‘Ndrangheta, sequestrati beni per un milione di euro

Una villa, due appartamenti e un terreno in provincia di Vicenza, inoltre conti correnti, partecipazioni societarie ed un’autovettura, detenuti sia direttamente che attraverso prestanome. Sono i beni, per circa un milione, sequestrati dalla Guardia di Finanza di Bologna a tre persone, ritenute vicine a una potente cosca della ’Ndrangheta calabrese e coinvolte in un’inchiesta su un traffico di cocaina dal Sudamerica. Si tratta di un emiliano, un pugliese e un calabrese, tutti gravitanti nel Vicentino, già arrestati (e condannati in primo e secondo grado) nell’ambito dell’indagine ’Due Torri connection’ della Dda di Bologna, che nel 2011 aveva portato all’arresto di 14 persone…
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I Benetton nell’affaire Etruria – Fonspa

La famiglia Benetton è finita mani e piedi nell’affaire Etruria. In soldoni una parte dei crediti incagliati di Banca Etruria, i meno difficili da salvare, sono stati acquisiti da una banca romana d’affari (la Fonspa), così spiega l’Espresso (da ieri in edicola) in pagina 34, giusto pochi giorni prima che il governo condannasse nel gorgo delle bad bank proprio quei crediti. La Banca è la Fonspa, che tra manager e soci vede un pezzo del gotha imprenditoriale italiano tra cui Lorenzo Bini Smaghi fino al 2011 nel comitato tecnico esecutivo di Bce. La cosa che pesa come un macigno è che Bini Smaghi è oggi anche presidente della francese Société Générale. La quale, guarda caso, è l’advisor che in una con la societá americana Oliver Wyman, assiste Bankitalia nella vendita delle ‘good bank’ ora depurate dopo aver salassato gli obbligazionisti subordinati; i quali orano protestano. Ora la domanda è una: Fonspa ha avuto solo culo o qualcuno dalle parti di palazzo Chigi o dalle parti di palazzo Koch ha informato la compagine della finanza vip? In Fonspa oltre a Benetton abitano Piero Gnudi (commissario governativo di Ilva), Jean Baptiste de Franssu (attuale numero uno dello Ior, alla faccia della finanza etica richiamata dal papa), la famiglia De Agostini, Panfilo Tarantelli, giá punta di diamante di Citigroup in Europa e via vippando. Per caso, qualcuno di questi signori è massone? Viva l’Italia.

Marco Milioni

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Il Ft, le banche e i media veneti

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Secondo il Financial Times, che viene citato dal Corriere Veneto di oggi 31 dicembre 2015 in pagina 11, la situazione patrimoniale delle popolari venete è assai grave. Tanto grave da rischiare il cosiddetto ‘bail in’, ovvero la famosa formula di salvataggio interno a carico di azionisti, obbligazionisti e correntisti sopra i centomila euro. Proprio per scongiurare uno scenario del genere, sempre secondo il prestigioso quotidiano britannico, le circostanze potrebbero quindi portare tali istituti di credito verso una situazione di tipo greco; vale a dire una situazione in cui al momento dello sbarco sulle piazze degli affari si cercherà di collocare le azioni a prezzi stracciati. Con tutti gli annessi e i connessi in termini speculativi vien da dire. La notizia comunque è da annotare…

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Caro socio ti scrivo, lettera aperta ai veneti

Dice, la trasformazione in spa di Veneto Banca e l’aumento di capitale da un miliardo van fatti perché altrimenti l’istituto salta per aria giacché ha sette miliardi di sofferenze… Ma allora, come diceva il buon Nino Frassica, delle due tre. O la banca è davvero malmessa e allora con un miliardo di aumento di capitale da votare sabato non si fa nulla. Oppure le sofferenze non sono vere, e allora qualcuno sta agitando lo spauracchio per obbligare i soci a ripianare un po’ di perdite per poi permettere ai nuovi padroni, abolito il voto capitario, di papparsi il tutto a prezzo di saldo. Oppure ancora, le sofferenze ci sono, la proprietà dopo sabato cambia, ma in seguito la Ue potrebbe dire ok, magicamente, a quegli aiuti di Stato che ci son stati per Mps, per le banche dell’Italia centrale e che invece non ci sono stati, fino a oggi per le popolari venete…

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Popolari venete, ipocrisie e silenzi della stampa mainstream


La vicenda delle popolari venete sta giungendo ad una fase apicale. In un contesto assai critico tra pochi giorni, ovvero il 19 dicembre, i soci di Veneto Banca saranno chiamati ad una drammatica assemblea durante la quale dovranno scegliere, alla grossa, tra trasformare l’istituto in una spa (opzione caldeggiata dall’attuale cda, dai big di Confindustria, dai giornali a loro vicini e da alcune associaizoni dei piccoli azionisti o piccoli soci). O mantenerlo, almeno per alcuni mesi, con l’attuale assetto societario per poi trasformarlo ma dopo avere aperto tutti i cassetti, in modo da coniugare le esigenze dei piccoli risparmiatori con le aspettative dei grandi investitori. Rispetto a tale scenario si possono avere le opinioni più disparate.

