Jawohl!

Domenica sera Rai Tre con Presa diretta ha mandato in onda un ottimo esempio di reportage. Un reportage nel quale il punto di vista del giornalista era chiaramente espresso ma suffragato da analisi e dati presentati con rigore. La puntata del 7 marzo però ha chiaramente disvelato un aspetto che forse è sfuggito ai più. La scelta di campo portata avanti dal parlamento tedesco durante gli anni Novanta a favore delle energie alternative ha un valore incontestabile sul piano della difesa dell’ambiente. I continui richiami del cancelliere federale Angela Merkel al raggiungimento del cosiddetto pacchetto 20-20-20 sono ormai considerati attendibili da tutta la comunità internazionale. Ma il pacchetto che impone di abbattere, entro il 2020, il 20% delle emissioni di CO2 prodotte in Europa rispetto al 1990, di produrre il 20% di energia da fonti rinnovabili e di aumentare del 20% l’uso di biocombustibili, è una minima parte di un disegno assai più ampio.

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Tanfo mafioso nel centrodestra berico

Dalla provincia di Vicenza comincia a salire un tanfo insopportabile. Un tanfo che sa di concia e di pelli sporche. Le ultime notizie pubblicate sulla stampa locale non fanno che aggravare la situazione. Le ammissioni di Filiberto Segantini rispetto alle mazzette che avrebbe intascato da diversi big della concia dell’ovest Vicentino sono eloquenti. Segantini tra l’altro non è uno qualsiasi. Fino al momento del suo pensionamento è stato uno degli ispettori più in vista dell’Agenzia delle entrate di Arzignano. Di più, Segantini è il deus ex machina della figlia Alessia, sindaco leghista di Zimella nel Veronese a due passi da Lonigo. Segantini, già nome di spicco in Fi a metà degli anni Novanta, per di più viene da anni indicato come persona molto vicina ad alcuni ras del Carroccio e dell’attuale Pdl della provincia di Vicenza; per di più secondo molte indiscrezioni circolate a palazzo Nievo sarebbe amico di diversi imprenditori del settore pellami.

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Il punto del non ritorno

Da oggi è formalmente finito il regime democratico e costituzionale. Ed è cominciato quello autoritario. La cosa secondo me stava scritta nel dna della nostra democrazia, che è sempre stata tale solo nella facciata. La firma del capo dello Stato sul decreto “salva liste” è un provvedimento contra legem ed autoritario grazie al quale il governo modifica e falsifica in anticipo l’esito del voto. Il prossimo passo potrebbe essere quello di annullare, sempre per decreto, l’esito di una votazione non gradita all’esecutivo. Oppure quello di limitare od annullare il diritto di sciopero. Poi quello di manifestare in piazza. Silvio Berlusconi assieme al suo centrodestra,  che ha la maggioranza parlamentare, ha definitivamente gettato la maschera. Giorgio Napolitano lo ha assecondato violando la costituzione repubblicana (per chi ancora ci crede). Ma la cosa che mi spaventa di più è l’ossequio del PD nei confronti dell’operato del presidente della repubblica. So bene che quest’ultimo viene da quel partito. Ma a questo punto il confine tra stupidità del PD e una vera e propria condizione da fiancheggiatore del capo del PdL è sparita. La storia giudicherà il Partito Democratico con distacco condannandone l’immobilismo pur di rimanere attaccato alle sue rendite di posizione, legali e non. Consiglio ai pochi con un po’ di soldi che non l’hanno già fatto di portare il grosso della loro fortuna al sicuro all’estero. La situazione economica sta peggiorando, il nano è passato all’attacco; per gestire l’ingestibile chiederà sempre più potere. La sua strada assomiglia sempre più a quella di un peronismo che si avvia verso l’ascesa del suo Videla. Il tutto però sempre assommato nella medesima persona. Chi non accetta tutto ciò può cominciare a fare le valigie o può cominciare ad impratichirsi alle tecniche di resistenza e di insorgenza. Se continua così tra qualche mese passeremo il punto del non ritorno. Ma sono pessimista al riguardo. La maggior parte delle persone al momento è più o meno soddisfatta della situazione. Per cui si merita ciò che ha. Chi è nauseato invece può sempre tentare la strada dell’asilo politico. Cinicamente potrei dire che è meglio così. Forse ci salveremo solo rompendoci le ossa.

