Il passante secondo Baschieri

Alessandro Baschieri, il masterchef dei distinguo, il 21 di luglio ha scritto un post che rimarrà ai posteri. Parlando della chiusura temporanea del Passante mestrino, s’inerpica in una, ardua sul piano della logica, precanta di tutte o quasi le grandi opere del Veneto. Ora anche una scamorza sa che se chiudi i rubinetti di un acquedotto asseti una intera città. Il che non è bene, ma questo non ti autorizza a far pagare quell’opera il doppio, magari a causa delle tangenti. Ora se Baschieri fosse uno qualsiasi vabbeh, la supercazzola ci può stare. Ma il nostro è un papavero del Corriere del Veneto e dovrebbe ben sapere che il Mose, lo dice la Corte dei conti, è costato un 80% di più rispetto alla cifra di partenza. Ma da chi ha criticato (con argomentazioni da manuale Cencelli del giornalismo) Sigfrido Ranucci e Report per il servizio su Tosi, ci si aspetta questo e altro. Più che prendersela col programma della Gabanelli ci si dovrebbe domandare come mai un approfondimento così non l’abbia mai fatto il Corveneto o l’Arena, che Tosi ce l’hanno a portata di mano. Ma forse il perché lo capiamo bene. Caro Alessandro, la favoletta degli appalti non truccata non la bevono nemmeno in prima asilo. Per caso hai confuso il Passante di Mestre con quello della tua cintura? Magari quello vicino alla tasca?

Marco Milioni

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Il caso Despar e il diritto all’oblio

Che cosa è il diritto all’oblìo? Quanto confligge con la libertà di stampa? Un piccolo esempio concreto di questo problema l’ho toccato con mano molto di recente. Questi sono i contorni della vicenda. Nel 2011 per VicenzaPiù scrivo un servizio che in terra berica scatena molte discussioni. Per dare corpo alle mie analisi cito nel mio reportage un articolo pubblicato da La Voce delle voci. Per agevolare i miei lettori riporto tale servizio su uno dei miei blog. A più riprese però dai legali di uno dei soggetti chiamati in causa nell’articolo  mi viene chiesto di rimuovere l’articolo da me richiamato. Cosa che ho deciso di fare. Per questioni di correttezza deontologica però ho precisato che chiunque sia interessato ad avere copia dell’articolo rimosso può scrivermi dettagliando la sua richiesta: anche per dimostrare in ogni momento la correttezza della citazione contenuta nel mio servizio del 2012. Da questo stato di cose è nato un interessante scambio di vedute tra l’avvocato Massimo Vetromile Ricciulli e il sottoscritto.

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Il Mose, Paolo Costa e il soldato Galan

Nessuno ricorda che nel 2009 Paolo Costa e Piero Fassino, tutti e due pezzi da novanta del Pd, volevano salvare il soldato Giancarlo Galan? Salvarlo da cosa? Ma dall’annunciato arrivo del leghista Luca Zaia quale governatore veneto. Nessuno ricorda che quel prototipo delle larghe intese, leggi l’inciucio che regge oggi le sorti del parlamento e del governo, venne benedetto niente popo’ di meno da Giuliano Amato? Nessuno ricorda che Piero Fassino è diventato un neorenziano doc? All’epoca si voleva salvare il soldato Galan perché, per caso, c’erano di mezzo i quattrini bipartisan del sistema Veneto? E poi come si fa a dire che di voler mandare in galera i corrotti senza bloccare le grandi opere. È come se gli Alleati, entrando ad Auschwitz, si lamentassero del fatto che i lager fossero il frutto di abuso edilizio e corruzione. Ma allo stesso tempo si fossero impegnati a terminare quelle “grandi opere”. Perché solo alcuni (fra i quali Marco Travaglio) dicono che le nostre grandi opere vanno tutte bloccate perché fonte di danni ambientali e latrocinii infiniti? Perché il premier Matteo Renzi (Pd) non azzera, tanto per dirne una, il commissario alla Spv Vernizzi, la cui figura è ben nota al primo ministro?

