Hera penetra nel tessuto veneto

Il Gruppo Hera ultimamente è transitato molte volte sui media nazionali. Dal caso stipendi al caso Bologna sino all’affaire coi “Cosentino’s” con cui si intessevano fior di businesses in Hera comm mediterranea, partecipata di Hera. Così su questa multiservizi a maggioranza pubblica quotata in borsa, tra le più potenti del Paese, dopo l’esplosiva puntata recentemente mandata in onda da Report, tornano ad addensarsi nubi nerissime. Basti pensare a quanto scrive il Corriere della Sera con un articolo a firma di Fiorenza Sarzanini nel quale si approfondiscono i rapporti tra la multi servizi emiliana e Filippo De Angelis, il dominus in tema di finanza in seno alla cupola di «Mafia Capitale», scoperchiata dalle indagini. O basti pensare a quanto scrivono alcuni blogger indipendenti.

Ad ogni modo da anni Hera ha avviato un percorso di penetrazione nel Veneto sulla direttrice Rovigo Padova. Politicamente un pezzo del Pd Veneto ha da sempre favorito questa traiettoria. Ma anche l’entourage dell’assessore regionale veneto Isi Coppola del Pdl, recentemente decaduta dalla carica di consigliere per una storiaccia di contributi elettorali mal dichiarati, guarda ad Hera con molto interesse.

La Coppola, suo il referato all’economia, è da sempre vicinissima a Renato Chisso, ex assessore alle infrastrutture del Pdl, delega finita proprio a Coppola, quando quest’ultimo è caduto in disgrazia dopo gli arresti del caso Mose. Ora la domanda nasce spontanea. Ma la classe dirigente veneta è proprio contenta di questa penetrazione in regione di un colosso come Hera sul quale mai come oggi si sono materializzati spettri d’ogni tipo?

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Il ruggito di Maurizio

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Finalmente. Finalmente c’è un protagonista della vita politico sociale di questo cavolo di Paese che mette il premier democratico Matteo Renzi con le spalle al muro di fronte alle sue ambiguità, ai suoi silenzi, alle scelte sbagliate e in malafede. Maurizio Landini con il peso della sua Fiom ha piazzato sul capo del primo ministro un macigno nel quale sono contenute tutte le storture ed i doppiogiochismi, i paraculismi di una classe dirigente che dall’ultimo governo Berlusconi passando per Monti, Letta sino all’omino di Pontassieve, fa e disfa le sorti dello Stato. Affidando al palco le pantomime del teatrino della politica e al retropalco la greppia delle trattative, degli scambi, delle combutte di alta, media e infima pezzatura. L’uscita di Landini è un calcio nei coglioni all’Italia dei retrobottega, all’Italia degli adepti della Grande mammella, il quale aiuta a fare pulizia sugli schieramenti in campo, sulle partite in gioco sui patti più o meno indecenti, più o meno inconfessabili. Ora con Landini si potrà discutere su tutto. Essere d’accordo o non d’accordo su tutto o su nulla. Ma al leader della Fiom va riconosciuto carattere, carisma ed una visione intellettualmente onesta del suo orizzonte. Il lancio dell’Ansa di alcuni minuti fa in cui si dà conto della uscita di Landini, rende sul piano iconografico ed emotivo, più che su quello eminente politico, la portata della sua uscita.

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Una giornata pesante

I media di oggi, sia veneti sia nazionali, pubblicano alcuni articoli niente male che occorrerà ricordare con cura. Il primo è una analisi di Giannantonio Stella sul fallimento del premier democratico Matteo Renzi. Oggetto del contendere? Lo strapotere dei superburocrati. Ne parla il Corsera in prima pagina. Il secondo (Corriere del Veneto, edizione di Vicenza in pagina 2) riguarda il risiko autostradale che è in pieno svolgimento nel Veneto e che ha al centro la Brescia Padova. Il sindaco di Verona, il leghista Flavio Tosi, sbraita contro l’ipotesi che la società autostradale finisca in mano agli spagnoli. Nel suo esternare si dichiara in piena sintonia con Confindustria, la quale sulle grandi opere è in piena sintonia col Pd (così sostiene il suo segretario regionale Roger De Menech). Tosi per caso ha paura che qualche appalto finisca in mani diverse dalle solite? E la politica che dice?