Marco Milioni

Violenze a Bolzaneto, 44 condanne

Nella caserma di Bolzaneto, durante il G8 dell’estate 2001, i no-global furono picchiati, umiliati, sottoposti a “trattamenti inumani e degradanti”. Ci fu tortura, e gli imputati sono colpevoli. Generali della polizia penitenziaria, guardie carcerarie, ufficiali dell’Arma e militari, agenti e funzionari di polizia, persino quattro medici: questa sera la Corte d’appello del tribunale di Genova li ha condannati tutti e 44. A nove anni dai fatti la maggior parte dei reati è prescritta, ma i responsabili pagheranno comunque risarcendo le vittime delle violenze. E con loro metteranno mano al portafogli anche i ministeri di appartenenza (Giustizia, Interno, Difesa), che dovrebbero sborsare una cifra superiore ai dieci milioni di euro.

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We are for Polverini


(r.p.) Se avete addominali abbastanza forti guardatevi questo video. riderete a crepapelle. Si tratta della parodia di “We are the world” riferita al caso Polverini-Formigoni. Geniale la scelta del testo in un improbabile americano alla vaccinara.

Renato Ellero su Zaia e il nucleare


(m.m.) Allego a questo post una intervista al professor Renato Ellero raccolta il 13 febbraio scorso a Vicenza. L’argomento è quello relativo ai dissidi nel centrodestra rispetto ad una eventuale dislocazione di un reattore nucleare civile nel Veneto. Attualmente il candidato alla presidenza per il centrodestra (il leghista Luca Zaia) si dichiara contro l’opera, ma la sua maggioranza a livello nazionale la pensa in modo diametralmente opposto. Ma siamo sicuri che una volta vinte le elezioni, se le vincerà Zaia, il presidente non si rimangerà le sue stesse parole? E siamo sicuri che dietro i progetti nucleari non ci siano solo grossi appetiti?

L’ora della paura

Comincio ad avere paura per quello che sta succedendo in queste ore. Nel Paese il governo e le forze di centrodestra che lo sostengono hanno messo a punto una strategia basata sulla violazione e sulla scorretta interpretazione delle norme che regolano la cosiddetta par condicio, legge già bislacca di per sé peraltro. Il risultato è stato quello di far saltare l’unica piazzaforte televisiva con ampia platea di ascolto nella quale si fa un po’ di controcanto a chi ha il potere in mano: sia esso parlamentare, esecutivo e mediatico. I programmi «riserva indiana» cui mi riferisco li conoscono un po’ tutti. E sono tra gli altri “Ballarò”, “Annozero”, forse “Presa diretta”. E mentre il centrodestra capeggiato dal suo azionista di maggioranza Silvio Berlusconi travolge con la fiction del pluralismo le voci dissenzienti, anche politiche, in nome dello stesso pluralismo, sempre Lega e soprattutto Pdl, cominciano a fare balenare l’idea di una norma, un decreto urgente “ad listam” che permetta ai sodali del capo nel Lazio come in Lombardia, i quali al momento non rispettano i parametri di legge per la presentazione delle firme elettorali, di correre ugualmente alle prossime elezioni regionali. Sulla stampa si leggono già i nomi dei fiancheggiatori di una ipotesi del genere, siano essi notisti del Corsera come Massimo Franco, siano essi parlamentari (d’opposizione?) come il democratico (?) Luciano Violante.

