Debito pubblico, Wall Street e l’ascesa di Hitler

Gli stati membri dell’Unione Europea hanno aumentato senza ritegno il proprio debito pubblico, facendo saltare il Patto di stabilità che avevano concluso. Già un ottavo delle loro risorse viene assorbito dai rimborsi dei prestiti che hanno sottoscritto. Il sistema evolve di modo che gli stati diventano macchine di drenaggio di soldi dei contribuenti verso le banche. Il 10 settembre 2009 la rivista economica tedesca Handelsblatt fece sobbalzare i suoi lettori, titolando: “Indebitamento dello Stato: l’esplosione”. Seguendo uno studio, non pubblicato, della Commissione europea, in alcuni Stati dell’Unione Europea, la crisi economica porterà ad una enorme crescita del loro indebitamento, di qui al 2020. Si valuta per la Gran Bretagna un debito che si attesterà al 180% del prodotto interno lordo. Alla fine del 2008 questo indebitamento non era che del 50% circa del PIL. Secondo l’articolo, l’indebitamento dello stato aumenterà in modo esponenziale in altri paesi dell’UE: in Francia, per esempio, del 120% del PIL, in Germania poco più del 100%.

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La fatica del ricordare

È trascorsa da poco la “Giornata della Memoria”, il 27 gennaio, e siamo alla “Giornata del Ricordo”, il 10 febbraio. C’è un rapporto, tra le due date e le due celebrazioni? Ed esauriscono, prese insieme, il nostro bisogno e il nostro dovere di ricordare? E chi poi, con precisione, dovrebbe ricordare che cosa? E a quale scopo? Mi pongo queste domande proprio oggi, domenica 7 febbraio, perché all’uscita dalla mia chiesa c’era un gruppo di suorine che stava facendo la questua per una loro casa di riposo, dov’esse ospitano anziani del tutto poveri o provvisti di mezzi talmente modesti da non potersi permettere residenze comode o magari anche solo decorose per passarvi la vecchiaia. Queste religiose vivono esclusivamente della carità pubblica: e la loro è un’esperienza molto dura, al limite della sopravvivenza.

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Jp Morgan contro Goldman Sachs

Stiamo assistendo ad uno scontro epico tra due giganti bancari, JPMorgan Chase (Paul Volcker) e Goldman Sachs (Geithner/Summers/Rubin). A rimanere disseminati sul campo di battaglia ci potrebbero essere i vostri fondi pensione.Il compianto economista liberale Murray Rothbard scriveva che sin dal 1900, quando William Jennings Bryan non arrivò per poco alla presidenza, la politica degli Stati Uniti è stata una lotta tra due giganti bancari, i Morgan e i Rockefeller. A volte le parti si sono invertite ma il burattinaio che tirava i fili è sempre stato uno di questi facoltosi giocatori. Nessun altro candidato di successo ha mai avuto una reale possibilità di vittoria perché i banchieri avevano il potere esclusivo di creare l’offerta monetaria nazionale e, quindi, avevano in mano le carte vincenti.

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In corsa alle regionali

Dopo una attenta riflessione, non esageratamente lunga peraltro, ho deciso di accettare la proposta dell’Idv e di molte altre persone per una mia candidatura da indipendente alle prossime elezioni regionali nel Veneto. Tornerò in seguito sulle ragioni di fondo e su quelle contingenti che mi hanno spinto in questa direzione. Vorrei comunque sottolineare che la mia richiesta per la più ampia autonomia di giudizio e di movimento è stata accolta senza problemi dall’Idv che per questo ringrazio. So che la competizione elettorale è una missione quasi impossibile per coloro che non rientrano nel solito giochino della democrazia rappresentativa, sui paradossi della quale continuerò a puntare l’indice. Ma vorrei che questi mesi di campagna elettorale fossero utili in primis a fare capire che non tutti si uniformano al coro del pensiero unico. Senza testimonianza non esiste memoria. E senza memoria non esistono idee ed azioni. Giuste o sbagliate che siano.

Marco Milioni

Tredici cave sotto inchiesta Salvarani: «Ambiente violato»

Tonnellate di materiale estratto in maniera superiore al consentito e modalità di ripristino irregolari, almeno secondo quello che erano i piani autorizzati dalla regione e suoi quali avrebbe svolgere il controllo la Provincia. Sono tredici le cave al centro delle indagini della magistratura vicentina per le violazioni penali di carattere ambientale.