Marco Milioni

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Balasso über alles

(m.m.) L’altro ieri il comico Natalino Balasso sulla sua bacheca Facebook ha cucinato un commento esilarante sulla questione Padova. «Per carità, un sindaco vale l’altro, tanto a votarlo sono la maggioranza di quei pochi cittadini che vanno a votare. Ma è interessante questa iniziativa di Bitonci, neosindaco di Padova, che dice che il Comune “regalerà”, coi schei dee tasse, crocifissi da mettere negli uffici pubblici e nelle scuole, con l’obbligo di tenerceli e guai a chi li toglie da lì. Per uno che si era dichiarato “sindaco di tutti” non c’è male. Ora i cittadini, nelle lunghe attese agli uffici pubblici sapranno in che direzione bestemmiare». Il web è andato in delirio.

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Immunità al Senato, Ellero: come il diavoletto di Cartesio

(m.m.) Adesso «è saltata  fuori l’immunità per una corposa rilevanza di amministratori locali che saranno quelli cui verrà affidato l’ingrato compito, se il finanziamento pubblico sarà effettivamente ridotto, di rimpinguare le casse dei partiti e non solo di quelli». Usa il vetriolo il professor Renato Ellero in una nota diramata pochi minuti fa nella quale commenta la proposta di immunità per il nuovo senato, così come uscita in queste ore dai palazzi romani. Ellero punta l’indice contro Lega, Fi e Pd. Ma soprattutto se la prende col premier democratico Matteo Renzi: «Adesso finalmente abbiamo il presidente del consiglio, nonché segretario del Pd… figlio della Margherita, che in una con Fi e Lega, porta avanti un discorso di riforma del senato che francamente lasciava perplessi. Nel senso che le motivazioni che accompagnavano tale cambiamento erano completamente farlocche. Ora si capisce il perché il perché. Infatti non aveva senso sostituire chi viene eletto dal popolo con eletti da parte di eletti nel momento stesso in cui si vorrebbe eletto direttamente eletto dal popolo anche il presidente della repubblica nonché il presidente del consiglio… Quando vi è una contraddizione tanto clamorosa c’è sempre qualcosa che salta fuori all’ultimo momento, ma cui in verità si tende sin dall’inizio. E infatti come il diavoletto di Cartesio, è saltata  fuori l’immunità per tanti amministratori locali». L’ex senatore Ellero, che già ieri su globalist.it, non aveva risparmato battute taglienti sul governo, oggi oltre a rincarare la dose fa anche una premessa storica sulla immunità per i politici locali: «Più o meno una dozzina d’anni orsono Forza Italia e Lega tentarono di gettare sul tavolo politico un il discorso relativo ad una immunità di tipo parlamentare anche per gli amministratori regionali, consiglieri ed assessori. Da parte della sinistra ci fu reazione, non particolarmente virulenta, mentre da parte degli ex democristiani quelli, collocabili nella cosiddetta Margherita, ci fu una reazione per così dire silenziosa. Invece opinione pubblica e stampa sobbalzarono piuttosto vivacemente tanto che di quella riforma, pur allo stato embrionale, non se ne fece nulla».

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La spuma

Presto «la spuma», come la chiama Giulietto chiesa, con cui Matteo Renzi ha abilmente mascherato la sua pochezza con l’appoggio della quasi totalità del sistema mediatico italiano, evaporerà. Ma i problemi resteranno. Se ne percepiscono varie avvisaglie: dalla possibile stangata sulla Tasi (+ 60% secondo Bankitalia) sino alla figura meschina in arrivo per Alitalia. Si aggiunga la disoccupazione record più il monito europeo per una finanziaria aggiuntiva. La quale fino a poco fa era pura fantasia per l’entourage del premier democratico Renzi. In questo contesto è bene provare ad ascoltare due voci fuori dal coro: Marine Le Pen che annichilisce l’alfiere della tecnocrazia europea Lilli Gruber; e ancora una analisi lucida proprio di Giulietto Chiesa sul voto di maggio. Una analisi che difficilmente si sentirà in prima serata.

