Archive del 31 marzo 2009

Caso Thiene: parla Di Natale

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(r.p.) Il dieci marzo su questo blog avevo dato la notizia di un lungo esposto redatto da Angelo Di Natale. Il contenzioso? La nota querelle relativa all’«insabbiamento» delle indagini per molestie e violenze su due preti di Thiene. Poche ore fa Angelo Di Natale ha inviato una lunga nota a LaSberla.net nella quale fa il punto della situazione. Faccio notare un’altra cosa. Indipendentemente da come la si pensi sulla vicenda la denunzia verso due magistrati della procura berica e l’ex comandante dei carabinieri thienesi è un fatto. Bene, nessuno tra giornali, settimanali o tv locali, ha dato la notizia sebbene questa fosse di pubblico dominio. Questo la dice lunga sullo stato della informazione in questa disgraziata provincia. Aggiungo che Di Natale fa sapere di avere inoltrato una serie di segnalazioni all’Ordine dei Giornalisti del Veneto. Segnalazioni relative ad alcuni articoli de Il Giornale di Vicenza relativi alle vicende processuali dello stesso Di Natale. Questi documenti sono consultabili qui di seguito. Preciso peraltro che presto La Sberla metterà on-line anche tutti gli articoli pubblicati dal GdV all’epoca dei fatti del 2004.

Ho letto e apprezzato gran parte dei contributi sul caso Thiene. Fa bene, ed è motivo di speranza, rilevare che tante persone abbiano colto pienamente il senso della vicenda che nei suoi elementi oggettivi credo sia di assoluta chiarezza. Molti, e mi piacerebbe se fossero soprattutto giovani, si sono espressi nettamente in favore dei valori della verità e della giustizia ed hanno saputo valutare conseguentemente fatti e comportamenti. Poiché in alcuni interventi ho trovato domande, dubbi, chiarimenti, vorrei brevemente fornire qualche elemento ulteriore che spero possa essere utile. Io non ho in odio la “vicentinità”. Mi sono trovato per caso a vivere a Vicenza un’esperienza professionale che per me è stata positiva ed intensa. Mi sono limitato a fare il mio lavoro: raccontare fatti veri di pubblico interesse. Ciò mi ha forse sovraesposto perché, a parte qualche eccezione, non ho trovato colleghi animati dalla stessa coscienza professionale o votati – in contrasto con la parvenza del ruolo – alla stessa causa.

Angelo Di Natale
leggi tutto l’intervento
esposto I
esposto II
esposto III

Premio al cubo

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Premio cubatura al cubo. Al governatore del Veneto che con precipitosa eccitazione volendo essere primo ha aderito al piano casa senza neppure conoscere i dettagli del progetto governativo. E dire che l’idea meriterebbe attenzione anche se a condizioni, condizioni tuttavia che il nostro non ha neppure postulato. Certo, meglio costruire sul costruito e rottamare l’esistente piuttosto che continuare a fare man bassa dei pochi suoli miracolosamente scampati alla cementificazione. Ma c’è modo e modo di intervenire sull’esistente, avvertiti anche del nostrano “peso el tacon del sbrego”. Tanto entusiasmo colpisce ancor più per il fatto che solo pochi giorni prima il nostro governatore in persona ebbe a presentare in grande pompa il nuovo piano strategico regionale nel quale si esaltavano le scelte mirate alla salvaguardia del paesaggio, dei centri abitati, della tradizione e dell’arte veneta. Una programmazione coi fiocchi, vecchia maniera. Adesso piani e norme urbanistiche azzerati in un amen?

E proprio quando i Comuni veneti sono impegnati a costruire laboriosi ed elaborati strumenti urbanistici. Non per nostalgia, tuttaltro ma per coerenza ed efficienza del sistema. E’ anzi questo il momento per liberarsi da un’urbanistica legalistica totalitaria e pianificatrice come invoca un contrappello di specialisti di scienze territoriali. Il cittadino dovrebbe essere posto nella condizione di ampliare la propria abitazione senza dover passare attraverso meccanismi farraginosi e poco trasparenti. Un’urbanistica “peer-to-peer” scambio alla pari di informazioni per una crescita libera fuori dal controllo centrale. Quest’ultimo sorveglia ma soltanto per impedire eccessi non per imporre il suo potere o quello delle sue archistar. Per ottimizzare questo metodo occorre ridare un’immagine compatta e leggibile alla città nel suo complesso ridefinendone i confini oggi slabbrati mediante interventi di risanamento e rinnovamento del patrimonio edilizio specie nelle aree degradate. E ancora spingere alla crescita interna delle zone già urbanizzate con la cosiddetta densificazione senza occupare nuovi suoli. In proposito il modello inglese potrebbe soccorrerci: licenza comunale per gli interventi in aree urbanizzate, licenza governativa (regionale) per l’espansione e a costi più elevati.