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Ellero: liste di proscrizione per chi delocalizza

«Da troppo tempo, spesso a vanvera, si parla delle imprese italiane che senza troppi scrupoli delocalizzano all’estero, per ragioni di profitto, l’intera attività o cospicue forniture, magari anche grazie a contributi pubblici. Il che comincia ad avere conseguenze devastanti sul piano sociale». Comincia con queste parole un durissimo comunicato diramato pochi minuti fa dal professor Renato Ellero. L’ex senatore, da anni in dura polemica con larga parte dell’establishment del Belpaese, punta l’indice contro le società che si trasferiscono oltreconfine per ragioni di guadagno ed invoca la gogna mediatica: «La puntata di ieri di Report non è che l’ennesima conferma di questo andazzo. È quindi giunto il momento di dare contezza all’opinione pubblica di chi si macchia di condotte del genere, che sul piano etico sono intollerabili. Ma come fare? Una soluzione intelligente sarebbe quella di creare una lista di proscrizione on-line, una black list come la chiamano gli anglosassoni, con l’elenco degli imprenditori e delle imprese che hanno messo in atto procedure di delocalizzazione a danno della manodopera italiana. Il tutto con l’esplicito invito al boicottaggio dei marchi senza senza scrupoli». La nota si chiude con un ultimo affondo: «Vedremmo a questo punto come reagirebbero lorsignori, di fronte a debacle in borsa o nelle vendite. In questo senso sarebbe simpatico sapere che cosa pensi al riguardo il premier Matteo Renzi. Ad ogni modo sfido qualunque partito, movimento o associazione a rendere la conoscenza di tale lista al maggior numero possibile di cittadini italiani. Se poi questi cittadini vogliono continuare ad acquistare da questi imprenditori, non si lamentino poi delle conseguenze sul nostro sistema economico». Si tratta di parole pesanti che giungono in un momento particolare, giacché diverse voci che arrivano da Montecitorio descrivono una svolta clamorosa relativamente alla richiesta di patteggiamento avanzata da Giancarlo Galan, il quale sarebbe segretamente pronto a ricorrere in Cassazione per prolungare la sua presenza alla Camera.

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Il Sole 24 ore e la BpV

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L’esito dei cosiddetti stress test sul sistema bancario ha avuto uno strascico di polemiche a Vicenza. Soprattutto in ragione di una serie di servizi pubblicati da Il Sole 24 Ore che non hanno dato molto lustro all’istituto berico presieduto da Gianni Zonin. Per gli appassionati del genere, gli studiosi o i semplici curiosi ho preparato una mini carrellata stampa che può essere consultata facilmente qui di seguito.

IL SOLE 24 ORE PRIMO SERVIZIO
IL SOLE 24 ORE SECONDO SERVIZIO
IL SOLE 24 ORE TERZO SERVIZIO
IL SOLE 24 ORE QUARTO SERVIZIO
VICENZAPIU.COM

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Quattro chiacchiere

Il 17 ottobre ho voluto fare quattro chiacchiere con Francesco Celotto, un ex attivista di spicco in seno al M5S del Veneto. Gli addebiti dei suoi ex compagni di strada e le repliche dello stesso Celotto hanno trovato parecchio spazio sui media. Così ho cercato di fare il punto della situazione. Ne sono uscite due interviste, una prima in formato video in cui si affrontano i temi della politica regionale. E una seconda, in formato audio, in cui si approfondisce la materia della crisi ucraina in relazione alle sanzioni economiche contro la Russia. Sanzioni che stanno avendo pesanti effetti collaterali verso l’export veneto.

