Dal Lazio con furore

Il Giornale di Vicenza in più d’una occasione ha raccontato le vicende sindacali e giudiziarie relative al crac della Thermoplast, una impresa di Orgiano nel Vicentino. Vicende che oltre al dramma per la perdita del posto di lavoro si sono dipanate sia sul piano civile che su quello propriamente penale. Secondo le cronache del GdV tra gli indagati figura anche il consulente fiscale Umberto Santich. Ed è proprio su quest’ultimo che di recente si sono accesi i riflettori della ribalta nazionale poiché il professionista di origini laziali viene preso di mira da una lunga interrogazione parlamentare redatta dal deputato Laura Castelli del M5S. Nel documento, pubblicato pochi giorni fa sul sito della Camera, proprio in relazione a Santich, si legge che: «… l’amministratore della Plast Echology Umberto Santich è persona già nota alle cronache giudiziarie da tempo; in particolare Daniele Autieri nel suo recente libro la Provvista cita più volte Santich per le sue società di copertura di attività presumibilmente illecite…» in una vicenda relativa ad una dubbia gestione di fondi in dote alla «Regione Campania». Fondi destinati «a favore di bambini handicappati». Nella medesima interrogazione si tracciano poi una serie di scenari e di incroci societari che allungherebbero l’ombra di Santich fino alle sfere governative. L’onorevole Castelli nel suo documento menziona, tra le altre, anche l’affaire Orsi, scandalo che un paio d’anni fa investì l’amministrazione comunale romana di centrodestra, allora guidata da Gianni Alemanno.

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La giustizia formato Galan

Oggi la magistratura italiana scrive una pessima pagina della sua storia. L’ok, pur provvisorio, al patteggiamento soft chiesto da Gala, fa tornare per l’ennesima volta indietro l’orologio del diritto, riportando per l’ennesima volta alla ribalta la solita vecchia giustizia di classe… Tanto per parlare in generale: esiste da qualche parte un criterio per cui occorre rubare tanto per patteggiare bene?

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Roma ladrona la Lega ti perdona

(m.m.) Ma i leghisti non sono quelli che tuonano contro le malversazioni e le spese fuori controllo del sud Italia? Quante volte abbiamo sentito i vari Roberto Maroni, Luca Zaia, Roberto Calderoli, riempirsi il cavo orale delle intemerate contro il meridione e compagnia scoppiettando? E chi non ricorda la lotta alla illegalità dei clandestini, alla merce contraffatta e tutto l’arsenale padano in materia di legge e ordine? Che strani ‘sti leghisti. Alla Regione Veneto arrestano il massimo dirigente in materia ambientale e il governatore Zaia tace, o quasi, cavandosela con un comunicato di trenta righe in cui non dice nulla. Intanto al Senato, ed è la cosa più grave, in giunta immunità il Carroccio, che in teoria starebbe all’opposizione, salva Antonio Azzolini (Ncd) dall’uso delle intercettazioni a suo carico. Il Pd e il Pdl votano nello stesso senso, unici a votare a favore sono i Cinque Stelle, mentre Sel non è pervenuta. Ma Matteo Salvini non ricorda fieramente che il suo partito è in minoranza al parlamento? Però Ncd è alleato al Carroccio in Lombardia e Veneto. E allora logica vuole che Sel, Pd, Lega, Pdl e Ncd sono una unica escrescenza di un inciucio mascherato: una volta si diceva “el leon magna el teròn”. Oggi “el leòn magna col teròn”. Roma ladrona, la Lega ti perdona.

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Il porto delle nebbie

(m.m.) C’è da rimanere un po’ basiti per la durezza dell’attacco di Debora Serracchiani nei confronti di Paolo Costa e del progetto off-shore veneziano (Corveneto di oggi alle pagine 1 e 14). Ci deve essere un sommovimento di interessi enorme nell’orbita di quell’opera se de facto lo scontro finisce anche in seno al Pd. Se si aggiunge che il Corveneto anche oggi (pagine 1 e 3) continua con il suo endorsement ormai evidente verso l’europarlamentare Pd Alessandra Moretti, sarebbe curioso sapere che cosa pensi quest’ultima della questione off-shore. La pensa come Serracchiani, che poi è il numero due del partito? E soprattutto sarebbe curioso sapere che cosa pensano gli industriali al riguardo. I veneti sono con Paolo Costa. Ma i friulani? E a livello nazionale come stiamo messi? Confindustria con chi sta? E il premier democratico Matteo Renzi per chi sta tifando? Tra dubbi e incertezze più che porto off-shore sembra un porto delle nebbie. Oppure no?