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L’indiscrezione dall’intelligence: due big veneti coinvolti nell’affaire kazako

Intelligence

Due veneti, due importantissimi esponenti del gotha economico politico del Paese, sarebbero stati a conoscenza con un certo anticipo del blitz che nel 2013 portò la polizia italiana a fermare per poi espellere moglie e figlia del banchiere Muxtar Äblyazov. Di più i due oltre ad essere a conoscenza dell’operazione, l’avrebbero «in qualche modo benedetta» anche con l’aiuto di alcuni soggetti legati a doppio filo ai servizi segreti italiani. L’indiscrezione arriva da alcuni ambienti dell’intelligence militare americana di stanza nelle basi Usa-Nato del Veneto. E della cosa sarebbero bene informati anche i servizi americani e russi che operano sotto copertura delle rispettive ambasciate a Roma…

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Caso BpVi, l’affondo di Ugone sul cda della banca

 

Luigi Ugone

«Noi che credevamo nella BpVi» da comitato spontaneo si trasforma in associazione giuridicamente registrata. L’annuncio lo hanno dato ieri sera a Lonigo in provincia di Vicenza Luigi Ugone, Daniele Marangoni e Mario Zambon, rispettivamente presidente, vice e segretario del gruppo (in foto da destra a sinistra), oggi associazione, che si era costituito questa primavera su Facebook allorquando era deflagrato il cosiddetto caso delle popolari venete. L’incontro, organizzato presso la sala convegni del municipio, ha visto la partecipazione di una settantina di persone. Si è parlato di alcuni casi personali, ma è stato fornito anche un resoconto dettagliato delle iniziative messe sul campo da “Noi che credevamo…”. Tra queste, fanno sapere Ugone, Marangoni e Zambon, c’è una serie di esposti in sede penale che hanno interessato diverse procure della repubblica del centro e del nord Italia. Di più, i relatori hanno anche parlato dei rischi collegati alla nuova legge bancaria che andrá in vigore dal primo gennaio 2016 la quale legge contempla la possibilità di risanare i bilanci delle banche in difficoltà con un prelievo sui correntisti con depositi superiori ai 100mila euro. Ugone tra l’altro ha stigmatizzato la recente nomina di Stefano Dolcetta quale neopresidente, contestando il fatto che tale nomina non sia espressione della assemblea bensì «del medesimo cda responsabile del rovescio imputato a Gianni Zonin & company». Lo stesso Ugone peraltro ha fornito ai presenti una rilettura molto critica della nota ufficiale con la quale Bankitalia il 27 ottobre di quest’anno aveva sentito il bisogno di fornire chiarimenti circa il suo operato dopo le critiche di omesso controllo che le erano piovute adesso in seguito al coinvolgimento dei vertici di BpVi nella maxi inchiesta della procura di Vicenza. Una nota che secondo i portavoce della associazione contiene molte indicazioni utili al proseguo della battaglia sia in sede di assemblea sia in sede giudiziaria.

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Dubbi e spettri

Che cosa sta succedendo in Francia? che cosa sta succedendo in Medio Oriente? Quali e quante carte si stanno rimescolando? E chi sono i mazzieri? Non bastavano gli attacchi mortali portati nella capitala transalpina. Adesso sembra facciano capolino nuove e strane alleanze tra la destra di area lepenista e quella di area sionista. Sì c’è anche questo all’orizzonte anche se non si tratta di una novità in senso storico giacché l’appoggio di un pezzo importante della elite ebraica alla ascesa del fascismo, per esempio, è un fatto storicamente assodato. Il silenzio pressoché assordante con cui i media hanno liquidato l’anniversario della morte di Yitzhak Rabin (con la eccezione di un bellissimo commento di sul Corsera di Etgar Keret) è desolante. Come se quel vuoto sia divenuto cassa di risonanza degli attentati in cui hanno perso la vita decine e decine di persone. Sull’Isis si è scritto molto. E molto si continuerà a scrivere. Ma fino a quando l’opinione pubblica non avrà quel minimo di bagaglio utile a capire gli interessi in gioco, quelli confessabili e quelli incofessabili, il sacrificio di esseri umani continuerà ad essere una statistica di morte, lo spunto per un titolo d’agenzia. Un sacrificio che sarà ancor più aberrante di un caduto in guerra. La quale per quanto orribile avrebbe, o aveva, un suo codice e un suo senso…

Marco Milioni

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Banche che passione

Ieri, 17 ottobre, su Il Fatto a pagina 8 il bravissimo Giorgio Meletti fa una summa delle rogne che stanno divorando il sistema bancario italiano. Sono tutti argomenti conosciuti, in parte comuni ad altri Paesi, ma la penna del cronista mette in sequenza i fatti in modo esemplare. Ne esce uno spaccato nero per l’Italia, in cui la incapacità dei manager sommata alla pratica di concedere crediti agli amici degli amici, dei politici, dei finanzieri e dei mafiosi, ha generato una situazione spaventosamente instabile…

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Caso Imam, la stampa veneta ha fatto flop

Flop!

Oggi Vvox.it pubblica un mio approfondimento sul caso dell’Imam scledense che è stato espulso dal nostro Paese su decisione del Viminale. Ho ritenuto opportuno sentire direttamente il questore di Vicenza e il dirigente della Digos affinché dal loro autorevole punto di osservazione fosse chiaro un concetto. L’algerino, almeno al momento, non è stato colpito da alcun provvedimento penale né da accuse di terrorismo. È stato allontanato solo perché il suo comportamento è stato ritenuto in conflitto con il testo unico sulla immigrazione.

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