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Dal Lazio con furore

Il Giornale di Vicenza in più d’una occasione ha raccontato le vicende sindacali e giudiziarie relative al crac della Thermoplast, una impresa di Orgiano nel Vicentino. Vicende che oltre al dramma per la perdita del posto di lavoro si sono dipanate sia sul piano civile che su quello propriamente penale. Secondo le cronache del GdV tra gli indagati figura anche il consulente fiscale Umberto Santich. Ed è proprio su quest’ultimo che di recente si sono accesi i riflettori della ribalta nazionale poiché il professionista di origini laziali viene preso di mira da una lunga interrogazione parlamentare redatta dal deputato Laura Castelli del M5S. Nel documento, pubblicato pochi giorni fa sul sito della Camera, proprio in relazione a Santich, si legge che: «… l’amministratore della Plast Echology Umberto Santich è persona già nota alle cronache giudiziarie da tempo; in particolare Daniele Autieri nel suo recente libro la Provvista cita più volte Santich per le sue società di copertura di attività presumibilmente illecite…» in una vicenda relativa ad una dubbia gestione di fondi in dote alla «Regione Campania». Fondi destinati «a favore di bambini handicappati». Nella medesima interrogazione si tracciano poi una serie di scenari e di incroci societari che allungherebbero l’ombra di Santich fino alle sfere governative. L’onorevole Castelli nel suo documento menziona, tra le altre, anche l’affaire Orsi, scandalo che un paio d’anni fa investì l’amministrazione comunale romana di centrodestra, allora guidata da Gianni Alemanno.

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La giustizia formato Galan

Oggi la magistratura italiana scrive una pessima pagina della sua storia. L’ok, pur provvisorio, al patteggiamento soft chiesto da Gala, fa tornare per l’ennesima volta indietro l’orologio del diritto, riportando per l’ennesima volta alla ribalta la solita vecchia giustizia di classe… Tanto per parlare in generale: esiste da qualche parte un criterio per cui occorre rubare tanto per patteggiare bene?

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Roma ladrona la Lega ti perdona

(m.m.) Ma i leghisti non sono quelli che tuonano contro le malversazioni e le spese fuori controllo del sud Italia? Quante volte abbiamo sentito i vari Roberto Maroni, Luca Zaia, Roberto Calderoli, riempirsi il cavo orale delle intemerate contro il meridione e compagnia scoppiettando? E chi non ricorda la lotta alla illegalità dei clandestini, alla merce contraffatta e tutto l’arsenale padano in materia di legge e ordine? Che strani ‘sti leghisti. Alla Regione Veneto arrestano il massimo dirigente in materia ambientale e il governatore Zaia tace, o quasi, cavandosela con un comunicato di trenta righe in cui non dice nulla. Intanto al Senato, ed è la cosa più grave, in giunta immunità il Carroccio, che in teoria starebbe all’opposizione, salva Antonio Azzolini (Ncd) dall’uso delle intercettazioni a suo carico. Il Pd e il Pdl votano nello stesso senso, unici a votare a favore sono i Cinque Stelle, mentre Sel non è pervenuta. Ma Matteo Salvini non ricorda fieramente che il suo partito è in minoranza al parlamento? Però Ncd è alleato al Carroccio in Lombardia e Veneto. E allora logica vuole che Sel, Pd, Lega, Pdl e Ncd sono una unica escrescenza di un inciucio mascherato: una volta si diceva “el leon magna el teròn”. Oggi “el leòn magna col teròn”. Roma ladrona, la Lega ti perdona.

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Il porto delle nebbie

(m.m.) C’è da rimanere un po’ basiti per la durezza dell’attacco di Debora Serracchiani nei confronti di Paolo Costa e del progetto off-shore veneziano (Corveneto di oggi alle pagine 1 e 14). Ci deve essere un sommovimento di interessi enorme nell’orbita di quell’opera se de facto lo scontro finisce anche in seno al Pd. Se si aggiunge che il Corveneto anche oggi (pagine 1 e 3) continua con il suo endorsement ormai evidente verso l’europarlamentare Pd Alessandra Moretti, sarebbe curioso sapere che cosa pensi quest’ultima della questione off-shore. La pensa come Serracchiani, che poi è il numero due del partito? E soprattutto sarebbe curioso sapere che cosa pensano gli industriali al riguardo. I veneti sono con Paolo Costa. Ma i friulani? E a livello nazionale come stiamo messi? Confindustria con chi sta? E il premier democratico Matteo Renzi per chi sta tifando? Tra dubbi e incertezze più che porto off-shore sembra un porto delle nebbie. Oppure no?

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