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Maretta a cinque stelle


Maretta a cinque stelle di marcomilioni
(m.m.) Martedì sera Ballarò, il talk show politico di Rai Tre condotto da Massimo Giannini, ha mandato in onda un approfondimento di alcuni minuti firmato da Francesca Biagiotti sulla situazione del M5S in vista delle regionali che si terranno prossimamente in alcune aree del Paese. Più nello specifico si sono puntati i riflettori della trasmissione sulla situazione in Emilia e nel Veneto: due regioni in cui i dissidi interni ai Cinque stelle non sono mancati. In realtà anche la stampa veneta ha affrontato una questione che in vista delle regionali dell’anno prossimo aumenta di peso. Nella scheda filmata acclusa a questo post ho provato a far luce su alcuni dettagli.

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Il passante secondo Baschieri

Alessandro Baschieri, il masterchef dei distinguo, il 21 di luglio ha scritto un post che rimarrà ai posteri. Parlando della chiusura temporanea del Passante mestrino, s’inerpica in una, ardua sul piano della logica, precanta di tutte o quasi le grandi opere del Veneto. Ora anche una scamorza sa che se chiudi i rubinetti di un acquedotto asseti una intera città. Il che non è bene, ma questo non ti autorizza a far pagare quell’opera il doppio, magari a causa delle tangenti. Ora se Baschieri fosse uno qualsiasi vabbeh, la supercazzola ci può stare. Ma il nostro è un papavero del Corriere del Veneto e dovrebbe ben sapere che il Passante, lo dice la Corte dei conti, è costato un 80% di più rispetto alla cifra di partenza. Tra le altre il passante è finito ai box proprio perché l’hanno realizzato dio solo sa come. Ma da chi ha criticato (con argomentazioni da manuale Cencelli del giornalismo) Sigfrido Ranucci e Report per il servizio su Tosi, ci si aspetta questo e altro. Più che prendersela col programma della Gabanelli ci si dovrebbe domandare come mai un approfondimento così non l’abbia mai fatto il Corveneto o l’Arena, che Tosi ce l’hanno a portata di mano. Ma forse il perché lo capiamo bene. Caro Alessandro, la favoletta degli appalti non truccata non la bevono nemmeno in prima asilo. Per caso hai confuso il Passante di Mestre con quello della tua cintura? Magari quello vicino alla tasca?

Marco Milioni

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Il caso Despar e il diritto all’oblio

Che cosa è il diritto all’oblìo? Quanto confligge con la libertà di stampa? Un piccolo esempio concreto di questo problema l’ho toccato con mano molto di recente. Questi sono i contorni della vicenda. Nel 2011 per VicenzaPiù scrivo un servizio che in terra berica scatena molte discussioni. Per dare corpo alle mie analisi cito nel mio reportage un articolo pubblicato da La Voce delle voci. Per agevolare i miei lettori riporto tale servizio su uno dei miei blog. A più riprese però dai legali di uno dei soggetti chiamati in causa nell’articolo  mi viene chiesto di rimuovere l’articolo da me richiamato. Cosa che ho deciso di fare. Per questioni di correttezza deontologica però ho precisato che chiunque sia interessato ad avere copia dell’articolo rimosso può scrivermi dettagliando la sua richiesta: anche per dimostrare in ogni momento la correttezza della citazione contenuta nel mio servizio del 2012. Da questo stato di cose è nato un interessante scambio di vedute tra l’avvocato Massimo Vetromile Ricciulli e il sottoscritto.