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Immigrazione: oltre il rifiuto, oltre l’assimilazione

(r.p.) Ma siamo sicuri che destra e sinistra la pensino così diversamente sull’immigrazione? O meglio siamo così sicuri che in realtà due attegiamenti che sembrano tanto distanti non nascondano sotto sotto un unico fine? Magari quello di preservare e di dare ossigeno al modello di sviluppo e ad un pensiero unico incarnato nella “way of life” all’occidentale? Su questa linea si interroga Stefano Di Ludovico, che su MZ ha scritto un articolo che da solo vale un saggio breve. Di Ludovico infatti salta gli steccati tradizionali della questione per cercare di percorrere una terza via che ha il sapore dell’uovo di Colombo. Ma il sistema quanto è disposto a tollerare un cammino così poco ortodosso?

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Minzolini: non ho parole

Giù le mani dalla Serenissima. L’A4 resti pubblica

É andata deserta per il momento l’asta per la privatizzazione ulteriore del controllo su Brescia Padova. La notizia riportata oggi da molti media è una buona notizia. La cosa agghiacciante però è un’altra. Nessuno si prende la briga in questi giorni di spiegare come mai una strana intesa trasversale tra Pdl, Lega e Pd miri ad alienare le quote in mano agli enti locali. Quote che al momento consentono il controllo del pubblico sulle rimanenti parti private. Questi motivi sono riconducibili sostanzialmente a due ordini di cause. Il primo riguarda la situazione debitoria della Serenissima. La gestione scriteriata durante la presidenza della leghista Manuela Dal Lago ha prodotto uno tsunami contabile che ora pagano i soci. Enti locali inclusi che oggi non hanno dividendi ma uscite onerose per ripianare i buchi pregressi. Chiarificatrice in tal senso è l’interrogazione parlamentare redatta dall’onorevole Antonio Borghesi dell’IDV. La seconda ragione di tanta fretta di fare cassa con la svendita della quote di Brescia Padova riguarda i conti degli enti locali. I tagli scriteriati voluti dal governo di Silvio Berlusconi, la promessa non mantenuta di reintegrare le quote di gettito soppresse con l’Ici, stanno ora mandando in vacca i conti delle amministrazioni locali. Comuni in primis. In quest’ottica non è accettabile quindi che il controllo della concessione autostradale di Brescia Padova passi al privato. L’autostrada è stata costruita coi sacrifici dei cittadini veneti. Dare a privati la concessione non signifrica dare in appalto la gestione dell’autostrada ma dare in appalto la riscossione di una tariffa che negli anni si è trasformata in tassa. Così il privato farà ciò che ha sempre fatto. Aumentare le tariffe e sparagnare su lavori e manutenzione per garantirsi lauti profitti sulle spalle degli utenti. Se il problema è la liquidità perché il governo non interviene a suon di miliardi di euro come ha fatto con Catania o Roma capitale? Come al solito, coloro che si riempiono la cavità orale della difesa delle istanze del territorio (leghisti in primis, ma non solo) sono i primi a girarsi dall’altra parte e a prendere parte passiva nello scempio veneto. Per questo si deve dire no alla svendita della “nostra” Serenissima. Bisogna dire no ai soliti potentati economici politicamente ammanigliati che vogliono fare un sol boccone dell’autostrada. Da oggi in poi chiunque dirà sì alla vendita quindi andrà considerato o un farabutto, colluso con pezzi dell’establishment finanziario, oppure un perfetto e completo idiota. E in ultimo vi ricordate un certo Bobo Maroni che a Vicenza durante il sedicente parlamento padano del marzo 2008 strombazzava: «Gratis in autostrada… le autostrade, sono patrimonio delle regioni e non dei privati e ci batteremo per l’eliminazione del pedaggio, che in padania hanno già pagato abbastanza». Risultato dell’annuncio leghista: pedaggio della
Serenissima +6% e imminente privatizzazione annunciata dal presidente Attilio Schneck. Leghista pure lui.

Marco Milioni
da http://marcomilioni.blogspot.com
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Asso di picche
              Rubrica di Alessio Mannino                                          


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