LEGGI L’INTERO ARTICOLO SUL GDV

Cavazzale. Ex Sivi, Comune a patti

Il futuro dell’area industriale dell’ex General Electric di Cavazzale, azienda dismessa da alcuni anni, continua a tenere banco. Se da un lato un comitato di ex dipendenti chiede al Comune di non modificare la destinazione d’uso per evitare speculazioni edilizie, dall’altra l’amministrazione mantiene un profilo pragmatico. «Quell’area va riqualificata, impensabile mantenere un tale stato di abbandono nel centro di Cavazzale. E con l’azienda dobbiamo trattare, magari ottenendo la nuova piazza e una pista ciclabile».

Il sindaco sa bene che una speculazione edilizia nuda e cruda non porterebbe a nulla, va da sè dunque che se la multinazionale ha bisogno di quell’area, potrebbe pagare un prezzo a favore di Cavazzale. Questa la linea di Alessandro Zoppelletto che ribadisce: «Dai problemi è preferibile ricavarne delle opportunità, anziché farne fonte di polemiche e contrasti che non giovano a nessuno». Uno dei cavalli di battaglia del comitato riguarda invece l’acquisto dell’area ex Sivi, una sorta di risarcimento pubblico a fronte delle centinaia di casse integrazioni firmate ai danni delle famiglie di Monticello prima della dismissione. Ma anche su questo punto Zoppelletto è chiaro: «È un’operazione colossale per le finanze di un piccolo Comune. Dovremmo reperire diversi milioni di euro per un area di circa 42 mila metri quadrati, dei quali circa 24 mila coperti da capannoni. Una simile liquidità assorbirebbe tutte le risorse di un triennio di investimenti in opere pubbliche, paralizzando, di fatto, l’intera attività pubblica. E l’ipotesi di indebitamento attraverso il ricorso a mutui o all’emissione di Boc (buoni ordinari comunali) causerebbe lo sforamento del patto di stabilità anche per gli anni a venire».
A questo punto per Zoppelletto non resta che trattare con la General Electric: «Dobbiamo puntare ad avere delle compensazioni adeguate, come una piazza davanti la chiesa e magari una pista ciclopedonale lungo l’Astichello. Tutto questo senza avventurarci in operazioni finanziarie che costringerebbero a tassare per anni i cittadini di Monticello».

Ma il comitato che ieri sera ha affrontato la questione in un’assemblea pubblica punta i piedi su alcune questioni. «Cinque anni fa la giunta Zoppelletto ha votato contro l’ipotesi di un cambio di destinazione – spiega Enzo Magnaguagno -. Se il sindaco cambia idea lo faccia con una atto formale in Consiglio. L’indebitamento inoltre si può fare, chiedendo prestiti e pagando mutui come fanno tutte le amministrazioni locali. Quanto al patto di stabilità, ricordo al sindaco che è già stato sforato l’anno scorso».

Eugenio Marzotto
da Il Giornale di Vicenza del 6 febbraio 2010; pagina 35

Lanerossi a Schio. «Cancellare i macro-privilegi»

Il piano di recupero dell’ex Lanerossi di via Pasubio a Schio, che prevede la realizzazione di circa 300 mila metri cubi di edilizia tra residenziale e commerciale, da anni pubblicizzato anche con enormi e costosi cartelloni dal comune di Schio, ha subìto, dalla società gestore del patrimonio immobiliare della Marzotto, Pirelli Real Estate e Telecom, in corso d’opera, il rifiuto repentinamente di firmare l’accordo del progetto da anni studiato e condiviso con il comune. Un colpo devastante per la città; un de profundis per il suo futuro urbanistico. L’azione dei responsabili politici scledensi, che nel frattempo nei confronti dei proprietari dell’ex complesso laniero s’erano prodigati con l’anticipo di “regali e privilegi”, ora si dimostra una colossale ingenuità amministrativa.

Il comune di Schio, infatti, in occasione dell’approvazione dell’attuale piano regolatore generale, in riferimento allo storico complesso, ha regolamentato che il nuovo intervento edificatorio derivi esclusivamente attraverso il recupero della cubatura esistente e visto che la normativa cogente vieta l’abbattimento della «Fabbrica Alta» della grandezza di circa 30 mila metri cubi, per la stessa, ha pensato “male” di regalare pari volume recuperabile come nuova edificazione. Vale a dire che l’accordo produrrà, rispetto allo stato attuale, un aumento di cubatura di circa 30 mila metri cubi e un pedissequo “regalo” di circa 3,5-4 milioni di euro. Ma non è finita qui. L’amministrazione scledense, inoltre, attribuendo allo storico fabbricato, ancorché di proprietà della “Marzotto & C” lo status di interesse pubblico, ha di fatto esentato la stessa dall’afferente pagamento dell’imposta comunale sui fabbricati (Ici). Altro bel regalo, non vi pare?

