Virna Nordio

Virna Lisi black and white

Carlo Nordio, procuratore aggiunto a Venezia, che da tempo tiene una linea di pensiero assai bizzarra circa le responsabilità della politica in materia di malaffare, due giorni fa è stato letteralmente asfaltato su Il Fatto da un corsivo al curaro di Marco Travaglio: che ha soprannominato il magistrato Virna Nordio…

LEGGI IL COMMENTO DI MARCO TRAVAGLIO

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L’Islanda non è Vicenza

protests in Iceland

Oggi Il Corriere del Veneto in pagina 17 fa una ottima e dettagliatissima radiografia di coloro che si sono opposti alla azione di responsabilità verso il vecchio cda di BpVi. In pratica la vecchia compagnia di giro è risaltata fuori come il pupazzo clown nella scatola di plastica. Basta sollevare il coperchio e il suo faccione ricompare di scatto. I lettori più avidi di notizie in quell’elenco avranno notato lo zampino dell’attuale presidente Stefano Dolcetta, l’uomo che doveva rompere col passato. Ovviamente nella compagnia del borsello non potevano mancare piccoli medi e grossi calibri della Falcon Crest nostrana e non come  la Maltauro, Enrico Marchi, le Generali, i soliti Fürstemberg, il past president di Assindustria Veneto Roberto Zuccato, l’industriale Gian Carlo Ferretto (sì proprio quello che a chiacchiere tuonava contro l’ex cda), Artigianfidi, La Fiam dello stesso Dolcetta, l’ex numero uno di Confindustria Vicenza Zigliotto (indagato), i visir del prosciutto ovvero i Ferrarini, la Fondazione Roi (guarda un po’)… Passerá tutto in cavalleria? Come mai questi signori hanno accettato di fare da pretoriani dei vari Gianni Zonin, Samuele Sorato e Andrea Monorchio? Per caso c’è qualcuno tra questi cosacchi al moscato, che qualche feticista si ostina a chiamare imprenditori, che di riffa o di raffa ha avuto finanziamenti da BpVi? Oppuro il loro è un riflesso condizionato come quello dei cani di Pavlov? Il premier islandese Sigmundur Davíð Gunnlaugsson, finito nello scandalo dei «Panama papers», senza che la cosa al momento si configurasse nemmeno come reato è stato costretto a dimettersi. Gli islandesi incazzati stavano per andarlo a prendere a casa. Correva il rischio di essere preso a pedate nel culo, cosa che era capitata ai banchieri islandesi e europei ritenuti alla base dello scandalo finanziario che anni fa travolse l’isola vichinga. I veneti invece continuano con «signorsì e comandi», con lo stato di diritto (che vale però solo se fai parte della casta) e il refrain geriatricamente ripetuto per cui «non bisogna fare di tutta l’erba un fascio». E questo è il popolo che vorrebbe staccarsi dall’Italia? La cialtroneria può anche essere simpatica, ma sotto una certa soglia diventa più pericolosa della disonestà. È giunto il momento di gettare acqua sporca e bambino. Soprattutto il bambino. Se il Veneto non è capace allora è meglio che arrivino gli islamici tanto temuti dai sedicenti cattolici votati alla pratica dell’altare in chiesa e dell’altarino in casa. Almeno i musulmani cattivi ai ladri tagliano le mani. Mentre le vittime dell’usura bancaria si tagliano le vene… Sputi cordiali.

Marco Milioni

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BpVi & Veba: persi da dietro, presi da dietro

