La voce dei tradizionalisti

Matteo CastagnaMatteo Castagna è un personaggio noto a Verona come lo sono le sue iniziative e le sue uscite pubbliche che spesso fanno discutere non solo in città. Il circolo di cattolici tradizionalisti che presiede, Christus Rex, compie in questi giorni dieci anni. Il che mi ha dato la stura per una lunga audio-intervista in cui lo stesso Castagna precisa il suo pensiero su molti argomenti: dal Concilio vaticano II sino ai social network, per giungere alla sua visione in ambito di fede.

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Ellero, strali contro l’ospedale di Vicenza

Ospedale di Vicenza
(m.m.) È una storia di quelle che possono far tremare i muri dell’ospedale di Vicenza quella che racconta il professore Renato Ellero. Una storia di mala sanità che è stata raccolta da Vicenzapiu.com che alla vicenda dedica un approfondimento scritto ed una video-intervista. Ellero, già docente di diritto penale all’università di Padova nonché ex senatore della Repubblica, accusa il nosocomio berico e l’Ulss 6 addebitando ad alcuni medici dell’ospedale la condotta che lo ha ridotto in uno stato di semi-paralisi. In altre parole il personale, sottovalutando una ischemia cerebrale in corso non avrebbe adottato tutte le contromisure previste dalle procedure per evitare che la situazione si aggravasse: questa almeno è la ricostruzione del giurista che parla anche di cartelle cliniche falsificate. Ellero però va oltre. Nell’intervista fa nomi e cognomi, cita la perizia di parte che l’ex senatore ha affidato ad un noto cattedratico marchigiano che getterebbe una luce sinistra sull’operato dei clinici. Spiega di avere agito già in sede penale e civile; attacca anche la Regione, accusando l’amministrazione di mancanza di vigilanza e punta l’indice pure contro la procura della repubblica ammonendola affinché indaghi prontamente e senza indugi.

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Raggi, Marra e il fil rouge che porta a De Santis

palazzo GiustinianiDa diversi giorni si legge sui media di indagini a vario titolo che riguardano il Campidoglio. I riflettori più potenti sono stati accesi dopo l’arresto di Raffaele Marra, potente braccio destro del sindaco capitolino Virginia Raggi (M5S) e dopo il contemporaneo arresto dell’immobiliarsita capitolino Sergio Scarpellini che gli inquirenti considerano pericolosamente vicino allo stesso Marra. I nomi dei due sono sulla cresta dell’onda da mesi. Ma non ci sono solo loro. Stando a quanto riporta Repubblica.it: «… sul fronte nomine in procura è aperta la partita sui contratti sottoscritti con il magistrato Carla Raineri, ex capo di gabinetto, Salvatore Romeo, capo segreteria, Andrea Mazzillo, ex capo staff poi nominato assessore al Bilancio, e Antonio De Santis, delegato alla gestione del personale. Un’indagine oggi classificata a modello 45, ovvero senza titolo di reato né indagati».

In questo contesto interessante è il nome di De Santis. Chi era costui? Guardando con cura sul web e grazie a qualche telefonata, qualcosa lo si viene a sapere. Il De Santis era dipendente del gruppo Cinque stelle alla Camera fino a circa tre mesi fa, divenendo dirigente di staff al settore del personale del Campidoglio con la Raggi. De Santis è calabrese della provincia di Reggio, iscritto all’ordine degli avvocati di Palmi nel Reggino. Alla Camera coi Cinque stelle era il responsabile legislativo della Commissione Lavoro; si iscrisse al M5S il giorno della sua cooptazione tre anni fa a Montecitorio proprio come responsabile dell’area Lavoro.

Del passato di De Santis la conoscenza è più fumosa; nella precedente legislatura è stato visto come portaborse dell’ex onorevole ligure Giovanni Paladini dell’Idv. Si tratta proprio di quel Paladini, ex poliziotto dell’area dipietrista con il cuore a droite, che in passato si spese molto per mettersi di traverso rispetto a qualunque iniziativa intesa per fare luce sul comportamento delle forze dell’ordine durante il G8 di Genova. Si tratta proprio di quel Paladini che con la moglie Marylin Fusco fu sottoposto ad una pesante inchiesta penale.

