita politica cittadina» nella cui area io graviterei. E sfido ancora Formisano a trovare un giornale locale nel quale si parla con questa libertà… Grazie.

Marco Milioni

Federico Formisano/2

(m.m.) Federico Formisano mi ha inviato un altro commento rispetto al mio post del 24 aprile. Nella sua missiva lo stesso Formisano chiosa alcuni miei passaggi. Riporto qui di seguito, in carattere normale i passaggi a cura del sottoscritto e in grassetto le chiose del capogruppo del PD in consiglio comunale a Vicenza. A brevissimo arriverà la mia replica. Con ciò vorrei sottolineare una cosa. Formisano dice che questo modo di fare giornalismo non gli piace. Ma intanto sta esprimendo la sua posizione con una libertà che sfido a trovare su altri media locali. Claro?

«È vero o non è vero che consiglieri comunali vicini a Vicenza Riformista abbiano caldeggiato presso l’assessore all’urbanistica Francesca Lazzari progetti da inserire nel futuro piano regolatore (Pat)?». È una grossolana bugia. Visto che sono l’unico consigliere iscritto a Vicenza Riformista io non ho caldeggiato proprio niente. Non mi interessa che tu lo ponga in maniera dubitativa. Sarebbe come se io dicessi “ma è vero che Marco Milioni è culattone?” A qualcuno potrebbe sorgere il dubbio che è così effettivamente… Non mi interessa che tu riprenda quanto scritto da Franzina. Perchè è già stato smentito e perchè se tu sei la persona informata che dici di essere non puoi non sapere che Franzina ha tutto l’interesse a raccontare frottole.

«I ritardi sulla presentazione del Pat sono da interpretare proprio nella guerra di posizione tra vecchi e rinati poteri forti». È un altra clamorosa, gratuita e colossale bugia. Non ci sono ritardi nella presentazione del Pat. L’amministrazione precedente ci ha lavorato sopra un bel di tempo. Noi abbiamo cominciato a guardarlo sei mesi fa: in questo lasso di tempo l’assessore Lazzari e gli uffici hanno fatto una serie impressionante di incontri aperti ad operatori del settore, operatori economici, ecc. ecc. La settimana scorsa abbiamo fatto un incontro di maggioranza che ha dato il via libera alla prima fase: entro questo mese arriverà in consiglio comunale la delibera sugli indirizzi tecnici e entro la metà di luglio (dopo un mese di fase aperta nei quartieri, con architetti che andranno ad illustrare le linee guide del PAT anche nella più piccola frazione, attraverso quella che si chiama urbanistica partecipata) arriveremo in consiglio comunale per l’approvazione. Se questo vuole dire essere in ritardo… Abbiamo fatto le corse cercando nel contempo di lavorare bene. Non posso sapere se qualcuno sia stato contattato dai poteri forti, ma certo non influiscono sui tempi delle delibere che viaggiano molto più speditamente di quanto sia mai successo in passato. Sulle altre questioni non sta a me rispondere. Non mi piace questo modo di fare giornalismo e te lo dico da iscritto all’ordine dei pubblicisti dal 1989.

Federico Formisano

Federico Formisano/1

(m.m.) Avevo intenzione di fare alcune domande al consigliere Federico Formisano in forma di intervista. Quest’ultimo ha mosso diversi rilievi ad un mio post del 24 aprile intitolato Chi comanda a Vicenza?. Aggiungo peraltro che a Formisano non ho chiesto alcuna smentita ho posto solo alcune domandine. Comunque, siccome apprezzo che lo stesso Formisano abbia lasciato un lungo commento lo riprendo integralmente trasformandolo nel post che si può leggere qui di seguito. Ad ogni buon conto a breve sarà pronta una intervista doppia che invierò a Federico Formisano e a Maurizio Franzina. Rimanete in ascolto. Aggiungo una cosa. Il consigliere Federico Formisano si è lamentato sul suo blog perché per un giorno non ho pubblicato il suo commento. Il sottoscritto aveva semplicemente il portatile non connesso ad internet per un piccolo inconveniente. Fine. Sfido Federico a trovare un’altra pubblicazione locale in cui viene data la libertà de La Sberla. Sfido Federico Formisano ad avere la stessa libertà di linguaggio anche su Il Giornale di Vicenza. Ad ogni modo

Ma di cosa stiamo parlando? Qualcuno raccoglie merda in giro e la spande al vento senza ritegno e io dovrei dare smentite. Ma di che? Faccio politica da vent’anni e di cazzate ne ho sentite tante ma come queste… Me la faccio da solo l’intervista:
1- c’è un solo consigliere comunale che fa parte di Vicenza Riformista e sono io;
2- non sono mai andato a parlare con la Francesca Lazzari di cose da fare o da non fare. Sono onorato di essere amico e di stimare Francesca che conosco dai tempi della Giunta Quaresimin, so che perderei questa amicizia se cercassi di condizionarla in alcun modo. Nelle occasioni in cui è stata attaccata l’ho sempre difesa.
3- non faccio parte per scelta della commissione territorio;
4- non faccio parte per scelta della commissione di maggioranza che si sta occupando dei PUA e dei PIRUEA;
5- non so nemmeno quali siano i presunti interessi di Ingui, Amenduni e company; ne sò nemmeno se ne hanno;
6- non conosco la stragrande maggioranza delle persone che nominate;
7- dopo venti anni di politica attiva il mio nome non è mai stato sfiorato da dubbi, sussurri, attribuzioni di amicizie, ecc. Sarà forse perchè non ho particolari vizi, tutti sanno dove trovarmi al sabato e alla domenica perchè faccio il dirigente di una squadra di calcio e il presidente di un gruppo di ragazzi handicappati, la mia vita è pubblica e trasparente;
8- se non avete ancora capito chi sono i bugiardi e volete fare i giornalisti, un consiglio gratuito. Cambiate mestiere! Per cortesia se il vostro hobby prevalente è quello di spalare merda, andate a spalarla da un’altra parte!

Federico Formisano

A futura memoria

Ecco, io non vorrei fare il menagramo, ma non mi va di essere – per usare un’espressione letteraria – preso per i fondelli. Tutto qui. Dunque scrivo queste cose un po’ per sfogarmi, un po’ per fare del bene al prossimo, essendo io altruista a oltranza. Il fatto e’ che devo leggere i giornali. E, leggendoli, vedo che pronosticano la fine prossima ventura della crisi piu’ grande del secolo. Fine quando? L’anno prossimo, massimo il 2010.

Giulietto Chiesa

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Asso di picche
              Rubrica di Alessio Mannino                                          


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