Marco Milioni

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Veneto cosca srl


(m.m.) Stanotte tra me e me ho fatto alcune brevissime considerazioni relativamente alla questione della penetrazione delle mafie nel territorio Veneto. Ricordo le parole dell’assessore regionale all’agricoltura Franco Manzato che a più riprese ha rimarcato che il fenomeno esiste e non va sottovalutato. Ho la vaga impressione però che la cosa stia passando un po’ nel dimenticatoio. In modo molto artigianale ho provato a trasformare queste riflessioni in un breve approfondimento video di cinque minuti.

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Il condominio giallo

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(m.m.) Abitano a pochi passi dalla casa in cui sono cresciuto nel condominio di via Quadri che nella zona gli abitanti chiamano «il condominio giallo». Lì vivono alcune famiglie che fanno una fatica bestia a tirare avanti. Tra crisi, malattie difficoltà familiari le storie e i drammi personali sembrano moltiplicarsi tra loro, appena attenuate da una solidarietà di vicinato che sembra sparita da un quartiere senza volto e senza personalità. E tra comprensibili timori e la tentazione di rimanere rintanati nel proprio piccolo, Francesca, una mamma di cinquant’anni ha deciso di raccontare la sua storia. Il marito, «gravemente malato di leucemia è praticamente impossibilitato a lavorare». Lei operata da più parti alle articolazione fatica a vivere in un appartamento di «quaranta metri quadri» con un figlio dicassettenne che per aiutare i genitori «ha pensato di lasciare la scuola». Con dignità i tre chiedono al comune una soluzione diversa e una casa «con meno muffa e più sana», magari al primo piano. Al contempo sempre all’amministarzione chiedono un aiuto economico utile a farli sopravvivere perché ciò che Francesca riesce a guadagnare «vendendo un po’ di immagini religiose» non basta nonostante gli auti che «le persone di buon cuore garantiscono di tanto in tanto». A palazzo Trissino sarebbe da chiedere, per esempio, se le kermesse organizzate in Basilica siano state gestite al meglio. E se magari non avanzava qualcosa per casi come questi, in cui persone che vivono al margine hanno conservato quella dignità e quel pudore che manca ai piani alti della politica, locale e non.

ASCOLTA IL RACCONTO DI FRANCESCA

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M5S versus project financing

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Il gruppo grandi opere del M5S recentemente ha assunto una posizione molto dura nei confronti del project financing e più in generale nei confronti delle grandi infrastrutture del Veneto. Al Centro della polemica c’è la Spv ma non solo. Francesco Celotto, attivista bassanese dei Cinque Stelle nonché membro del gruppo grandi opere nella intervista pubblicata assieme a questo post fa il punto della situazione. E si auspica che anche l’Europa faccia chiarezza sulle modalità della finanza di progetto.

GUARDA IL VIDEO

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Estorsioni, le mani della ‘Ndrangheta sul Veneto

Il Comando provinciale di Reggio Calabria e lo Scico di Roma della Guardia di finanza hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo, emesso dal Gip del Tribunale reggino, di imprese e beni per un valore complessivo di oltre quattro milioni di euro. Secondo le indagini, i beni sequestrati sono riconducibili a due persone ritenute affiliate a cosche della ‘ndrangheta e già arrestate in precedenza dai carabinieri perchè accusate di azioni estorsive, attuate con modalità mafiose, ai danni di un imprenditore edile della provincia di Padova, impegnato nell’ esecuzione di lavori nella Piana di Gioia Tauro.

LEGGI L’INTERO SERVIZIO SUL CORRIERE VENETO
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