Lain: sulla BpVi chiediamo chiarezza

«Da molto tempo i nostri attivisti ricevono segnalazioni sulla Banca. E il Movimento cinque stelle collabora con le associazioni di difesa consumatori. In particolare Adusbef già dal 2008 aveva messo in dubbio la congruità e il realismo del valore attribuito al titolo BpVi sulla base di un’espertise stilata in uno studio professionale berico». A parlare in questi termini è Giordano Lain, volto noto del M5S della città del Palladio, che recentemente in relazione al caso Popolare Vicenza ha pure presentato un esposto alla procura del capoluogo. «La nostra parlamentare Fabiana Dadone – prosegue Lain – ha recentemente presentato un’interrogazione che riguarda vicende collegate». L’attivista del M5S che è anche candidato alle regionali venete spiega che sono stati chiesti chiarimenti anche sul comportamento di Bankitalia. «Si leggeva sui media locali – precisa quest’ultimo – anche degli aumenti di capitale. Immaginavo che non fossero credibili, si sentiva puzza di bruciato lontano un miglio. E poi mi sono scandalizzato per i fatti capitati durante l’ultima assemblea dei soci».

LEGGI L’INTERA INTERVISTA A GIORDANO LAIN

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Caso Altivole, un grazie a tutti

La lettera che la prefettura di Treviso mi ha cortesemente inviato oggi in risposta ai dubbi da me segnalati in precedenza per la vicenda “Altivole – Strade morte” contribuisce a fare un po’ di chiarezza sull’accaduto, anche se un po’ tardivamente. C’entra per caso l’esposto indirizzato al Viminale? Detto con un termine un po’ crudo il prefetto Maria Augusta Marrosu sembra avere scaricato la patata bollente nelle mani del primo cittadino di Altivole Sergio Baldin. Prendo atto di quanto capitato in queste ore, ma non smetterò di cercare di capire i motivi veri che hanno spinto l’amministrazione di Altivole ad infilarsi in un ginepraio del genere. Al contempo devo un sentito ringraziamento a tutti coloro, tra colleghi della stampa, esponenti dei comitati, uomini delle istituzioni, candidati alle elezioni e semplici cittadini, i quali abbiano dato visibilità all’episodio o abbiano espresso solidarietà o cercato chiarezza per quanto accaduto. In questo Veneto non è una cosa che accade tutti i giorni…

Marco Milioni
LEGGI LA MISSIVA DEL PREFETTO

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Rifugiati, via il paraocchi

«Una riprova arriva dalla prefettura di Treviso (che a differenza di altre questi dati li ha messi in rete), dal cui elenco degli affidamenti per l’emergenza del 2014, meglio conosciuta come Mare Nostrum, ovvero gli affidamenti conferiti a trattativa diretta, emerge un dato significativo. Su 15 casi la parte del leone la fa, nelle sue diverse articolazioni territoriali, la Caritas della Marca, con 7 convenzioni per un importo di 123.000 euro spicciolo più spicciolo meno». È questo uno dei passaggi chiave di un servizio pubblicato oggi su Vvox.it col quale senza scelte di campo preconfezionate cerco di fare chiarezza sulla partita della gestione delle emergenze profughi, specie nel Veneto. Spero che l’articolo possa dare un piccolissimo contributo ad una discussione franca, se si vuole anche vibrante, sull’argomento: sperando in una cosa, che la gente si liberi del paraocchi…

LEGGI L’INTERO ARTICOLO DI VVOX.IT

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Espresso servito alla BpVi… e a Veneto Banca

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L’Espresso di venerdì scorso in pagina 43 pubblica un breve servizio firmato da Vittorio Malaguti, il quale a vario titolo approfondisce il tema dei rapporti tra i vertici della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca con alcuni magistrati o ufficiali della Guardia di finanza. Ne esce un ritratto che, anche alla luce delle polemiche che hanno interessato i due istituti di credito, in cui non mancano le ombre. Un altra tessera del mosaico in un orizzonte del genere l’aveva aggiunta Vicenzapiu.com con un servizio del 15 aprile 2013 in cui si sollevava la questione dei rapporti tra la Popolare di Vicenza e la giunta comunale della città del Palladio.