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(m.m.) C’è qualcosa di perverso, anzi di diabolico, nella sottomissione con la quale i veneti hanno accettato il tracollo di Veneto Banca e di Banca Popolare di Vicenza. Perché si possono capire in qualche modo il rovescio, la mala gestio, le fregature e tutto il resto. Ma non si può capire come i veneti ormai abbiano anche sdoganato l’insulto pronta cassa. Dopo essersi salassati infatti per ripulire i bilanci delle due banche dalle gestioni disgraziate da parte dei board del passato, ora arriva la notzia, pressoché definitiva, che sarà lo Stato, di riffa o di raffa, a farsi carico del «paracadute» che sarà gentilmente concesso a Intesa (forse) per garantire l’inoptato su Veneto Banca e a Intesa (quasi sicuramente) per garantire l’inoptato su BpVi. Ma lo Stato non poteva intervenire direttamente a sostegno dei disgraziati? Le cosiddette regole del cosiddetto mercato e quelle della cosiddetta Europa tutto ciò non lo consentono. Ma lo consentono però per fare la stampella miliardaria a Unicredit. Non è bastato suicidare migliaia di risparmiatori. Ora li si resuscita per sputare loro in faccia. Ancora una volta paga pantalone in ossequio al principio liberal-liberista per cui quando c’è il grande capitale di mezzo le perdite son pubbliche e i profitti privati. C’è un’unica domanda. Quanto dureranno le scorte di vaselina? Oppure i veneti si sono già abituati alla deflorazione a crudo? Eppure certe cose qualcuno le aveva dette. Ma forse contarono di più le rassicurazioni dei valvassini bancari nostrani. I valori sono stati persi nelle retrovie della politica e della finanza. I risparmiatori sono stati presi per i fondelli da dietro. Dalla retta via alla via del retto.

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Brugnerotto e Cozzolino Vs Mantoan

faccia a faccia
«È aberrante il comportamento del segretario generale alla sanità del Veneto, Domenico Mantoan, il quale ha dato sostanza ad una indebita pressione nei confronti della commissione sanità della regione affinché, de facto, fossero allentati i controlli su una serie di proposte di delibere assai discusse se non chiacchierate». Comincia con questo j’accuse una nota firmata ieri da due parlamentari veneti del M5S. Si tratta di Marco Brugnerotto e Emanuele Cozzolino che intervengono così nella durissima querelle in corso tra la commissione e l’altissimo dirigente di palazzo Balbi. I due parlamentari mettono quindi Mantoan sulla graticola e attaccano: «Che le pressioni siano state indirizzate, in primis ma non solo, ad un componente della stessa maggioranza leghista che regna a palazzo Ferro Fini la dice lunga sulla portata dello scontro di potere in atto su svariate materie a partire dal riordino delle Ulss: in questo senso sono più che sacrosante le doglianze del capogruppo del M5S Jacopo Berti che lamenta i troppi silenzi dell’amministrazione. Ma c’è di più – rimarcano i due – Mantoan che ha tenuto una condotta in limine con la eversione e in limine con l’attentato ai diritti costituzionali e politici del cittadino, deve rispondere del suo operato. Per questo segnaleremo gli atti da lui prodotti agli Interni affinché siano avviate le procedure di specie in termini di ispezioni ministeriali a tutela delle guarantigie costituzionali degli eletti coinvolti. Non mancheremo altresì di segnalare quanto accaduto alla magistratura perché i veneti non possono permettersi lo squadrismo strisciante del signor Mantoan e quello del signor Zaia; il quale, non si è ancora capito, indirizza o subisce, questa condotta marcescentemente antidemocratica». Poi la chiusa: «Il M5S non si fa intimorire da questi podestà al prosecco che si dicono vicini alla gente mentre in realtà si fanno bellamente i fattacci loro».

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Mani in Pastena

impasto

«L’uomo chiave in questa storia si chiama Valter Pastena, ieri burocrate sconosciuto ai più e oggi, è il dato che mette in allerta gli inquirenti, consulente del Ministero guidato, fino all’altro ieri, da Federica Guidi. Il burocrate è notissimo a chiunque, nel mondo industriale, abbia dovuto accedere a finanziamenti del ministero delle Finanze. E in questo caso si trattava di gestire spese per 5,4 miliardi di euro: il progetto del rimodernamento dell’intera flotta italiana». È questo uno dei passaggi salienti di un lungo servizio che ilfattoquotidiano.it pubblica ieri con grande risalto. Un servizio che accende i riflettori appunto sul superdirigente (o ex superdirigente, i media in tal senso non hanno chiarito completamente la situazione) della Ragioneria generale dello Stato Pàstena. Quest’ultimo, che secondo Repubblica risulta indagato per il caso Petrolio assieme al capo di stato maggiore della Marina, Giuseppe De Giorgi, risulta pure iscritto all’albo nazionale dei revisori legali, ha anche, o meglio ha avuto, anche dei solidi addentellati con la terra Veneta. Visto che è stato membro del collegio dei sindaci della società aeroportuale veneziana, la Save, dal 18 aprile 2012 sino al 31 dicembre 2014…