Insomma sgravi e sostegni per chi demolisce e ricostruisce in modo più sostenibile ma in forza di un approccio virtuoso. Prima fra tutte la questione del riciclaggio del nostro orrendo patrimonio edilizio. Poi l’inefficienza degli uffici e del moloch di normative e competenze sovrapposte e intrecciate che fanno della burocrazia il vero potere nel nostro paese. Infine l’arretratezza delle nostre leggi e della cultura urbanistica ferma ad un’impalcatura normativa pensata nel 1942 per centri storici, periferie di palazzoni e zone industriali quando invece il 60% degli italiani abita casette sparse in aree indecise tra il rurale e l’urbano. Quella ideologia ha dato i suoi frutti non certo lusinghieri; invocarla ancora sarebbe distruttivo. Si tratta di rielaborare una nuova cultura urbana più libera e più responsabile.

Giovanni Bertacche

La verità su Variati

Ricevo e pubblico integralmente

Vicenza, lì 30 marzo 2009
Vi spieghiamo perché il sindaco Variati, pur dichiarandosi contrario alla nuova base, è in realtà favorevole che la stessa venga costruita. Da buon politico navigato pur di essere eletto, ha promesso, a chi ha contribuito concretamente ad eleggerlo primo cittadino, di impegnarsi a non far costruire la Ederle 2. In realtà noi giudichiamo i fatti e non le parole, il nostro sindaco si è comportato come tutti gli altri politici che lo hanno preceduto. Ha predicato bene per tenere tranquille le persone che lo hanno votato ed ha razzolato male per non aver posto una dura opposizione alla realizzazione della base. Poteva impedire l’inizio dei lavori e non l’ha fatto, aveva i mezzi per bloccare l’abuso edilizio e non li ha adoperati. Ai primi di ottobre del 2008 gli è stato segnalato l’inizio di demolizione di alcuni edifici all’interno del Dal Molin, considerati lavori abusivi perché mancava ancora un progetto esecutivo, il tutto supportato da riprese e foto presentate ed allegate agli esposti inviati in procura ed al sindaco in persona da parte del Comitato Salviamo l’Aeroporto.

Sono trascorsi più di venti giorni, senza alcuna risposta, dalla richiesta da parte dell’amministratore unico Francesco Basso a capo della società “Consorzio Volare”, che chiedeva all’ente comunale di valutare l’opportunità di partecipazione in forma ridotta alla composizione della nuova società, o quantomeno a seguire la vicenda dell’Aeroporto, visto che serve a tenere alto il prestigio della città e a creare nuove prospettive di lavoro. La mancata realizzazione della società “Consorzio Volare” comprometterebbe definitivamente la possibilità di avere un aeroporto nella nostra città, lasciando quell’area a disposizione degli Usa, che non aspettano altro di appropriarsene per ingrandire il loro progetto di occupazione. È questo che vuole signor sindaco?

Infine, il nostro primo cittadino non ha partecipato, delegando in sua vece l’assessore Lazzari, al sopralluogo della Commissione del Comipar, effettuato sull’area del Dal Molin per valutare l’incidenza dell’impatto paesaggistico; un’occasione, questa, persa per far conoscere le proprie osservazioni e deduzioni. Siamo tutti in attesa che Variati si rechi negli Usa per spiegare ai politici della Casa Bianca ed ai militari del Pentagono, nelle vesti di rappresentanza della città, il disastro che causerebbe alla città di Vicenza se la nuova base verrà realizzata sull’area sensibile del Dal Molin, ricca di falde acquifere e soggetta a forte impatto ambientale.

Vedrete, carissimi cittadini, che pure stavolta il nostro sindaco troverà una o più motivazioni per evitare il viaggio e per non esporsi in prima persona. Giovedì 26 marzo 2009 il Comune di Vicenza ha approvato a maggioranza la realizzazione della prima tratta della Ponte Alto – Isola, senza considerare che questo nuovo tratto di superstrada non risolverà il problema del traffico, bensì lo sposterà leggermente danneggiando altre persone. La soluzione ideale per tutti è dirottare in autostrada quei pochi TIR che ancora transitano per l’Albera. Questa nuova bretella può causare seri danni alle risorgive e ai palazzi storici presenti lungo la tratta, e procurerebbe un danno ambientale ben maggiore della Ederle 2, essendo l’ultimo verde ancora presente nella nostra città. A nostro parere, la bretella servirà poco ai vicentini e sarà invece indispensabile ai soldati Usa per il collegamento della nuova base.

Michele Lerro, comitato ‘Salviamo l’aeroporto’

Asso di picche
              Rubrica di Alessio Mannino                                          


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