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Spv, nuova stilettata della Corte dei conti

Ieri sui tavoli dei sindaci interessati al tracciato della Spv è arrivato un supplemento di istruttoria da parte della Corte dei conti rispetto alle richieste che erano già pervenute poche settimane fa. Un documento di diciannove pagine nel quale per la prima volta una qualche autorità di controllo mette in qualche modo in discussione il cuore della Spv, ovvero il contratto che regola il rapporto tra i soggetti pubblici, commissario in primis, e soggetti privati incaricati di realizzare e gestire l’opera, ovvero il gruppo Sis: perplessità che si materializzano mentre la Pedemontana è lambita dall’affaire Incalza-Perotti.

Più nel dettaglio il contratto contiene la convenzione ed il piano economico i quali costituiscono lo snodo cruciale della intera partita. Due ambiti che stabiliscono oneri e spettanze per le singole parti in un contesto in cui una breve dicitura o una frase al posto sbagliato spostano decine di milioni di euro sul capo privato piuttosto che su quello pubblico.

Ed è proprio in questa cornice che si inseriscono i rilievi di Antonio Mezzera, magistrato della sezione «Ufficio di controllo sulla gestione dei ministeri delle attività produttive» della Corte dei conti del Lazio. Il togato nella sua relazione, che è principalmente indirizzata al commissario alla Spv Silvano Vernizzi, prende di mira proprio la convenzione nel punto in cui vengono descritti gli ambiti in cui la stessa può o debba essere rimodulata a beneficio del privato qualora, fra le altre, cambino le norme generali o addirittura le condizioni del mercato.

Commentando quei passaggi del contratto il magistrato non fa sconti e scrive: «Quanto descritto pare indebolire la caratteristica fondamentale della concessione che è il trasferimento al concessionario del rischio del mercato». Si tratta di addebiti pesantissimi che per la prima volta danno solida sostanza ai dubbi che i critici del progetto avevano evidenziato da anni e che si erano palesati nella loro interezza tra la fine del 2013 e il principio del 2014 quando apparvero le prime indiscrezioni (proprio su LaSberla.net) sul contenuto del contratto poi confermate dall’ex eurodeputato Andrea Zanoni che con la collaborazione dei comitati contro la Spv all’inizio dell’anno passato riuscì ad entrare in possesso dell’intera convenzione. La richiesta di Mezzera però apre de facto un altro capitolo. La nuova convenzione tra commissario e Sis fu approvata infatti a fine 2013 dalla giunta regionale veneta grazie ad un parere favorevole del Nuvv, l’organo di controllo della regione. Un parere vincolante in mancanza del quale l’ok alla nuova versione non si sarebbe potuto concretizzare. Ma se il magistrato ha palesato tutti questi dubbi come mai il Nuvv non li riscontrò? E all’epoca il Nuvv, formato da dirigenti regionali di primissimo piano, si avvalse delle sole competenze del medesimo organo o si appoggiò a consulenze esterne? E se così è stato come mai venne presa tale decisione visto che la regione paga profumatamente i suoi dirigenti proprio perché mettano in campo, almeno questa è la vulgata, professionalità e competenze di altissimo valore?