LEGGI L’INTERO APPROFONDIMENTO DI MARCO MILIONI

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Attorno a BpVi una galassia opaca

Nebbia

Che le vicende recenti della Popolare di Vicenza portassero con sé molti lati oscuri lo avevano presagito in tanti. Oggi però le ombre del passato continuano ad addensarsi ad libitum. E continuano a dispiegare i loro effetti sui passaggi più delicati e controversi della vita dell’istituto, quasi fossero non tanto un mix di mala gestio, contingenze economiche e reati su cui indagano le toghe, ma piuttosto il frutto d’una stregoneria ancestrale. Un quadro a tinte fosche che fa assomigliare Vicenza più alla Derry di Steven King, dominata dal demone “It”, che alla città di Andrea Palladio la quale l’agiografia padana descrive devota a Dio e al lavoro…

LEGGI L’INTERA ANALISI DI MARCO MILIONI

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Il Fatto: nubi nere su BpVi, Veneto Banca e Banco popolare

Black Clouds

Il Fatto di oggi a pagina 20 pubblica una notizia da brivido circa l’incombente bisogno di capitale (7 o 8 miliardi di euro) di cui necessiterebbero le venete, ma non solo loro, BpVi, Veneto Banca e Banco Popolare (fuori dal Veneto Carige e Mps) per evitare un preoccupante contagio finanziario. Di più dalle parti di Unicredit si fa sapere che senza sottoscrizioni di terzi per l’aumento di capitale teoricamente garantito in toto proprio da Unicredit, la grande banca italiana si potrebbe tirare indietro rispetto alla operazione che ai primi di marzo ha visto la trasformazione dell’istituto berico da popolare a società per azioni. Non è un bel segnale a poche ore dalla assemblea dei soci dell’istituto di via Framarin. Soci che domani saranno chiamati a votare il bilancio. La cosa è un serio indizio del fatto che l’istituto nazionale capitanato da Federico Ghizzoni potrebbe avere sottoscritto con BpVi clausole di garanzia o malleva tali da potere far saltare per aria la proprio trasformazione in spa giustappunto perché verrebbe a mancare una certa sicurezza su chi acquista il cosiddetto inoptato.

È una bomba. Si fa capire senza tante sottigliezze che da qualche parte nel sistema bancario c’è qualcuno che chiederà a mamma Stato di intervenire. Alla faccia della rampante finanza italiana e del capitalismo liberista in cui chi sbaglia paga. C’è però un altro punto sul quale occorrerà investigare. Una eventuale défaillance di Unicredit per le garanzie sulla popolare vicentina, è per caso il preambolo per mettere in moto la pratica del bail in proprio in capo alla BpVi? Ad ogni modo il solito vecchio caro adagio si ripete con la consueta brutalità: profitti privati e perdite pubbliche. Ma stavolta lo Stato li avrá i quattrini? Svenerà Cdp? Adesso ancora di più si capisce la strizza che Francesco Iorio, ad di BpVi, ai primi di marzo aveva e ha ancora stampata in faccia. I politici nostrani che dicono al riguardo? E del veronese Banco Popolare che dicono visto che Il Fatto parla anche di questo istituto in termini assai poco lusinghieri? Per caso tutte queste indiscrezioni sono dovute ai segnali d’un sistema bancario italico ormai alla canna del gas e per questo esposto ad appetiti stranieri?