Ma prima di bazzicare i corridoi dell’Idv che cosa faceva De Santis? Su di lui ci sono solo leggende metropolitane tra l’Europa, le Calabrie e il servizievole quartiere Prati a Roma. Nessuno sa di sue carriere accademiche o di livelli dirigenziali in seno alla pubblica amministrazione, le sole attività che aprono al ruolo di dirigente di staff. Eppure la Raggi ha voluto fortemente De Santis con sé. Quali sodalizi hanno suggerito questo nome alla Raggi? (nel riquadro uno scorcio di palazzo Giustiniani, uno degli edifici del potere romano)

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Spy story in Veneto Banca

hacker imageUna storia di e-mail violate, di microspie, di investigatori privati e di manovre di corridoio in seno ai vertici di Veneto Banca: è quella che racconta il quotidiano La Verità in edicola oggi, il quale pubblica un lungo servizio a pagina 7. «Ascolti illegali, intrusioni nella posta dei dirigenti e copia di file riservati» sono solo alcuni degli ingredienti dell’articolo a firma di Giacomo Amadori il quale spiega che della vicenda si starebbe occupando la Procura della repubblica presso il tribunale di Roma.

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Rumors Spv: voci romane, voci pedemontane

rumors and voices(m.m.) Ormai non si contano più le uscite della giunta regionale del Veneto in merito ad una soluzione virtuosa della vicenda Spv. Ma che cosa si staglia all’orizzonte di una delle opere più chiacchierate in tutto il Paese? Dalla capitale giungono alcune indiscrezioni. Secondo le quali la patata bollente potrebbe finire nelle mani di Anas. O almeno questa sarebbe la soluzione gradita ad un pezzo trasversale di establishment. Dire Anas però vuol dire Stato. Ora al di là del contenzioso che gli enti pubblici potrebbero invocare visto lo stallo imposto dal concessionario, ovvero la Sis, va da sè che una opzione del genere farebbe perdere alla stessa Sis una grandissima parte della commessa. Pare che in questo senso sia stato ipotizzato una sorta di accordo in bonis in cui Sis cede la concessione ma il nuovo concessionario, Anas, affidi l’incarico per il completamento dei lavori alla stessa Sis col meccanismo del general contractor affidato proprio Sis. Si tratterebbe però, almeno stando al parere di alcuni altissimi funzionari ministeriali nonché dell’Anac, di una operazione ad altissimo rischio di illiceità, anche sul piano penale. Il tutto mentre da Roma filtrano pure alcune indiscrezioni circa l’inizio di possibili accertamenti sulla Spresiano Montecchio, avviati dalla procura capitolina, specie in riferimento ai controlli messi in campo dai vari ministeri nell’ambito della definizione dell’iter della Pedemontana Veneta. I cui destini potrebbero fatalmente incrociarsi con quelli del referendum costituzionale di dopodomani.

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La “saudade” di Dalla Grana, un borghese grande grande

Maurizio Dallagrana

Maurizio Dalla Grana rappresenta al meglio quell’etica borghese, che semmai esistita in Italia, da tempo è morta e sepolta sotto uno strato impenetrabile di terrame affaristico di risulta e di delinquenza pacchiana. Un mix di mestizia e solitudine, mai sfociati nell’abbandono della barricata,  è il tratto distintivo della battaglia ultradecennale di Dalla Grana in una vicenda, quella della Popolare di Vicenza, che ha cambiato per sempre i connotati alla provincia berica: nonché alla regione che fu della Serenissima, anche per l’affaire cugino di Veneto Banca. E così basta una scorsa veloce all’intervista che ho firmato ieri per Vvox.it, ma soprattutto basta uno sguardo agli occhi tristi, ma senza il minimo segno della resa, dell’imprenditore di Lonigo, per avere la cifra della “saudade” che ha accompagnato un ribelle a tutti gli effetti. La sua è stata una ribellione, ad un andazzo morbosamente vorace, condotta col ragionamento, con lo studio dei bilanci, con l’analisi della carte, con le denunce nelle sedi opportune: mai una parola sopra le righe, mai un’invettiva violenta, mai una affermazione che potesse essere confusa col rancore. Ce ne fosse stato un centinaio di imprenditori così, su oltre 100mila soci, l’istituto di via Framarin non sarebbe finito nella vasca imhoff in cui soffoca oggi. Ma l’aspetto per certi versi ancor più disperante è che da uno come Dalla Grana gli imprenditori che fanno parte del gotha alla polenta & schei che sgoverna il Veneto dagli anni ’80 non potranno mai imparare un’acca: non è nelle loro corde.