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Cappelleri, un uomo solo al comando

Quando nel 2012 il dottor Antonino Cappelleri arrivò a Vicenza quale nuovo capo della procura berica, sapeva che la sua non sarebbe stata una passeggiata. La città e la provincia non sono certo tra le più grandi, ma i problemi non mancano: fallimenti che spesso violano la legge penale, una delicatissima situazione sul piano ecologico, gravi fatti di corruzione, un ufficio da sempre difficile da gestire, erano la cornice all’interno della quale il procuratore si è insediato. Passati tre anni il responso, almeno quello che pare percepito dall’uomo comune, non sembra essere esaltante. Chiaramente bisogna capire se i risultati ottenuti sino ad oggi siano espressione diretta dell’operato del dirigente della procura, o se siano piuttosto il risultato del lavoro della squadra. Il paragone calcistico casca a pennello e la domanda nasce spontanea. L’allenatore è stato mandato a Vicenza nelle condizioni di poter vincere, con una campagna acquisti di livello quindi, oppure si è preferito lasciare un “mister” da solo al comando, ma senza una vera squadra alle spalle? Ora è ben chiaro che ad una domanda del genere Cappelleri, persona schiva e prudente, non risponderà mai. Ma la domanda però rimane sul tappetto ed investe anche il Csm. In questo senso è bene ricordare che a breve lo stesso Consiglio superiore della magistratura invierà a Vicenza un procuratore aggiunto che de facto sarà il braccio destro di Cappelleri. Ma sarà un vero braccio destro o sarà un braccio sinistro? O ancora un braccio focomelico? Fuor di metafora il Csm sarà in grado di individuare “nel vice”, un togato adatto al compito che lo attende? Ora se è chiaro che il procuratore mai risponderà alla domanda relativa alla sua squadra, diverso è se il Csm chiedesse allo stesso Cappelleri, quali necessità abbia, sotto il profilo delle risorse umane, e in termini di collaborazione in seno agli uffici. È facile pensare infatti che il procuratore non avrebbe remore di rispondere all’organo di autogoverno dei magistrati. Ma a palazzo dei Marescialli interessa davvero l’efficienza della procura di Vicenza?

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Ferrari, Santich e la prescrizione

Che fine ha fatto la clamorosa inchiesta sul crac Thermoplast di Orgiano nel Vicentino? Le ultime novità in questo senso le ha raccontate Il Giornale di Vicenza con un servizio del 15 gennaio dell’anno scorso a pagina 34. Nell’articolo a firma Ivano tolettini si legge: «L’inchiesta della procura era stata avviata su segnalazione della curatela che fin da subito aveva ravvisato gravi irregolarità nei confronti dell’imprenditore Gaetano Ferrari, indagato per concorso in bancarotta fraudolenta assieme ad altre persone. Le indagini della polizia tributaria della guardia di finanza sono coordinate dal pm Luigi Salvadori, che è prossimo a inviare gli avvisi di conclusione delle indagini. Quest’ultime svolte anche all’estero sono complicate dagli intrecci societari. Tant’è che il giudice civile ha autorizzato il sequestro conservativo anche sulle quote della cassaforte di Ferrari, Il Palazzetto spa, cedute a Kompass Limited Liability Company con sede negli Stati Uniti il 18 giugno 2007». Tra gli indagati per il crac Thermoplast un ruolo importante lo riveste Umberto Santich, consulente fiscale laziale, il quale è anche coinvolto in una vicenda giudiziaria che ha fatto scalpore nella capitale, ovvero l’affaire Orsi. Epperò da più di un anno sui media vicentini non c’è traccia di una vicenda che ha avuto una eco possente anche nel mondo del lavoro poiché le travesìe aziendali hanno comportato la perdita del posto per un centinaio di persone. Del caso se n’era occupata anche la Camera dei deputati con una interrogazione della onorevole Laura Castelli del M5S. Sullo sfondo però rimane un enigma tutto da decifrare. La procura come cercherà di dribblare le insidie della prescrizione? Per la bancarotta fraudolenta infatti il periodo oscilla tra i dieci e i 12 anni e sei mesi. Gli inquirenti riusciranno a completare le indagini? E i magistrati saranno in grado di chiudere i processi per tempo?