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Il Mose, Paolo Costa e il soldato Galan

Nessuno ricorda che nel 2009 Paolo Costa e Piero Fassino, tutti e due pezzi da novanta del Pd, volevano salvare il soldato Giancarlo Galan? Salvarlo da cosa? Ma dall’annunciato arrivo del leghista Luca Zaia quale governatore veneto. Nessuno ricorda che quel prototipo delle larghe intese, leggi l’inciucio che regge oggi le sorti del parlamento e del governo, venne benedetto niente popo’ di meno da Giuliano Amato? Nessuno ricorda che Piero Fassino è diventato un neorenziano doc? All’epoca si voleva salvare il soldato Galan perché, per caso, c’erano di mezzo i quattrini bipartisan del sistema Veneto? E poi come si fa a dire che di voler mandare in galera i corrotti senza bloccare le grandi opere. È come se gli Alleati, entrando ad Auschwitz, si lamentassero del fatto che i lager fossero il frutto di abuso edilizio e corruzione. Ma allo stesso tempo si fossero impegnati a terminare quelle “grandi opere”. Perché solo alcuni (fra i quali Marco Travaglio) dicono che le nostre grandi opere vanno tutte bloccate perché fonte di danni ambientali e latrocinii infiniti? Perché il premier Matteo Renzi (Pd) non azzera, tanto per dirne una, il commissario alla Spv Vernizzi, la cui figura è ben nota al primo ministro?

Marco Milioni

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Balasso über alles

(m.m.) L’altro ieri il comico Natalino Balasso sulla sua bacheca Facebook ha cucinato un commento esilarante sulla questione Padova. «Per carità, un sindaco vale l’altro, tanto a votarlo sono la maggioranza di quei pochi cittadini che vanno a votare. Ma è interessante questa iniziativa di Bitonci, neosindaco di Padova, che dice che il Comune “regalerà”, coi schei dee tasse, crocifissi da mettere negli uffici pubblici e nelle scuole, con l’obbligo di tenerceli e guai a chi li toglie da lì. Per uno che si era dichiarato “sindaco di tutti” non c’è male. Ora i cittadini, nelle lunghe attese agli uffici pubblici sapranno in che direzione bestemmiare». Il web è andato in delirio.

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Immunità al Senato, Ellero: come il diavoletto di Cartesio

(m.m.) Adesso «è saltata  fuori l’immunità per una corposa rilevanza di amministratori locali che saranno quelli cui verrà affidato l’ingrato compito, se il finanziamento pubblico sarà effettivamente ridotto, di rimpinguare le casse dei partiti e non solo di quelli». Usa il vetriolo il professor Renato Ellero in una nota diramata pochi minuti fa nella quale commenta la proposta di immunità per il nuovo senato, così come uscita in queste ore dai palazzi romani. Ellero punta l’indice contro Lega, Fi e Pd. Ma soprattutto se la prende col premier democratico Matteo Renzi: «Adesso finalmente abbiamo il presidente del consiglio, nonché segretario del Pd… figlio della Margherita, che in una con Fi e Lega, porta avanti un discorso di riforma del senato che francamente lasciava perplessi. Nel senso che le motivazioni che accompagnavano tale cambiamento erano completamente farlocche. Ora si capisce il perché il perché. Infatti non aveva senso sostituire chi viene eletto dal popolo con eletti da parte di eletti nel momento stesso in cui si vorrebbe eletto direttamente eletto dal popolo anche il presidente della repubblica nonché il presidente del consiglio… Quando vi è una contraddizione tanto clamorosa c’è sempre qualcosa che salta fuori all’ultimo momento, ma cui in verità si tende sin dall’inizio. E infatti come il diavoletto di Cartesio, è saltata  fuori l’immunità per tanti amministratori locali». L’ex senatore Ellero, che già ieri su globalist.it, non aveva risparmato battute taglienti sul governo, oggi oltre a rincarare la dose fa anche una premessa storica sulla immunità per i politici locali: «Più o meno una dozzina d’anni orsono Forza Italia e Lega tentarono di gettare sul tavolo politico un il discorso relativo ad una immunità di tipo parlamentare anche per gli amministratori regionali, consiglieri ed assessori. Da parte della sinistra ci fu reazione, non particolarmente virulenta, mentre da parte degli ex democristiani quelli, collocabili nella cosiddetta Margherita, ci fu una reazione per così dire silenziosa. Invece opinione pubblica e stampa sobbalzarono piuttosto vivacemente tanto che di quella riforma, pur allo stato embrionale, non se ne fece nulla».

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