A questo punto corre l’obbligo di considerare se la società Aree Urbane di Marzotto & C s’è sottratta alla sottoscrizione della convenzione, perché il Comune di Schio non fa altrettanto e almeno per ora si svincola dall’impegno? Lo può fare? Sì, oltretutto ora è libero anche moralmente. Perché non tornare quindi allo status quo, allo zero assoluto, cancellando i macro privilegi di cui sopra già concessi almeno fino a quando “Aree Urbane” e comune non manifestino insieme una concreta intenzione di riprendere il percorso? Al momento sarebbe l’unico modo per non dimostrare sottomissione e di governare nell’esclusivo interesse economico della città.

Guido Toniolo, Schio (VI)
da Il Giornale di Vicenza del 5 febbraio 2010; pagina 55

L’oro della fiera

Il Giornale di Vicenza di oggi distilla una notiziola succosa che trascrivo fedelmente: «La modella dagli occhi di cerbiatto e décolleté di pailettes campeggia ancora sul sito della Fiera di Vicenza, alla voce About J. Ma il nuovo consiglio di amministrazione presieduto da Roberto Ditri si appresta a tagliare la chiacchieratissima rassegna riservata al segmento più alto del mercato orafo italiano e internazionale. L’evento nato sotto la direzione di Maurizio Castro con l’obiettivo di creare un evento intorno alla gioielleria d’alta gamma, segnato da un vistoso rosso di bilancio nelle due edizioni passate organizzate a Milano, naufraga miseramente all’Arsenale di Venezia. La laguna era il luogo scelto per l’edizione 2010, ideata e cresciuta durante la presidenza di Dino Menarin e con la regia del direttore Domenico Girardi». Il quotidiano berico in pratica inguaia la vecchia gestione della fiera targata Pdl. I conti sono i conti, ma quanto è costato lo scherzetto “About J.” alla comunità vicentina? Quante consulenze esterne, quanti paraculi, quanti incarichi ad personam o ad agenzie di comunicazione sono stati elargiti? Si sono segnalati casi tipo sistema Tarantini? Perché i consiglieri comunali e provinciali non sommergono la corte dei conti, la procura della repubblica nonché gli enti di riferimento con una marea di esposti? Chi ci ha mangiato? Ma tra coloro che hanno retto le sorti della fiera berica non ci sono personaggi legati ad aree politiche come Pdl-An i cui antenati attaccavano a testa bassa il partito delle tangenti?

Marco Milioni

La torre prendente

(M.M.) Da alcuni giorni l’assessorato al bilancio del comune di Vicenza lamenta una serie di problemi di cassa. Da Roma arrivano meno trasferimenti (Roma ladrona e Catania spendacciona ridono con la collaborazione della Lega che perdona). Ma c’è un ma. Gentile assessore alle finanze Umberto Lago. Potrebbe chiedere al suo partito, il Pd, al suo sindaco del Pd (mister Achille Variati I suppose), al suo assessore all’edilizia del Pd di leggere il Corriere Veneto di oggi? È mai possibile che debbano essere sempre i comitati civici a stringere i palazzinari con le spalle al muro? Altro che multa da un milione di euro (nemmeno pagata tra l’altro). I privati per l’affaire Torre Girardi, almeno stando alle invettive della ex opposizione,  oggi in buona parte divenuta maggioranza, ne dovrebbero tirare fuori almeno sei. E sai con sei milioni di euro quanto cosucce si fanno in comune? Gentile assessore Lago, vada in ufficio dal suo collega all’edilizia privata Pierangiolino Alfano Cangini e gli faccia una volta per tutte un cazziatone. Vicenza e l’erario municipale ringrazieranno.

Lo smemorato Ciambetti

Non c’è nulla di personale contro Roberto Ciambetti, anzi. Il consigliere regionale del Carroccio, però, ultimamente sta inciampando un po’ troppo spesso in un brutto vizio della politica italiana. Gli era capitato già qualche settimana fa, quando se ne era uscito con una presa di posizione contro il nucleare in Veneto. Proprio quel nucleare che il governo formato e sostenuto anche dal suo partito aveva voluto, sbandierato e approvato. Adesso ci ricasca con la Pedemontana.

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Asso di picche
              Rubrica di Alessio Mannino                                          


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