Ultima nota di colore. Vediamo adesso se su quel campione di pensiero libero e indipendente che è BpiWeb, cioé BpVeb, pardon TviWeb, insomma la riserva indiana di Arrigo Abalti e i suoi boyscout della tastiera, comparirà un nuovo articolo sui complotti contro la banca che fu del vignaio Gianni Zonin. Tanto per ridere lascio in copia carbone due elzeviri di un mastro di penna tanto indipendente quanto misconosciuto, tale Demetrio Spini: «Tutti a farsi scivolare addosso – declama il nostro il 6 marzo – l’attacco mediatico più potente, strumentale ed indegno contro un Istituto Bancario mai messo in atto nella storia di questo Paese». Faccio notare la fiera terzietà del giornalista, o presunto tale, che scrive istituto bancario con la “I” e la “B” maiuscole, roba da libro Cuore della deferenza. Ma Demetrio si supera e fa capire che lui ha verso la banca un atteggiamento comunque critico (più o meno come quello di Fede con Berlusconi) quando le stesse maiuscole in un corsivo (uso questo termine nel senso che è stato scritto di corsa) le usa per «Istituto Berico». Deferenza che il più tragico Fantozzi forse appena appena sfiorò quando al cospetto «del mega direttore clamoroso duca-conte Pier Carlo ing. Semenzara» fu costretto a disconoscere moglie e figlia per non incappare nella scaramanzia del superiore. Udite udite che eloquio: «Il disegno è ormai smaccatamente chiaro; fallito il tentativo mediatico e di certa stampa; fallito il tentativo kamikaze di evitare la trasformazione in Spa portato avanti dai comitati del no a tutti i costi; fallite le fughe di notizie giudiziarie, ecco che entra in campo l’Autorithy con un timing quantomeno sospetto». Domanda. Ma se per una visita dei funzionari dell’Autority sono giunte queste critiche, di Zonin il fantomatico Spini che cosa ha chiesto? Mutatis mutandis sarebbe da chiedere almeno la decapitazione con ostensione del decollato in una ancona di plexiglas in viale Roma…

Marco Milioni

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BpVi e Mioni, sulla onlus dubbi da 1,5 milioni di euro

(m.m.) La presa di posizione del consigliere comunale di Vicenza Liliana Zaltron sul possibile danno patito dalla prestigiosa Fondazione Mioni nell’ambito dell’affaire BpVi, sta facendo breccia sui media veneti. Non più tardi del 20 marzo, l’ultimo giorno d’inverno, Vicenzapiu.com si interrogava (paventando una cifra di quasi un milione e mezzo di euro andata in fumo) sui contorni di una partita delicata la quale sembra assomigliare a quella della fondazione Roi. A titolo di cronaca va anche ricordato che sempre la fondazione Mioni era stata menzionata in un lungo servizio del GdV così titolato: «Il patrimonio milionario Mioni è bloccato». In quel servizio peraltro non compaiono le doglianze che di lì a pochi mesi diverranno oggetto di una interrogazione del M5S. Peraltro sempre Il Giornale di Vicenza nel 2010 aveva dedicato alla storia dei fondatori della onlus un lungo approfondimento a firma di Ivano Tolettini.

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Due filoni d’indagine in conflitto? Le incognite sull’affaire Carboni

In questi giorni i media nazionali stanno dando molto risalto alla vicenda della inagine della procura di Arezzo a carico di un presunto sodalizio criminale in forte odore di massoneria. Un sodalizio che attraverso condotte finanziarie da codice penale avrebbe rilevato o avrebbe tentato di rilevare, questo sempre secondo l’accusa riportata dai media, imprese in crisi in varie regioni d’Italia: ovvero Toscana, Umbria, Lazio, Campania, Veneto e Sardegna. A carico di questo presunto sodalizio sta indagando anche la procura di Perugia per violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete: il che sta avendo ampia eco presso l’opinione pubblica. L’inchiesta della magistratura aretina peraltro avrebbe interessato segnatamente anche il Veneto. C’è però un aspetto da capire. I quindici blitz ordinati dalla magistratura toscana nell’ambito dell’inchiesta a carico, tra gli altri, di Flavio Carboni, rischiano in qualche modo di sovrapporsi alle investigazioni coordinate dalla procura perugina. Ma come mai? Proprio perché, almeno sembrerebbe, gli accertamenti portati avanti dal magistrato toscano non avrebbero preso in considerazione proprio la violazione della legge Anselmi. Una circostanza che in qualche modo potrebbe appesantire, depauperandone la prospettiva investigativa, giustappunto il lavoro delle toghe umbre.

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Censura popolare di Vicenza

censura

Comincia con una polemica mediatica l’assemblea della Banca Popolare di Vicenza in corso in queste ore a Gambellara (provincia di Vicenza) nello stabilimento della Perlini meccanica. Stamani in sala stampa è stato proibito ai giornalisti e agli operatori di riprendere il maxi-schermo della diretta dalla tensostruttura che ospita i soci. C’è stata la immediata reazione di alcuni colleghi, a partire da quelli delle tv nazionali, che hanno protestato contro una decisione ritenuta incomprensibile e assurda. Il niet però ha lasciato indifferenti i colleghi che in questo momento stanno girando tranquillamente le immagini trasmesse dal maxi-schermo.

Marco Milioni

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