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Da Fini a Mannino due libri da leggere

Nel giro di qualche giorno due libri hanno incrociato la mia traiettoria. Il primo è «Mare Mostrum», un’inchiesta tosta dell’amico Alessio Mannino: un argomento che quando è trattato senza infingimenti è un vero e proprio tabù. Alessio ne ha parlato con i suoi lettori giovedì a Badia Polesine al caffé libreria Antica Rampa, durante un incontro moderato da Caterina Zanirato (in foto a sinistra, a destra Mannino direttore di Vvox.it), la giornalista de Il Resto del Carlino, la quale ha stimolato e vivacizzato la discussione gettando un ponte tra l’autore e le considerazioni del pubblico. Sempre Alessio invece in questi giorni si è cimentato in una recensione dell’ultimo libro di Massimo Fini («Una vita. Un libro per tutti. O per nessuno»). Un attestato di amicizia oltre che una sinossi che senza fronzoli parla della “osmosi finiana” grazie alla quale Alessio ha deciso di avvicinarsi al «mestieraccio» del giornalismo.

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La Tav? Una tavanata galattica

Bisogna fare i complimenti agli organizzatori della tavola rotonda sul passaggio della cosiddetta Tav nel capoluogo berico. Un auditorio stracolmo come quello di ieri a villa Tacchi è la prova che c’è una Vicenza la quale non si accontenta delle verità preconfenzionate cucinate da giornali compiacenti. Un bravo particolare va alle donne che erano presenti in massa. Lo stesso non si può dire dei giovani. Assenti e ormai ridotti ad una schiatta di decerebrati a caccia dell’ultimo tweet o dell’ultima app. Ma tant’è… Basterebbe riascoltare le parole dell’ingegnere Guglielmo Vernau, del cronista Giulio Todescan, della professoressa Francesca Leder dell’università di Ferrara o dell’ex magistrato Livio Pepino, per ridere a crepapelle. Giacché i tre in mezz’oretta hanno smontato, anzi messo in ridicolo il progetto ferroviario caro alla giunta di centrosinistra e spalleggiato dalla minoranza di centrodestra. Come si suol dire a palazzo Trissino invertendo le chiappe il prodotto non cambia… diceva Alvaro Vitali.

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Hera penetra nel tessuto veneto

Il Gruppo Hera ultimamente è transitato molte volte sui media nazionali. Dal caso stipendi al caso Bologna sino all’affaire coi “Cosentino’s” con cui si intessevano fior di businesses in Hera comm mediterranea, partecipata di Hera. Così su questa multiservizi a maggioranza pubblica quotata in borsa, tra le più potenti del Paese, dopo l’esplosiva puntata recentemente mandata in onda da Report, tornano ad addensarsi nubi nerissime. Basti pensare a quanto scrive il Corriere della Sera con un articolo a firma di Fiorenza Sarzanini nel quale si approfondiscono i rapporti tra la multi servizi emiliana e Filippo De Angelis, il dominus in tema di finanza in seno alla cupola di «Mafia Capitale», scoperchiata dalle indagini. O basti pensare a quanto scrivono alcuni blogger indipendenti.

Ad ogni modo da anni Hera ha avviato un percorso di penetrazione nel Veneto sulla direttrice Rovigo Padova. Politicamente un pezzo del Pd Veneto ha da sempre favorito questa traiettoria. Ma anche l’entourage dell’assessore regionale veneto Isi Coppola del Pdl, recentemente decaduta dalla carica di consigliere per una storiaccia di contributi elettorali mal dichiarati, guarda ad Hera con molto interesse.

La Coppola, suo il referato all’economia, è da sempre vicinissima a Renato Chisso, ex assessore alle infrastrutture del Pdl, delega finita proprio a Coppola, quando quest’ultimo è caduto in disgrazia dopo gli arresti del caso Mose. Ora la domanda nasce spontanea. Ma la classe dirigente veneta è proprio contenta di questa penetrazione in regione di un colosso come Hera sul quale mai come oggi si sono materializzati spettri d’ogni tipo?

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