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Risparmiatori, vietato protestare a Pontassieve davanti a casa di Renzi

Banche, proteste a Roma

Questo pomeriggio Vvox.it pubblica una notizia di quelle che danno da pensare, e forse da disperare, su che cosa sia lo Stato di diritto in Italia. Ai risparmiatori colpiti dal rovescio delle popolari venete e dell’Italia centrale, non è nemmeno consentito protestare liberamente a Pontassieve, luogo di residenza del premier Matteo Renzi. Questa almeno è la denuncia dei comitati

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Colomban ai raggi X del Corriere Veneto

X Rays Massimo Colomban

(m.m.) Va letto tutto d’un fiato l’approfondimento che Il Corriere del Veneto dedica a Massimo Colomban, l’imprenditore trevigiano da poco divenuto assessore alle partecipate del comune di Roma, oggi retta da una maggioranza a Cinque stelle. Nell’articolo, che tra l’altro comincia in prima pagina, l’autore Giovanni Viafora punta la sua attenzione sulle frequentazioni politiche anche di vecchio corso di Colomban. Tra le quali spuntano quelle con la nebulosa dell’ex governatore azzurro Gianfranco Galan (che ha patteggiato una pena nell’ambito della scandalo Mose) e quelle con un altro ex governatore di lusso. Quell’ex Gianfranco Cremonese (di natali vicentini), coinvolto nel gorgo della prima Tangentopoli veneta. Anche Cremonese per quella vicenda patteggiò una pena. Viafora poi racconta della liason con la galassia Finint del fu duo Marchi De Vido e soprattutto la prossimità con l’ex boiardo Giancarlo Elia Valori, il «metamassone», di cui parla con dovizia di dettaglio Miguel Martinez sul portale di Arianna Editrice. Ad ogni modo la prospettiva fornita dal Corriere Veneto è interessante anche e soprattutto se letta in relazione alla discussione in atto sulla reale natura di Confapri, il think tank creato proprio da Colomban a ridosso del 2013 in una con le ramificazioni di questo circolo anche in ambienti internazionali.

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Che figuraccia per Zonin… e per il commensale Monorchio

Andrea Monorchio

(m.m.) Gianni Zonin, ex presidente di BpVi, esce letteralmente a pezzi nel ritratto che oggi gli dedicata Dagospia a tutta pagina. Il popolare portale creato da Roberto D’Agostino per vero non fa altro che rilanciare un servizio pubblicato sul quotidiano La Verità e firmato dal giornalista veneto Stefano Lorenzetto. Il quale nella sua lunga analisi distilla un passaggio al curaro: «… con mia grande sorpresa mi ritrovai a pasteggiare insieme ad Andrea Monorchio, il Ragioniere generale dello Stato che per quasi tre lustri era stato il più alto contabile della Repubblica. Ma che c’ entravo io con Monorchio? Non l’ho mai capito. Di sicuro Monorchio c’entrava qualcosa con Zonin, visto che nel 2014 fu nominato vicepresidente della Bpvi con un appannaggio annuo di 294.700 euro lordi. Del resto il metodo della casa vinicola è sempre stato questo, come potrebbero ben testimoniare procuratori della Repubblica, assessori regionali e sindaci, spesso compagni di caccia del banchiere nella sua tenuta friulana di Ca’ Vescovo. I notabili, a cominciare dagli editori quotati in Borsa e dai giornalisti, meglio farseli amici. Nella vita non si sa mai…».

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Decesso Pierbattisti, sul San Camillo le dure parole della madre di Elena

Elena Pierbattisti

Ieri Vvox.it ha pubblicato una toccante lettera aperta di Riccarda Bisazza, madre della giovane Elena Pierbattisti uccisa tra Roma e Fiumicino ai primi d’agosto a seguito di un grave incidente stradale. Nella lettera aperta la donna lamenta le condizioni poco decorose nonché il degrado dell’ospedale San Camillo e dell’obitorio del Verano. Due strutture della capitale che secondo gli estensori (la missiva è firmata anche dai fratelli di Elena) dell’accorato scritto non sono state all’altezza della situazione. Dal testo pubblicato da Vvox.it si apprende peraltro che i tre firmatari hanno tessuto invece le lodi del personale medico e dei sanitari dell’ospedale nonché di quello dell’ambulanza per l’abnegazione con la quale questi hanno cercato di salvare la vita della giovane. Frattanto trapelano le primissime indiscrezioni sulle indagini. In circostanze del genere infatti la magistratura apre d’ufficio un fascicolo che con ogni probabilità vista la dinamica del sinistro, vaglierà anche l’ipotesi di reato, a carico dell’autista del van che ha causato l’incidente, di omicidio stradale.

LEGGI L’INTERA LETTERA SU VVOX.IT

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